Saturday 28 January 2012

IL MANIFESTO BLOG
   
AddThis Facebook FriendFeed Google Reader Tumblr Twitter Email
  • Cristina Andrea Marian

    Ci vuole fegato a essere donne in Italia, perché il pericolo è dietro l’angolo, e si tratta di un pericolo di morte. È di oggi la notizia della tredicesima vittima di femmicidio dall’inizio del 2012 nel nostro paese: una ragazza rumena di 23 anni trovata cadavere sulla spiaggia del lungomare di Porto Potenza Picena, a Lido Bello, con il cranio fracassato, il volto sfigurato e un sacchetto di plastica infilato in testa. Il corpo di Cristina Andrea Marian, questo il nome della ragazza, è stato trovato stamattina da un signore che portava a spasso il cane sulla spiaggia: era riverso semisepolto con due cordoli di sabbia attorno, e completamente vestito compreso il cappotto. Lei era una giovane ballerina che lavorava in un night club (chi dice che faceva anche l’entraineuse o che si prostituiva ma per me era una donna e basta), arrivata dalla Romania in Italia forse pensando che questo fosse un paese migliore del suo, ma si sbagliava. Cristina Andrea Marian è stata aggredita in ascensore, dove sono state trovate numerose macchie di sangue, e il suo corpo è stato trasportato sulla spiaggia: nessun segno di violenza, nessuna forzatura alla porta di casa dove stava rientrando, nessun furto né in casa né sugli effetti personali che aveva con sé. E viene spontanea la domanda: questa ragazza conosceva l’assassino? Secondo gli inquirenti, che possa essere stato un uomo, vista la violenza con cui le hanno fracassato il cranio, è praticamente indubbio, e che il movente possa essere di genere è quasi una certezza (soprattutto se si esclude il furto, rimane o un cliente respinto o un fidanzato geloso), e quindi c’è solo un nome per chiamare questo omicidio, ovvero: femmicidio, per una vittima che non solo era una donna ma anche migrante, costretta a un lavoro “a rischio” e quindi tre volte esposta. Ma un femmicidio che accade proprio il giorno della fiaccolata che in tutta Italia ricordava Stefania Noce, uccisa un mese fa dall’ex fidanzato, e in cui la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza di genere nel mondo, Rashida Manjoo, ha esternato grosse perplessità sull’Italia sottolineando la diffusione della violenza domestica nel nostro paese, la grave distorsione della donna nella rappresentazione femminile sociale e mediatica, e la poca attenzione riguardo il riconoscimento di questi reati da parte della giustizia, forse ci dovrebbe far riflettere in maniera più profonda e puntuale sul ruolo delle istituzioni e sull’azione del governo per proteggere le donne, ma soprattutto su cosa sono, a cosa servono e che ruolo hanno le donne in questo paese.

    Contestualmente faccio anche un appello ai giornalisti e giornaliste che stanno trattando il caso: NON USATE PER FAVORE RAPTUS, DELITTO PASSIONALE, MOMENTO DI FOLLIA, che non esistono e non fanno che sostenere mediaticamente  la poca rilevanza del reato e lo stereotipo che “l’uomo innamorato può tutto”, e per questo rimando sia al Rapporto Ombra (in particolare il capitolo sul femmicidio) presentato giorni fa anche a Motecitorio con le raccomandazioni del Cedaw, che alla lettera delle giornaliste di Giulia.

    Grazie

di Luisa Betti
pubblicato il 27 gennaio 2012
| I Commenti sono chiusi


AddThis Facebook FriendFeed Google Reader Tumblr Twitter Email
  • A Sergio Marchionne della tradizione non gliene importa nulla, questo è chiaro. Secondo Automotive News edizione on line, che dà per prima la notizia senza essere smentita, la prossima monovolume Fiat nome in codice L-Zero, si chiamerà 500L. Dove L sta per large e non per lusso, come andò per la prima cara 500. Large, perché questa 500 supererà i 4 metri di lunghezza e avrà 5 posti, seguita da una 7 posti a scapito del bagagliaio. La 500L sarà prodotta a Kragujevac, in Serbia, sulle ceneri (letteralmente, la fabbrica subì danni dai bombardamenti degli aerei Nato nel 1999) dello stabilimento della Zastava. La vedremo al Salone di Ginevra ai primi di marzo. Chiamare 500L la monovolume che prende il posto dell’Idea è – se confermato – una bella furbata: il nome evoca, anche se nella storia della piccola italiana non è mai esistita una versione monovolume.  Ma Marchionne deve recuperare terreno e dunque à la guerre comme à la guerre. Eppoi si è già permesso di chiamare Lancia delle Chrysler, come lamentava l’altro giorno uno storico concessionario del gruppo: “Fosse vivo, Vittorio Ghidella dovrebbe chiedere i danni a Marchionne per aver chiamato Thema la 300C americana“.

di fpaterno
pubblicato il 27 gennaio 2012
| I Commenti sono chiusi


AddThis Facebook FriendFeed Google Reader Tumblr Twitter Email
  •  

    Lo striscione srotolato dai “piani alti” della Federico II è eloquente: “Il nostro futuro non è carta straccia”. Con un gesto simbolico gli studenti intorno alle 11.30 hanno così occupato il rettorato della più importante università napoletana per protestare con il progetto che intende abolire il valore legale dei titoli di studio. Proprio oggi infatti il consiglio dei ministri ha iniziato la discussione sulla proposta di Profumo. Un’iniziativa che i giovani ritengono solo un nuovo modo, come fatto in precedenza dalla Gelmini, per svendere i saperi e per infrangere “sforzi, sacrifici, speranze di migliaia di studenti in tutta Italia, creando ragazzi di serie b che non si possono permettere di accedere ai tanto decantati poli d’eccellenza”. Se infatti da un lato non tenere più conto del voto preso al termine del percorso di laurea potrebbe essere visto in maniera positiva come tentativo egualitario, per eliminare pregiudizi tra i giovani che dovrebbero conquistarsi sul campo del posto di lavoro meriti o demeriti, il movimento degli studenti è più lungimirante e accusa il governo di mettere in campo una misura solo per favorire sempre i “soliti noti”, i privilegiati.

    La proposta al vaglio dei distinti ministri dell’operoso Governo tecnico – scirvono infatti in un comunicato – è quella di annullare il voto di laurea come criterio di valutazione e di modificare l’accreditamento delle singole università italiane. L’obiettivo è quello di arrivare al perfezionamento del progetto di formazione di poli d’eccellenza inaccessibili agli ‘sfigati’ che non possono permettersi di pagare le rette altissime o di sostenere lo spostamento da una parte all’ altra della penisola, ma i cui titoli si configurano l’unico ponte verso il mondo del lavoro, che non a caso proprio in questo momento, è sotto attacco”.


    “Anche questo provvedimento, infatti – scrivono ancora i giovani del collettivo autorganizzato- si inserisce nelle innumerevoli riforme che stanno interessando l’Italia in queste settimane, da quelle del sistema pensionistico, agli attacchi al mondo del lavoro, che stanno creando un sistema in cui riesce a sopravvivere non chi è il più bravo, il self-made man (come loro vogliono farci credere parlando di “meritocrazia”), ma chi ha più possibilità economiche e chi è disposto ad abbassare la testa contro i soprusi e lo sfruttamento”.

di francesca
pubblicato il 27 gennaio 2012
| I Commenti sono chiusi


in varie
AddThis Facebook FriendFeed Google Reader Tumblr Twitter Email
  • Putin in una caricatura da eroe patriottico, come generale napoleonico

    Pochi lo sanno, ma Vladimir Putin aveva un fratello che morì durante l’assedio di Leningrado. Lo ha ricordato lo stesso premier ieri durante un intervento a un raduno di veterani sopravvissuti all’assedio nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, parte della sua campagna elettorale per le presidenziali di marzo. Dire che aveva un fratello non è in realtà esatto: a parte il fatto che i fratelli erano due, sarebbe più corretto dire che i suoi genitori hanno avuto altri due figli, entrambi nati e morti molto prima di Vladimir. Uno morì ancora in fasce, verso la metà degli anni ’30; l’altro, poco più grandicello, quando nell’inverno ’41-’42 a Leningrado iniziò l’assedio tedesco venne mandato come la maggior parte degli altri bambini in un istituto protetto, per metterlo al riparo dalle peggiori asprezze. Ciononostante il bambino morì poco dopo – secondo Putin di difterite – e le autorità ne diedero sommaria comunicazione ai genitori senza specificare dove il piccolo era stato sepolto. “Probabilmente qui, nel cimitero di Piskaryovskoye”, ha detto ieri il premier ai veterani durante la riunione, tenuta appunto nel cimitero-memoriale di San Pietroburgo.

    La “rivelazione” del premier (anche se in realtà non si tratta di notizie nuove) sembra abbastanza calcolata nei tempi per aiutare la sua campagna elettorale consolidando l’appeal putiniano presso una categoria di elettori molto importante, quella degli anziani che mantengono ovviamente una forte nostalgia per il passato e la storia nazionale e non sopportano l’indifferenza con cui molti russi più giovani buttano al macero non solo le storture del settantennio comunista ma insieme a queste anche il dolore e l’eroica sofferenza di intere generazioni.

    D’altra parte il premier, in queste settimane iperattivo, sembra anche risalire un po’ nei sondaggi d’opinione, anche se non pare ancora in grado di ottenere la maggioranza assoluta dei voti nel primo turno elettorale e quindi potrebbe dover affrontare il ballottaggio – presumibilmente contro il candidato del Partito comunista Gennady Zyuganov. Un po’ fermo sembra invece, com’è in fondo logico, il movimento di opposizione che in dicembre ha invaso le piazze di Mosca: le autorità hanno concesso l’autorizzazione per una grande manifestazione il 4 febbraio nella stessa piazza Bolotnaya in cui si era tenuto il primo grande raduno di protesta contro i brogli elettorali, il 10 dicembre scorso; ma in queste settimane non sono emerse novità stimolanti o iniziative particolarmente importanti. Del resto il limite maggiore, in questa fase decisivo, dell’opposizione è il non avere un proprio candidato da contrapporre a Putin: l’unico che vorrebbe interpretare questo ruolo, il miliardario Mikhail Prokhorov (che ha ottenuto l’approvazione della Commissione elettorale e dunque avrà il suo nome sulla scheda accanto a Putin, a Zyuganov, al nazionalista Vladimir Zhirinovskij e al socialdemocratico Sergej Mironov) per la sua ambiguità politica e per la sua stessa offensiva ricchezza non sembra in grado di raccogliere molti voti. Altri, in particolare il “veterano” della politica liberal russa Grigory Yavlinskij, hanno visto la propria candidatura bocciata dalla Commissione per irregolarità nelle firme raccolte a sostegno (Yavlinskij non ha nemmeno protestato molto, segno che qualche problema probabilmente c’era davvero).

    Tutto il movimento di opposizione sembra quindi a questo punto attendere le elezioni e i loro risultati per eventualmente attaccarsi di nuovo ai brogli e alle falsificazioni e riprendere slancio su questa base: una strategia che potrebbe essere svuotata di efficacia se Putin decidesse di correre qualche rischio in più e di non barare nei conteggi finali.

di a. d.
pubblicato il 27 gennaio 2012
| I Commenti sono chiusi


AddThis Facebook FriendFeed Google Reader Tumblr Twitter Email
  • Robert Redford parla del suo festival a Park City. Riprese e montaggio: LC – Losangelista

di luca celada
pubblicato il 26 gennaio 2012
| I Commenti sono chiusi


in varie
AddThis Facebook FriendFeed Google Reader Tumblr Twitter Email
  •  

     

     

    Il latte fresco è regolamente nei frigo di gran parte delle salumerie. Non è mai mancato. Il prezzo degli ortaggi invece è salito alle stelle e le persone si accapigliano a piazza Mercato per l’iniziativa della Coldiretti che ha distribuito gratuitamente frutta e verdura, altrimenti destinati a marcire nei depositi. Ma è la benzina che manca completamente in città e al di là delle rassicurazioni della Federazione esercenti, oggi niente è tornato alla normalità. Le sette pompe che il prefetto ha precettato in vari punti di Napoli sono state accerchiate dagli automobilisti che hanno atteso anche 3 ore per far rifornimento, scortati dalle forze dell’ordine. Emblema di questi tre giorni a secco per lo sciopero dei tir è forse la denuncia del direttore delle poste di Caivano perché a venti ciclomotori posteggiati nel garage dell’ufficio è stata rubata benzina. Non è ancora accertato se il furto dovesse servire a fruttare poche decine di euro o a far camminare un automobile con il serbatoio vuoto, però in entrambi i casi è un gesto su cui riflettere.

    Tutto quello che sta avvenendo, come capita di fronte a eventi inaspettati e improvvisi, ha infatti messo in luce non pochi paradossi del nostro paese, mostrando la faccia vera della nostra società dei consumi. Così ci accorgiamo solo oggi che il 90% del trasporto di merci nel nostro paese viaggia su gomma, mentre sarebbe sia ecologicamente che economicamente conveniente impiegare le linee ferroviarie. Ci accorgiamo che le lobby grandi e piccole controllano il neoliberismo spiattellato come l’unico sistema economico possibile per calzare come un guanto sulla mano della democrazia. Ma ci siamo resi conto, senza scandalizzarci poi troppo, che la popolazione è più terrorizzata dal restare a corto di benzina che non preoccupata di digiunare. Basti pensare che senza il panico di lunedì, quando una parte di cittadini ha riempito i serbatoi fino all’orlo, è molto probabile che a Napoli le scorte sarebbero bastate a soddisfare i bisogni dei cittadini per questi quattro giorni. C’è poi chi approfitta della situazione, come i gestori che hanno alzato i costi a due euro, e ora quando il carburante tornerà alle pompe sarà difficile fargli abbassare i prezzi. Si parla di rincari generali del 10%. E che gli vuoi dire in questo caos di liberalizzazioni? Di fare il bravo?

    Ma i benzinai sono dilettanti in confronto al sistema del commercio alimentare. Nei negozi, nei supermercati, al di là di quanto si affanni a raccontare la stampa, ancora non sarseggiano le derrate alimentari, la speculazione di questa settimana è sotto gli occhi di tutti. I costi degli alimenti, soprattutto degli ortaggi, sono aumentati anche del 400%, e anche qui secondo le associazioni dei consumatori sarà difficile controllare il ritorno alla normalità. Chi ci ha guadagnato è facile da identificare, sono grossisti e commercianti, chi ha avuto (o avrà) la peggio sono sempre i redditi mediobassi. Proprio la sorsa settimana abbiamo avuto Serge Latouche a Napoli, professore e filosofo, autore di 11 testi pubblicati solo in Italia, teorico della decrescita e portavoce di un’altra economia possibile dove si identifica come unica via d’uscita in un sistema che affonda è quella della riduzione dei consumi. Durante la sua visita ci ha detto che l’euro è morto e che l’Ue è bollita. Le grandi economie fanno finta di niente, il sistema capitalistico si gira dall’altro lato. Chi lo ammetterebbe mai che la manovra del governo Monti, i sacrifici, l’impoverimento dei cittadini non servono a niente perché quel sistema che ce lo impone in realtà è in agonia. Eppure la frenesia di questo sciopero potrebbe essere un ottimo esperimento per i latouchiani e per comprendere che qualcosa deve cambiare nel nostro modo di pensare il consumo se vogliamo sopravvivere a questa crisi.

     

di francesca
pubblicato il 26 gennaio 2012
| I Commenti sono chiusi


in varie
AddThis Facebook FriendFeed Google Reader Tumblr Twitter Email
  • Leggere alcune cose mi inorridisce, altre mi fanno proprio vomitare: come nel caso delle affermazioni dell’ultraconservatore ultracattolico Rick Santorum alla nomination repubblicana per le prossime presidenziali Usa, che pur di dare sostanza ai suoi deliri vorrebbe costringere le donne a non interrompere una gravidanza anche in caso di stupro: “Le donne violentate non devono interrompere la gravidanza – ha detto Santorum  alla Cnn durante una intervista – perché quel bambino è comunque un dono, terribile, di Dio”. Santorum, che vorrebbe mettere al bando l’aborto con un emendamento costituzionale. Ha aggiunto senza battere ciglio: “Anche a mia figlia consiglierei di tenere il bambino frutto di uno stupro”. Un duro e puro venuto dal nulla che non è solo anti-abortista, ma anche anti-gay e sostenitore della vita “oltre la morte”: lui è l’uomo che durante il caso di Terri Schiavo, la donna della Florida tenuta in vita in uno stato vegetativo con accanimento terapeutico, per sostenere a oltranza le sue convinzioni “pro-vita”, invocò un intervento giudiziario perché la donna fosse intubata a oltranza. Lo pagò alle urne, ma forse la lezione non gli è bastata.

     

di Luisa Betti
pubblicato il 26 gennaio 2012
| I Commenti sono chiusi


AddThis Facebook FriendFeed Google Reader Tumblr Twitter Email
  • Elaborazione grafica dei titoli scientifici di Michel Martone, APRI (Associazione Precari della Ricerca Italiani)

    Pubblichiamo il verbale del concorso in cui Michel Martone ha ricevuto l’idoneità a professore ordinario.

     

    Roma, 7 luglio 2003. Michel Martone 29 anni, già professore associato presso l’università di Teramo, futuro viceministro del lavoro e delle politiche sociali del governo Monti, sta leggendo il verbale del concorso dove ottiene l’idoneità a professore ordinario in diritto del lavoro. E’ un record. In Italia di professori ordinari così giovani (di qualsiasi disciplina) si contano sulle dita di una mano.

    Conferma Martone in un’intervista:

    “Nel 2007, [i giovani ordinari] erano nove su 18mila, lo zero virgola zero cinque per cento. Oggi, osserva Martone, “siamo ancora meno, credo che siamo rimasti in due. La situazione, incredibile a dirsi, è peggiorata”.

    La  commissione del concorso è presieduta da Mattia Persiani con il quale Martone si è laureato con 110/110, e una media di 29/30. Questo è il primo elemento utile per  costruire una carriera universitaria di successo: farsi seguire dal relatore di tesi, passo dopo passo, dalla culla (la laurea) perlomeno alla maturità (l’0rdinariato), e molto spesso alla tomba. Ma se questa è di solito la regola in tutto il mondo accademico italiano, tale da non fare più notizia, nel caso di Martone diventa eclatante. Il suo relatore di tesi è anche il presidente della commissione che gli conferisce l’idoneità da ordinario.

    Non solo. Francesco Coniglione, ordinario di storia della filosofia a Catania, nel 2009 scrive sul suo blog un ritratto di Martone dove racconta le vicende del concorso del 2003. Sostiene che Martone abbia svolto la sua pratica di avvocato presso lo studio di Persiani. Martone querela Coniglione, gli chiede 60 mila euro, ma perde la causa. Nella sentenza della prima sezione civile del tribunale di Roma si legge che il post La fulminea carriera del Prof. Martone è improntato a:

    “stigmatizzare le cd baronie universitarie, ovverosia la prassi da tempo invalsa nell’ambito dei concorsi a cattedra per l’acquisizione del titolo di docente in cui, secondo logiche predeterminate e non necessariamente meritocratiche, i vincitori risultano i candidati “appoggiati” dai docenti più potenti”

    C’è poi un secondo elemento per il concorso perfetto. Dalla relazione finale risulta che su 8 concorrenti al prestigioso incarico presso la facoltà di Economia “Richard M. Goodwin” dell’università di Siena, ben 6 hanno ritirato la domanda. Michel è rimasto da solo insieme ad una valente giuslavorista, Franca Bargongelli, all’epoca 52enne, ricercatrice presso la stessa facoltà dal 1983, passata ad associata nel 2000, all’attivo quaranta pubblicazioni.

    Bargongelli, come si legge nella relazione, è nota per avere studiato a lungo il mondo del lavoro femminile, e anche per una serie di collaborazioni con la Fiom. Com’era prevedibile, è lei che vince il concorso (5 voti favorevoli) contro i 4 di Martone (che ha 22 anni di meno).

    Il giovane rampollo del magistrato dei Cassazione, Antonio, attuale presidente della commissione per la trasparenza della Pubblica Amministrazione (Civit), riceve l’idoneità. Verrà chiamato in cattedra dal suo ateneo di provenienza, Teramo, dove evidentemente lo aspettava la partita stipendiale da ordinario. Una pratica consolidata nel mondo accademico italiano. La gara è chiusa: di solito, in questi concorsi, almeno prima dello tsunami gelminesco, c’era sempre un vincitore e un idoneo. Due posti in palio. Come in questo caso.

    Salvo che alcuni dei commissari, Silvana Sciarra e Franco Liso (due tra i più notevoli giuslavoristi italiani), con le pubblicazioni alla mano, e il curriculum scientifico del candidato, non accettano di far finta di nulla, manifestano disagio e fastidio, e scrivono nei loro giudizi qualcosa che Martone conosce. Ma sa che non influiranno sull’esito della prova. Al resto penserà il bon ton accademico. Cosa che regolarmente avviene.

    Dalla sommaria analisi delle due monografie scopriamo che all’epoca del concorso Michel aveva pubblicato, da associato, solo un volume. Ha sottoposto al giudizio della commissione un altro, ma solo in “edizione provvisoria”. Con questa formula si intende che sono state presentate solo le bozze del libro, con un isbn. Nella maggior parte dei concorsi questa pratica non viene vista di buon occhio, e le commissioni escludono il futuribile libro dalla valutazione. Questo non avviene per Martone.

    Scrive Silvana Sciarra:

    “Lo stile scorrevole rende agevole la lettura [dei libri], ma permane la difficoltà di individuare una chiara ipotesi di lavoro [...]. M. Martone dimostra di trattare, con spigliatezza gli argomenti prescenti e di adoperare correttamente il linguaggio giuridico, ma di dovere ulteriormente affinare il ricorso al metodo storico ed interdisciplinare. E’ auspicabile che la già acquisita maturità scientifica si consolidi ulteriormente in futuro in una produzione più diversificata”.

    Traduciamo dal galateo accademico: gli studi del giovane Michel, pur nutriti da una girandola di insegnamenti a contratto, sono inadeguati per il prestigioso incarico per cui viene comunque giudicato idoneo.

    Anche Marcello Pedrazzoli esprime disagio. Il suo giudizio durissimo restituisce Martone alla statura dei suoi 29 anni, l’età di chi, di solito, consegue un dottorato. Pedrazzoli si sofferma sulla monografia (in copia provvisoria) “Rapporti di lavoro e sistema economico”, volume di “forte ambizione e pretesa” e scrive:

    “Tranne che per le parti in cui viene riprodotta la voce di enciclopedia Concertazione [...] per il restante deve constatarsi troppa improvvisazione e affrettatezza con approssimazioni nell’utilizzo del riscontro storico e comparativo, e con sovrapposizioni, se non confusioni, nell’amalgamare piani di discorso diversi”.

    E si capisce. Martone ha dovuto approntare una pubblicazione in fretta e furia per consegnarla. Non ha avuto tempo di assemblarla meglio, facendo in modo da farla assomigliare ad un libro. Su questi elementi di “discutibilità, da ascrivere per così dire alla sua giovinezza scientifica” si sofferma ancor più duramente Franco Liso, una delle autorità in queste materie in Italia. Il tono è sibillino, e non nasconde il clima di tensione dentro la commissione:

    “”Il candidato, che nei suoi lavori fornisce sicura prova di possedere ottime capacità al lavoro scientifico e potenzialità che gli consentiranno di arrecare importanti contributi alla nostra materia, merita di vedere riconosciute le sue indubbie qualità in un’occasione in cui la dichiarazione della sua piena maturità costituisca frutto più di una certificazione che di una aspettativa, per quanto seriamente fondata”.

    Il giudizio degli altri commissari, compreso il mentore Persiani, è positivo. “Il candidato è giudicato dalla maggioranza della Commissione maturo per ricoprire il ruolo del presente concorso”.

    In questo documento, si avverte l’irreversibile corsa del destino e il grande imbarazzo nel giudicare un candidato che appartiene ad una casta di intoccabili. Quello che non sorprende è il senso della predestinazione, o di ineluttabilità, che pesa in ogni riga faticosamente scritta. Al punto che, come segnalano i ricercatori della Rete 29 aprile, uno dei commissari prende le vesti dell’aruspice. E, su Michel, emette un pronostico scontato:

    “Confidiamo nella sicura riuscita di tale auspicio, autorizzato da quanto fin ora il candidato ha mostrato, viene quindi per lo stesso formulato un positivo giudizio, anche prognostico, che lo rende meritevole di essere preso in considerazione ai fini della valutazione comparativa”.

    Questo è il destino di Michel Martone, ricercatore di ruolo, e avvocato, a 26 anni; professore associato a 27, professore ordinario a 29, consulente della Civit presieduta da suo padre per 40 mila euro, viceministro a 38.

    Si accettano pronostici sul suo futuro.

    ***

    Il 27 gennaio 2012 l’avvocato Antonio Martone ha inviato una precisazione che volentieri pubblichiamo su questo blog e sul quotidiano “Il Manifesto” in data 28 gennaio 2012:

    “Gentile Direttore, sul sito blog.ilmanifesto.it/quintostato, in calce alla pubblicazione del “verbale del concorso in cui Michel Martone ha ricevuto l’idoneità a professore ordinario”, curata da Roberto Ciccarelli, si afferma testualmente che sarebbe stato “consulente della Civit presieduta da suo padre” (cioè dal sottoscritto), “per 40 mila euro”. Tale affermazione, che si risolve nell’attribuzione alla mia persona di un comportamente illecito, è falsa. Mio figlio non ha ricevuto alcun incarico dalla Commissione da me presieduta ed è venuto a trovarmi presso la sede della medesima una decina di volte nell’arco di due anni. Le chiedo, pertanto, di pubblicare questa mia precisazione”.

    ***

    Volentieri pubblichiamo questa precisazione da parte dell’avvocato Antonio Martone sulla differenza temporale tra la sua nomina alla presidenza della Commissione per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza delle Amministrazioni Pubbliche (Civit) e la stipula del contratto della consulenza al figlio Michel Martone, avvenuta nel giugno 2009, prima dunque della sua nomina alla presidenza il 15 dicembre 2009, come testimoniato dalla risposta scritta del 15 dicembre 2010 da Renato Brunetta, allora ministro per la Funzione Pubblica, all’interrogazione parlamentare n° 4-04178 presentata dai Senatori Pietro Ichino, Luigi Zanda e Enrico Morando il 26 novembre 2010, in cui si chiedeva, tra l’altro, se «il ministro non [ritenesse] gravemente inopportuna  la stipulazione da parte del suo Dicastero di un contratto di questo genere con un parente stretto del presidente». Tutto il materiale è consultabile sul sito del senatore Pd Pietro Ichino. (R.C.)

di Roberto
pubblicato il 25 gennaio 2012
| I Commenti sono chiusi


AddThis Facebook FriendFeed Google Reader Tumblr Twitter Email
  • La presidenza Sarkzy sta arrivando alla fine, senza gloria. Soprattutto sul fronte della disoccupazione. “Giudicatemi – aveva detto per farsi eleggere nel 2007 – se la disoccupazione non sarà al 5% avro’ fallito”. Sono arrivati i dati di dicembre 2011: l’anno scorso i disoccupati sono aumentati del 5,6%, il tasso di disoccupazione è ormai al 10%. Ci sono 4,2 milioni di iscritti a Pôle Emploi, la nuova struttura di collocamento pubblica, nelle prime tre categorie. Sono i peggiori dati dal ’99. 250mila persone sono rimaste senza lavoro l’anno scorso. La disoccupazione ha colpito soprattutto chi ha più di 50 anni (+26%) e le donne in particolare. Nel solo mese di dicembre, i giovani di meno di 25 anni erano l’1,3% in più ad essere disoccupati. In questi giorni, si stanno susseguendo le chiusure: Lejaby, SeaFrance, Petroplus, solo dall’inizio dell’anno. Le previsioni per il 2012 sono nere: i disoccupati aumenteranno di 214.200 unità. Hollande ha promesso interventi per rilanciare la reindustrializzazione del paese. Sarkozy risponderà domenica, praticamente a reti unificate, per più di un’ora in tv.

di Anna Maria
pubblicato il 25 gennaio 2012
| I Commenti sono chiusi


in varie
AddThis Facebook FriendFeed Google Reader Tumblr Twitter Email
  • Julian Assange

    La tv satellitare russa in lingua inglese RT trasmetterà in esclusiva uno show in dieci puntate di Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks. La notizia ha fatto in poche ore il giro del mondo, suscitando le più disparate reazioni, prima ancora di trovare una conferma ufficiale. Per ora WikiLeaks ha confermato che Assange sta preparando – dagli arresti domiciliari cui è costretto in Gran Bretagna in attesa della sentenza definitiva sulla sua estradizione in Svezia dove è ricercato per presunti crimini sessuali – una serie di trasmissioni con interviste e dialoghi con protagonisti politici, pensatori e rivoluzionari di tutto il mondo. E contemporaneamente i vertici di RT hanno annunciato con gran clamore che sarà la loro tv a mettere in onda la trasmissione di Assange. Manca ancora una conferma da parte dello stesso Assange dell’accordo con i russi.

    Sul web ci sono state molte critiche alla notizia, da parte di sostenitori di Assange che ritengono in pericolo l’indipendenza di giudizio e la neutralità del lavoro del loro “maestro”; RT sarebbe troppo subordinata alle posizioni del Cremlino per rappresentare un mezzo di diffusione credibile.

    E’ in effetti vero che RT è un canale televisivo controllato dal potere politico russo, quindi in ultima analisi da Vladimir Putin; ma è anche vero che negli ultimi tempi, e in particolare nel corso del 2011, la qualità di questa televisione ha fatto dei progressi clamorosi, diventando in breve tempo una vera fonte di informazione televisiva alternativa globale, in concorrenza con colossi come CNN o al Jazeera. E i suoi reportage di qualità non si sono limitati (si fa per dire) a smascherare magagne occidentali ma hanno “coperto” anche la protesta dei cittadini russi contro le frodi elettorali e altri temi piuttosto urticanti per il Cremlino. Nello stesso tempo, non si può non ricordare che nei famosi cablogrammi diplomatici segreti divulgati da Assange, che gli hanno tirato addosso l’odio dei potenti di tutto il mondo, c’era una bella dose anche per Putin e il potere russo, che ne uscivano assai malconci: la decisione di offrire ospitalità su RT al frontman di WikiLeaks, quindi, appare abbastanza disinvolta anche da parte russa.

di a. d.
pubblicato il 25 gennaio 2012
| I Commenti sono chiusi


Categorie
 
gennaio: 2012
L M M G V S D
« dic    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  
GLI ALTRI BLOG