Sunday 19 May 2013

IL MANIFESTO BLOG
   Prima donne e bambine. A cura di Luisa Betti
Archive del 8 febbraio 2012
  • Come in un copione, si ripercorre sempre la stessa storia con personaggi, eventi, e finali variabili. Ma il succo della violenza domestica è sempre lo stesso: controllo, possesso, violenza, percosse, maltrattamenti, minaccia di morte, e eventualmente distruzione fisica della vittima. Come se la donna fosse di proprietà del maschio in tutto e per tutto. A Genova, il 9 gennaio una donna ha sporto denuncia verso il suo ex convivente. All’inizio, come ha raccontato lei stessa, la controllava, fino a farla togliere da facebook, farle cancellare l’intera rubrica telefonica e farle interrompere tutte le amicizie maschili. Poi è passato alle mani: botte per questioni futili e aggressioni fisiche sempre più frequenti, fino a quando lei, che era anche in stato di gravidanza, ha deciso di tornare a casa della madre “per un periodo di riflessione”.  Poi l’epilogo: l’uomo vuole farla tornare, e di fronte ai suoi rifiuti la minaccia di abbandonare il loro cane per strada qualora non fosse venuta a riprenderselo. Lei ci casca e, convinta di essere in grado di gestire la situazione pur sapendo che l’uomo è violento e pur essendo in stato di gravidanza, va da sola all’appuntamento per riprendersi il cane. Ed è così che il 6 gennaio viene sequestrata dall’uomo, costretta ad avere rapporti sessuali, viene picchiata selvaggiamente con il guinzaglio del cane, un accanimento e una umiliazione che dura per tre giorni consecutivi. L’uomo la minaccia di morte dicendo “che sarebbe uscita dalla casa soltanto chiusa in un sacco nero e che avrebbe dovuto rimanere sempre con lui in quanto in attesa di un figlio suo”, fino a quando, sentendosi male con febbre e vomito, l’ex compagno accetta  di accompagnarla all’ospedale Galliera di Genova, ma sempre sotto minaccia di morte. La donna, pur essendo nel panico, trova il coraggio e rivela tutto al medico e fa scattare la denuncia, l’uomo viene arrestato e la donna viene condotta in una casa protetta. E io mi chiedo: è vita questa?

     

di Luisa Betti
pubblicato il 8 febbraio 2012
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  • Danilo Speranza

    A proposito dell’impunità di cui beneficiano uomini violenti e autori di stupri in Italia, pubblico qui integralmente l’invito alla conferenza stampa alla Casa internazionale delle donne su Danilo Speranza, il guru di San Lorenzo accusato di aver abusato sessualmente di ragazzine tra i 10 e i 12 anni, che da ieri è libero .

    “VIOLENZA. Il guru di San Lorenzo, accusato di aver stuprato due bambine, è libero. L’uomo accusato di aver stuprato due ragazzine di 10 e 12 anni.

    CONFERENZA STAMPA MERCOLEDI’ 8 FEBBRAIO ore 11,30 CASA INTERNZIONALE DELLE DONNE (Via della Lungara, 19 Roma)

    Danilo Speranza, detto “il guru di San Lorenzo”, viene arrestato il 16 marzo 2010 con accuse gravissime. Prima fra tutte, quella di aver abusato sessualmente di ragazzine tra i 10 e i 12 anni. E sono state due di loro a raccontare tutto alle loro madri, e a far scattare le manette ai polsi dell’uomo. Potente in maniera inquietante, Speranza era a capo di “Maya”, un’associazione “mistica” che contava circa 1000 adepti. Da quanto sembra e da quanto dichiarato dall’accusa, il sedicente maestro yoga si faceva avvicinare da persone in difficoltà e le curava con pratiche crudeli, agendo violenze sul piano fisico e sul piano psicologico. Le due ragazzine, che sono riuscite a superare la paura che incuteva loro con a fianco le loro mamme hanno trovato la forza di raccontare particolari raccapriccianti alle operatrici dei centri antiviolenza di Solidea e gestiti da Differenza Donna. Il procedimento penale che è scaturito dalle loro denunce presso il Tribunale di Tivoli ha però incontrato continui rinvii, e ad oggi non sono stati ancora ascoltati i testi principali. Nel frattempo sono decorsi i termini massimi previsti per la misura degli arresti domiciliari. Oggi l’imputato Speranza Danilo è libero ed soggetto solamente all’obbligo di firma. La prossima udienza è prevista per il prossimo 15 febbraio, per sentire l’operante che ha svolto le indagini ed il medico che riferirà sulle condizioni di salute ed in particolare la possibilità di avere rapporti sessuali. Questo è il momento di riportare all’attenzione il caso Speranza, non per animare un processo mediatico ma per chiedere un’udienza dedicata, che possa permettere di arrivare ad una sentenza giusta e aiuti le vittime a superare il trauma con cui questa vicenda le ha segnate”.

    (da www.deltanews.net)

di Luisa Betti
pubblicato il 8 febbraio 2012
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