Tuesday 18 June 2013

IL MANIFESTO BLOG
   Prima donne e bambine. A cura di Luisa Betti
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  • MDG : UN Women CSW57 The Commission on the Status of WomenIn un paese vicino Frosinone, l’altro ieri un un uomo di 57 anni ha inseguito con l’auto la sua ex, anche lei in macchina, speronandola fino a farla schiantare contro un muro e poi, con un’ascia, ha frantumato il vetro dello sportello per colpire la donna che invece è riuscita a ripartire e scappare; mentre rimangono ancora gravi le condizioni della donna ritrovata col cranio fracassato a Ferentino, massacrata dal suo convivente tre giorni fa. L’8 marzo la Casa delle donne di Bologna ha pubblicato i suoi dati, per cui i femminicidi nel 2012 sarebbero stati 124 in Italia, un numero che si alza se vengono messe nel conto anche le vittime collaterali di queste uccisioni, numeri e dati che vengono raccolti dalle stesse associazioni attraverso la stampa, e quindi non ufficiali, perché il nostro ministero degli interni non li raccoglie come dovrebbe.

    Pochi giorni fa si è conclusa a New York la 57a “Commission on the Status of Women” delle Nazioni Unite dove 193 paesi del mondo hanno firmato una carta storica contro la violenza sulle donne che seppur non vincolante è un altro tassello nel contrasto al femminicidio. Nel testo di 17 pagine si condannano la violenza contro donne e bambine, chiedendo maggiore attenzione e accelerazione nel prevenire e rispondere al fenomeno, dando priorità alla creazione di una rete di servizi a sostegno delle donne, la fine dell’impunità dei responsabili, il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, il diritto a uguali diritti umani per uomini e donne. Ma per capire a che punto siamo, è bene far sapere che a questa carta, che ribadisce anche concetti già presenti in altre raccomandazioni internazionali, ci sono state forti obiezioni da parte di paesi come Egitto, Iran, Sudan, Arabia Saudita, Qatar, Honduras, mentre la Libia non l’ha proprio sottoscritta. Le resistenze si sono concentrate sul passo in cui si chiariva che la violenza contro le donne non può essere giustificata da “nessun costume, tradizione o considerazione religiosa”, un concetto che ha fatto infuriare l’Egitto, e ha provocato la rottura della rappresentante egiziana alla Commission, Mervat Tallawy, che ha replicato ai Fratelli Musulmani, firmando la carta e dichiarando che “La solidarietà internazionale è necessaria per dare i poteri alle donne e prevenire quest’aria di repressione”. Tra i punti considerati inammissibili da alcuni paesi islamici c’è la “piena uguaglianza nel matrimonio” che consente di denunciare il coniuge violento, e la garanzia di libertà sessuale per le ragazze con l’accesso ai contraccettivi. A esprimere contrarietà però non sono stati soltanto questi paesi, perché l’alleanza contro le donne è uno schieramento intereligioso che ben si trova unito, se necessario, contro il nemico comune. A trovare sconveniente il passaggio sul diritto all’aborto e alla salute riproduttiva delle donne sono stati anche il Vaticano (che ha un seggio all’ONU come Stato non membro osservatore permanente), la Russia e l’Iran che, come hanno già fatto nell’incontro di Rio+20 l’anno scorso, volevano cassare questa parte.

    I dati dell’Onu indicano che 7 donne su 10 subiscono violenza nel corso della vita e 603 milioni di donne vivono in nazioni che non la considerano un reato. I giornali italiani hanno parlato pochissimo di queste due settimane internazionali di lavoro sulla violenza (e quasi nulla su questo importante documento internazionale contro la violenza sulle donne), malgrado l’Italia fosse presente sia a livello istituzionale che con Ong che hanno presentato i vari aspetti del fenomeno nel nostro Paese. A questi incontri, che sono durati dal 4 al 15 marzo, la ministra del lavoro Elsa Fornero, con delega alle pari opportunità, ha fatto un discorso dove ha evidenziato quello che il nostro Paese, con il governo Monti, ha fatto. Ha parlato della violenza domestica e del femminicidio citando i dati della Casa di Bologna, la Convenzione di Lanzarote sui minori adottata da noi, il mandato che ha dato all’Istat per la raccolta di nuovi dati sulla violenza, la firma alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Istanbul 2011) – a oggi ratificata solo da Turchia, Portogallo e Albania – ma soprattutto ha elencato una serie di misure che il suo governo avrebbe attuato per contrastare il fenomeno: ma quali? Fornero a New York ha detto pubblicamente che “A livello nazionale, l’Italia ha rafforzato i meccanismi di prevenzione alla violenza, garantito adeguate strutture di assistenza alle vittime e ai loro bambini, accesso a servizi specializzati per donne abusate, e provveduto alla sicurezza e al supporto di cui hanno bisogno queste donne per rompere la spirale della violenza”, specificando che il governo, su questo, ha lanciato “specifiche inziative nel 2012”. Ma davvero? Il governo Monti ha fatto questo e noi non ci siamo accorte di nulla?

    Oltre alle Ong, che hanno dato un quadro più realistico della situazione italiana, alla 57a Commissione dell’UN, ha parlato Susanna Camusso, Segretaria Generale della Cgil, dicendo chiaramente che “le azioni di prevenzione, contrasto e punizione intraprese dai governi e da importanti attori istituzionali non sono state sufficienti a frenare la violenza fino ad ora”. Per chi ha partecipato direttamente ai lavori della 57a Commission, come Barbara Spinelli – avvocata penalista di Giuristi democratici esperta di femminicidio – “la sensazione è stata che mentre per l’Italia erano presenti molte Ong, per altri paesi le associazioni di donne erano accompagnate da magistrate e affiancate anche da rappresentati istituzionali, per dare un focus a 360 gradi del fenomeno. Quello che mi ha positivamente sorpresa – continua – è stato vedere che alcuni paesi avevano instaurato una vera alleanza tra le istituzioni e le attiviste, e l’ho visto soprattutto nelle donne austriche, norvegesi e zambesi. Nel panel norvegese, per esempio, la ministra (Inga Marte Thorkildsen, ndr), ha fatto un discorso molto efficace sulle dinamiche di discriminazione di genere e di come sia importante la lotta al pensiero patriarcale, che permette la violenza contro le donne, anche nei paesi con avanzate politiche sulle pari opportunità”. Una situazione ben diversa dall’Italia, dove questa elaborazione così avanzata da parte delle istituzioni non c’è, e non c’è neanche l’umiltà di ascoltare i veri bisogni delle donne e dei loro figli, attraverso la voce di chi ci lavora tutti i giorni e che, sapendo bene quello che succede nella realtà, ha anche gli strumenti adatti per pensare a una soluzione concreta.

    Dieci giorni fa Pierluigi Bersani ha presentato gli 8 punti con cui spera di fare un governo con il M5s, e al punto 7 indica una legge contro il femminicidio. Riprendendo il filo di questo discorso, e di tanti che già abbiamo fatto, mi chiedo perché dobbiamo aspettare di discutere e far passare i tempi di una legge, quando invece qui in Italia servono misure e politiche di prevenzione, tutela e di protezione efficaci e immediate. Perché non approfittare della scadenza del Piano nazionale antiviolenza varato dalla ex ministra delle pari opportunità, Mara Carfagna, che è appena scaduto e che andrebbe rivisto e rimesso a punto, come suggerisce anche la Convenzione nazionale “No More” contro la violenza sulle donne. Come riporta il documento dell’Onu “Il modo migliore per porre fine alla violenza contro le donne è quello di impedire che accada” ma senza aspettare i tempi di una legge che in Italia forse non servirebbe neppure se le istituzioni applicassero bene quelle che già ci sono (magari con qualche ritocco). Una bella mano la darebbe invece la ratifica della Convenzione di Istanbul, e la reale applicazione da parte delle isituzioni italiane delle raccomandazioni Cedaw e quelle della Special Rapporteur, Rashida Manjoo, e ora anche con il recepimento della nuova Carta dell’Onu sulla violenza. Le indicazioni per un reale contrasto alla violenza sulle donne non mancano, anzi abbondano, e vanno applicate prima che muoiano altre donne, ascoltando attentamente quello che la società civile ha da dire: lo ha detto alle Nazioni Unite, non ha certo problemi a esprimersi chiaramente con le istituzioni del proprio Paese.

di Luisa Betti
pubblicato il 21 marzo 2013
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  • femminicidio boldrini

    La risposta di Laura Boldrini candidata di Sel prima che venisse eletta e prima che diventasse Presidente della Camera
    (clicca sull’immagine per ascoltare il discorso di oggi alla Camera)

     

    È la terza carica dello Stato ed è la terza donna, dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti, che viene scelta per questo incarico. Parliamo di Laura Boldrini, eletta con Sel alle ultime elezioni italiane, e che oggi è passata con 327 voti (malgrado i 13 voti mancanti dell’area dei deputati del centrosinistra), in un Parlamento in cui siederà sulla poltrona della Presidenza alla Camera. Una doppia conquista perché oltre al fatto che ci sia una donna su quella poltrona, c’è anche che Laura Boldrini, 51 anni ed ex portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), ci sia arrivata per i suoi meriti, per il suo impegno e non per cooptazione maschile, e anche grazie al lavoro di tutte quelle donne che, dopo 20 anni di berlusconismo, hanno cominciato a far sentire la loro voce contro gli stereotipi femminili, per il diritto a una vita libera dalla violenza, e a spingere per avere un potere più consistente nelle loro mani. È per questi motivi, di merito personale e spinta collettiva femminile, che la sua elezione è un motivo di orgoglio per tutte le italiane, troppo abituate a vedere in luoghi di responsabilità o donne portatrici di una progettualità maschile (governo Monti), o anche scelte in base a scambi di favori di diverso genere (governi Berlusconi).

    Il discorso di Laura Boldrini oggi alla Camera, ha dimostrato che una donna che ragiona con la sua testa ha il potere e la capacità di sbaragliare un tavolo di discussione, fino a oggi guidato dai maschi su altro, riportando tutti su un terreno diverso anche in una sede istituzionale come la Camera dei deputati. Boldrini ha messo in chiaro in questo suo discorso, tutti gli elementi più urgenti di un Paese sull’urlo del baratro come l’Italia: ha parlato di immigrazione, lavoro, esodati, giovani, delle vittime della mafia, disabili, dei “detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante”, dei “pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti”, ma soprattutto ha per la prima volta sbattuto in faccia a quell’assemblea il femminicidio di cui le donne italiane sono ostaggio, dicendo chiaramente che “Dovremo farci carico della violenza subita dalle donne travestita d’amore”, sottolineando che si tratta di “un impegno che sin dal primo giorno affidiamo al Parlamento”: parole che hanno provocato in aula una vera e propria standing ovation su cui anche alcune deputate Pdl si sono alzate in piedi per applaudire.  Un atto che mi riempie di gioia perché in Italia la campagna contro la violenza sulle donne – femminicidio –  è partita in maniera costante da queste pagine del manifesto online e da questo blog (battezzato appositamente Antiviolenza) dal 2010, quando nessuno si sarebbe mai sognato né di inserire la parola femminicidio nei suoi articoli – soprattutto dei grandi gionali e telegiornali -  né tanto meno indicarlo in un discorso istituzionale generale come questo.

    Nel corso della campagna elettorale, Laura Boldrini è stata una di quelle candidate che si è pronunciata apertamente e pubblicamente sul femminicidio prima di essere eletta, ed è stata la prima in assoluto a porre attenzione alla mia lettera aperta rivolta ai leader della sinistra, affinché parlassero dalle loro tribune di femminicidio e diritti dei minori, a cui hanno risposto poi Ingroia e Vendola. Ma se oggi si è arrivati a questo, è perché prima c’è stato un lavoro sui cui una parte delle donne italiane, in diversi ambiti, hanno continuato a combattere senza mai arrendersi malgrado non avessero risposta né dalle istituzioni né dai media. Circa tre anni fa la Casa delle donne di Bologna e l’associazione nazionale dei centri antiviolenza, DiRe, cercavano di far arrivare all’opinione pubblica quello che si svolgeva tra le mura domestiche italiane e che rimaneva però senza eco, in un contesto dove i centri antiviolenza erano sul lastrico perché gli enti locali tagliavano fondi, e già allora si parlava di “mattanza” perché le donne uccise per mano di ex partner, fidanzati, mariti erano già tante (troppe). Nel 2010 da queste pagine del manifesto online, Emanuela Moroli di Differenza Donna diceva che “La situazione più comune è la violenza in famiglia ma adesso stiamo sfiorando il 90%, e la cosa tragica è che sono sempre partner o ex partner o anche i parenti più stretti. Figure che più sono vicine e più sono pericolose con un livello altissimo di stalking che spesso sfocia nell’omicidio”.

    Da quel momento il numero delle donne uccise in ambito di relazioni intime non è andato a diminuire ma a crescere, e sembrava che nessuno se ne accorgesse. Una svolta decisiva è stata però la Piattaforma Cedaw – che ha riunito il meglio delle associazioni che lavorano sul territorio nazionale sulle donne – e che ha portato nel luglio 2011 alla Commissione Cedaw dell’Onu, una lucida e realistica analisi sulla condizione delle italiane: un rapporto che le ong di un Paese che ha ratificato la “Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne”, può fare legittimemente, soprattutto quando il governo (come nel caso dell’Italia che allora era sotto Berlusconi) si dimentica di farlo. Da lì è cominciata una fitta campagna su contenuti che ancora i media italiani non trovavano così interessanti, e che le stesse istituzioni italiane stentavano a rendere pubbliche, come sottolineò in un chiarificatore intervento Violeta Neubauer (componente della Commissione Cedaw), nella Sala dei Mappamondi di Montecitorio nel gennaio 2012. Insieme a lei in Italia c’era anche la Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, che nel suo monitoraggio sull’Italia rimase scioccata per l’incidenza della violenza domestica nella violenza contro le donne italiane (circa l’80-85%), quasi quanto fui scioccata io nel vedere così pochi colleghi giornalisti durante la conferenza stampa che Manjoo tenne prima di ripartire dall’Italia. Era chiaro che le Nazioni Unite fossero allarmate per quello che succedeva qui, tanto che Neubauer, prima di ripartire, disse chiaramente: “Se non cambiate gli stereotipi non vincerete mai”. Anna Pramstrahler della Casa delle donne di Bologna, coordinatrice della ricerca sul femminicidio nel Rapporto Ombra, sosteneva che il femminicidio risultava “aumentato nel corso degli ultimi 6 anni”, e che l’Onu già nel luglio del 2011 chiedeva all’Italia di svolgere ricerche e azioni per fermare questi delitti. “La cosa assurda – diceva Pramstrahler – è che mentre in Francia e in Spagna lo stato ha istituito un osservatorio speciale per il femminicidio, qui il Ministero degli Interni non ha mai avuto dati ufficiali”. E oggi, malgrado tutto quello che abbiamo fatto, siamo ancora così.

    Dalla fine del 2010 a ora da queste pagine è cominciato un tam tam giornaliero sul femminicidio quando ancora nessuno ne parlava e con l’aiuto di Barbara Spinelli – avvocata penalista esperta sulla violenza maschile contro le donne a livello internazionale – è stato possibile rendere pubblica, su un quotidiano nazionale, un’importante documentazione internazionale su questi temi. Qui si è parlato di femminicidio e femmicidio, centri antiviolenza, delle sentenze, dello stupro di guerra e della 1325 (Risoluzione del consiglio di sicurezza dell’Onu, “Donne , pace e sicurezza”), di come si affronta la violenza domestica su un piano psicologico, di ambiti giuridici e dei tribunali, di come si ascoltano queste donne, di violenza assistita dei minori, di Pas (sindrome di alienazione parentale), della violenza sulle bambine, di come i media trattano il femmincidio e come andrebbe trattato, della corretta informazione e dei pregiudizi culturali, dei corsi di formazione necessari per chi si occupa di intervenire sul fenomeno (compresi magistrati, polizia, giornalisti, ecc.), materiale da cui da più parti si è attinto a piene mani, e di cui sono orgogliosa perché si è data una reale spinta a un problema per troppo tempo sottovalutato e sottaciuto. Ma il fatto che portò ad accendere un vero faro sul femminicidio da parte dei media, fu l’uccisione di Stefania Noce nel dicembre del 2011, una uccisione efferata per mano di un ex fidanzato che colpì ripetutamente la giovane studentessa, militante femminista, con un coltello da cucina, e che molti giornali battezzarono, ancora una volta, come “raptus”, “delitto passionale”, “omicidio per troppo amore”. Ed è stato in quel momento che con la Rete nazionale delle giornaliste italiane avviammo un dibattito con un mio documento sulla corretta informazione sulla violenza di genere-femminicidio, le cui istanze furono riprese dalle colleghe nelle rispettive redazioni per proporre-imporre un corretto linguaggio: non solo meno offensivo per le donne, ma soprattutto più aderente alla realtà, al fine di portare alla luce un fenomeno che non poteva essere più trattato come un mero fatto di cronaca nera e con movente di gelosia. E fu così che cominciò la vera campagna sul femminicidio, che non fu una parola semplice da far usare perché molti avevano dubbi “grammaticali”. Una campagna che ha dato effetti insperati, perché ha dato l’input per approfondire il fenomeno e per far riflettere anche gli uomini: è così che anche nomi famosi come Adriano Sofri, Roberto Saviano, Riccardo Iacona, hanno cominciato a virare la loro attenzione verso le donne e il femminicidio, ed è stato per il lavoro sotterraneo delle donne che tutto ciò è potuto succedere. Un risultato che è concretamente sfociato nella Convezione nazionale “No More” contro la violenza sulle donne-femminicidio, redatta dalle principali ong delle donne italiane e di cui ricordo ancora la prima riunione alla Casa Internazionale delle donne (io ero l’unica giornalista presente) dove Vittoria Tola dell’Udi e Francesca Koch della Casa Internazionale, ci chiesero di creare e lanciare una piattaforma comune contro la violenza sulle donne: un dialogo che è andato avanti fino a coinvolgere migliaia di donne e di uomini su una piattaforma contro la violenza che oggi vorremmo vedere accolta anche da un ancora incerto governo.

    Questa storia l’ho voluta raccontare, anche se per sommi capi, non per far vedere che siamo brave, ma perché la vittoria di avere Laura Boldrini, oggi, su quella poltrona, è una vittoria di tutte le donne e che ciò accade quando le donne sostengono le politiche delle donne; e per sottolineare che se oggi il parlamento si è alzato in piedi alla parola “violenza subita dalle donne”, è perché ci sono state donne che malgrado fossero inascolate, malgrado fossero poche e disgregate, malgrado le loro differenze, hanno continuato a lottare per qualcosa che era giusto venisse alla ribalta: il diritto delle donne ad avere una vita libera dalla violenza.

     

di Luisa Betti
pubblicato il 16 marzo 2013
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  • 8 marzo: a che punto sono le donne italiane

    (Piattaforma della relazione sulle donne italiane di Luisa Betti per il Comune di Parigi, di cui è stata fatta sintesi nell’intervento del 6 marzo all’Hotel de Ville de Paris per l’inaugurazione della Giornata Internazionale delle donne, Festa dell’8 marzo, al Convegno “Donne e poteri” organizzata da Fatima Lalem, assessora alle pari opportunità, e moderata dalla giornalista di Radio France, Stéphanie Duncan. Un ringraziamento particolare a Tiziana Jacoponi)

    Al Convegno "Donne e poteri" il 6 marzo all'Hotel de Ville di Parigi

    Al Convegno “Donne e poteri” il 6 marzo all’Hotel de Ville di Parigi

    Nelle ultime elezioni parlamentari italiane, le donne sono balzate di 10 punti, passando alla Camera dal 20,2 del 2008 al 30,8 del 2013, mentre a Palazzo Madama le cifre parlano di una crescita dal 19% al 30%. I partiti con la percentuale di donne più alta sono il Partito Democratico (41%) e il Movimento 5 stelle (38%), ai quali fanno seguito Sel con il 28%, il Pdl e i montiani con il 20%, la Lega con il 13,5% (dati “Centro studi elettorali”). Nelle Regioni il risultato delle elette invece non è stato brillante. Nel Lazio sono passate 9 donne su un totale di 50 eletti di cui 4 donne entrate con il listino bloccato collegata al nome del candidato Zingaretti, 4 elette nel M5s e una, Olimpia Tarzia, nella lista Storace (assessora contestata per la proposta di legge contro i consultori  nella precedente legislatura regionale). In Lombardia sono state elette 15 donne su 80: una tra i 19 eletti del Pdl, tre per la Lega, tre per il M5s, due per il Pd, una per il Patto civico per Ambrosoli, 4 per la lista civica per Maroni e una per il Partito dei pensionati. In Molise, su 20 consiglieri, sono state elette 2 donne, una Pdl e una M5s, a cui si aggiunge una terza dell’Udeur che è rientrata per la doppia elezione di un uomo. In Italia si sta ragionando anche su una donna Presidente della Repubblica – il mandato presidenziale dovrà essere rinnovato a maggio – e i nomi più gettonati sono Anna Finocchiaro (Pd) ed Emma Bonino (radicale il cui nome è stato fatto in questi giorni come possibile accordo con i grillini per la Presidenza del consiglio), anche se voci di Palazzo dicono che solo se le forze politiche non si metteranno d’accordo su un maschio, allora uscirà fuori un nome femminile.

    Adesso l’Italia però non ha un governo perché nessuna forza politica ha la maggioranza al Senato. Il fatto che il centro sinistra italiano abbia la maggioranza alla Camera ma non riesca a trovare accordi per averla al Senato, ha messo la situazione italiana in stallo: un impasse per cui non possiamo verificare in questo momento se il cresciuto numero delle donne in Parlamento porterà avanti politiche di sostegno alle donne stesse. Il problema è infatti che non tutte le donne all’interno dei diversi schieramenti politici sono a favore delle politiche delle donne, perché non basta essere di sesso femminile per essere automaticamente dalla parte giusta.

    La vera incognita in questo senso è il Movimento 5 stelle che in questo momento è il primo partito in Italia (il secondo è il Pd e poi il Pdl), che nelle sue fila raccoglie componenti talmente variagate da apparire su alcuni punti anche contraddittorie. Nel blog di Grillo (leader del M5s), su cui chiunque può fare una proposta che poi viene votata sul web, appare l’inquietante idea di riaprire le “case di tolleranza” per le prostitute – cancellate in Italia con la legge Merlin – fatta proprio da una donna. Una settimana fa Max Bertoni del M5s, candidato sindaco a Viareggio in Toscana, ha lanciato sulla sua bacheca di facebook il messaggio “Odio con tutto il cuore le femministe”, a cui è seguito una sfilza di commenti dei suoi seguaci che approvavano e promettevano di votarlo per questo. Nel Comune di Mira (vicino Venezia) Roberta Agnoletto, assessora incinta, si è vista togliere le deleghe dal sindaco, il grillino Alvise Maniero, proprio a causa della sua gravidanza. Sul sito di Grillo, le cittadine in movimento aprono la loro dichiarazione d’intenti con la frase: “Le donne italiane lavorano, sono madri di famiglia, amministrano la casa e si prendono cura dei loro uomini”, con riferimenti a stereotipi che le stesse italiane rifiutano. Ma la vera impronta maschilista del M5s, è stata dimostrata prima delle elezioni, ovvero quando la consigliera grillina a Bologna, Federica Salsi, è stata espulsa dal movimento per aver parlato in tv senza il consenso del suo leader: espulsione avvenuta con una lettera contenente frasi sessiste, a cui è seguito un vero e proprio linciaggio mediatico violento e discriminatorio con offese, calunnie, minacce, lanciate dagli stessi appartenenti al movimento di cui lei faceva parte.

    Tutto questo succede in Italia mentre nelle aule di tribunale si consuma il processo sul caso Ruby con imputato Silvio Berlusconi, che in queste ultime elezioni ha avuto una rimonta inaspettata: un uomo che continua ad essere votato da una parte consistente degli italiani, pur avendo a suo carico scandali e un processo come questo, su cui il Pm Antonio Sangermano ha detto che “Le cene ad Arcore erano un collaudato sistema prostitutivo per il divertimento di Berlusconi”, e dove in cambio di favori sessuali si poteva avere soldi, immobili, carriera tra cui anche quella politica. Un uomo che ha tirato fuori il peggio della cultura machista italiana e che le donne speravano di aver completamente archiviato con la sua uscita dalla scena politica, e che invece si è ripresentato con tutto il suo “bagaglio”, rispolverando poco prima delle elezioni anche le solite battute sessiste – fatte in pubblico e davanti a una folla che lo ascoltava divertito – con apprezzamenti pesanti sulla donna che presentava l’evento, Angela Bruno, la quale ancora adesso subisce pressing per questo avvenimento.

    Per ritornare sul tema della rappresentanza delle donne nelle istituzioni italiane, è importante ricordare che nei precedenti governi le ministre sono state 6 per il governo Prodi del 2006; 4 nell’ultimo governo Berlusconi; 3 nel governo tecnico di Monti. Nella fattispecie uno dei peggiori ministeri dell’ultimo governo Berlusconi è stato quello della pubblica istruzione guidato dalla ministra Maristella Gelmini, che ha distrutto l’istruzione pubblica, che in Italia era ancora una delle poche cose di buon livello, con tagli che hanno causato danni enormi: classi di bambini tagliate e raggruppate con età diverse, mancanza di tempo pieno, tagli di ore di lezioni con programmi scolastici invariati. Misure che non solo hanno comportato tagli di posti di lavoro per chi insegna, che in Italia sono per la maggior parte donne, ma anche un disagio per i ragazzi e le ragazze che si vedono costretti a performance per lo svolgimento dello stesso programma in meno tempo, con un aumento della nozione a scapito della creatività e del talento, ma anche con più sforzo fisico-mentale.

    Un’altra dimostrazione che le donne in quanto tali non bastano, perché la carta vincente sono quelle che si prendono in carico dei problemi delle donne, è il fatto che la componente femminile che raggiunge posti di comando in Italia, è per la maggior parte cooptata da uomini, e non solo per favoritismo o in cambio di altro, ma anche perché capaci a svolgere un duro e preciso lavoro di esecuzione. Nell’ultimo governo, Monti ha chiamato per il dicastero del lavoro Elsa Fornero, dandole anche la delega alle pari opportunità, e rispetto a questo incarico è stessa lei che, in un convegno a Torino contro la violenza di genere, ha sottolineato come quando ci sono problemi spinosi da risolvere gli uomini “chiamano noi”, ovvero le donne che sono più capaci nello svolgere politiche maschili di un certo tipo. La ministra Fornero l’anno scorso, pur avendo delega alle pari opportunità, si è limitata ad alzare il dito contro il femminicidio, malgrado in Italia fosse in atto una campagna di informazione e di indignazione mai vista nei precedenti anni, che chiedeva misure immediate per la protezione e la tutela delle donne contro la violenza. Un problema che ha ricompattato i movimenti delle donne ma su cui Fornero ha fatto solo due cose: ha stanziato una raccolta per avere nuovi dati dall’Istat, e ha firmato a nome del governo italiano la Convenzione di Istanbul (“Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica”) senza però la ratifica (il che equivale a nulla di concreto). Due buone misure ma non sufficienti per il potere che la ministra aveva nell’intervenire direttamente, avendo anche la possibilità di interpellare le altre due ministre donne – Anna Maria Cancellieri agli Interni e Paola Severino alla Giustizia – ministeri chiave con cui si sarebbe potuta avviare una concertazione per un’azione di contrasto al femminicidio immediata. Fornero invece si è concentrata sul lavoro, in cui ha tolto le dimissioni in bianco (che serivano a liquidare una donna nel momento in cui fosse rimasta incinta), ma ha distrutto la parte di welfare essenziale per far accedere le donne all’occupazione togliendole dagli impegni di cura in famiglia (bambini, anziani), e ha portato le pensione a 67 anni per uomini e donne, uccidendo definitivamente anche la possibilità di accudimento della prole da parte dei nonni e stroncando l’accesso al lavoro soprattutto per le famiglie monoparentali (le madri separate che in Italia sono le più povere).

    Il livello di partecipazione femminile al lavoro, tra i 34 paesi che aderiscono all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), l’Italia è al terzultimo posto, dopo il Messico e la Turchia, con il 51% contro una media del 65%. Il lavoro delle italiane non è stato colpito dalla crisi come quello maschile solo perché si tratta per lo più di lavoro precario, sottopagato, al nero, part time, compresi i lavori che gli uomini non fanno. Se  si pensa che meno del 30% dei bambini accede alla scuola d’infanzia, ci sono moltissime donne a cui viene impedita la possiblità di lavorare a priori e alle quali  viene invece di nuovo richiesto il lavoro di cura (gratis) su cui in piena crisi economica, lo Stato risparmia. Tutto ciò ha a che vedere con la discriminazione di genere per cui se una donna è culturalmente relegata a un ruolo di subalternità, ribadita da sfruttamento, sopraffazione e violenza, ci sarà una minore competizione femminile su un potere da ripartire in maniera equa e democratica (nel mondo siamo più della metà degli esseri umani).

    L’esasperazione di stereotipi che nei 20 anni di Berlusconi ha fatto breccia nella testa degli italiani, ha tirato fuori il peggio di un Paese che si è sempre contraddistinto per il suo maschilismo malgrado le grandi lotte femministe. La cultura machista e discriminatoria in Italia, come nel mondo, è una chiave che in un momento di crisi potrebbe risolvere molte contraddizioni al potere maschile, in quanto è un accesso privilegiato per il risparmio (si cancellano le spese in favore dei diritti alle donne costrette a tornare nei ruoli di “angelo del focolare” con ulteriore risparmio nel welfare), rendendo così metà della popolazione meno concorrenziale nel mondo del lavoro (che è già poco) e del potere (che gli uomini non sono disponibili a lasciare).

    Contro gli stereotipi però si è mossa la sociatà civile e i movimenti delle donne che in Italia sono forti e combattivi, e che in questi 30 anni hanno continuato a lavorare in silenzio, cercando di risolvere concretamente i problemi delle donne, vista la cecità delle istituzioni. Donne preparate professionalmente e in grado di competere con le istituzioni stesse, hanno creato associazione, fondazioni, reti, gruppi, su tutto il territorio nazionale e in campi diversi tra cui la violenza, il lavoro, la cultura, il sapere, ecc. La manifestazione del 13 febbraio 2011 in cui un milione di italiane hanno detto no alla cultura maschilista dell’era berlusconiana, è stata l’occasione per far incontrare di nuovo questi gruppi e questi movimenti, per una lotta comune malgrado le differenze. Le italiane non hanno mai smesso di fare ma hanno ricominciato a parlare ad alta voce due anni fa perché esasperate, e da quel momento hanno cercato di creare piattaforme di lotta per unire le forze su punti precisi di condivisione: un’onda che nessuno, oggi, potrà più fermare. Nel 2011 un gruppo di associazioni riunito sotto il nome di “Piattaforma Cedaw”, ha messo a punto un “Rapporto Ombra” descrivendo la reale condizione delle donne in Italia in tutti i campi (lavoro, salute, violenza-femmincidio, tratta, ecc.), ed elencando tutte le mancanze dell’Italia in seno alla “Convenzione per l’eleminazione della discriminazione contro le donne” delle Nazioni Unite (Cedaw), ratificata dall’Italia nel 1981, e portandolo al palazzo di vetro di New York per sottoporlo al Comitato di controllo della Cedaw. L’effetto è stato che il governo italiano, che all’epoca era quello di Berlusconi, è stato richiamato per dare chiarimenti in merito e quello che neanche gli italiani sanno, è che questo governo ha fatto una pessima figura. Dopo questo incontro, a gennaio del 2012, sono venute in visita in Italia Violeta Neubauer, del Comitato Cedaw, e la special rapporteur dell’Onu sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo. Sia la Cedaw che la Special rapporteu, hanno prima verificato e poi stilato raccomandazioni per l’Italia che a luglio dovrà dire cosa ha fatto in merito a ciò che veniva richiesto.

    I movimenti delle donne italiane hanno preso in mano i contenuti di questo lavoro e hanno cominciato a promuovere campagne di divulgazione, ed è così che in Italia, quest’anno, è nata la campagna contro il femminicidio, che ha avuto un riscontro fortissimo sui media anche grazie all’impegno delle giornaliste che si sono battute nelle redazioni per una corretta informazione su questo fenomeno, da non comprendersi come un mero fatto di cronaca nera ma come punta di un iceberg chiamata violenza domestica. Su questo fertile terreno di movimenti diversi, è nata anche la Convenzione nazionale contro la violenza maschile sulle donne – femmincidio “No More”, che ha avuto come promotrici diverse associazioni nazionali e che una volta presentata, ha avuto un riscontro di adesioni inaspattato in tutta Italia, sia di uomini che di donne. E ci sono stati inetri Comuni che hanno firmato la “No More”, ma anche giudici, giornlaisti, parlamentari e personaggi illustri. Quello sulla violenza contro le donne è stato un dibattito che ha riportato a galla tutto quello che le donne hanno fatto nel corso di questi anni, un bagaglio che può essere collocato in un percorso politico e culturale a sinistra, collegato non solo a rivendicazioni sui diritti – rappresentanza, salute, violenza, aborto, lavoro, autodeterminazione, ecc. – ma anche sulla lotta agli stereotipi che sono la base della discriminazione delle donne.

    In questi giorni la “Piattaforma Cedaw”, la Convenzione “No More” e molte altre Ong di donne italiane, sono presenti alla 57a “Commission on Stauts of Women” delle Nazioni Unite a New York, che fino al 15 marzo si sta occupando di come liberare le donne e le ragazze di tutto il mondo dalla violenza-femminicidio. Mentre in Italia, come già successo l’anno scorso per la Giornata internazionale contro la violenza (25 novembre), i movimenti delle donne hanno preparato un mese intero di eventi, incontri e manifestazioni in cui le mimose si vedranno poco. La sensazione è che qualcosa si sia alzato in piedi, perché tutte le donne del mondo vogliono vivere diversamente, libere dalla violenza, e vogliono contare nelle decisioni come è giusto che sia, mentre donne di ogni età, ma anche qualche uomo, sono ancora disposte a lottare per altre donne. Oggi in Italia la percezione è che le donne non abbiano più voglia di lasciare che le cose vadano in direzione opposta ai loro diritti, qualsiasi sia la forza politica che è al governo: se abbattiamo le barriere e ci uniamo tutte, sento che questa volta noi vinceremo.



  • La giornalista Tania Passa

    La giornalista Tania Passa

    Io non la conoscevo bene ma Tania era una “Giulia”, era una giornalista unita libera indipendente autonoma, e me la ricordo seduta al tavolone nella sala di stampa romana alla Torretta in una delle nostre riunioni serali in cui faceva brillanti proposte per il sito, poi non andate in porto. Tania era giovane e lucente, carica di ardore, e adesso una malattia l’ha portata via, come fanno le forbici quando si accaniscono su un fiore appena sbocciato. Tania Passa non c’è più e oggi i suoi funerali sono alle 15 presso la chiesa S. Pietro di Albano Laziale.

    Tania ha lasciato però questo suo articolo sul femminicidio pubblicato su “Articolo21″ e scritto quando sulla rubrica del “Fatto quotidiano” online, “Donne di fatto” appunto, uscì un pezzo che con sfacciataggine inaudita negava il femminicidio, mistificando i dati dell’Onu sulla violenza e mettendoceli sotto il naso a noi, che ce ne occupiamo e che facciamo le giornaliste non per hobby ma per mestiere, senza che il direttore del giornale alzasse un dito (come già successo altre volte con “Il Fatto” online). So bene di cosa si tratta perché tante volte mi sono ritrovata qui su questo blog i commenti di queste persone che con indefessa incoerenza negano la realtà per altri scopi.

    Tania però non aveva paura e diceva le cose così come stavano, aggiungendo una sana indignazione e una razionalità che non ha perso l’anima, sostenuta da quella passione che ci accomuna tutte. Per questo è un onore per me pubblicare qui questo suo ultimo articolo, che è un j’accuse su come l’informazione che tratta la violenza sulle donne non può accogliere “opinioni” che stravolgono una realtà così grave, e su come i giornalisti debbano riprendersi la responsabilità di stare dalla parte della verità che non prevede sconti né compromessi. Per questo, da oggi in poi, l’articolo “Non c’è dibattito sul femminicidio” di Tania Passa sarà per me il Manifesto sul Femminicidio e lo porterò ovunque finché avrò il fiato di parlare.

    Grazie Tania

    _______________________

    da Articolo21

    Non c’è dibattito sul femminicidio
    di Tania Passa

    “Non c’è dibattito sul femminicidio e non ci può essere con chi lo nega , ci sono valori come essere contro il razzismo, contro la pedofilia, essere contro il nazismo e il fascismo, essere contro il femminicidio che in questa nazione sono fondamentali.
    Non c’è nessuna pluralità di opinione che possa giustificare il sacrificio di tali valori, soprattutto per il giornalismo. Purtroppo in Italia i valori non vengono prima delle opinioni, questo è il Paese in cui molti giornalisti e direttori egocentrici stanno distruggendo anche l’ultima briciola di civiltà e coscienza per far posto a un cinismo che mette spavento. E’ il caso oggi di Peter Gomez e il sito de il fatto quotidiano che normalmente reclama alti valori costituzionali, purtroppo come diceva Hegel il demonio cova nei dettagli , e stavolta i dettagli sono pesanti.
    Sul sito del fatto quotidiano è comparso un post sessista contro il femminicidio che a detta del blogger sarebbe un’invenzione mediatica. Lo stesso sito dove scrivono la Zanardo e altre che provano a difenderle le donne. Come si fa a considerare più opinioni sui valori? E’ come se uno mettesse un post di Messina denaro e poi di Borsellino. Non è pluralità, ma rendere opinabile la mafia. “Salga a bordo cazzo direttore!”

    In Italia si paga con la vita il cinismo degli uomini . Non ha tremato il direttore davanti a quelle righe infamanti, non ha sentito neanche un rigurgito di giustizia pubblicando quel post. Ho bisogno di indignarmi ancora contro il cinismo maschilista che con leggerezza considera lecito avallare l’odio sessista , non lo si può scambiare per opinione .
    Caro direttore purtroppo il mondo non lo cambia un’opinione , ma il buon esempio e lei oggi non lo ha cambiato, anzi lo ha peggiorato. Oggi con la sua azione ci ha comunicato che si può avere un dibattito sulla piaga sociale del femminicidio fino a negarlo. Deve sapere che io so , so tutto, non ho le prove ma so chi sono i mandanti morali di tutti quegli omicidi: sono i tanti misogini come lei che messi nei posti di potere dell’informazione italiana possono influire sull’informazione del Paese, formare valori e disvalori fino a rendere opinabile e leggero ammazzare una donna.

    Provo vergogna per tutti voi per colpe che non potrete vedere mai a causa di una mediocrità sessista
    Io però so tutto non ho le prove, ma lo so e voglio urlarlo a nome di Carmela e le altre 99 che in 10 mesi sono state già ammazzate”.

    8 febbraio 2013

    ____________________

     

    Su Articolo21 (clicca) si può leggere il bellissimo ricordo di Tania scritto da Silvia Resta.

     

di Luisa Betti
pubblicato il 9 febbraio 2013
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  • Domani, mercoledì 12 dicembre, dalle ore 9.30 in poi, sarò qui:

    PANEL I - “Protection of Women”  -  Sala Gaja

    Chair: Barbara Terenzi, Coordinator Comitato promozione e protezione dei diritti uman, Fondazione Basso Sezione Internazionale

    Secretary:  Debora Sanguinato, Officer of Human Rights & Advocacy Unit VIS

    Discussants:

    • Luisa Betti, Journalist Women and Children Rights Expert
    • Luisa Del Turco, International Cooperation Advisor and Gender Expert
    • Oria Gargano, President BeFree
    • Bianca Pomeranzi, CEDAW member
    • Alessandra Servidori, National Equality Counsellor

    da unipd-centrodirittiumani

    Convegno internazionale “Centralità della persona e tutela dei diritti umani nel mondo contemporaneo”, Ministero degli Affari Esteri, Roma, 12 dicembre 2012

    Il Comitato italiano per la promozione e protezione dei diritti umani e il Volontariato internazionale per lo sviluppo (VIS), in collaborazione con il Ministero degli Esteri, organizzano il Convegno internazionale “Centralità della persona e tutela dei diritti umani nel mondo contemporaneo”. Il Convegno, che si svolgerà nella giornata di 12 dicembre 2012 presso la Sala Conferenze Internazionali del Ministero degli affari Esteri a Roma, è l’evento conclusivo dell’edizione 2012/2013 del ciclo di incontri seminariali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” svoltosi a Roma nei mesi di ottobre-dicembre 2012. Tra i relatori del Convegno, il Prof. Antonio Papisca, professore Emerito dell’Università di Padova e fondatore del Centro Diritti Umani del medesimo ateneo, il quale interverrà nell’ambito del Panel tematico dedicato alla “Libertà di religione e protezione delle minoranze”. Altri tre Panel approfondiranno, rispettivamente, “La protezione delle donne”, “Gli indicatori per i diritti umani e l’Indice universale dei diritti umani”, La protezione dei civili nelle aree di conflitto”. A conclusione del Convegno avrà luogo la cerimonia di premiazione degli elaborati e la consegna dei diplomi agli studenti che hanno frequentato con successo il ciclo di incontri”.

    Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi a: corsi@comitatodirittiumani.net / 06 3691-4050/7231

    http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/AreaGiornalisti/NoteStampa/2012/12/20121207_ConvegnoDirittiUmani.htm

     

     

    International Conference

     “Centrality of the Human Being and Protection of Fundamental Rights in the Contemporary World”

    ROME

    12th December 2012, from 9:30 to 17:30

    Sala Conferenze Internazionali – Ministry of Foreign Affairs

    PROGRAMME

     

    REGISTRATION (9:30- 10:00)

    Welcome Coffee (9:30- 10:00)Sala Mappamondi

    PLENARY SESSION (10:00 – 11:00) – Sala Conferenze Internazionali

    • Welcome address – Giulio Terzi di Sant’Agata, Minister of Foreign Affairs
    • Pietro Marcenaro, President Extraordinary Commission for the Protection and the Promotion of Human Rights  at the Senate
    • Vincenzo Scotti, President of Link Campus University
    • Carola Carazzone, President VIS
    • Barbara Terenzi, Coordinator Comitato promozione e protezione dei diritti umani, Fondazione Basso Sezione Internazionale
    • Diego Brasioli, Italian Ministry of Foreign Affairs

    PANELS (11:20 – 13:00)

    PANEL I – “Protection of Women”  -  Sala Gaja

    Chair: Barbara Terenzi, Coordinator Comitato promozione e protezione dei diritti uman, Fondazione Basso Sezione Internazionale

    Secretary:  Debora Sanguinato, Officer of Human Rights & Advocacy Unit VIS

    Discussants:

    • Luisa Betti, Journalist  women and children rights expert
    • Luisa Del Turco, International Cooperation Advisor and Gender Expert
    • Oria Gargano, President BeFree
    • Bianca Pomeranzi, CEDAW member
    • Alessandra Servidori, National Equality Counsellor

    PANEL II –“Religious Freedom and Protection of Minorities” Sala Conferenze Internazionali

    Chair: Massimo Introvigne, Coordinator of the Observatory on Religious Freedom established by the Italian Minister of Foreign Affairs and the City of Rome

    Secretary:  Mercedes Guaita, Territorial Coordination VIS – ICC

    Discussants:

    • Gabriella Habtom, Secretary of the UN Committee on the Elimination of Racial Discrimination (CERD), OHCHR
    • Paolo Naso, Professor of Political Science, Coordinator of the Master’s programme in Religion and Cultural Mediation, University La Sapienza, Rome
    • Antonio Papisca, Professor Emeritus of the University of Padua, Chairholder, UNESCO Chair in Human Rights, Democracy and Peace, founder of the Interdepartmental Centre on Human rights, University of Padua
    • Patrick Thornberry, CMG, Emeritus Professor of International Law, Keele University, UK and member of the Committee on the Elimination of Racial Discrimination (CERD) 
    • Agneta Ucko, Director Arigatou Foundation e Global Network of Religions for Children, Ginevra

    PANEL III – “Universal Human Rights Indicators and Index” – Sala Nigra

    Chair:  Carola Carazzone, President VIS

    Secretary:  Melania Ruello, Comitato promozione e protezione dei diritti umani

     Discussants:

    • Nicolas Fasel, Expert on Human Rights Indicators, OHCHR
    • Gustavo Gozzi, Professor of History of Political Thought, Director of the Master in Human Rights, Migration, Development, University of Bologna
    • Gabriella Habtom, Secretary of the UN Committee on the Elimination of Racial Discrimination (CERD), OHCHR
    • Tommaso Rondinella, Researcher, Technical-Scientific Secretariat to the Presidency at ISTAT

    PANEL IV – “Protection of Civilians in Conflict Areas” – Sala Aldo Moro

    Chair:  Diego Brasioli, President of the Inter-Ministerial Committee on Human Rights, Italian Ministry of Foreign Affairs

    Secretary:  Giovanna Gnerre Landini, Comitato promozione e protezione dei diritti umani

    Discussants:

    Lunch Break (13:00-14:30) – Sala Mappamondi

    SIDE EVENT –  Sala Aldo Moro 13,00-14,30 (lunch break)

    FINAL PLENARY SESSION– Sala Conferenze Internazionali

     STUDENTS PANEL  (14:30 – 15:30)

    Presentation of a selection of proposals for a plan of action developed during the Academic Year

    CONCLUSIONS

    Outputs of Panel (15:30-16:30)

    Chairs & Secretaries

    Final Remarks (16:30 – 17:30)

    • Carola Carazzone, President VIS
    • Monnanni Massimiliano, Institutional Relations, “Telefono Azzuzzo”
    • Ersiliagrazia Spatafora, Professor of International Jurisdictions, Government Agent at the European Court of Human Rights
    • Barbara Terenzi Coordinator Comitato promozione e protezione dei diritti umani, Fondazione Basso Sezione Internazionale

     

     



  • Cosa succede nei tribunali d’Italia? perché le donne non si sentono sempre tutelate e difese? perché è così difficile l’approccio giudiziario nei confronti della violenza sulle donne? quali sono le norme che regolano la prevenzione, la protezione e anche la punizione dei reati legati alla violenza – femminicidio, e come vengono applicate? di cosa abbiamo bisogno affinché non si arrivi al femminicidio? per rispondere a tutte queste domande e per fare chiarezza su come contrastare la violenza contro le donne, abbiamo ritenuto opportuno l’avvio di un confronto aperto tra chi lavora su queste tematiche da punti di vista diversi: tra chi opera nei tribunali, come giudici e avvocati, chi fa perizie e profili, come psicologhe e psicologi, e chi invece queste donne le accoglie e le nasconde, quando sia necessario, perché in pericolo di vita, come le associazioni che lavorano sul territorio nazionale con piani di intervento mirati contro la violenza.

    Tutto questo, e speriamo anche di più, sarà discusso domani mattina dalle 10 alle 16 a Roma, alla Fondazione Lelio Basso (via della Dogana Vecchia 5), con un confronto tra scelte e programmi, ma soprattutto per elaborare finalmente una strategia concreta e comune di lavoro interdisciplinare per combattere la violenza contro le donne – femmincidio. L’incontro è aperto a chi vorrà partecipare.

     

    Locandina della Tavola rotonda “FEMMINICIDIO: ANALISI, METODOLOGIA
    E INTERVENTO IN AMBITO GIUDIZIARIO”

     

     

     

     

     

     

di Luisa Betti
pubblicato il 29 novembre 2012
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  • Pierluigi Bersani e Matteo Renzi

    Parliamo del dibattito dei due candidati premier del centro sinistra che tra pochi giorni si sfideranno al ballottaggio di domenica 2 dicembre: Bersani e Renzi si confrontano al Tg1 condotto dalla giornalista Monica Maggioni. Alle 22.50 scatta l’ora femminicidio e come riporta la Stampa:

    Una «vergogna», uno «scandalo». Così i due sfidanti parlano della violenza sulle donne. Il segretario Pd ricorda di aver firmato da poco una proposta di legge che ridefinisce le pene prevede formazione ed educazione, tutele alle donne e sostegno ai centri antiviolenza. «Da lì possiamo partire», spiega. D’accordo anche il sindaco di Firenze che poi si appella ai media per «chiamare le cose con il loro nome» e non definire più i femminicidi «delitti passionali» ma omicidi”.

    Bene, ma andiamo a vedere che senso hanno queste parole.

    Che Bersani sia favorevole al disegno di legge che la senatrice Anna Serafini sta mettendo insieme da mesi (perché è quello che Bersani ha firmato) mi sembra più che normale e malgrado i limiti che questo disegno di legge ha, è comunque un tentativo di affrontare la questione della violenza contro le donne con una visione ampia che, sebbene ancora un po’ confusa, prevede sostegno e finanziamenti per i centri antiviolenza e modifiche mirate a livello penale. E che il Pd cavalchi la questione del femminicidio, come anche gli altri (vedi ddl Bongiorno-Carfagna che invoca l’ergastolo) è anche normale perché siamo in campagna elettorale e una questione che ormai occupa un giorno sì e l’altro i giornali, fa gola a tutti al di là di cosa farà poi concretamente per affrontare in maniera efficace il problema (cosa abbastanza preoccupante visto che i tempi di una legge sono troppo lunghi per un problema che va affrontato subito con politiche dirette).

    Ma che Renzi, che è stato il sindaco che voleva il cimitero dei “mai nati” vicino a Firenze, per farsi eleggere venga a fare lezioni su femminicidio in tv a una giornalista come Monica Maggioni (che certamente non è una donna che ha consumato la sua carriera su una sedia), quello sì che è uno scandalo: è come Isabella Rauti che da una parte vuole combattere la violenza contro le donne e dall’altra appoggia la legge Tarzia della Regione Lazio (come ha fatto) con cui si è cercato di affossare i consultori per svuotare la legge 194 “da dentro”.

    Per non essere accusata di essere di parte (anche perché io non voto Renzi ma neanche Bersani), cito testuale un pezzo della Stampa in cui si scriveva a marzo di quest’anno: “Un’area per la sepoltura dei bambini mai nati: è quanto introduce, nel cimitero di Trespiano, il nuovo regolamento di Polizia Mortuaria del Comune di Firenze. Il regolamento prevede il diritto alla sepoltura dei feti, compresi i prodotti abortivi e i prodotti del concepimento, prevedendo la realizzazione di un’area a ciò destinata all’interno del cimitero di Trespiano, come spiega una nota di Palazzo Vecchio”. Un provvedimento che scatenò diversi commenti tra cui: Tommaso Grassi di Sel disse che “Il nuovo regolamento cimiteriale è un’offesa alle donne che con l’interruzione di gravidanza hanno percorso una via sicuramente dolorosa e difficile. Così il Comune si erge a giudice, e le fa sentire diverse e criminali”; la senatrice Vittoria Franco sottolineò che questa cosa non rispettava ”le scelte delle persone e delle famiglie” ma era “una provocazione verso il dramma dell’ aborto e del rapporto delle singole donne con la maternità”; mentre consigliere comunale del Pdl Francesco Torselli disse che era “Un passo importantissimo verso il pieno riconoscimento del valore della vita”.

    Allora, perché Renzi fa lezione di femminicidio? Renzi non sa, come magari non sa Rauti, che il femmincidio è un termine con cui si indicano tutte le violenze maschili contro una donna compreso l’atto finale, la soppressione fisica, espressione ultima del controllo maschile. Femminicidio è quando il possesso e il controllo dell’uomo viene espresso con una violenza che comprende violenza psicologica, fisica, sessuale, economica, fino ad arrivare all’annientamento fisico e quindi la morte, perché quella donna ha detto “no, io non ci sto, io scelgo”. La prima arma contro la violenza è quindi l’autodeterminazione delle donne a partire proprio dal corpo e dalla libertà di decidere cosa farne in maniera assoluta e senza dubbio alcuno, tanto che in Italia la legge 194 sull’interruzione di gravidanza si lega proprio alla lotta delle donne per l’autodeterminazione. Ora, prevedere un cimitero per i feti è negare in tutto e per tutto questo principio di autodeterminazione, con una valenza culturale che danneggia gravemente le donne riportandole indietro di secoli, ed è una violenza istituzionalizzata nei nostri confronti  in quanto persone non in grado di intendere e di volere. Ed è come Todd Akin, il senatore repubblicano bocciato alle elezioni americane e sorpassato da una senatrice democratica, che teorizza lo stupro legittimo per cui se una donna rimane incinta – anche fosse a causa di uno stupro – deve portare avanti la gravidanza perché lei è solo un tramite, un corpo che dà vita e non che ha una vita sua e un corpo su cui poter scegliere. Cioé: una violenza.

    Se gli uomini vogliono darci una mano in questo percorso di liberazione e di lotta contro la violenza, devono chiedere a noi di cosa abbiamo bisogno, e non pensare che basti riempirsi la bocca con la parola “femmincidio” perché l’hanno scoperta adesso, tanto meno dare lezione e dire che cosa dobbiamo fare, soprattutto se la persona che la fa non conosce bene cosa sta citando. Infine è grave, a mio avviso, che un candidato diciamo “di sinistra” sia così vicino a posizioni notoriamente “di destra”.

di Luisa Betti
pubblicato il 29 novembre 2012
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  • Oggi, martedì 27 novembre, alle 11, a Montecitorio, presso la Sala Aldo Moro, la “Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, sarà celebrata con un convegno dal titolo “Il velo squarciato. Intimidazioni e violenze contro le giornaliste”. A raccontare le storie ci sarà la sottoscritta, che avrà l’onore di stare insieme a Ester Castano di Magenta (Milano), che ha subito querele e  intimazioni da un sindaco recentemente arrestato; Marilena Natale di Aversa-Casal di Principe, più volte minacciata dal clan camorristico dei Casalesi; Marilù Mastrogiovanni di Casarano (Lecce) minacciata dopo aver rivelato come possono tornare in gioco le imprese messe fuori gioco per legami con la Sacra Corona Unita. Le testimonianze saranno introdotte da Nella Condorelli e Arianna Voto.  Il convegno è promosso dalla Commissione pari opportunità dell’Associazione Stampa Romana, da Ossigeno per l’Informazione – osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti, e dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio, d’intesa con la presidenza della Camera. Parteciperanno fra gli altri il segretario dell’ASR, Paolo Butturini, il presidente dell’Ordine Giornalisti del Lazio, Bruno Tucci, il direttore di Ossigeno per l’Informazione, Alberto Spampinato.

    da Ossigenoinformazione

    VIOLENZA DONNE. PARLANO GIORNALISTE

    MINACCIATE. DIRETTA SU WEBTV.CAMERA.IT

    Martedì 27 novembre dalle 11 alle 13 a Montecitorio, nella Sala Aldo Moro si terrà un convegno per celebrare la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Parleranno quattro giornaliste minacciate.  L’appuntamento sara’ trasmesso in diretta sulla webtv di Montecitorio (http://webtv.camera.it).

    OSSIGENO – Roma, 23 novembre 2012 - Quattro giornaliste italiane che hanno subito gravi minacce e intimidazioni a causa del loro lavoro porteranno la loro testimonianza martedì 27 novembre, alle 11, a Montecitorio, presso la Sala Aldo Moro, in occasione della “Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne” che sarà celebrata con un convegno dal titolo “Il velo squarciato. Intimidazioni e violenze contro le giornaliste”.

    Nel corso dell’incontro sarà lanciato un appello alle istituzioni e al mondo dell’informazione.

    A raccontare in prima persona storie emblematiche di vicende che nel 2012, in Italia, hanno colpito almeno altri trecento giornalisti, di cui il 16% donne, saranno: Luisa Betti di Roma, autrice del blog Antiviolenza del Manifesto, vittima di cyber stalking; Ester Castano di Magenta (Milano), che ha subito querele e  intimazioni da un sindaco recentemente arrestato; Marilena Natale di Aversa-Casal di Principe, più volte minacciata dal clan camorristico dei Casalesi; Marilù Mastrogiovanni di Casarano (Lecce) minacciata dopo aver rivelato come possono tornare in gioco le imprese messe fuori gioco per legami con la Sacra Corona Unita. Le testimonianze saranno introdotte da Nella Condorelli e Arianna Voto.

    Il convegno è promosso dalla Commissione pari opportunità dell’Associazione Stampa Romana, da Ossigeno per l’Informazione – osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti, e dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio, d’intesa con la presidenza della Camera.

    Parteciperanno fra gli altri il segretario dell’ASR, Paolo Butturini, il presidente dell’Ordine Giornalisti del Lazio, Bruno Tucci, il direttore di Ossigeno per l’Informazione, Alberto Spampinato.

    ____________________________

    da www.reset-italia.net

    Giornaliste Violenza Coraggio

    “Il velo squarciato – Intimidazioni e violenze contro le giornaliste”: la Giornata Mondiale indetta dall’ONU per l’eliminazione della violenza contro le donne sarà celebrata a Roma, martedì 27 novembre alle ore 11 a Palazzo Montecitorio, nella Sala Aldo Moro, con le testimonianze di Luisa BettiEster CastanoMarilù MastrogiovanniMarilena Natale, quattro giornaliste che hanno subito intimidazioni, minacce, violenze a causa della loro attività professionale di informatori dell’opinione pubblica.

    I lavori saranno introdotti da Nella Condorelli e Arianna Voto, presidenti della Commissione Pari Opportunità dell’Associazione Stampa Romana. L’iniziativa è promossa in collaborazione con l’osservatorio Ossigeno per l’Informazione, l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, e l’Associazione Stampa Romana, d’intesa con la presidenza della Camera dei Deputati. L’iniziativa dal titolo “Il velo squarciato – Intimidazioni e violenze contro le giornaliste” è promossa in collaborazione con l’osservatorio Ossigeno per l’Informazione, l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, e l’Associazione Stampa Romana, d’intesa con la presidenza della Camera dei Deputati.  Per partecipare è necessario accreditarsi entro le ore 12,00 del 26 novembre 2012, chiamando la Segreteria Associazione Stampa Romana, telefono 06.684027.302 /304 o inviando una mail  a segreteria@stamparomana.it . L’accesso al Palazzo sarà consentito fino alle 10.45.  ASP www.ossigenoinformazione.it. Ringrazio  Dafne Anastasi, per la segnalazione che mi ha fatto tramite Facebook:http://www.facebook.com/events/168232026656242/ e l’ invito all’ iniziativa.

    Non aggiungo altro, lascio a voi il resto, che è tanto… Queste giovani donne possono solo darci coraggio e noi dobbiamo sostenerle, con rispetto e affetto grandissimo.
    Doriana Goracci

     

    Luisa Betti è una giornalista esperta di Diritti Umani su donne e minori, e per il Manifesto scrive su argomenti che riguardano violenza di genere, diritti dei minori, discriminazione e trafficking sessuale.

    Ester Castano, giornalista di Altomilanese, è stata bersagliata per un anno dalle querele e diffide del sindaco di Sedriano (Milano) Alfredo Celeste, arrestato per rapporti con la ‘ndrangheta.

    Marilù Mastrogiovanni, giornalista pugliese, direttrice de Il Tacco d’Italia di Casarano (Lecce), minacciata più volte per i suoi articoli e le sue inchieste sul malaffare e sulle attività mafiose in Salento.

    Marilena Natale, è da 15 anni cronista di nera del quotidiano La Gazzetta di Caserta,cominciando giovanissima. Si è occupata dei legami tra il clan dei Casalesi e la politica. Vive da tempo con la protezione della polizia a causa delle numerose minacce che ha subito. 

     

di Luisa Betti
pubblicato il 27 novembre 2012
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  • Pubblico le iniziative della Convenzione No more! in vista del 25 novembre, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne indetta dall’Onu dal 1999. Le iniziative di No More! che si stanno svolgendo in tutta Italia, sono il risultato delle adesioni di associazioni e realtà territoriali che aderendo, hanno fatta propria la Convenzione, e per questo stanno organizzando a un ritmo incalzante, iniziative volte a far conoscere, a discutere e a informare sulla Convenzione in tutto il territorio italiano. Oltre alle adesioni e alle sottoscrizioni personali, la Convenzione ha ricevuto diverse lettere, tra cui la risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e quella di adesione pubblica di Susanna Camusso, segretaria nazionale Cgil.  Ieri l’on. Rosa Villecco Calipari ha anche presentato al governo una interpellanza parlamentare che riportiamo qui sotto insieme alle lettere e alle adesioni.

    Calendario

    Iniziative 

    Convenzione NoMore!

    Giornata mondiale 

    contro la violenza sulle donne 

    25 Novembre

    http://www.nomoreviolenza.it/

    adesioni@nomoreviolenza.it

    15-25 novembre

    Modena

    Altre parole per Dirlo: diamo corpo e Parola alla forza delle donne  Comune di Modena con Associazione Casa delle donne contro la violenza, UDI modena etc. In particolare l’Udi di Modena , in occasione del 25 novembre, leggerà pubblicamente tale Convenzione, facendo partecipi quante e quanti ascolteranno, delle richieste che questa convenzione porta avanti

    24 Novembre

    Palermo

    Teatro Biondo rappresentazione teatrale “Ferite a Morte” di e con Serena Dandini

    La Spezia

    ore 16,30 centro S.Allende- Questo non è amore- organizza Udi LaSpezia con Codice Donna

    Genova

    pomeriggio le donne della rete Donne per la Politica saranno in piazza intorno alla fontana (la cui acqua sarà rossa,) per informare e parlare anche di NoMore!

    Torino

    (da definire)

    Lodi

    (da definire)

    Milano

    dalle ore 15,00 alle ore 19,30, Aula consiliare di zona 2, viale zara 98/100, tavola rotonda di  informazione e dibattito con proiezione di documentario alle ore 18,30“Una su tre” di Antonio De Luca, Nerina Fiumanò e Stefano Villani, Ore 21 nella Ex-chiesetta del Parco Trotter, Via Mosso 7 spettacolo teatrale “Billie Holiday. Una donna oltre la leggenda” di e con Eleonora Dall’Ovo. . Eventi realizzati da: Comune di Milano -Consiglio di Zona 2, Associazione Comitato Vivere in Zona 2, ArciLesbica Zami, UDIhub.

    Catania

    ore 9,30 incontro con il Prefetto, ore 10-13 piazza Università e piazza Duomo,  Associazioni,  gruppi, singole firmatarie della Convenzione animano le piazze Saranno presenti banchetti per raccogliere le adesioni

    Rovereto (TN)

    15 alle 17, Piazza Erbe, iniziativa per la Giornata del 25 novembre. organizza SNOQ Trentino

    25 Novembre

     Roma

    Open Day Casa Internazionale delle donne, giornata porte aperte con iniziative di informazione sulla Convenzione

    Bologna

    25 Novembre iniziativa pubblica rete delle donne

    Ferrara

    Iniziativa pubblica uslle donne pakistane acidificate con Pala Castagnotto CGD e Vera Perri – Udi

    Milano

    dalle 17.00 alle 23.00 nella Ex-chiesetta del Parco Trotter, Via Mosso 7- maratona cinematografica per riflettere insieme:film Boys don’t cry” (USA, 1999) di Kimberly Peirce film “Racconti da Stoccolma” (Svezia 2007) di Anders Nilsson. Eventi realizzati da: Comune di Milano – Consiglio di Zona 2, Associazione Comitato Vivere in Zona 2, ArciLesbica Zami, UDIhub.

    Napoli

    p.zza del Plebiscito Gazebo le associazioni locali aderenti a NoMore! incontrano la cittadinanza

    Carpi

    ore 17 sala Perruzzi, incontro dibattito con documentario “lavorano a strada” di Alessandra Marolla Organizzato da UDI Carpi, Libera, CIF, Comune di Carpi, centro ascolto Vivere donna, sezione di Amnesty international

    Imola

    dalle 10 alle 12, Piazza Matteotti iniziativa- In piazza: i nostri corpi, la nostra voce, la nostra forza. Insieme, contro la violenza sulle donne-organizza Trama di Terre/Centro Interculturale delle donne, UDI Imola, Coordinamento donne Cgil e Spi Cgil Imola

    Pescara

    dalle 10.00 alle 14.00 p.za Sacro Cuore, ore 11,00-12,00 libreria Feltrinelli, ore 17,30 Libreria  Mondadori, iniziative varie, organizza associazione Ananke

    Orte

    ore 16.00 piazza del Plebiscito sala delle Bandiere –C’è violenza ogni qualvolta non c’è consensoOrganizza Ass. Erinna

    26 Novembre

    Bari

    iniziativa del Comune e iniziativa del centro donna Giraffa

    Enna

    ore pomeridiane, manifestazione in ricordo di Vanessa Scialfa nel giorno del suo compleanno. Sarà presente NO MORE Convenzione – Catania

    Lentini (SR)

    ore 17 via Regina Margherita 28, Leggi con UDI – Iniziativa a sostegno di NO MORE Convenzione. Saranno raccolte adesioni alla Convenzione

    27 Novembre

    Francofonte (SR)

    Scuola Media Iniziativa a sostegno di NO MORE Convenzione UDI Lentini interpreta pièce teatrale “Passi affrettati” di Dacia Maraini

    28 novembre

     Genova

    presentazione pubblica della convenzione antiviolenza NO MORE con la partecipazione di Rosangela Pesenti e Lidia Menapace organizzato dalla”Rete di donne per la politica” di Genova presso la sala del Consiglio Provinciale. Con il Sindaco di Genova, Marco Doria ed il governatore della Regione Claudio Burlando. L’intento delle associazioni è quello di far aderire alla petizione sia il Comune che la Regione e rimarcare ulteriormente la necessità che il problema della violenza di genere sia assunto dalle istituzioni come problema sociale a cui dare risposte concrete attraverso azioni di prevenzione e azioni di sostegno alle donne vittime di violenza con  il sostegno economico ai Centri Antiviolenza

    29 Novembre

     Comune di Codigoro

    Iniziativa Pubblica ore 9.00 presso il Comune organizza UDi Ferrara

    Comune di Ro

    Consiglio Comunale ore 16.00 organizza UDI Ferrara

    Comune di Tresigallo

    Consiglio Comunale ore 21 organizza UDI Ferrara

    Roma

    ore 9.30 Sala delle Lauree facoltà di giurisprudenza Univer. La Sapienza- convegno “Donne e cultura”- con Fondazione Pangea si presenterà la convenzione NoMore!ore 19,15, Università Jhon Cabott,via della Lungara 23 – Women against violence-cosa è la violenza di genere, quale risposte in NoMore!-organizza  Ipazia Club con Fondazione Pangea

    30 Novembre

    Bologna

    Teatro Duse, ” Ferite a Morte” scritto e diretto da Serna Dandini a sostegno della Convenzione NoMore! contro la violenza maschile sulle donne

    Jesi

    ore 18,30 presso la Casa delle Donne di Jesi presentazione Convenzione NO MORE! Organizza UDI Jesi

    1 Dicembre

    Isernia

    approfondimento sulla Convenzione NoMore, organizza  associazione Inanna Berra, ore 16.00 – Berra, Biblioteca comunale Commissione Pari Opportunità-Donne Diritti Democrazia e  Convenzione NO MORE!-organizza UDI e CGD

    8 dicembre

    Orvieto

    Approfondimento sul femminicidio, organizza l’Albero di Antonia

    9 Dicembre

     Genova

    teatro della Corte, “Ferite a Morte” scritto e diretto da Serena Dandini a sostegno della Convenzione NoMore! contro la violenza maschile sulle donne

    14 dicembre

    Casalecchio di Reno (BO)

    ore 14,30  – Sala Consiglio Comunale Casalecchio di Reno incontro con i nove sindaci e assessore/i alle pari opportunita’ del distretto territoriale. Organizza UDI Bologna

    ______________________________

     

    Risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

    alla lettera inviata dalla Convenzione No more!

     

    ____________________________

     

    Adesione di Susanna Camusso, Segretaria Generale della Cgil alla “Convenzione contro la violenza maschile sulle donne – femminicidio”

    E’ molto importante la scelta fatta da tante associazioni e realtà nazionali della società civile di promuovere e proporre a tutte le Istituzioni una Convenzione per contrastare e prevenire la violenza contro le donne e contro i diritti umani.
    La Convenzione richiama le Istituzioni alla loro responsabilità,ricorda come la libertà femminile sia la premessa di civiltà del paese, afferma in modo inequivocabile che la violenza maschile sulle donne non è un tema privato, mai:nè quando la violenza avviene tra le mura domestiche,nè quando si esprime in tante forme nei luoghi di lavoro .
    Al contrario il contrasto alla violenza sulle donne è un grande tema politico.
    Ma non è solo una scelta importante. Il richiamo che la Convenzione lancia alla responsabilità delle Istituzioni è un atto necessario e lo è per moltissime ragioni.
    Per il numero crescente di femminicidi in Italia;per il persistere di tendenze socio-culturali che minimizzano o giustificano la violenza domestica;per l’assenza di osservatori per la rilevazione sistematica dei dati;per la stessa rappresentazione del corpo delle donne nei media e nella pubblicità;per la sostanziale esclusione delle donne dalla vita pubblica e dal lavoro;per la scarsa efficacia delle misure di contrasto fin’ora messe in atto;per la stessa debolezza e non completa attuazione del Piano nazionale Antiviolenza del Dipartimento Pari opportunità. Per tutte le ragioni cioè che la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, ha elencato nel suo terribile rapporto sull’Italia.
    Ma c’è violenza anche nel mondo del lavoro.La crisi che investe l’economia italiana è affrontata con politiche recessive di austerità che il Sindacato Europeo proprio oggi 14 novembre ha contestato con la mobilitazione e lo sciopero: questo approccio ci condanna alla recessione e rende il lavoro sempre più precario e i giovani e le donne sempre più soli.
    Sappiamo quanto la precarietà esponga le lavoratrici native e migranti al ricatto sessuale ,quanto faccia proliferare le dimissioni in bianco,indebolisca la sicurezza nei luoghi di lavoro e alimenti il mobbing.
    Anche per questo chiediamo da tempo che venga recepito in Italia l’accordo quadro europeo sulle molestie e sulla violenza sul luogo di lavoro firmato a Bruxelles ben tre anni fa,nel 2007, dal sindacato europeo e dalle associazioni delle imprese.
    Sono convinta che la violenza contro le donne sia una sconfitta per tutti, come abbiano voluto scrivere nello striscione appeso sulla porta della sede nazionale della Cgil.
    Per tutto questo sottoscrivo la Convenzione no more.

     

    __________________________________

    INTERPELLANZA PARLAMENTARE

    I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del Lavoro e Politiche Sociali

    per sapere; premesso che:

    la risoluzione numero 54/134 del17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne;

    le notizie di cronaca continuano a riproporre quotidianamente notizie di donne uccise sottolineando che il fenomeno della violenza maschile sulle donne  delinea un dramma umano e sociale che molto spesso si consuma all’interno delle mura domestiche, nei nuclei familiari e nella sfera degli affetti e che sollecita iniziative urgenti per la prevenzione e la protezione delle donne e  minori che molto spesso vi sono coinvolti;

    Ad oggi gli unici dati degli omicidi di donne commessi da uomini sono raccolti dalla stampa nazionale e locale e dalle organizzazioni e associazioni specializzate nella lotta contro la violenza sulle donne. Dall’inizio del 2012 ci sarebbero stati almeno 105 i casi di femminicidio senza contare le vittime collaterali, di cui di seguito si fanno i nomi e i cognomi: 02-gen Chiesuol del Fosso,Ferrara Lenuta Lazar; 03-gen Milano Yuezhu Chen; 05-gen Putignano (Bari) Antonella Riotino; 05-gen Piana di Monte Verna, Caserta Angela Santabarbara; 09-gen Atripalda (Avellino) Fabiola Speranza; 12-genTrapani StefaniaMigali; 12-gen Trapani Nunzia Rindinella; 13-gen Monza (MB) Sharna Abdul Gafur; 14-gen Scicli (Palermo) Rosetta Trovato; 14-gen Civitanova Marche (Macerata) Grazyna Tarkowska; 15-gen Marano, Napoli Enza Cappuccio; 24-gen Mandas, Cagliari Maura Carta; 26-gen Porto Potenza Picena (MC) Andreea Christina Marin; 27-gen San Marco Argentano (CS) V. P. ; 04-feb Milano (MI) Leda Corbelli; 04-feb Fognano (PR) Domenica Menna; 05-feb Palermo Loweth Edward; 05-feb Parma Ave Ferraguti; 05-feb Lanciano (Chieti) Elda Tiberio; 07-feb Palermo Rosanna Siciliano; 08-feb Napoli nd; 08-feb Novara Giuseppina Sciaulino; 13-feb San Giuliano Milanese (MI)Antonia Bianco; 15-feb Firenze nd; 16-feb Latiano(Brindisi) Tommasina Ugolotti; 17-feb Modena Edyta Kozakiewcz; 24-febSiracusa ElisabettaFacchiano; 24-feb Maniago, Pordenone Fernanda Frati; 24-feb Cavriana(Brescia) Qiaoli Hu; 26-feb San Mauro Torinese (TO) Anthonia Egbuna; 26-feb Eboli, SalernoMaria Ricci; 28-feb Novara Brunella Cock; 01-mar Grottaminarda (AV)Patrizia Klear; 02-mar Pianura (NA) Gabriella Lanza; 04-mar Brescia (BS) Francesca Alleruzzo; 04-mar Brescia (BS) Chiara Matalone; 04-mar Mozzecane (VR) Gabriella Falzoni; 05-mar Piacenza (PC) Esmeralda Hilsa Romero Encalada; 06-mar Torino (TO) Anna Cappilli; 15-mar Barletta (BT) Maria Diviccaro; 15-mar Barletta (BT) Maria Strafile; 18-mar Caselle Torinese (TO) Rita Pullara; 19-mar Mesagne (BR) Concetta Milone; 23-mar Ladispoli (Roma) Annamaria Pinto; 26-mar Prata Sannita (CE) Carmela Iamundi; 26-mar Noale (VE) Hane Gjelaj; 26-mar Formigine (MO) Lin Huihui; 28-mar Torino (TO) Alfina Grande; 07-apr Cirò Marina (KR) Silvana Rustia; 12-apr Calenzano (FI) Gianna Toni; 17-apr Napoli Concetta Paracolli; 19-apr Vittorio Veneto (TV) Giacomina Zanchetta; 20-apr Fontana di Rubiera (RE)Tiziana Olivieri; 24-apr Enna (EN) Vanessa Scialfa; 30-apr Cuneo (CN) Pierina Baudino; 02-mag Cresenzago (MI) Matilde Passa; 05-mag Santeremo (BA) Carmela Russi; 05-mag Montecchio Maggiore (VI) Julissa Feliciano Reyes; 06-mag Pegli (GE) Giovanna Sfoglietta; 07-mag Villaricca (NA) Alessandra Cubeddo; 07-mag Avezzano (AQ) Mariana Marku; 12-mag Alessandria Dayana Desiree Carabali Castillo; 17-mag Paternò (CT) Enza Maria Anicito; 28-mag Fiorenzuola d’Adda (PC) Kaur Balwinde; 29-mag Brusciano (NA) Vincenza Zullo; 30-mag Biella Teresita Trompeo; 31-mag Cervia (FC) Sabrina Blotti; 31-mag Ferrara Emilia Romagna Ludmila Rogova; 01-giu TivoliClaudia BiancaBenca; 07-giu Staranzano (Go) Rosina Lavrencic;71 10-giu Milano Marika Sjakste; 15-giu Campeggine (Reggio Emilia) Alena Tyutyunikova; 17-giu Desio (Milano) Franca Lo Iacono; 19-giu Merano Erna Pirpamer; 19-giu Solofra (Avellino) Jasvir 24-giu Consandolo (FE) Raachida Lakhdimi; 27-giu Legnano (MI) Lombardia Stefania Cancelliere; 30-giu Formica (MO) Emilia-Romagna Anna Gombia; 02-lug Palma Campania (NA)Alessandra Sorrentino; 02-lug San Donato Milanese (MI) Antonina Nieli; 02-lug Massa Carrara nd; 05-lug Trapani Maria Anastasi; 11-lug Trigolo (CR) Lyzbeth Zambrano; 12-lug Marzabotto (BO) Clara Comellini; 12-lug San Mauro Torinese (TO) Mariangela Panarotto; 16-lug Casamassima (BA) Francesca Scarano; 20-lug Visco (UD) Samantha Comelli; 24-lug Milano Marittima (RA) Sandra Lunardini; 31-lug Torre del Greco (NA) Anna Iozzino; 09-ago Castello d’Annone (Asti) Lisetta Bardini; 23-ago Gela (CL) Iolandadi Natale; 24-ago Sondrio Loredana Vanoi; 26-ago Lucca Bruna Giannotti; 02-set Fano (PU) Mariola cgt. Hoxha; 02-set Torino (TO) Laila Mastari; 06-set Terranuova Bracciolini (Ar) Sebastiana Corpora; 07-set Chivasso (To) Pasquina Di Mascio; 09-set Bolzano Svetla Fileva; 09-set Tagliacozzo (Aq) Maria Teresa Campora; 15-set Milano Alessia Francesca Simonetta; 24-set Amantea(CZ) Carmela Popolato; 07-ott Padova Erica Ferrazza; 11-ott. Collegno (Torino) Vincenzina Scorzo; 20-ott. PalermoLucia Petrucci; 11-nov. San Sebastiano al Vesuvio (Napoli) Antonietta Paparo;

    Dai dati Eures-Ansa si riporta che gli omicidi di donne per mano di mariti ex coniugi e conviventi sono in aumento. Dai dati tratti dallo studio “Il costo di essere donna. Indagine sul femminicidio in Italia” promosso dalla Casa delle Donne di Bologna si evidenzia il crescere dell’emergenza. Nel 2006 i femminicidi furono 101, nel2007 107, nel2008 112, nel2009 119mentre nel2010 127. Va comunque considerato che, non trattandosi di dati ufficiali, c’è un rilevante «sommerso» che riguarda, ad esempio, i delitti di donne vittime della tratta o legate al mondo della prostituzione, donne senza permesso di soggiorno la cui eventuale scomparsa non viene denunciata, a meno che non venga ritrovato il corpo della vittima; i suicidi indotti provocati da episodi di violenza;

    La violenza di genere è un problema non di oggi ma strutturale, ed  emergeva già molto chiaramente nel 2007 nell’unica ricerca specifica effettuata dell’ISTAT, “Violenza e maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia”. Nella ricerca si evidenziava molto chiaramente che nel 2006 erano 6 milioni e 743 mila le donne dai sedici ai settant’anni vittime di molestie o violenze fisiche sessuali nel corso della vita (una donna su tre tra i 16 ed i 70 anni); che circa 1 milione di donne era stata vittima di stupri o tentati stupri (il 4,8 per cento della popolazione femminile globale); il 14,3 per cento delle donne aveva subito almeno una violenza fisica o sessuale dal proprio partner; il 24,7 per cento delle donne aveva subito violenze da un altro uomo, mentre 2 milioni e 77 mila donne avevano subito comportamenti persecutori (stalking) dai partner al momento della separazione; sono diversi gli atti di indirizzo e controllo presentati da Deputati del Partito Democratico nei quali  si faceva esplicita richiesta al Governo, visti i crescenti e terribili fatti di cronaca, di dare concretamente una piena e vera attuazione, anche finanziaria, al Piano Nazionale Antiviolenza, di investire in una rete integrata di politiche rivolte alla prevenzione, alla protezione e  alla persecuzione dei reati, di dare un inquadramento giuridico chiaro e di potenziare anche con finanziamenti adeguati i centri antiviolenza. Centri che non sono presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, che negli anni hanno subito tagli pesantissimi e che al momento sopravvivono grazie a finanziamenti una tantum che ne possono garantire, inevitabilmente, un’operatività limitata; secondo le conclusioni e raccomandazioni (punti 91 e 92) del Rapporto sull’Italia della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, le sue cause e conseguenze, Rashida Manjoo,  reso pubblico il 15 Giugno 2012:  “Sono stati fatti sforzi da parte del Governo per affrontare il problema della violenza contro le donne, inclusa l’adozione di leggi e politiche e la creazione e fusione di enti governativi responsabili per la promozione e protezione dei diritti delle donne. Ma questi risultati non hanno ancora portato una diminuzione della percentuale di femminicidi o si sono tradotti in un reale miglioramento della vita di molte donne e bambine, in particolare delle donne Rom e Sinti, delle donne migranti e delle donne diversamente abili”. Mentre nel punto 92 si afferma che: “Nonostante le sfide dell’attuale situazione politica ed economica, gli sforzi mirati e coordinati nell’affrontare la violenza contro le donne attraverso l’uso pratico e innovativo di risorse limitate, questa necessità rimane una priorità. I livelli alti di violenza domestica, che contribuiscono ai livelli in crescita di femminicidi, richiedono una attenzione seria”.

    secondo gli interroganti appare assai evidente la relazione che lega l’aumento dei femminicidi e della violenza sulle donne e la crescente riduzione delle risorse messe a disposizione dai diversi livelli di governo ai servizi diretti e indiretti, di prevenzione, protezione e contrasto alla violenza;

    nel 2011 il Comitato CEDAW nelle raccomandazioni rivolte all’italia (n.26/2011) si definiva “preoccupato per l’elevato numero di donne uccise da  prtner o ex partner (femminicidi) che potrebbe indicare il fallimento delle autorità dello Stato nella protezione delle donne vittime di violenza…”.

    nel 2012 l’Italia è scesa dal 74° all’80° posto – dopo il Ghana e il Bangladesh – nella classifica del Gender Gap Report sulla condizione della donna nel mondo, stilata dal World Economic Forum;

    il27 settembre 2012, dopo più di un anno dalla sua approvazione da parte del Consiglio d’Europa, il Governo ha firmato la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Al momento il Governo, nonostante l’evidente urgenza, non ha ancora presentato un proprio disegno di legge per la ratifica della Convenzione, mentre il Partito Democratico ha depositato un disegno di legge, sia alla Camera dei Deputati a prima firma On. Mogherini, che al Senato a prima firmaSen. Finocchiaro:-

    se non ritenga d’intervenire tempestivamente, anche tenendo conto delle raccomandazioni del Comitato CEDAW e della relatrice Speciale dell’ONU, con misure immediate ed urgenti al fine di contrastare e prevenire efficacemente il crescente dramma del femminicidio e della violenza contro le donne e quali misure abbia individuato al fine di fronteggiare quella che i fatti dimostrano essere  una vera e propria emergenza democratica oltreché sociale e una sistematica violazione dei diritti umani in Italia;

    se il numero di femminicidi avvenuti nel 2012 denunciato dalle organizzazioni e dalla stampa corrisponda al vero, se esista una raccolta ufficiale di questi dati, se esista un coordinamento fra i diversi ministeri nella raccolta dei dati statistici sulla violenza sulle donne e sui casi di femminicidio e se non ritenga opportuno, vista la gravità dell’emergenza attivarsi affinché l’Istat coordini ed elabori un rapporto statistico periodico sulla base delle schede predisposte da ogni amministrazione periferica e dallo Stato  al fine di avere un quadro dettagliato, specifico e organico sulla violenza ai danni delle donne e sul femminicidio.

    On. Villecco Calipari

    On.Sesa Amici

    On.Donata Lenzi

    On.Michele Ventura

    On. Jean Léonard Toudi

    On.Raffaella Mariani

    On. Guido Melis

    On. Giuseppina Servodio

    On. Donella Mattesini

    On. Sandro Brandolini

    On. Tea Albini

    On. Laura Garavini

    On. Marialuisa Gnecchi

    On. Emanuele Fiano

    On. Olga D’Antona

    On. Delia Murer

    On. Walter Verini

    On. Sandra Zampa

    On. Carmen Motta

    On. Alessandra Siracusa

    On. Salvatore Vassallo

    On. Marco Carra

    On. Salvatore Piccolo

    On. Cinzia Capano

    On. Eugenio Mazzarella

    On. Daniela Cardinali

    On. Emilia De Biasi

    On. Silvia Velo

    On. Livia Turco

    On. Ezio Zani

    On. Andrea Lulli

    On. Anna Paola Concia

    On. Susanna Cenni

    On. Maria Coscia

    On. Maria Grazia Gatti

    On. Doris Lo Moro

    On.  Margherita Mastromauro

    On. Ludovico Vico

    On. Anna Rossomando

    On. Donatella Ferranti

    On. Eisabetta Rampi

    On. Lido Scarpetti

    On. Renzo Carella

    On. Caterina Pes

    On. Manuela Ghizzoni

    On. Maria Paola Merloni

     

di Luisa Betti
pubblicato il 24 novembre 2012
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| 1 Commento »


  • Non fermiamo l’informazione corretta sulla violenza
    contro le donne – femmincidio: sosteniamo
    Zeroviolenzadonne che il 25 novembre lancia il suo nuovo sito.
    #############################################

     

    ZEROVIOLENZADONNE.IT 

    LANCIA IL NUOVO SITO

    IN OCCASIONE DEL 25 NOVEMBRE, GIORNATA MONDIALE

    CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

    In occasione del 25 novembre Giornata mondiale contro la violenza sulle donne indetta dall’Onu, Zeroviolenzadonne.it avrà un sito completamente rinnovato nella grafica, sempre più funzionale grazie ad una navigazione ancora più chiara e intuitiva. Domenica 25 novembre sarà pubblicata inoltre un’intervista su “Violenza sulle donne e maternità” ad Antonio Di Ciaccia, psicoanalista della scuola lacaniana e presidente dell’Istituto Freudiano. Da 4 anni il sito Zeroviolenzadonne.it pubblica una rassegna stampa completa, gratuita e on line ogni giorno alle 9.30, su tutta la stampa nazionale, per sostenere “una relazione possibile tra uomini e donne”. Anche lo spazio editoriale si occupa dalla violenza sulle donne e sui bambini, a tutte le forme di discriminazione su base sessuale e di esclusione sociale (omofobia, transfobia, razzismo, salute, lavoro, povertà, anziani). Zeroviolenzadonne.it ha 30.000 lettori e lettrici ogni mese, e ha pubblicato ad oggi circa 65.532 articoli, di cui 6.353 sulla violenza sulle donne e il femminicidio. Da sempre Zeroviolenzadonne.it sostiene e rilancia la missione culturale e politica delle giornaliste e dei giornalisti che si battono all’interno delle redazioni per una corretta ed esaustiva informazione su questi temi.

    Zeroviolenzadonne.it è anche sui Social media

     twitter.com/zeroviolenza

    facebook.com/zeroviolenzadonne

di Luisa Betti
pubblicato il 24 novembre 2012
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