A volte, le case degli artisti vengono trasformate in musei dopo la loro morte, santuari per il pellegrinaggio. Ma per Mike Kelley suicidatosi a febbraio scorso, le cose sono andate in modo diverso. Per lui c’è invece una replica minuziosa della sua casa d’infanzia nei suburbi di Detroit, la Mobile Homestead, roulotte pronta ad attraversare il territorio che già nel 2010 venne realizzata in parte e fece il suo primo viaggio, da Detroit all’interland di Westland. Nella Biennale di Whitney (a New York) che inizia domani 16 maggio verrà proposta quelll’iniziativa, corredata da alcuni video. Molti erano i dubbi su questa installazione rimasta in stand by dopo la scomparsa di Mike Kelley, ma adesso il museo di arte contemporanea di Detroit, insieme con Artangel e la Fondazione Luma hanno annunciato che la costruzione della casa inizierà a giugno, su un terreno abbandonato alle spalle del museo, e la dimora verrà aperta all’inizio del 2013. Una parte sarà però una specie di mobile-house e rimarrà staccabile così da concedersi dei tour. Non ci saranno i lavori dell’artista e non sarà un museo, ma un centro di servizi per la comunità, fornendo parrucchieri, magazzini per barbecue, spazi meeting e caselle postali per i senzatetto. Sotto la casa, due piani interrati, accessibili tramite scale che non saranno aperti al pubblico. Kelley aveva immaginato quei piani come un luogo labirintico in cui avrebbe fatto arte o musica, una specie di studio/tana. Ora quei seminterrati potrebbero essere dedicati all’attività di altri creativi. L’artista li aveva programmati per attività segrete, di cui non si è saputo nulla. Prima di morire, però, aveva dettagliatamente spiegato come voleva fosse realizzata la sua casa. Kelley, divenuto celebre col suo peluche messo in copertina dell’album “Dirty” dei Sonic Youth, ha sparso il suo virus horror, che indagava tra le viscere dell’America in tutto il mondo. E’ partito dalla musica – rock, heavy metal, punk – per approdare alla cultura trash e fustigare il sogno a stelle e strisce trasformandolo in un incubo.
pubblicato il 15 maggio 2012
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Sotheby’s e Christie’s, un corpo a corpo a suon di mucchi di dollari. Dopo il record stabilito da Mark Rothko con il suo «Orange, red, yellow» venduto da Christie’s a 86,9 milioni di dollari (il prezzo più alto mai pagato per un’opera del dopoguerra, precedentemente solo un trittico di Bacon aveva suscitato tanto scalpore), ieri è stata la volta dell’artista pop Roy Lichtenstein: la sua celebre «Sleeping Girl» è stata venduta da Sotheby’s a New York a 44,8 milioni di dollari. Sempre nel corso delle stessa vendita all’incanto, «Double Elvis» di Andy Warhol non ha avuto la medesima fortuna e è stato battuto per 37 milioni di dollari (la sua stima aveva una forbice tra i trenta e i cinquanta) il cui valore si attestava tra i 30 ei 50 milioni di dollari, è stato battuto a 37 milioni di dollari (28,5 milioni di euro). Nonostante la crisi, la casa d’aste Christie’s ha dichiarato un incasso totale pari a 388,5 milioni di dollari, infilando un altro record dopo il 2007. Bene rifugio o status symbol senza prezzo, capriccio di magnati e miliardari, l’arte contemporanea non ha conosciuto grandi flessioni, almeno tra i nomi dei suoi maestri più accreditati. E in netta salita figura tutto il periodo del secondo dopoguerra. Ma a guidare la classifica stupefacente resta la versione dell’«Urlo» di Edvard Munch, dipinto nel 1893 dall’artista norvegese, venduto la settimana scorsa per 119,9 milioni di dollari (comprese le tasse d’asta).

pubblicato il 10 maggio 2012
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All’età di 83 anni, a causa delle complicazioni dovute a un infarto, è morto lo scrittore e illustratore statunitense Maurice Sendak, uno degli autori più amati (dai piccoli lettori) del XX secolo. Dal suo celebre libro «Where the Wild Things Are», pubblicato nel 1963 e tradotto in una trentina di lingue (in italiano da Babalibri), per il quale nel 1964 ottenne la Caldecott Medal come il miglior libro illustrato americano, nel 2009 Spike Jonze realizzò il film «Nel paese delle creature selvagge» (Where the Wild Things Are), una pellicola che strappava i bambini dai mondi edulcorati e ovattati per gettarli fra i meandri della paura e delle oscure forze della natura. La storia è quella di un bambino capriccioso che, messo in punizione, decide di fuggire, finendo nell’isola dei mostri. Dovrà destreggiarsi tra spinte anarchiche e principi d’ordine. Un modo come un altro per crescere, fuori dai cliché. Nato a New York, nel quartiere di Brooklyn, il 10 giugno 1928 da genitori ebrei polacchi immigrati, a vent’anni Sendak costruiva già giocattoli animati in legno tanto da richiamare l’attenzione di un commerciante che lo volle come assistente. Una decina di anni dopo, ha al suo attivo l’illustrazione di una cinquantina di libri. Spesso censurato per la sua “cruda” fantasia, per i ragazzini non proprio educati che tratteggia e piuttosto scapigliati nei modi di fare, ispirato da tante fonti – da Mozart a Melville e Blake, le cui opere abbellì con suoi disegni – lo scrittore era anche conosciuto per le sue scenografie teatrali. Interrogato sulla nascita del suo capolavoro, Sendak rispose che ” era un esorcismo personale”, un ritorno alla sua difficile infanzia di Brooklyn mentre le creature mostruose “un omaggio agli zii e zie che venivano a casa per le festività religiose”. Fra i suoi libri figurano «Il lupo ballerino» e «Luca, la luna e il latte», quest’ultimo pubblicato per la prima volta nel 1970 e oggetto di polemiche a causa del piccolo protagonista della storia che appare spesso nudo. Nel 2003 Sendak ha ricevuto il Premio Astrid Lindgren per la Letteratura per l’insieme della sua opera, come riconoscimento «per la sua coraggiosa esplorazione dei segreti recessi dell’infanzia, che ha cercato di illuminare con fantasia e amore». Nel corso della sua carriera ha ottenuto il Premio Hans Christian Andersen nel 1970, il National Book Award nel 1982, la Laura Ingalls Wilder Medal nel 1983 e la National Medal of Arts nel 1996. Come illustratore fu autodidatta e cercò sempre di trasmettere la malinconia tipica di molti bambini. Il suo segno “grafico” rimanda alle stampe dell’Ottocento ma anche agli acquerelli di Chagall nonché agli eroi dei fumetti.
pubblicato il 8 maggio 2012
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Doveva rilanciare il turismo a Helsinki, capitale della Finlandia, a corto di attrazioni per tour collettivi o individuali. Ma il museo Guggenheim pensato per essere costruito sul porto, di fronte al mare, non ci sarà. E’ stato bocciato dalle autorità locali che secondo i media avrebbero “ascoltato” le perplessità dei cittadini. Il consiglio comunale ha fatto cadere la proposta con 8 voti contrari e 7 favorevoli. Il Guggehneim, blockbuster con sedi a New York, Berlino, Venezia, Bilbao e presto a Abu Dhabi, era un progetto da 140 milioni di euro e il museo avrebbe dovuto inaugurare la sua nuova sede nel 2018, in omaggio alla lunga tradizione nel design moderno che può vantare la città di Helsinki. Ma il piano è stato rispedito al mittente. Lo stesso ministro della cultura finlandese Paavo Arhinmaki ha espresso tutte le sue riserve in merito all’opera che pure, in un primo momento, l’aveva fortemente suggestionato.

pubblicato il 3 maggio 2012
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Apre oggi la XV edizione della Biennale Donna, organizzata dall’Udi. Fino al 10 giugno presso Palazzo Massari sarà di scena la violenza, o meglio, un’acuta denuncia delle ferite sociali inferte al corpo delle donne e non solo. Il percorso proposto dalle due curatrici, Lola Bonora e Silvia Cirelli, promette un’alta tensione emotiva. Innanzitutto per le artiste invitate, che presentano una serie di installazioni dal forte valore politico. La siciliana Loredana Longo ricorda drammaricamente l’incendio in una fabbrica di camicie di New York del 1911 dove persero la vita 146 operaie; la giapponese Yoko Ono mostra il video «Cut Piece» dove fa ridurre in brandelli i suoi vestiti rimanendo nuda sulla scena, mentre la pakistana Naiza H. Khan popola le sale col suo esercito di minacciosi abiti-corazze. Valie Export crea il suo monumento di kalashnikov, una piramide infernale contornata da filmati di esecuzioni e la guatemalteca Regina José Galindo dà il suo corpo in pasto alla brutalità più oscena. Lydia Schouten (Olanda), impressionata dalla criminalità che invadeva le strade di New York durante una sua residenza, riporta notizie di aggressioni e omicidi realmente accaduti durante la sua permanenza americana. Infine, Nancy Spero, che nei suoi disegni evidenzia il sessismo maschile. A partire dai temi della mostra è stato ideato il progetto Quando l’arte interpreta la violenza, rivolto a tutti gli istituti di secondo grado di Ferrara. Le classi coinvolte saranno impegnate a produrre, con diversi linguaggi espressivi (scrittura, pittura, scultura, grafica, fotografia, video e musica), degli elaborati che verranno esposti in municipio in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza alle Donne (25 novembre 2012).

pubblicato il 20 aprile 2012
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L’arte contemporanea in Italia, nonostante i suoi numerosi musei sparsi sul territorio e gli investimenti cospicui di cui ha goduto nell’ultimo decennio, rischia di rimanere “orfana” e di mettersi in stand by a tempo indeterminato. Dopo la paradossale vicenda del commissariamento del Maxxi di Roma,
a soli due anni dalla sua apertura e dopo 150 milioni spesi per la sua inaugurazione, ci sono anche la Galleria civica di Trento sul filo della chiusura a causa dei fondi tagliati (il comune socio fondatore non la sostiene più, sulla falsariga dello stesso modello di cattiva gestione del Mibac con il Maxxi), il Man di Nuoro (con la sua poltrona della direzione artistica vacante), il Madre di Napoli (il countdown prevede lo sbarramento delle porte per il primo maggio e tutti i dipendenti in cassaintegrazione, salvo mutamenti di scenario e salvataggio all’ultimo minuto), il Pan, la Galleria di Monfalcone e il museo Riso di Palermo. Né molto bene in salute sta ormai il castello di Rivoli e il sistema museale piemontese, fino a poco tempo fiore all’occhiello delle amministrazioni locali e nazionali. L’allarme sulla situazione drammatica dei musei di arte contemporanea lo lancia Amaci, l’associazione che raccoglie 27 istituzioni del settore. La richiesta è quella di un’audizione urgente con il presidente del Consiglio Monti e il responsabile della cultura Ornaghi, ma anche con i colleghi dello sviluppo economico, del lavoro, dell’istruzione. L’idea è quella di fare il punto sulle «fragilità», ma anche di presentare al governo «un rapporto dettagliato» che «evidenzierà la capacità dei nostri musei di generare cultura, educazione, formazione, occupazione e crescita economica in tutto il territorio nazionale». Molto critico il il giudizio sulla vicenda Maxxi: le modalità di comunicazione del provvedimento del Mibac, comunica Amaci, «hanno provocato un grave danno di immagine a livello nazionale e internazionale non solo al Maxxi ma all’intero sistema culturale italiano».
pubblicato il 18 aprile 2012
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Si può fare un graffito ecologico, evitando spray tossici e vernici indelebili? Certo, la crisi ha rilanciato il fai-da-te e le tinte ora si possono fare direttamente in casa, come ai vecchi tempi, con qualche accorgimento in più. Così lo street artist sarà anche una giardiniere un po’ ribelle, che dovrà semplicemente imparare a coltivare il muschio. Moss Painting si chiama infatti la nuova moda nel campo dei murales d’assalto e permette di saltare del tutto gli effetti nocivi e chimici propendendo per la natura e per le sue meraviglie. Quindi: vuoi fare il graffitaro? Bene, conviene andare prima in un vivaio (e non in un negozio di colori), acquistare sacchi con del muschio e poi applicarsi pazientemente alla nuova arte. Oppure, dato che il muschio si autoproduce, non dovrebbe essere difficile farlo crescere, senza comprare proprio nulla: è una muffa che vedrete apparire innaffiando spesso la terra che va tenuta umida e in ombra. Guerrilla Gardening è la crew che «etichetta» gli alfieri della creatività green. Anche qui, quando si attacca la città, scegliere sempre un muro in ombra così che prolifichi la «pittura». La ricetta per agire: muschio, yogurth, birra sciroppo di malto, ingredienti che vanno frullati tutti insieme. E’ questo il composto magico per l’Urban Style. Unica controindicazione: quel graffito «verde» non va abbandonato a se stesso, bisogna stargli un po’ dietro e irrorarlo con acqua con una certa frequenza.

pubblicato il 5 aprile 2012
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Il 14 aprile sarà un giorno importante per chi ama l’archeologia: è questa la data in cui verrà inaugurato il nuovo Museo delle Palafitte a Fiavè (Trento). Si tratta di una delle 111 località che costituiscono il sito dedicato alle palafitte preistoriche dell’arco alpino entrate a far parte della lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco. Il museo, curato dalla Soprintendenza per i beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento, racconta le vicende dei diversi abitati palafitticoli che si sono succeduti lungo le sponde del lago Carera, bacino di origine glaciale, tra tardo Neolitico ed età del Bronzo. Gli scavi diretti da Renato Perini, iniziati nel 1969 e proseguiti fino all’inizio degli anni Novanta, hanno portato alla luce resti di capanne costruite sulla sponda lacustre (3.800 – 3.600 a.C), ma anche secondo il classico modello della palafitta in elevato sull’acqua (1.800 – 1.500 a.C. circa). Un’evoluzione di questa tipologia sono le capanne su pali ancorati a una complessa struttura a reticolo adagiata lungo la sponda e sul fondo del lago (1.500 – 1.300 a.C.). Negli ultimi secoli del II millennio a.C. l’abitato si spostò sul vicino Dos Gustinaci, dove sono state rinvenute abitazioni con fondazioni in pietra. L’eccezionale stato di conservazione non solo dei pali, ma anche di molti altri materiali organici, rende il territorio delle palafitte un luogo di grande suggestione.


pubblicato il 21 marzo 2012
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Decine di dipinti della collezione privata ma anche i disegni, realizzati dalla mano dello scrittore. L’asta dei «cimeli» appartenuti a Victor Hugo (1802-1885), che si terrà presso la casa d’aste Christie’s di Parigi il 4 aprile prossimo, si preannuncia densa di sorprese. A 210 anni dalla nascita dell’autore dei popolari romanzi «I miserabili» e «Notre-Dame de Paris», ben cinquecento lotti ricorderanno la sua figura, tra libri, manoscritti, quadri, fotografie, mobili e oggetti personali appartenuti allo scrittore stesso e ai suoi discendenti, il figlio Charles (1826-1871), il nipote Georges (1868-1925) e il pronipote Jean (1894-1984). La casa d’aste ipotizza una stima complessiva del catalogo intorno a un milione di euro. Tra i manoscritti di Victor Hugo che saranno messi in vendita, molti autografi legati alla vita intellettuale, politica e privata del romanziere (anche una decina di lettere inviate ad amici intimi e una missiva spedita alla fidanzata Adele Foucher, sua futura moglie, nella quale dichiarava tutto il suo amore, stimata tra 3000 e 5000 euro). Cinquanta invece i (rari) disegni opera dello scrittore – ne produsse circa 3500 influenzato dalle visioni dei pittori romantici – tra cui due a inchiostro di china su legno, intitolati «Vita e morte», stimati tra 100mila e 150mila euro.


pubblicato il 2 marzo 2012
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Un grande centro spirituale russo con tanto di chiesa ortodossa a cinque cupole (che si vedranno dalla Senna) proprio sotto la Torre Eiffel e a Parigi scoppia l’inferno. Questo gigantesco progetto necessita soltanto dei permessi necessari all’avvio dei lavori di costruzione (la previsione è che sia tutto finito entro il 2014) ma i detrattori non mancano. E’ la posizione a far discutere e a sollevare interrogativi. Affidato all’architetto Manuel Nunez Yanowsky (padre rifugiato in Unione Sovietica e madre russa), discepolo di Ricardo Bofill, il complesso religioso ha un nemico influente: il sindaco socialista
Delanoe che, in una lettera, ha attaccato duramente il progetto definendo quell’architettura “mediocre” oltre che “inappropriata”. Il luogo dove dovrebbe sorgere il centro russo è infatti un sito Unesco e il primo cittadino fa sapere che non darà il suo consenso (ma il suo è un parere esclusivamente consultivo). “Mi ha molto colpito il commento del sindaco – ha detto Nunez Yanowsky – Mi sono ricordato del signor Georges Pompidou”. Al presidente francese non piaceva il design del museo di Piano e Rogers (Beaubourg), ma democraticamente accettò il giudizio della maggioranza. E non se ne pentì in seguito.
In particolare, il progetto ideato da Yanowsky si estenderà per oltre 4.000 metri quadrati, 3.000 dei quali occupati da ampi giardini, nella ex sede dell’Istituto di Meteorologia di Météo France. Oltre al luogo di culto per 500 persone ci saranno un seminario, una biblioteca, una serie di abitazioni, uffici e diverse sale polifunzionali. Budget, 35 milioni di euro, finanziati principalmente dalla Chiesa ortodossa russa.
pubblicato il 1 marzo 2012
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