Sunday 19 May 2013

IL MANIFESTO BLOG
   Un patrimonio in transito a cura di Arianna Di Genova
Archivio di agosto 2010
  • Ex metalmeccanici, operai dei cantieri navali e minatori in pensione sono stati invitati a lanciare pietre contro un magazzino industriale abbandonato per dare vita a un progetto artistico che farà parte della Biennale di Liverpool, che aprirà i battenti il prossimo 18 settembre. A invitare gli ex operai a scagliare i sassi è l’artista spagnola Cristina Lucas che vuole riprenderli in un video che intende simboleggiare il declino della produzione industriale nella città inglese. Il filmato sarà girato domenica e saranno usati effetti speciali per mostrare i partecipanti che rompono le parole Touch and Go proiettate sulle finestre. Il risultato verrà mostrato nella Biennale che nella seconda metà di settembre vedrà opere d’arte di artisti di tutto il mondo invadere varie location di Liverpool. La rassegna giunta alla sua sesta edizione è famosa per essere sempre molto vicina ai temi d’attualità e della politica sociale. Quest’anno, il direttore artistico Lewis Biggs, già alla Tate Liverpool, ha nominato un curatore e esterno, l’italiano Lorenzo Fusi. Ecco i nomi degli artisti che parteciperanno alla Biennale per Touched, la mostra internazionale: Sachiko Abe, Alfredo e Isabel Aquilizan, Rosa Barba (IT), Laura Belém, Emese Benczúr, Daniel Bozhkov, Nina Canell, Danica Dakić, Song Dong, Wannes Goetschalckx, NS Harsha, Diango Hernández, Nicholas Hlobo, Jamie Isenstein, Alfredo Jaar, Eva Kot’átková, Will Kwan, Lars Laumann, Antii Laitinen, Minouk Lim, Cristina Lucas, Tala Madani, Yves Netzhammer, Raymond Pettibon, Ranjani Shettar, Do-Ho Suh, Franz West ed Héctor Zamora. Tehching Hsieh, Kris Martin, Otto Muehl, Carol Rama e Ryan Trecartin parteciperanno con lavori già prodotti, ma mai esposti prima nel Regno Unito.

di arianna
pubblicato il 11 agosto 2010
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in varie
  • Come mai dell’arte e dei suoi tesori ci si ricorda soltanto quando questi vengono piegati a far cassa e ci si accanisce in discussioni sterili mentre intorno c’è il deserto? E’ così che in un’estate infuocata si riscoprono d’improvviso i due Bronzi di Riace, capolavoro ellenico risalente al V secolo a. C. miracolosamente pescato intatto nei pressi di Reggio Calabria nel 1972, due guerrieri divenuti in un batter d’occhio le star dell’archeologia mondiale, restaurati a dovere e oggi monitorati di nuovo perché necessitano di ulteriori «cure», data la loro fragilità pregressa. Dopo le polemiche per una loro tournée alla Maddalena (dovevano fare «da cornice» ai potenti accorsi al G8 dello scorso anno, poi tenutosi all’Aquila mentre nell’isola sarda si sperperavano soldi pubblici che entravano velocemente nelle tasche della «cricca») adesso la coppia regale torna agli onori della cronaca perché il super manager dei beni culturali, Mario Resca, stanco dei cordoni tirati di Tremonti, vuole applicare – a partire da loro – una strategia di marketing. L’arte ha sempre girato per le grandi mostre; in fondo, è un patrimonio dell’umanità intera. Però, almeno nel linguaggio che la accompagnava nei suoi viaggi, si lasciava intatta una finalità culturale: confronti fra opere, monografie su alcuni periodi storici, percorsi diacronici. Non solo di spot si vive. Cambiati i tempi, mutano le parole. Ma l’arte deve per forza essere come una «escort» o può essere qualcosa di più? Ma Resca è uomo di affari, non certo di infingimenti. A lui non s’impapocchiano storie strane. Allora, la questione su cui far girare la polemica non è più la delicatezza di un manufatto artistico e la sua salvaguardia da possibili danni, ma il fine vero per cui quella scultura, quel dipinto, quel nome viene «speso». Non è un po’ triste fare l’equazione denaro uguale Bronzi di Riace e non farla – similmente – quando si tratta di tutto il patrimonio diffuso sul territorio? Anzi, in quel caso non si ha pietà e si taglia ogni risorsa, «affamando» la ricerca, chiudendo battenti, umiliando l’Istituto di restauro, mettendo a serio rischio la tutela e negando gli strumenti giusti per una buona tenuta di paesaggio e turismo. Quindi, di cosa stiamo parlando…

di arianna
pubblicato il 4 agosto 2010
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