La Biennale Arti visive di Venezia ha il suo nuovo direttore, scelto dal Cda che ha proceduto anche alle nomine degli altri settori (Ismael Ivo riconfermato per la danza, per il teatro il catalano Rigola e per la musica una new entry, il compositore Fedele): a prendere il testimone della curatrice svizzera Bice Curiger è
Massimiliano Gioni, classe 1973, una specie di enfant prodige della scena internazionale che ha collezionato incarichi prestigiosi fin da giovanissimo e ha camminato al fianco di critici come Francesco Bonami e artisti smaliziati quali Maurizio Cattelan. «È un grande onore essere chiamato a dirigere la 55/a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia», ha affermato contento Gioni. E ha aggiunto: «Ho visitato la Biennale di Venezia per la prima volta nel 1993 in un’edizione che ha cambiato la prospettiva del mondo sull’arte contemporanea. Nel 2003 ho avuto la fortuna di curare una piccola sezione della Biennale e ora, se i numeri hanno un senso, spero che il 2013 porti fortuna». «Gioni è un curatore allo stesso tempo innovativo e attento a giocare su più registri – ha detto Curiger -. A Milano ha aperto al pubblico spazi abbandonati, a Gwangju in Corea ha scelto un tema dalle parole di un poeta coreano, cosa che gli ha consentito di fare una biennale attorno al tema della figura umana certamente diretta a un pubblico specializzato, ma attraente per un pubblico più vasto che mai aveva visitato una mostra di arte contemporanea». Massimiliano Gioni ha al suo attivo una lunga e prolifica carriera, che va dalla direzione dell’ottava Biennale d’Arte di Gwangju in Sud Corea a «Of Mice and Men», quarta Biennale di Berlino (2006) fino alla quinta edizione di Manifesta (2004). In più, è Associate Director del New Museum di New York e direttore artistico della Fondazione Trussardi di Milano.
pubblicato il 31 gennaio 2012
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23 marzo 2013 alle 22:50
Pino Boresta vivrà. Nuova performance-blitz dell’artista romano durante la conferenza stampa della Biennale. L’outsider per eccellenza rivendica ancora una volta la propria esistenza
“I don’t give up”, urla a pieni polmoni Pino Boresta. E se c’è qualcosa che va riconosciuto all’artista romano, insieme a una rara genuinità, sono la tenacia e la convinzione con cui porta avanti la sua ricerca, da almeno un paio di decadi. Performer, situazionista (o “situazionauta” come ama definirsi), oltre che street artist ante litteram, Boresta è sbucato fuori dal pubblico della conferenza stampa della Biennale di Venezia, ieri a Roma, al grido di “Io vivrò”.
Dopo aver provocatoriamente annunciato, con email, post su forum e pubblicità sui giornali, che si sarebbe tolto la vita se Gioni non l’avesse invitato alla mostra, ha invece a sorpresa deciso di riaffermare con forza la propria esistenza, la propria condizione di outsider, di irregolare, di allegro e consapevole disturbatore. La performance, interrotta dal servizio d’ordine come ogni blitz che si rispetti, si è chiusa con un forte applauso, mentre Paolo Baratta, presidente della Biennale, riprendeva la parola dicendo a Massimiliano Gioni: “pensavo fosse una delle tue trovate”…
- Valentina Tanni
Qui ii video:
http://www.youtube.com/watch?v=gDxYnZFyx_0
http://www.youtube.com/watch?v=uyUoEyubttc