Solo quarantuno centimetri d’altezza e un peso simbolico che fa impressione: il crocifisso attribuito a Michelangelo che lo stato comprò nel 2008 alla cifra di 3,2 milioni di euro suscitando un vespaio di polemiche (quasi certamente non è di Michelangelo) torna a far parlare di sé. E solo così si può “vedere” perché la scultura giace nei depositi della Soprintendenza del Polo museale di via della Ninna, a Firenze. Non è esposto non solo per un imbarazzo dovuto all’incauto acquisto, ma anche perché quel crocifisso è oggetto di una indagine della Corte dei Conti. L’accusa è danno erariale. La scultura lignea, che la maggior parte degli studiosi ha riconosciuto essere di ottima fattura ma non certo del Buonarroti, non valeva quel prezzo esorbitante pagato in tutta fretta. L’ex ministro ai beni culturali Sandro Bondi si difende e rivendica la “bontà” e la correttezza con cui condusse le trattative. C’è anche Roberto Cecchi a testimoniare, oggi commissario straordinario dell’area archeologica del Colosseo e dei Fori imperiali. Chiama in causa Salvatore Settis ma il professore si sgancia: «Non ho alcun ricordo che il Consiglio Superiore dei Beni Culturali, quando io lo presiedevo, si sia occupato del Crocifisso acquistato dal Mibac». Insomma, una storia all’italiana costata cara però, se si considerano le esigue finanze del ministero per i beni culturali e come viene trattato il nostro patrimonio che boccheggia e cade in rovina, anche quando è assai più prezioso di quel crocifisso acquistato chissà se davvero “in buona fede”. In alcune intercettazioni rivelate durante una indagine sulla ‘ndrangheta si parla proprio di quel crocifisso….

pubblicato il 18 febbraio 2012
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Un Commento a “Crocifisso di Michelangelo? Lo deciderà la Corte dei Conti”
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26 marzo 2012 alle 15:24
HI
Crocifisso di Michelangelo? Lo deciderà la Corte dei Conti
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