Tuesday 18 June 2013
A Londra The Shard, il grattacielo di Piano
Dopo tre anni di lavori, è stato inaugurato a Londra il più alto grattacielo dell'Europa occidentale:
«The Shard» vanta una personalità firmata dall’architetto italiano Renzo Piano. L'edificio, a forma piramidale – tutto in vetro - è alto 310 metri e fa parte di un più ampio progetto di rinnovamento urbano in massima parte finanziato dall’emirato del Qatar. Al suo interno ospiterà uffici, abitazioni e un albergo. Ci arriverà una linea di metro, quattro linee ferroviarie e 14 di autobus, non si può dire che sia mal servito. L’edificio cambierà lo skyline di Londra e dalla sua piattaforma panoramica che aprirà nel 2013 si potrà godere di una vista unica sulla città. Ma il grattacielo ha già generato non poche polemiche: gli appartamenti di lusso costano la bella somma di 50 sterline e il biglietto per il panorama si aggira intorno alle 25 sterline a persona, troppo anche al cospetto della rivale Tour Eiffel di Parigi (14 euro). «Non è stato costruito per capriccio – ha spiegato Renzo Piano – ma la sua forma piramidale segue il decrescente peso delle funzioni (uffici, hotel, appartamenti) e ricorda le guglie a spirale delle chiese di Londra costruite dall’architetto di St. Paul, Christopher Wren». The Shard non terrà però a lungo il record di più alto grattacielo dell'Europa occidentale: il Mercury City Tower di Mosca, di prossima apertura, raggiungerà i 332 metri di altezza.
di arianna
pubblicato il 5 luglio 2012
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pubblicato il 5 luglio 2012
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3 Commenti a “A Londra The Shard, il grattacielo di Piano”
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5 luglio 2012 alle 22:07
A che servirebbe grattare il cielo con un grattacielo ?
Ad occupare meno spazio in orizzontale e di piu’ in verticale?
C’e’ un solo modo per non occupare troppo spazio in orizzontale, il serrato controllo delle nascite, tutte le altre soluzioni sono palliativi …..
Senza contare poi che gli abitanti dei grattacieli quando scendono alla quota di livello zero, tornano a rioccupare lo spazio orizzontale, a meno che non inizino ad arrampicarsi sugli specchi !
Che poi una gigantesca scheggia di vetro impazzita, sia piovuta dal cielo sul suolo di London City, credo proprio non abbia molta importanza per i piu’ ………
D’ ora in poi potremmo adottare un completamento del cognome di Renzo Piano e chiamarlo Renzo ……. Piano Verticale !!!!!
6 luglio 2012 alle 09:34
Sento che Giamta ha contratto il
morbo di Bozo: la fissa della sovrappopolazione.
Rivenendo ai grattacieli: ma non si tratta di architettura, è pura ingegneria.
Non mi si dirà che per qualche dettaglio della forma data alla massa, allora diventa architettura.
Non c’è cosa più stupida e banale che un parallelepipedo, in architettura. O forse sì, una piramide.
Perché pone dei problemi statici inferiori.
Per non parlare degli interni dei grattacieli: tutto uguali a loro stessi, di una banalità e di una tristezza assolute,nella ricerca spasmodica di massimalizzare il rendimento al centimetri quadro.
Penso che raramente nella storia dell’umanità si è costruito così male.
Unico valore reale: il rendimento.
Quand’è che si tornerà all’architettura?
23 agosto 2012 alle 02:10
Non capisco troppo l’ossessione di Giamta, che dev’essere parente del Bozo: siamo troppi? in Europa? ma le legge le statistiche ? O è semplicemente perché ha dei vicini fastidiosi che arriva a questa conclusione?
Recessione demografica caro Giamta (o cara?) e a termine semplice sparizione degli Europei. Immagino che la cosa ti sorprenda e ti rallegri.
Per tornare al grattacielo di Piano: visto di notte è anche carino, ma di giorno è alquanto triste cosa.
È un’opera d’ingegneria soprattutto. Architettura giusto per la forma innovativa (ma neanche tanto…una variazione sul tema della piramide e di un certo verticalismo gotico).
E dentro? E la spazialità così cara al vecchio Zevi? Non ho potuto vedere l’interno, ma lo farò. Per adesso temo il peggio: il solito algido mondo di aeroporti, grandi alberghi, halls di stazioni, metrò, che ci fa rimpiangere i vecchi interni un po geometrili e scassati nei quali siamo cresciuti.
Si potrebbero tralasciare gli archistars e occuparsi per esempio di bio-architettura (i tedeschi son bravissimi, come anche qualche italiano) ? Da appassionato del soggetto trovo che siano fra i pochi ad avere un approccio completo del “fare architettura”.
Il resto è cultura dello spettacolo.