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	<title>Rovesci d&#039;arte</title>
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	<description>Un patrimonio in transito a cura di Arianna Di Genova</description>
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		<title>Il diluvio dell&#8217;arte alla Biennale. Consigli anti-orticaria</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2013 13:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un diluvio di arte, tanto da far venire l’orticaria? Non disperate. Si può fare così: un giorno (anche post vernissage per chi non deve lavorare nell’immediato, oltretutto il meteo è terribile) tutto da spendersi fra Arsenale e Giardini: occhio all’Argentina di Nicola Costantino con il suo tributo a Evita, alla Corea con la bravissima Kimsooja, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/05/Marc-Quinn-Fondazione-Cini-Biennale-Venice-Venezia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-908" alt="Marc Quinn Fondazione Cini Biennale Venice Venezia" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/05/Marc-Quinn-Fondazione-Cini-Biennale-Venice-Venezia-300x129.jpg" width="300" height="129" /></a>Un diluvio di arte, tanto da far venire l’orticaria? Non disperate.</p>
<p>Si può fare così: un giorno (anche post vernissage per chi non deve lavorare nell’immediato, oltretutto il meteo è terribile) tutto da spendersi fra Arsenale e Giardini: occhio all’Argentina di Nicola Costantino con il suo tributo a Evita, alla Corea con la bravissima Kimsooja, la Francia di Anri Sala, l’Inghilterra di Jeremy Deller, la Germania di Ai Weiwei, Karmakar, Mofokeng, Singh, una new entry come il padiglione della Santa Sede con Tano Festa. E poi gli altri due giorni, liberi, in giro per le calli e i palazzi storici. Le sorprese, fuori itinerario classico, non mancheranno e non deluderanno.</p>
<p>Molti dei paesi alla loro prima volta alla Biennale sono dislocati in spazi diversi dal percorso obbligato: l’Angola alla Fondazione Cini, il Costa Rica in santa Croce (qui  c’è da tenere sotto osservazione stretta Priscilla Monge), l’Iraq a Ca’ Dandolo. Ecco, in questo palazzo cinquecentesco gli iracheni hanno allestito una pasticceria e offrono tè e dolci a tutti. Dopo il riposo all’ombra della cultura mesopotamica, ricaricati, si può partire alla ricerca della nave-padiglione del Portogallo. E&#8217; direttamente in Laguna, in acqua. E’ lei, Joana Vasconcelos &#8211; la stessa artista che attaccò nella Bienale del 2005 un mega lampadario fatto di tampax &#8211; a proporre questo battello ricoperto di azulejos, metafora di ogni migrazione possibile (ma anche della nostalgia e del ritorno)</p>
<p>Fra i consigli delle tappe imperdibili c’è una visita alla Fondazione Bevilacqua La Masa. Ha due sedi: in quella di san Marco espone Munch per il padiglione Norvegia e una serie di altri artisti che si focalizzano sul tema emancipazione e sessualità, ma nell’altra – il Palazzetto Tito – c’è un affascinante <i>Paesaggio Incompiuto, </i>che vede come “esploratori” Marina Abramovic, Maurizio Cattelan, Tacita Dean, Rirkrit Tiravanija e molti giapponesi (dal design ai manga alla letteratura) come Yoneda, Oku, Koizumi, Terayama, dato che il progetto è stato curato in collaborazione con la Japan Foundation. Poi, vicino Palazzo Grassi, stop a Palazzo Falier: c’è il portoghese Pedro Cabrita Reis con il suo <i>Remote Whisper. </i>L&#8217;artista presenta nei 700 metri quadri del piano nobile un intervento monumentale, che invade le pareti e i pavimenti, invitando il visitatore a intraprendere traiettorie casuali e labirintiche attraverso lo spazio. Alle Officine delle Zattere si fa conoscenza, invece, con il Bangladesh contemporaneo, mentre la Bosnia (grande ritorno dopo molti anni) fa capolino da Palazzo Malipiero, in piazza san Marco, con <i>The Garden of Delight </i>di Mladen Miljanovic.</p>
<p>E’ ora di salpare verso l’isola di san Servolo: qui c’è la collettiva araba-siriana e pure un pezzetto di Kenya (new entry). Rientro: sosta al padiglione dell’Utopia e dell’emergenza, l’ha messo su l’attivista e artista peruviano Jota Castro e fra gli espositori c’è anche Teresa Margolles con le sue inquietanti installazioni fra vita e morte. Ultima fermata per oggi: Querini Stampalia e l’artista cinese Qiu Zhijie. Il curatore della Biennale di Shanghai presenta una selezione di opere inedite con cui esplora le dinamiche complesse che tracciano gli itinerari spaziali e temporali tra Occidente ed Oriente, tra passato e presente. La mostra, a cura di Chiara Bertola e Davide Quadrio, è la prima tappa di <i>New Roads,</i> un progetto triennale di collaborazione internazionale tra Cina e Italia,</p>
<p>Siete stanchi? Uno sforzo ancora. Destinazione, Scuola di san Pasquale, in Campo san Francesco. Ecco Angel Marcos, spagnolo con la sua <i>Intimate Subversion. </i>L’artista fin dagli anni &#8217;90 ha condotto la sua ricerca che lo ha portato a fotografare comunità, quartieri, nuclei urbani.Le &#8220;zone&#8221; qui indagate sono quelle di Medina del Campo, le periferie abitate dal proletariato.</p>
<p>Finalmente, è arrivato &#8220;il giorno dopo&#8221;. Siete ancora a Venezia? E’ ora di fare un giro più <em>mainstream</em>. Si va da Palazzo Ducale (come saltare lo stupefacente Manet?) e si finisce poi, dritti dritti,<a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/05/biennale-venezia-arte-01.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-907" alt="biennale-venezia-arte-01" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/05/biennale-venezia-arte-01-300x256.jpg" width="300" height="256" /></a><a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/05/althamer.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-906" alt="althamer" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/05/althamer.jpg" width="295" height="235" /></a> fra le braccia di due guest star: Marc Quinn alla Fondazione Cini (isola di San Giorgio Maggiore) e Roy Lichtenstein (non lui perché non c’è più, ma le sue sculture). Il primo, in una personale a cura di Germano Celant  esporrà circa cinquanta opere di cui tredici inedite. “Un viaggio alle origini della vita”, così ha descritto il suo lavoro Quinn. In effetti, vedremo feti sbozzati nel marmo e sette colossali conchiglie della serie <i>The Archaeology of Art</i>. Infine sarà possibile vedere la grande opera <i>Alison Lapper Pregnant </i>(2005), installata dal settembre 2005 su una della basi al centro della londinese Trafalgar Square. L’altro “ospite”, un gigante della Pop americana, è Lichtenstein: la Fondazione Vedova propone, presso i Magazzini del Sale, le le sue opere scultoree, 45 lavori realizzate fra il 1965 e il 1997 (anno della morte).</p>
<p>C’è ancor molto di più. Ma forse è il caso di non farsi venire le convulsioni o la sindrome di Stendhal. Consiglio spassionato: dopo l’abbuffata di arte contemporanea, prima di ripartire, una pausa alla Scuola di san Rocco. E salutate Venezia con gli occhi pieni di Tintoretto.</p>
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		<title>Una Santa Sede da 750mila euro in Biennale</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 17:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Settecentocinquanta euro: è il budget del Padiglione della Santa Sede, al suo exploit nelle Arti Visive della Biennale di Venezia. Un budget definito in linea con i criteri di sobrietà del paese Italia, ma che, pur coperto da sponsor, non sembra in fondo così «leggero». A detta del suo curatore, Antonio Paolucci (direttore dei Musei [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a name="AutoNumber2"></a>Settecentocinquanta euro: è il budget del Padiglione della Santa Sede, al suo exploit nelle Arti Visive della Biennale di Venezia. Un budget definito in linea con i criteri di sobrietà del paese Italia, ma che, pur coperto da sponsor, non sembra in fondo così «leggero». A detta del suo curatore, Antonio Paolucci (direttore dei Musei Vaticani ed ex ministro al Mibac), la presenza della Santa Sede «si configurerà come un territorio aperto agli attraversamenti culturali e ai percorsi emozionali». Niente a che vedere con l’arte liturgica, anche se una riflessione tra creatività e fede è sempre la benvenuta. Il Vaticano partecipa alla 55/ma Biennale con le opere di Studio Azzurro, Josef Koudelka e Lawrence Carroll. Installazioni multimediali ispirate agli 11 capitoli della Genesi evocheranno i temi della creazione. Ad introdurli &#8211; negli appositi spazi in via di ristrutturazione dell&#8217;Arsenale &#8211; ci sarà un «Trittico» di Tano Festa ispirato al Michelangelo della Cappella Sistina (esposto nel 1964). «Un miracolo in diretta», ha commentato il presidente del Pontificio consiglio della cultura monsignor Ravasi che però, sul futuro del Padiglione e della sua presenza in Laguna, ha affermato: «Devo sentire cosa ne pensa papa Francesco». Il cardinale ha anche assicurato che «è stata lasciata la massima libertà alla agli artisti: non è &#8211; ha esemplificato – nessuno ha chiesto loro ‘fateci tre Crocifissi e tre Madonne’».<a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/05/tanofesta.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-902" alt="tanofesta" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/05/tanofesta-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
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		<title>Biennale, una new entry: la Santa Sede</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 12:51:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono dieci i paesi “nuovi” che entrano a far parte della 55/ma Biennale d’arte di Venezia. Si va dalle Maldive alle Bahamas passando per l’Angola, la Costa d’Avorio e il Kosovo. Ma ce n’è uno in particolare su cui si sono accesi i riflettori: è il padiglione della santa Sede, alla sua prima volta in [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono dieci i paesi “nuovi” che entrano a far parte della 55/ma Biennale d’arte di Venezia. Si va dalle Maldive alle Bahamas passando per l’Angola, la Costa d’Avorio e il Kosovo. Ma ce n’è uno in particolare su cui si sono accesi i riflettori: è il padiglione della santa Sede, alla sua prima volta in Laguna. Il Vaticano all’Arsenale, dunque: evidentemente fra dimissioni papali, fumate nere del conclave e pronostici sul futuro pontefice, l’anno 2013 segna un qualcosa di epocale per la Chiesa tutta.</p>
<p>Era stato il cardinal Ravasi ad annunciare l’apertura verso l’arte contemporanea, anzi più di un’apertura, una presenza in proprio. Così aveva affermato in tempi non sospetti, provocando non pochi dibattiti: “La nostalgia del sacro è rimasta però l’unico riferimento alla religione. Si torna sui segni sfregiandoli, ma senza temi alti e grandi narrazioni anche l’arte profana è diventata povera». La frase riprendeva ciò che disse Paolo VI agli artisti, circa cinquant’anni fa. Ma cosa esporrà la Santa Sede? Ua manciata di artisti saranno chiamati a confrontarsi con temi cosmologici e della creazione, in una specie di revival delle “preoccupazioni filosofiche” che condussero alla realizzazione della Cappella Sistina. Il padiglione sarà ospitato in 500 metri dell’Arsenale, un tempo dedicati alle armerie, restaurati di recente con un milione di euro (soldi del Vaticano). L’usufrutto è per 26 anni. Poi, si vedrà.<a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/03/biennale-arsenale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-897" alt="biennale arsenale" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/03/biennale-arsenale.jpg" width="295" height="235" /></a></p>
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		<title>Cappella Sistina chiusa per lavori. Papali</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 16:48:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non saranno molto fortunati i turisti che si accingeranno a visitare Roma in questa circostanza straordinaria di “vacanza” papale e “vacanza” politica. La Cappella Sistina affrescata da Michelangelo, gemma artistica della capitale, sarà chiusa per tutto il periodo del conclave. E&#8217; qui infatti che si svolge la tradizione millenaria dell’elezione del pontefice, uno dei rituali [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non saranno molto fortunati i turisti che si accingeranno a visitare Roma in questa circostanza straordinaria di “vacanza” papale e “vacanza” politica. La Cappella Sistina affrescata da Michelangelo, gemma artistica della capitale, sarà chiusa per tutto il periodo del conclave. E&#8217; qui infatti che si svolge la tradizione millenaria dell’elezione del pontefice, uno dei rituali più sconosciuti al mondo. La Cappella celebre per la sovrumana fatica pittorica del Buonarroti (la volta, 1508-1512), la parete di fondo (Giudizio Universale, 1535-1541), senza dimenticare i riquadri alle pareti con affreschi di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sandro_Botticelli">Sandro Botticelli</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Perugino">Pietro Perugino</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pinturicchio">Pinturicchio</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Ghirlandaio">Domenico Ghirlandaio</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Signorelli">Luca Signorelli</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_di_Cosimo">Piero di Cosimo</a>, è stata allestita come un grande set – arredamento speciale, sedie in ciliegio contrassegnate dai nomi dei cardinali elettori, stufe, pavimento rialzato. Ci sono volute quaranta persone per cambiarle i connotati e renderla da luogo fra i più frequentati al mondo da pellegrini e turisti a  stanza segreta da cui uscirà la fumata bianca (è stato installato un apposito comignolo sulla sua copertura). Agli stranieri e agli appassionati d&#8217;arte di tutto il pianeta non resta che sperare che non ci siano troppe fumate nere&#8230;<a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/03/cappella-sistina.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-894" alt="cappella-sistina" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/03/cappella-sistina-265x300.jpg" width="265" height="300" /></a></p>
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		<title>Dead Writers, annusa il profumo della letteratura</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 08:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se l’ebook vi sembra comodo da maneggiare ma terribilmente asettico, c’è qualcosa con cui potreste ovviare alla sensazione di “perdita fisica” e tornare a stimolare l’olfatto, anche in tempi così high tech.  E’ il profumo Dead Writers, boccetta magica realizzata da Sweet Tea Apothecary  proprio per nostalgici di vecchi scaffali, polvere e pagine di romanzi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se l’ebook vi sembra comodo da maneggiare ma terribilmente asettico, c’è qualcosa con cui potreste ovviare alla sensazione di “perdita fisica” e tornare a stimolare l’olfatto, anche in tempi così high tech.  E’ il profumo Dead Writers, boccetta magica realizzata da <a href="http://www.etsy.com/listing/109140080/dead-writers-cologneperfume-oil-10ml?"><i>Sweet Tea Apothecary</i></a>  proprio per nostalgici di vecchi scaffali, polvere e pagine di romanzi ingiallite. Secondo i loro creatori, questo profumo emana una fragranza “antica”, evocando l’immagine di se stessi seduti in una libreria mentre si sfogliano edizioni storiche di libri scritti da autori come Hemingway Shakespeare, Fitzgerald, Poe e chiunque si voglia aggiungere all’elenco. La fragranza è composta da una miscela di eliotropo, tabacco, muschio tè nero e vaniglia. E’ unisex, costa 23 dollari (circa 17 euro) più tasse di spedizione. Per i più fantasiosi, c’è un secondo step possibile: giocare alla fragranza individuale per ogni scrittore,  inventando l’odore dei loro personaggi.<a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/02/profumocolonia1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-890" alt="profumocolonia" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/02/profumocolonia1-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
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		<title>Melandri blocca film al Maxxi. &#8220;Ci sono le elezioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2013 08:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rabbia gira su Twitter, “incredible!” e intanto Maxxi/Mibac sono protagonisti di un botta e risposta che ha davvero dell’incredibile. Bill Emmott, ex direttore dell’Economist per più di un decennio, si è visto rispedire al mittente il suo film “Girlfriend in a coma”, realizzato insieme a Annalisa Piras, che doveva essere proiettato al Maxxi il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/02/maxxi-zaha-hadid_01b1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-884" alt="maxxi-zaha-hadid_01b" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/02/maxxi-zaha-hadid_01b1-300x237.jpg" width="300" height="237" /></a>La rabbia gira su Twitter, “incredible!” e intanto Maxxi/Mibac sono protagonisti di un botta e risposta che ha davvero dell’incredibile. Bill Emmott, ex direttore dell’Economist per più di un decennio, si è visto rispedire al mittente il suo film “Girlfriend in a coma”, realizzato insieme a Annalisa Piras, che doveva essere proiettato al Maxxi il 13 febbraio prossimo, all’Auditorium. Disponibilità di spazio revocata. Motivazione, la campagna elettorale non permette al museo di mostrare come “il declino dell’Italia stia raggiungendo il punto di non ritorno”, che è il plot del documentario.  Se vuole, Emmott può replicare la sua presenza dopo le elezioni.  Il museo invia una nota secca, confermando immediatamente quella che il giornalista-regista chiama “una stupida censura”: &#8220;Il Maxxi è un&#8217;istituzione pubblica nazionale vigilata dal Ministero dei Beni Culturali e, secondo una prassi consolidata e già attuata in altre occasioni, in campagna elettorale non può ospitare manifestazioni che, seppur promosse da soggetti esterni, a qualunque titolo potrebbero essere connotate di valenza politica. Dal 26 febbraio, finita la campagna elettorale, il Maxxi sarà ben felice di ospitare qualunque manifestazione culturale, inclusa naturalmente la proiezione del documentario di Bill Emmott&#8221;. Subito però il ministero smentisce, nessuna circolare è aprtita dai suoi uffici. Infatti, la circolare era partita dalle stanze interne, da quelle della presidenza, come rivendica Giovanna Melandri &#8220;Mi dispiace per Emmott e per le proteste, ma non cambio idea: ho detto no all&#8217;anteprima perché sono convinta che sia mio dovere tenere fuori la campagna elettorale dal Maxxi, che è un museo pubblico, finanziato dai contribuenti&#8221;.  Ecco cosa accade a insediare personalità politiche in luoghi di cultura. Che faccia da lezione.</p>
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		<title>Shimamoto, il colore che scoppia</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 21:56:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Shozo Shimamoto, folletto che vola facendo scoppiare bottiglie di colore nel mondo , è morto all&#8217;età di 85 anni. Era nato a Osaka nel 1928 e a metà degli anni cinquanta era stato uno dei &#8220;ragazzi&#8221; del gruppo Gutai, distruttori della figura a favore di un  libero combinarsi di segni e forme, rispettando il &#8220;vuoto&#8221; [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/01/shima.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-874" alt="shima" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2013/01/shima-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Shozo Shimamoto, folletto che vola facendo scoppiare bottiglie di colore nel mondo , è morto all&#8217;età di 85 anni. Era nato a Osaka nel 1928 e a metà degli anni cinquanta era stato uno dei &#8220;ragazzi&#8221; del gruppo Gutai, distruttori della figura a favore di un  libero combinarsi di segni e forme, rispettando il &#8220;vuoto&#8221; zen. Poi, aveva deciso di rendere l&#8217;arte una performance continua. e così aveva costruito un cannone da cui sparare macchie cromatiche per reinventarsi lo spazio intorno, col sapore della tragedia e della farsa insieme. Spesso, prendeva le bottiglie e le lanciava a terra, piene di colore che esplodeva come un arcobaleno. Al posto delle bombe di Hiroshima e Nagasaki, schizzi di blu rossi verdi gialli. Al posto del grigio piombo della morte, l &#8216;energia esuberante della vita. A comunicare la notizia è stata l&#8217;Associazione a lui dedicata. Nel silenzio generale. Noi gli dedichiamo questo omaggio.</p>
<p>http://www.shozoshimamoto.org/media/video/performance-felissimo</p>
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		<title>Picasso? Meglio in cartoon</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 17:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’arte del Novecento, i dipinti cubisti di Picasso, i magnifici arabeschi di Matisse, le superfici riflettenti di Bonnard, gli sposi volanti di Chagall e le donne raffinate di Modigliani diventano un cartoon. Perché “Le Tableau” (la tela animata), è un film d’animazione che racconta l’avventura delle avanguardie, firmato dal francese Jean-François Laguionie, vincitore di una [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’arte del Novecento, i dipinti cubisti di Picasso, i magnifici arabeschi di Matisse, le superfici riflettenti di Bonnard, gli sposi volanti di Chagall e le donne raffinate di Modigliani diventano un cartoon. Perché “Le Tableau” (la tela animata), è un film d’animazione che racconta l’avventura delle avanguardie, firmato dal francese Jean-François Laguionie, vincitore di una Palma d&#8217;oro a Cannes nel 1978: ora il suo lungometraggio dedicato ai “maestri del colore” esce in dvd in Italia distribuito da Koch Media. Il regista, definito il Miyazaki francese, è nato a Besançon nel 1939, ai cartoni dell’arte contemporanea ha lavorato per 5 anni insieme al team dei disegnatori della Blue Spirit Animation. Così, i personaggi dei più celebri dipinti escono dai quadri e vanno a caccia del loro autore per rintracciarne una biografia reale, altrimenti rischiano di rimanere orfani. Ci sono i “compiuti”, le figure incomplete, gli Incompiuti, e i semplici Schizzi, appena abbozzati. Il film, realizzato con migliaia di disegni fatti interamente a mano, mette in scena un mondo fantastico che attinge alla grande pittura europea dei primi decenni del &#8217;900. Quando il giovane creativo Ramo arriva nell&#8217;atelier del Pittore trova un immaginario nudo di Matisse, un Arlecchino di Picasso e un autoritratto d’artista che sembra una copia del celebre autoritratto di Cézanne. Ecco un mini assaggio del film: http://www.youtube.com/watch?v=wnO_ZfFmAKw</p>
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<p>.<a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/Tableau1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-865" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/Tableau1-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" /></a><a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/Le-Tableau-The-Painting-post-5.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-866" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/Le-Tableau-The-Painting-post-5-300x178.png" alt="" width="300" height="178" /></a></p>
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		<title>Niemeyer, addio al papà di Brasilia</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 08:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era ricoverato dai primi di novembre in condizioni molto gravi: Oscar Niemeyer, nonostante il temperamento d&#8217;acciaio, non ce l&#8217;ha fatta ad aspettare il suo compleanno. Avrebbe compiuto ben 105 anni il prossimo 15 dicembre, ma si è spento prima, sfiancato da un corpo che ormai non rispondeva più alla vita. Il padre di Brasilia, l&#8217;architetto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Era ricoverato dai primi di novembre in condizioni molto gravi: Oscar Niemeyer, nonostante il temperamento d&#8217;acciaio, non ce l&#8217;ha fatta ad aspettare il suo compleanno. Avrebbe compiuto ben 105 anni il prossimo 15 dicembre, ma si è spento prima, sfiancato da un corpo che ormai non rispondeva più alla vita. Il padre di Brasilia, l&#8217;architetto brasiliano a cui più si deve in termini di immaginario e di città utopiche, ha salutato il mondo dall&#8217;ospedale samaritano di Rio de Janeiro, dopo averlo attraversato per più di un secolo. Suo il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York, sue le linee sinuose con le quali ha ridisegnato gli edifici in giro per il mondo e nel suo paese, suo un modello di abitazione comunitario che fosse in sintonia con la natura e con l&#8217;effervescenza tropicale brasiliana.  &#8220;Non e&#8217; l&#8217;angolo retto che mi attrae ne&#8217; la linea diritta, dura, inflessibile creata dall&#8217;uomo. Quello che mi affascina e&#8217; la curva libera e sensuale&#8221;. Quando Brasilia nacque negli anni Sessanta, la sua &#8220;invenzione&#8221; fu affidata a Niemeyer e Lucio Costa.  Comunista mai pentito fin dal &#8217;45, l&#8217;architetto fu fedele anche a una stessa visione urbanistica fin dai suoi primi passi in quel campo.  &#8221;Non volevo, al contrario della maggior parte dei colleghi, adattarmi all&#8217;architettura commerciale che vediamo dappertutto &#8211; aveva detto &#8211; Sebbene non avessi un soldo, ho preferito lavorare gratuitamente nello studio di Costa dove trovavo le risposte ai miei dubbi di giovane studente&#8221; (è di questi anni anche il contatto con Le Corbusier che influenzò il suo stile basato sulle estreme possibilità del cemento armato). Ci vollero quattro anni per tirare su dal nulla Brasilia. Per 75 anni, Oscar Niemeyer non ha mai smesso di esercitare la sua professione, nell&#8217;88 vinse il premio Pritzker, nel &#8217;96 ricevette il Leone d&#8217;oro dalla Biennale. Sempre ha continuato a progettare e sognare. In Italia, è suo l&#8217;auditorium di Ravello. Sposato per quasi tutta la vita  con Annita Baldo, figlia di emigranti di Padova, è convolato a nuove nozze nel 2006, novantanovenne, con la sua segretaria, di 40 anni più giovane di lui.</p>
<p>Il video proposto presenta un tour per Brasilia. http://www.youtube.com/watch?v=o9DW0u5lcSU<br />
<a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/oscar_niemeyer25_theatre-at-niteroi-2007g-bizzarri.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-859" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/oscar_niemeyer25_theatre-at-niteroi-2007g-bizzarri-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a><a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/rapallo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-860" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/rapallo-300x153.jpg" alt="" width="300" height="153" /></a></p>
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		<title>Palermo, la cultura rinasce con Zac</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 08:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Palermo si riscuote dal lungo sonno e la nuova giunta Orlando ricomincia dalla cultura. La prima notizia – ottima – è la riapertura dei Cantieri alla Zisa &#8211; 55 mila metri quadri dedicati all&#8217;arte e alle iniziative culturali: ci sarà un teatro di posa, un cinema con annessa una scuola. Ci sarà anche una fitta [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Palermo si riscuote dal lungo sonno e la nuova giunta Orlando ricomincia dalla cultura. La prima notizia – ottima – è la riapertura dei Cantieri alla Zisa &#8211; 55 mila metri quadri dedicati all&#8217;arte e alle iniziative culturali: ci sarà un teatro di posa, un cinema con annessa una scuola. Ci sarà anche una fitta collaborazione con l’Accademia di belle arti. Cornice per questa ripartenza i padiglioni delle ex officine Ducrot, da cui uscivano le più belle creazioni del Liberty. Il riscatto di quel suggestivo luogo ex industriale si era già “consumato” nell’arco di un decennio per poi spegnersi come una candela e giacere nell’abbandono di questi ultimi tempi.</p>
<p>Il tempio della contemporaneità si chiamerà Zac, a significare con quelll’acronimo un bel taglio netto col passato. L’ouverture è prevista per il 16 dicembre prossimo, prima delle feste natalizie,. S’insedierà a Zac un comitato a costo zero (ma perché chi lavora per la cultua non deve essere pagato? Non è questo un virus contagioso e letale per gli operatori del settore?) che sarà presieduto dall’assessore alla Cultura Francesco Giambrone e coordinato da Antonella Purpura, dirigente del Servizio musei e spazi espositivi. A comporlo saranno l’artista Alessandro Bazan; la docente dell’Accademia delle Belle arti e giornalista Emilia Valenza; il dirigente della Filmoteca regionale e direttore del Sicilia Queer Filmfest Alessandro Rais, che è anche docente universitario e componente della giuria per i David di Donatello; l’artista Francesco De Grandi; il docente Alessandro Pantaleone, direttore dell’omonima galleria d’arte, e Sergio Troisi, docente, giornalista, critico d’arte e curatore di mostre.</p>
<p><a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/ZAC-Zisa-Arte-Contemporanea.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-852" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/ZAC-Zisa-Arte-Contemporanea-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><a href="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/zac1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-853" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2012/12/zac1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
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