Tuesday 21 May 2013

IL MANIFESTO BLOG
   Dolori e motori dei nostri tempi a cura di Francesco Paternò
Archive del 25 febbraio 2010
  • Sono diventate 16, dice il ministro Scajola, le manifestazioni di interesse per la fabbrica di Termini Imerese che la Fiat vuole chiudere alla fine del 2011. E chissà quante saranno dopo la pubblicazione di un bando internazionale a cura sempre di Scajola, come se chi fosse intenzionato ad acquisire uno stabilimento in Italia lo venisse a scoprire così. Tra gli interessati, si parla ancora di gruppi cinesi, ma è bene mettere qualche punto fermo. In Cina il mercato dell’auto nel 2009 è cresciuto del 46%, nonostante la crisi e grazie agli incentivi statali. L’industria delle quattro ruote di quel paese vola e intende esportare di più negli Stati Uniti e in Europa già dal 2010. Anche se ha ancora problemi di standard qualitativi, non ha rete distributiva e, correndo troppo, rischia di non andare sana e lontano, basta guardare al megarichiamo della Toyota, in Italia e nel mondo. Ma perché mai un’azienda cinese dovrebbe venire a produrre in Sicilia o in Belgio (dove la Opel ha chiuso la sua fabbrica di Anversa), paesi con costi del lavoro molto alti rispetto ai propri e con una forte sindacalizzazione? Una cosa è che un gruppo cinese come Geely si compri per intero la Volvo, acquisendone l’esperienza e la tecnologia.  Un’altra è investire in siti fuori area. Nel primo caso la strategia è chiara, nel secondo per ora non si vede nulla.   

di fpaterno
pubblicato il 25 febbraio 2010
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