Dalla Cina continuano ad arrivare notizie di paralisi da traffico che fanno meditare. Su come va il mondo e sull’Italia, dove c’è la più alta densità di automobili al mondo dopo gli Stati Uniti. Ora si dice che ci vorranno anni perché si sciolga la coda di camion lunga 120 chilometri, da Pechino alla Mongolia. Sono almeno diecimila si calcola, ma potrebbero essere di più se sono quelli con il cassone ribaltabile adibiti al trasporto del carbone, in genere poco più lunghi di otto metri. “Quanti eravamo? Eh, non ho mai potuto rendermene conto nemmeno approssimativamente. Per contarsi ci si deve staccare almeno un pochino l’uno dall’altro, invece occupavamo tutti quello stesso punto”. Italo Calvino, nelle sue Cosmicomiche, ci ha già regalato una metafora perfetta di quel che accade in Cina come a volte da noi, in una domenica estiva di mare o in un giorno di agosto sulle autostrade del nord est. “Tutto in un punto” è la metafora con cui Calvino spiegava la teoria del Big Bang. “Che ci potesse essere lo spazio, nessuno ancora lo sapeva. E il tempo idem: cosa volete che ce ne facessimo, del tempo, stando lì pigiati come acciughe? Ho detto ‘pigiati come acciughe’ tanto per usare una immagine letteraria: in realtà non c’era spazio nemmeno per pigiarci. Ogni punto d’ognuno di noi coincideva con ogni punto di ognuno degli altri in un punto unico che era quello in cui stavamo tutti”.
Eppure in Cina, diventato primo mercato mondiale dell’automobile nel 2009 con condizioni di lavoro durissime, la densità automobilistica è ancora molto bassa, 20 macchine ogni mille abitanti (1,6 macchine per ogni abitante in Italia!). Ma Calvino ha sempre visto lontano. In Italia, quest’anno si venderanno circa 400.000 auto in meno del 2009, a causa della mancanza di incentivi alla rottamazione che il governo Berlusconi non ha voluto rinnovare. C’è chi prevede forti ripercussioni sul mondo del lavoro, e non solo nelle fabbriche della Fiat, unico produttore in Italia più il piccolo insediamento molisano di DR.
Ma utilizzando sempre Calvino, dove sarebbe stato lo spazio per altre 400.000 automobili, se non tutte in un punto, nel solito punto? E se stessimo rischiando, più o meno dopo venti miliardi di anni, un Big Bang dell’automobile? E che razza di nuovo universo potrebbe nascere, per noi tutti?
pubblicato il 5 settembre 2010
Tag: calvino cosmicomiche, rottamazione incentivi, traffico cina
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Un Commento a “Un Big Bang dell’automobile?”
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5 settembre 2010 alle 14:12
Analisi condivisibile come del resto potremmo abolire tutti quei prodotti industriali aerei, motociclette, pozzi petroliferi, centrali nucleari etc che in qualche modo deturpano quel magnifico senso bucolico che ogni uomo ha in se
Però una spiegazione prego: cosa ne facciamo dei milioni di lavoratori impiegati nella loro produzione?
li potremmo licenziare cosicchè da disoccupati, incazzati neri, voterebbero comunista
Un ottima strategia politica per il futuro……