La Ford nella sua storia ultracentenaria non l’aveva mai fatto: una convention all’americana nel cuore d’Europa, portando ad Amsterdam oltre 2.000 concessionari e 500 giornalisti da tutti Europa, con diretta on line cui si sono (o si sarebbero) collegate altre 200.000 persone. Il nome è stato il programma: Go further, andare oltre. Dove? Oltre una crisi che oggi sta strangolando l’Europa e che, automobilisticamente parlando, taglia le vendite, riduce l’occupazione, annebbia il futuro. A dare il messaggio è venuto da Detroit Alan Mulally, il ceo che nel 2009 ha evitato alla Ford di finire in bancarotta come è capitato alla Gm e alla Chrysler e che ad Amsterdam ha parlato – per parafrasare Michelle Obama – un po’ da Dad in Chief. Paterno e rassicurante, ma senza il “miglior vestito da convention”, come di Michelle è stato scritto. Mission chiara: convincere i concessionari, imprenditori privati che hanno guadagnato negli anni scorsi e che ora in tanti rischiano non solo soldi ma l’attività, che la Ford continuerà a investire sul prodotto. E dunque anche su di loro. E anche in un’Europa a perdere visto i numeri, di cui si è parlato ad Amsterdam un po’ come quando si mette insieme il bilancio in consiglio di amministrazione: ognuno li legge a modo suo.
Mulally non l’ha detto, ma gli analisti prevedono che Ford Europe chiuda il 2012 con almeno 1 miliardo di dollari di perdite. Il presidente di Ford Europe, Stephen Odell, ha buttato lì come incoraggiamento che, entro il 2017, le vendite di automobili sul Vecchio continente aumenteranno del 20%. Tacendo che non si tratterà di un balzo, ma di un ritorno al passato remoto: nel quadriennio 2008-2011, in Europa i mercati hanno perso il 16%, nel 2012 nel solo primo semestre il calo è stato del 6,3% , le previsioni sono più nere per la fine dell’anno. Chiari certi mugugni di alcuni concessionari, cui è stato chiesto di continuare a investire, proponendo showroom nuovi. In pubblico, solo un piccolo dealer inglese del Davon ha avuto il coraggio di lamentarsi (finirà ai Blackfriars?…): mr. Mulally, ognuno può investire secondo quello che è e che ha. “You’re right”, gli ha risposto Dad in Chief, oggi non viene in convention per bastonare.
Numeri no, ma prodotto per l’Europa sì. Mulally e i suoi hanno svelato la nuova Mondeo, segmento D, in anteprima mondiale al prossimo Salone di Parigi. Ok, bel vestito (c’era JMays, il capo design a presentarla), ma la notizia Mondeo è sotto il cofano di un’auto che si aggira sui 4 metri e 80, perché lì la Ford ci metterà anche il suo motore 1000 3 cilindri Ecoboost da 125 cavalli. Un litro, una risposta intelligente al caro-petrolio e più in generale alla crisi, un downsizing che a questo punto può solo essere imitato. Resta però un giallo la data di vendita: quando chiedo a Roleant de Waard, vice president sales and marketing e a Barb Samardzich, vice president per lo sviluppo del prodotto di Ford Europe, quando l’auto sarà venduta, rispondono nel 2013. Mi risulta la seconda metà: “No comment”, dunque se fosse stato nel primo semestre l’avrebbero detto. Possibile che un modello nuovo attenda un anno dalla presentazione per arrivare sul mercato? Sulla Mondeo, la Ford ha problemi di investimento, di qualità o che altro?
Go further significa altre novità: Suv di tutte le taglie perché è questo che si vende e basta, dal medio Kuga seconda generazione (in vendita da fine 2012) all’inedito per l’Europa Ecosport (2013), piccolo già costruito da Ford in India e in Sudamerica, più il grande Edge (2013), dritto dagli Stati Uniti (nota: le fabbriche europee non li vedranno, cattivo segno per l’occupazione); restyling e più contenuti tech per la Fiesta (in vendita dal novembre 2012); una linea di commerciali con il nome Transit che fa sempre da veicolo ma ora anche da marchio a se stante; e la sorpresa che sorpresa non è (almeno per la stampa), che Dad in Chief riserva per ultima. La Mustang sarà venduta in Europa nel 2013, l’icona sportiva del gruppo, un pezzo di storia cominciata nel 1964 e poi tramandata nell’immaginario cinematografico, da Bullitt a Fast and Furious. Una decisione che non poteva non seguire quella analoga della Chevrolet con la Camaro (qui vi racconto come va quest’altro monumento a quattro ruote Usa). La Mustang è un simbolo dei motori 8 cilindri americani. Mulally e i suoi ci raccontano di quanto oggi l’America stia puntando sui 6 cilindri invece degli 8 e di quanto Ford ne stia vendendo di questi motori così frazionati, meno cattivi ma meno assetati. Che la Mustang in Europa arrivi con il 6? Sarebbe questa la notizia, ma de Waard e Samardzich non parlano non parlano non parlano…
pubblicato il 7 settembre 2012
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