A Seoul, dentro casa Hyundai. Molte cose da raccontare nei prossimi giorni, ma intanto una prémiere: ho guidato nel loro blindato centro ricerche e sviluppo di Namjang, a un’ora di macchina dalla capitale sudcoreana, una Hyundai i-10 elettrica, competitor della Fiat Panda. Perfetta e, come al solito su queste vetture, silenziosa e con una gran coppia. Peccato che non sarà commercializzata prima del 2015 insieme ad altre vetture a batteria del marchio coreano. Perché, come mi ha detto il presidente-imperatore del gruppo Hyundai-Kia, Chung Mong-Koo e ripetuto in altra forma Ki-Sang Lee, senior vice president responsabile del settore auto elettriche, ibride e a idrogeno, per adesso non c’è ritorno economico e dunque bisogna andarci con cautela. E’ lo stesso pensiero di Sergio Marchionne, con la differenza che i coreani hanno soldi veri da investire. “Non vogliamo competere sul mercato con i normali veicoli benzina e diesel”, dice Chung riferendosi all’elettrica, che però vuole spingere sui modelli a cella combustibile “perché hanno un’autonomia più ampia” e perché qui sono stati fatti “molti progressi nello svilippo di questa tecnologia, in particolare sulla ix-35″, cioè il Suv di taglia media, segmento in forte ascesa ovunque. Hyundai, insomma, privilegia le fuel cell, al contrario degli altri costruttori. Osservando da vicino la crescita tumultuosa del gruppo in questo decennio, viene da chiedersi se siano loro a vedere più lungo.
pubblicato il 19 giugno 2012
Tag: auto a idrogeno, auto fuel cell, chung mong-koo, hyundai i10 elettrica, ki-sang lee, namjang r&d hyundai
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Aveva ragione Martin Winterkorn, il gran capo del gruppo Volkswagen: il concorrente più pericoloso si chiama Hyundai. Il gruppo sudcoreano, che comprende la Kia, nel 2011 ha avuto un margine del 10%, secondo le stime del Wall Street Journal. Insomma, la Hyundai come la Bmw, che per fare il 10% vende però auto di lusso. Volkswagen starebbe al 7% come la Ford, un gradino sotto l’8 di Daimler, con la Toyota crollata al 3% dopo avere guadagnato circa 10 miliardi di dollari all’anno tra il 2003 e il 2007. L’impero del settantaquatrenne Chung Mong-koo è stato costruito in poco più di un decennio, dopo la crisi di fine anni’90 che ha atterrato le tigri asiatiche. Il segreto non c’è, se non nei soldi continuamente investiti sul prodotto, sulla qualità (per tutti i modelli, Hyundai dà una garanzia di 5 anni, Kia di 7) e sulle risorse umane, assumendo designer da Audi e Bmw. Nel 2011, la Hyundai ha aumentato le vendite in Italia del 20, 26% in un mercato sceso del 10,8%.
pubblicato il 8 febbraio 2012
Tag: chung mong-koo, hyundai mercato italia 2011, margini 2011 hyundai ford vw bmw toyota, wall street journal
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