L’idea era già stata lanciata da qualche consigliere leghista, ma oggi è arrivata la voce di Romano La Russa, assessore regionale alla Protezione civile in Lombardia, voce potente sia per l’appartenenza famigliare (tutti in politica?) sia per il posto ch ricopre. L’idea è questa: utilizzare i profughi per spalare la neve nelle città. “Sono quasi tremila in Lombardia, in attesa che sia riconosciuto il loro status. La Lombardia apprezzerebbe molto”. Del tipo: non vi amano, sarà anche un po’ colpa vostra che non vi date da fare?
A Como lo avvea già proposto l’assessore Stefano Molinari, mettendo le mani avanti: “So che mi massacreranno per questa proposta”. In realtà non è che abbia avuta questa grande eco (sarà che non si chiama La Russa). Il discorso di Molinari però era più interessante, o meglio decisamente più “rivelatore” della posta in gioco: “Abbiamo solo 250 mila euro da spendere per il piano neve, hanno tagliato il 45% delle risorse”, diceva Molinari. Era novembre e il sole spaccava le pietre. Ma era ovvio che prima o poi saremmo arrivati all’inverno, e con la prima neve tutti i nodi vengono al pettine. Tagli drastici agli enti locali, porte aperte all’amministrazione “creativa” che ovviamente cerca di andare a pescare dove può: luoghi comuni, xenofobia, stupidità. Tutta roba sempre presente in abbondanza e che costa poco.
Perché, per carità, che ognuno faccia la sua parte è più che giusto. Spalare la neve si deve, si facciano liste aperte di volontari, e si informino certamente anche i profughi ospitati nei centri di accoglienza, tra i quali ci sarà sicuramente qualcuno pronto a farlo (e toccherà ringraziarlo). Altra cosa è lasciare intendere neanche velatamente – certo, premettendo che l’”uccellino” ha fatto sapere che sarebbero tanto contenti – che i profughi sono lì nei centri ospitati gratis, e sarebbe il caso si dessero da fare in qualche modo. Sarebbe il caso di ricordare che l’accoglienza nei confronti di chi presenta domanda di asilo è un dovere e che numerose ricerche testimoniano come il tempo passato nei centri di accoglienza italiani raramente serva a quel che dovrebbe servire: imparare la lingua italiana, professionalizzarsi, integrarsi con il territorio. Insomma, può essere che se i profughi – metti caso provenienti da qualche paese africano – non vedano l’ora di andare a spalare la neve, è per non morire di noia nei nostri centri di accoglienza. Tutte questioni che non interrogano il grande pubblico: basta vedere i risultati di questo avvilente sondaggio: http://sondaggi.quotidiano.net/?sondaggio=8586&risultati=1
pubblicato il 3 febbraio 2012
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Un Commento a “Nevica, La Russa manda a spalare i profughi”
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5 febbraio 2012 alle 13:22
Al di là dell’elemento strettamente politico, ma io credo che vada anche bene… Cioè, sì, possono farlo i profughi, ma è un lavoro pesante e va retribuito in quanto tale: 9-10 € l’ora e in regola. Prego pagare, poi io fare.