Tuesday 21 May 2013

IL MANIFESTO BLOG
   intrecci e migrazioni a cura di Cinzia Gubbini
Archive del 8 marzo 2012
  • Due imprenditori edili, padre e figlio, sono stati condannati per concorso in ingiurie aggravate dall’odio razziale  e (il padre) anche per diffamazione a mezzo stampa. Vittima il sindacalista di origine senegalese della Fillea Cgil Niang Boubacar che nel 2010 si era recato in uno dei cantieri dell’impresa R.C., che lavora nella zona di Forlì, insieme a un collega italiano nell’ambito del progetto “Io lavoro sicuro”. I due sindacalisti avevano spiegato ai titolari dell’impresa di voler dare informazioni ai lavoratori in erito alla sicurezza. Non lo avessero mai fatto, per Boubacar sono stati ovviamente insulti razzisti: “Stai zitto negro di merda, sporco negro tornatene a casa tua, qua sei abusivo e hai trovato l’America”. Ma, nota bene, il cubetto di profidio tenuto in mano dall’imprenditore era una minaccia per entrambi i sindacalisti: “Non ce la vogliamo la Cgil, campa sulle spalle degli operai”. Nota bene due: gli stessi insulti razzisti e contro il sindacato si sono ripetuti anche quando i due sindacalisti si sono fatti accompagnare al cantiere da tre agenti della polizia municipale. Nota bene tre: l’imprenditore più anziano non ci ha pensato due volte a chiarire la sua posizione anche con i giornali (da qui la condanna aggravata, otto mesi epr lui, solo due invece per il figlio): “Un sindacalista nero è una barzelletta”, ha detto ai giornalisti.

    Per questo signore non è spregevole soltanto essere un nero che pensa di aver trovato l’America nel nostro Belpaese, ma anche operare in un sindacato, pensare che la sicurezza sul lavoro sia un diritto e un dovere. Questo signore, inoltre, non si preoccupa di considerare che gli agenti di polizia per quanto possano a volte sembrare rappresentanti di uno Stato che – in effetti – sollecita certi pregiudizi, in realtà conoscono benissimo la legge e certo non possono tollerare questi comportamenti.

    Il signore di Forlì, insomma, è un esempio perfetto dell’uomo razzista, il quale teorizzando o almeno aderendo fideisticamente all’idea di una superiorità di una “razza” su un’altra cancella automaticamente anche le regole, le leggi e le istituzioni che una società si è data. Comprese le leggi dell’umanità, che vengono prima della forma culturale. E infatti il razzismo è una forma prettamente culturale.

    Non stupisce, infine, che la ditta R.C. – lo leggiamo sul Mattino di Padova – fosse impegnata nel rifare una pavimentazione stradale non consegnata ad “opera d’arte” nel precedente appalto dalla ditta stessa.

di cinzia
pubblicato il 8 marzo 2012
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