Schiarisci la tua vagina e il tuo matrimonio prenderà il volo: è polemica in India per la pubblicità di un detergente intimo della Midas Care – grossa multinazionale indiana di prodotti farmaceutici – che promette di tenere le parti intime femminili pulite e asciutte, ma finalmente anche….più chiare! Lo spot sta facendo il giro del mondo, sucitando condanne e ilarità. Si vede una coppia indiana – dalla pelle chiarissima va da sé – in evidente crisi: lei, giovane e molto carina, serve una tazza di tè al marito, giovane e bello, ma molto più interessato al giornale che a lei. La quale, d’altronde, ha una faccia contrita che non ti dico. Non si capisce se perché stia pensando con vergogna alla sua vagina troppo scura o se per diretta conseguenza della così palese disaffezione dell’uomo. Che, con un grosso orologio al polso (simbolo di uomo di successo e in carriera) si dedica a un’attenta lettura del giornale senza degnarla di uno sguardo. Ma ecco che la nostra triste mogliettina si butta sotto la doccia, dove trova un insostituibile alleato per la sua felicità matrimoniale: Clean and Dry Intimate Wash. Che ha un ph bilanciato, ti tiene fresca, asciutta e rende tutto più chiaro. La ragazza finalmente è felice, si sente seducente, scioglie i capelli e stuzzica il marito che con la faccia visibilmente scossa ma felice l’abbraccia e forse finalmente sarà più appassionato. Un delirio.
Il mercato delle creme schiarenti ha un forte impatto sul mercato dell’India, dello Sri Lanka e del Pakistan. Ma ovunque nel mondo, in Africa e in Sud America, la pelle chiara viene considerata sinonimo di bellezza. E in tutti i paesi di immigrazione, Inghilterra in testa ma anche in Italia (proprio al’inizio di aprile risale l’ultimo arresto a Genova di un negoziante che vendeva creme sbiancanti giudicate illegali) vanno a ruba le creme depigmentanti. Questione di gusti? Sono in molti, nelle polemiche scatenate dallo spot, a metterla su questo piano. La Midas Care intanto si difende: “La funzione schiarente è solo una delle molte qualità che il prodotto offre”. Il sito americano Jezebel cita l’intervento di un amministratore delegato indiano che lavora nel campo della pubblicità: secondo lui è ovvio che “nessun giovane indiano pensa che l’uomo bianco del Raj britannico sia superiore a noi popolo dalla pelle scura, questo è un pensiero ante 1947!”. E allora perché tra i giovani indiani (e non solo) sono così di moda le creme schierenti? Semplice, perché “la pelle chiara riflette meglio la luce”. Cioè: è “oggettivamente” migliore.
Questo commento, dispensato da una persona di nazionalità indiana, colta, affermata, tanto da essere un opinionista di Open the Magazine la dice lunga sulla pervasività del mercato e anche sulla necessità di chiederci, uno per uno, da che parte stiamo? Che male c’è a sbiancarsi la vagina, se alla fine mi va? Che male c’è a commercializzare un prodotto del genere che, come sottolinea l’autodifesa di Midas, oltretutto è un ottimo prodotto (ha anche il ph bilanciato)? Che male c’è a diffondere l’idea che il colore della pelle influisca sulla tua bellezza – no, non solo – sulla tua felicità, sulla tua capacità di sentirti apposto con te stessa e di attrarre il tuo compagno? E che male c’è se non basta sbiancarsi la faccia, ma se vogliamo fare le cose per bene allora sbianchiamoci anche la vagina? Non c’è niente di male? “Si tratta di uno spot ridicolo”, ha detto la presidente della commissione per le donne di Delhi, Barkha Singh.
Forse le donne indiane e tutti noi potremmo sentirci molto più felici e soddisfatti sorseggiando il tè al mattino, se fossimo a conoscenza di due o tre elementi e se fossimo in grado di agire di conseguenza. Intanto: le creme sbiancanti sono un vero business. Solo in India si calcola che l’affare si aggiri tra i 300 e i 450 milioni di dollari. E se invece li mandassimo a lavorare?
Secondo: sicure di volervi spalmare queste creme in faccia o addirittura sulle parti intime? No, perché studi scientifici accreditati non sono affatto rassicuranti. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Lancet ha messo in guardia – sulla base di uno studio britannico – dall’utilizzo di queste creme che in genere contengono Idrochinone (sul quale uso la farmacovigilianza mette in guardia le donne in età fertile) anche se l’utilizzo di questa molecola è vietata a fini cosmetici, sottolineando che spesso – in quelle illegali – si utilizzano anche steroidi e in diverse donne (ma le creme sbiancanti vengono utilizzate ache dai maschi) è stata ravvisata la Sindrome di Cushing che determina un grave squilibrio ormonale.
Infine: dov’è il confine del chiaro? Mai sentito parlare dell’ultima frontiera del make up, le BB cream? Inventate in Germania, fanno leva sul “sogno” del perfetto incarnato orientale. Viso di porcellana. Ma quando li manderemo a cagare?
pubblicato il 13 aprile 2012
Tag: Clean and Dry Intimate Wash, Creme sbiancanti, make up
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4 Commenti a “Quel detergente che sbianca la vagina”
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13 aprile 2012 alle 17:25
Quella crema è un delitto: se c’è una cosa che trovo estremamente eccitante sono
proprio eventuali contrasti scuri sui, o in prossimità dei, genitali esterni
femmininili, ancor più su donne x il resto bianche.
Ma poi che è sta roba, andare a cambiare l’ ordine della natura con prodotti di
company farmaceutiche … dobbiamo averli pure in camera da letto questi scialbi
broker?!?
13 aprile 2012 alle 20:05
Le creme migliori sono quelle che si assumono per via orale, come quella di zabaione, tiramisu’, vaniglia, zuppa inglese ecc., ma anche li’ bisogna stare attenti, al colesterolo in particolare …..
Quello che mi fa pensare comunque, e’ la contrapposizione tra la pubblicita’ delle creme sbiancanti e i contenuti dei testi sacri e di filosofia delle antiche culture indiane : un bel contrasto chiaro-scuro, non c’e’ che dire …..
14 aprile 2012 alle 09:26
concordo con l’articolo.
Faccio però notare che nei Caraibi uno dei complimenti migliori che si possono fare ad una puerpera è che il neonato che lei ha appena partorito appaia “più bianco” dei genitori.
E’ come se gli si predicesse o augurasse un futuro migliore.
Non è solo una questione indiana.
16 aprile 2012 alle 23:15
minkiaaaaaa che cazzo eeeeeeeeee che bello sto racconto