Wednesday 22 May 2013

IL MANIFESTO BLOG
   intrecci e migrazioni a cura di Cinzia Gubbini
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Italia-Libia e la giornata mondiale del rifugiato
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    Il problema non è trovare degli accordi con i paesi di partenza per gestire i fenomeni migratori. Il problema è la solita politica di “esternalizzazione” che se è stata la strada maestra individuata dai governi dei primi anni 2000 per gestire i flussi – quando i mercati tiravano e la richiesta di manodopera era un argomento serio – figuriamoci adesso con la crisi economica e i paesi europei che hanno  deciso di chiudere gli ingressi. Dunque, come volevasi dimostrare, il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri è andata a firmare in Libia con il nuovo “governo rivoluzionario” un testo pari pari a quello che prima di lei avevano firmato Pisanu, Amato, Maroni e ancora indietro nel tempo. La Stampa  ha pubbliccato il testo che le associazioni umanitarie avevano chiesto con vigore . E oggi Guido Ruotolo la intervista. Il ministro se la prende con chi parla solo “in base ai pregiudizi” e, almeno, assicura che verrà rispettata la sentenza della Corte di Giustizia europea e non verranno fatti respingimenti. Perché tanto – dice – aiuteremo la Libia a “controllare i confini”.

    E sul trattato? Niente di nuovo sotto il sole, e non è un modo per far finta che nulla è cambiato. Lo dice il testo stesso, che è pieno di “ri”. Si riavvia il prgetto Sah-Med, sotto il patrocinio dell’Europa, per il controllo dei confini. Si riavvia il programma di controllo documentale. E, soprattutto, si riavvia il centro di Kufra, che con ipocrisi davvero sfacciata viene chiamato “centro sanitario”. Kufra, invece, è stata una prigione libica per migranti, dove le persone venivano rinchiuse per mesi e mesi e dove l’Unhcr quasi mai riusciva ad entrare – l’Agenzia per le Nazioni unite, d’altronde, era in Libia per gentile concessione dei figli più illuminati di Gheddafi. Il paese nordafricano, infatti, non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra. E mai la firmerà, da quel che si capisce. Un accenno alla Convenzione dell’Onu e al ruolo delle Nazioni unite non è neanche accennato (anche se il ministro Cancellieri assicura a La Stampa che non eprde occasione epr ricordarlo al governo libico). Si fa invece appello generico al “rsipetto dei diritti dell’uomo”, che dovrebbe essere garantito nei cosiddetti “centri sanitari”. Mentre il Patto si apre con una menzione di fiducia alla “determinazione della Libia di fondare un nuovo Stato basato sulla democrazia e su principi dei diritti umani universalmente riconosciuti”. Della serie: basta la parola. In quanto al fatto che esistano dei diritti umani “universalmente riconosciuti”, bisognerebbe scambiare quattro chiacchiere con Annamaria Cancellieri-Rousseau, chiaramente prima che comincino a cadere teste.

    Nell’accordo non si parla in alcun modo di respingimenti verso la Libia, ma solo di rendere più efficienti i “controlli” e di “riavviare” il famoso “centro sanitario”. Tuttavia Amnesty International ha lanciato l’allarme, e nell’ambito della campagna “mai più respinti”, che parte proprio oggi con la proiezione in 100 città del documentario “Mare Chiuso” di Andrea Segree e Stefano Liberti, invita il governo italiano a mattere da parte ogni accordo con la Libia finché “la Libia avrà dimostrato di rispettare e proteggere i diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati e avrà introdotto procedure adeguate per esaminare e riconoscere le richieste di protezione internazionale, tra le quali l’asilo”.

    C’è un altro punto dell’accordo Italia-Libia che fa capire che niente è cambiato: l’Italia si impegna di nuovo a fornire alla Libia forniture per il conrtrollo degli spazi. Cioè di nuovo armamenti. In un paese che non è ancora pacificato. E che, evidentemente, ha fatto buon uso nell’ultimo anno. Non è un mistero che dopo il primo accordo Italia-Libia nel 2004, l’esportazione di armamenti italiani in Libia  è cresciuto del 746% (leggi l’articolo di Unimondo) piazzando l’Italia al primo posto tra i partner libici, proprio a partire dal tema “controllo delle frontiere”. Che è una guerra ai migranti, per quanto riguarda la Libia, quasi sempre richiedenti asilo. ma la guerra è guerra, e quando la miccia è accesa è difficile capire chi sarà il prossimo a saltare.

di cinzia
pubblicato il 20 giugno 2012
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