Friday 24 May 2013

IL MANIFESTO BLOG
   intrecci e migrazioni a cura di Cinzia Gubbini
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Estate senza sbarchi, ma la strage continua
  • Quaranta i dispersi dopo il naufragio di ieri al largo di Lampedusa. Un’altra choccante tragedia si è svolta a poche centinaia di metri dalla costa occidentale turca, al largo di Izmir, una delle località di partenza dei migranti. Tutte le morti in mare sono agghiaccianti, ma qui, tra le 58 vittime, si contano 31 bambini, di cui 3 neonati. Le agenzie di stampa riportano che i profughi erano tutta gente in fuga dalla Siria e dal Kurdistan iracheno.

     

    Stiamo parlando di zone in cui guerra e repressione sono agli apici. Ovvero le uniche parti del mondo da cui ancora qualcuno si azzardi a prendere una barca per tentare di raggiungere l’Occidente, che ormai è un paradiso soltanto per i disperati che cercano un po’ di quiete.

     

    Questa è stata l’estate più calda degli ultimi dieci anni. Un mare come una tavola per giorni e giorni. Eppure gli sbarchi sono stati pochissimi. Nessuna emergenza Lampedusa. Nessun “assalto”. Eppure le premesse c’erano tutte, stando alla retorica che per quindici anni ha dettato le regole della politica migratoria italiana, seminando disastri che paghiamo ogni giorni con il fardello dell’economia al nero alimentata dalla presenza di persone private del permesso di soggiorno (e non prive, visto che la legge impedisce loro di regolarizzarsi): a settembre ci sarà una regolarizzazione. Pochi mesi fa l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani sui respingimenti in mare. Manna per chi vuole varcare le frontiere della Fortezza Europa.

     

    Eppure: mai estate è stata più tranquilla. Come mai? Il governo Monti è più capace di quello Berlusconi? La ministra Cancellieri più dura del ministro Maroni? I professori hanno scovato la ricetta per sigillare le nostre frontiere?

     

    Neanche per idea. E’ la crisi, bellezza. Quello che non hanno mai capito i partiti politici, che senza fantasia hanno puntato tutto sulla xenofobia – atteggiamento molto facile da sollecitare – è che l’immigrazione è lo specchio del nostro benessere. Se sei un paese che tira, allora la gente vuole venire da te. Se sei un paese che sta per tirare le cuoia, tutti ti stanno alla larga.

    Oggi che abbiamo raggiunto l’obiettivo degli “zero sbarchi” significa che stiamo per morire. Bella consolazione.

     

    Purtroppo, però, c’è sempre qualcuno più disperato di noi. E quelle poche centinaia di persone che cercano di mettersi in mare – visto che l’Europa in tutti questi anni si è guardata bene dal creare “corriodi umanitari” per i profughi, sempre perché altrimenti questo avrebbe “incentivato l’immigrazione” – sono ancora più sole, ancora più disperate, ancora più costrette a mettere a rischio la propria vita probabilmente – oltretutto – a fronte di un viaggio costoso perché meno richiesto

di cinzia
pubblicato il 7 settembre 2012
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