Come è noto uno dei primi provvedimenti del governo Monti per fare cassa è stata aumentare quella per ottenere il permesso di soggiorno (anche se in realtà il “regalino” è stato escogitato dal duo Tremonti-Maroni). La decisione ha da subito scatenato polemiche: perché se la pressione fiscale aumenta, aumenta per tutti, e non guarda alle nazionalità L’Imu la pagheranno anche gli immigrati proprietari di casa, che come tutti i residenti dovranno fare i conti anche con l’aumento delle tariffe. Insomma, quello che si dice per gli italiani vale anche per gli immigrati. Dunque, la tassa sul permesso di soggiorno – che va a sommarsi ai 57 euro che gli immigrati pagano di default per il servizio postale e per gli adempimenti burocratici – e che prevede un costo che va dagli 80 ai 200 euro, era stata oggetto di aspre critiche a inizio anno, quando è entrata in vigore.All’epoca il governo si disse contrario alla tassa, specificando che si trattava di un decreto ereditato dal passato governo, firmato dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti d’intesa con l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni. I quali ci avevano già pensato un bel po’ prima, la tassa infatti è stata introdotta dal famoso “pacchetto sicurezza” del 2009. Ma alla fine il regolamento era stato firmato il 6 ottobre 2011, con la copertura propagandistica della crisi e dichiarazioni improvvide sulla necessità che anche gli immigrati dessero il loro contributo.
Comunque, arrivato il governo dei tecnici tutti sembravano essersi resi conto della palese ingiustizia, tanto da promettere “modifiche legislative”. Che non solo non sono mai arrivate, ma udite udite, una recente e attesissima circolare del ministero dell’Interno sulla tassa per i permessi di soggiorno – poiché come sempre i problemi operativi sono parecchi – aggiunge delle specificazioni davvero incredibili (qui un’analisi della circolare). Tra queste il fatto che lo straniero deve pagare la tassa anche se ottiene un diniego (un regalo d’addio, gli ospiti usano fare così no?), e che l’esborso deve essere corrisposto anche da chi ottiene un permesso non perché lo richieda, ma perché così prevede la legge (ad esempio le persone che lo ottengono per cure mediche). Pensate che belle scenette: il bambino che arriva da qualche terra martoriata per essere curato nei nostri migliori ospedali. Al quale verrà chiesto: e gli 80 euro? Per fortuna che il governo Monti voleva rimediare.
Ma aldilà di questo, poiché moltissime persone pensano che tutto sommato sia giusto che gli stranieri “ospiti” in patria versino un po’ dei loro soldi per foraggiare le nostre politiche (sprecone, aggiungo io, a partire dai Centri di espulsione, inutili e dannosi) ci si aspetterebbe, quanto meno, che gli immigrati possano arrivare allo sportello della Posta, pagare e avere il benedetto e prezioso documento. Almeno un po’ di efficienza.
Macché: è il contrario. L’introduzione della nuova tassa ha invece complicato tutto l’iter burocratico. E per ragioni del tutto imperscrutabili le Poste non comunicano con il ministero dell’Interno. Sicché se ancora oggi un immigrato si reca all’ufficio postale non riceve il bollettino giusto, con la tassa nuova di zecca. Molti immigrati serenamente compilano il kit, pensano che magari pagheranno in questura o che magari il governo Monti alla fine quella tassa si è deciso a toglierla, d’altronde aveva detto così…(illusi).
Ma poi succede che dopo due mesi (a Roma è il minimo) vieni chiamato in questura e…sopresa: “Guardi manca la tassa da pagare questo è il bollettino. Paghi e torni tra due mesi“. Proprio così. A Roma questa è la prassi. La questura mette in mano all’immigrato che deve rinnovare il permesso il bollettino da pagare e lo rimandano a settembre. Inutile far notare che sarebbe stato compito dell’ufficio postale, o del ministero dell’Interno, predisporre un kit con le nuove disposizioni. Inutile dire che è molto dannoso rimandare un appuntamento proprio in piena estate, perché sono mesi in cui si lavora anche fuori dalla città di residenza. Soprattutto per colf e babysitter. Ma, come dire, questi sono affari “privati”.
Non si può fare nulla? In realtà sì, solo che non dicono, forse temendo un assalto agli uffici. Ma assaltate, è il minimo: se dovete rinnovare il permesso e avete un appuntamento fissato nelle prossime settimane, non fatevi trovare impreparati. Andate all’ufficio immigrazione (a Roma si trova in via Patini), dove è possibile ritirare il bollettino. Pagatelo, e con quello presentatevi in questura. Così non vi verrà fissato un nuovo appuntamento. Certo, sarebbe molto più comodo – e sarebbe il minimo – se di questi bollettini fossero forniti tutti gli uffici postali. Ma l’organizzazione non è il nostro forte. Neanche nel paese dei tecnici.
pubblicato il 6 giugno 2012
Tag: tassa rinnovo permesso
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