Tuesday 18 June 2013

IL MANIFESTO BLOG
   
Archivio di novembre 2011
  • Cadono LA e Philadelphia e con loro se ne vanno due dei maggiori accampementi Occupy ancora resistenti di fronte alla smobilitazione forzata coordinata da molteplici citta’ (nonche’ dalle autorita’ federali,  a giudicare  dalla presenza, accanto alla polizia, di agenti della homeland security). Alla faccia di Gil Scott Heron lo sgombero di Occupy LA, non solo e’ stato trasmesso in diretta sulle news locali – almeno cinque le emittenti  collegate ieri notte dall’epicentro degli arresti con molteplici postazioni volanti – ma anche su internet via numerosi stream degli stessi manifestanti. A volte le due dirette si sono incrociate con interviste a vicenda di miltanti e telegiornalisti seguibili quindi con campo e controcampo su computer e TV in contemporanea. Il tutto ha regalato un inedito “backstage” dell’operazione mediatica e di polizia. Di tutte le immagini viste sullo schermo la piu’ “iconica” e’ stata all’inizio del raid. Mille manifestanti attenendevano da qualche ora l’inizio dell’operazione annunciata. Mentre la gente allestiva barricate di fortuna, saliva sugli alberi e si preparava alla disobbedienza sedendosi  nelle strade, colonne di  poliziotti hanno cominciato a muoversi verso il municipio dal vicino stadio di baseball, stringendo via via l’assedio il candido  grattacielo illuminato a giorno. Mentre ci si domandava da quale direzione sarebbe cominciato l’attacco d’improvviso decine poi centinaia di celerini in tenuta da robocop sono comiciati ad uscire dall’edificio stesso cogliendo i dimostranti di sopresa alle spalle. E il palazzo,  pietra miliare dell’immaginario b-movie come preda di attacchi marziani e formiche giganti, si e’ trasformato in un scintillante uovo alieno da cui sgorgava una fiumana di larve nere. Un trionfo per l’LAPD e soprattutto per l’art direction hollywoodiana.  Segnaliamo infine  qui l’ottimo lavoro dei fotografi del Los Angele Times

     

     


di luca celada
pubblicato il 30 novembre 2011
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in varie
  • Camillo Longone io non lo conoscevo, o forse non leggo le cose che scrive, ma oggi mi capita sotto gli occhi questo titolo: Togliete i libri alle donne e torneranno a fare figli, e scopro che si tratta di un articolo firmato appunto da Camillo Longone sul quotidiano Libero, che decido di leggere perché mi riguarda: perché sono una donna, grande, laureata, giornalista e ho una figlia soltanto perché, essendo troppo indaffarata tra i libri, ho deciso di non mettere al mondo un asilo nido.  Che dire della lettura dell’articolo di Longone: sconcertante? Vergognoso? Privo di senso? Delirante? Assurdo? Senza base logica? No, semplicemente violento. Violento nel linguaggio, nell’ideologia, violento nei messaggi che comunica, violento verso le donne come genere, come esseri umani che, secondo Longone, sono incapaci di discernere se è meglio mettere al mondo figli come conigli o cercare di vivere come persone umane. Violento nelle intenzioni, perché portare come esempi i numeri della natalità di paesi come Niger e Uganda, in cui le donne vengono martoriate, stuprate, uccise, e i bambini che mettono al mondo, se non muoiono prima, possono essere arruolati come soldati, è assecondare la violenza che questa parte di mondo subisce. Violento e razzista, quando parla dei barconi che arrivano in Italia da paesi in conflitto come la Libia o la Siria, dove la gente scappa per non morire ammazzata sotto tortura, con donne e bambini, anche lì, che hanno subito ogni tipo di violenze fisiche e sessuali. Violento nei modi, perché manipolare i numeri per dedurre che se le donne scolarizzate fanno meno figli, allora non devono studiare ma stare a casa e badare alle culle, è come riportare le donne al Medioevo e non avere rispetto per quelle che ancora oggi non andranno a scuola ma si sposeranno a 8-9 anni, o poco più che adolescenti, con uomini che non conoscono perché quello è il loro destino. Ma perché lo fa? Forse invidia perché lui ha solo un diploma in Agraria? Poi leggo che Longone ha anche scritto sul Foglio dell’anno scorso: “Genitori che avete una figlia in età da università: se volete nipotini che vi tramandino e che la realizzino, risparmiate sulle tasse universitarie e regalatele un bel vestito” (Il Foglio, 1.9.2010). Ma allora quest’uomo è recidivo, odia il genere femminile, è misogino, che problemi ha? Auspicherei che prima o poi qualcuno smettesse di mettergli la penna in mano perché chi permette la diffusione di ideologie violente e sessiste come queste non è da meno di chi le scrive.

    L'articolo pubblicato da Libero

di Luisa Betti
pubblicato il 30 novembre 2011
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  •  

    Se davvero troveranno la Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, fresca e intatta, conservata dentro una fessura di muro, allora questa è la notizia del secolo. La perdita di quel capolavoro affligge infatti gli storici dell’arte di tutto il mondo e rimane a tutt’oggi uno dei misteri ancora non risolti. Da ieri notte infatti una equipe di esperti sta lavorando con una sonda endoscopica dotata di microcamera, nel salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze: il risultato ha confermato l’esistenza di un’intercapedine tra il dipinto di Giorgio Vasari e la parete retrostante, su cui potrebbe trovarsi la celeberrima e ritenuta perduta per 500 anni Battaglia di Anghiari. Le sonde sono state inserite nelle crepe del dipinto La Battaglia di Scannagallo di Vasari e le ricerche proseguiranno per tutta la prossima settimana, mentre per il verdetto bisognerà pazientare altri due mesi. Qualcuno già canta vittoria: «Mi aspetto che lo stato di conservazione dell’affresco sia buono o comunque uguale a come era quando la parete originaria fu coperta dal Vasari». Lo ha detto l’ingegner Maurizio Seracini, coordinatore delle ricerche, e che da 36 anni svolge studi mirati a trovare il capolavoro di Leonardo da Vinci. In realtà, l’affresco originario venne eseguito nel 1503 – l’artista vi lavorò per un anno con sei assistenti – con la tecnica a encausto e,a causa di una fonte di grande calore utilizzata per asciugarllo, i colori a cera si sciolsero, rovinando gran parte dell’impianto del disegno.

    Anghiari è una cittadina vicina ad Arezzo dove il 29 giugno 1440 si affrontarono le forze fiorentine, alleate con il papa, comandate da Giampaolo Orsini, e il duca di Milano Filippo Maria Visconti, che aveva mire espansionistiche sulla Toscana.
    Per celebrare la grande vittoria dei primi sui secondi e affinché si tramandasse il ricordo ai posteri, si ordinò a Leonardo da Vinci di affrescare tutta una parete, circa 25 m. per 6 m., rappresentando quell’evento, nella sala del Gran Consiglio a Palazzo Vecchio.

di arianna
pubblicato il 30 novembre 2011
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in varie
  • 1:00 ora di Los Angeles (10:00 italiana). Circa un’ora fa un vero e proprio esercito di polizia in assetto antisommossa ha invaso la zona attorno al municipio e l’accampamento di Occupy LA. Almeno 1500 agenti con caschi, manganelli e armi automatiche alla mano hanno raggiunto la zona presidiata dai manifestanti, almeno un migliaio di persone che rifiutano di obbedire l’ordine di disperdersi. E’ in corso cioe’ lo sfratto annunciato sin da domenica e che sta apparentemente per risultare in centinaia di arresti ma senza per ora scontri oltre a qualche isolata colluttazione. Decine di persone sono a terra in procinto di venire ammanettate, un operazione che dato il numero di manifestanti potrebbe durare diverse ore e che dopo due mesi conclude l’occupazione di Los Angeles con una imponente dimostrazione di forza della polizia. La diretta  streaming e’ qui.

di luca celada
pubblicato il 30 novembre 2011
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in varie
  • Il 10 novembre scorso, a Ghazni in Afghanistan (138 km a sud ovest di Kabul), madre e figlia sono state uccise insieme con l’accusa di adulterio, in una zona passata dal controllo delle forze internazionali a quello del governo locale. Un gruppo di uomini è andato a prelevare le due donne direttamente a casa facendo una irruzione notturna e costringendo la madre, una giovane vedova, e la figlia, a sdraiarsi per terra, e dopo averle battute sul corpo con grosse pietre, gli uomini le hanno finite con un colpo di pistola alla testa. Il tutto è avvenuto tra urla e spari a due passi dagli uffici governativi ma nessuno si è mosso e neanche i vicini si sono azzardati a uscire di casa per vedere cosa stesse succedendo. Il fatto è forse riconducibile a una fatwa lanciata dall’imam locale, nella quale si invita la popolazione a denunciare chi commette adulterio.

di Luisa Betti
pubblicato il 30 novembre 2011
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  • Il 10 novembre scorso, a Ghazni in Afghanistan (138 km a sud ovest di Kabul), madre e figlia sono state uccise insieme con l’accusa di adulterio, in una zona passata dal controllo delle forze internazionali a quello del governo locale. Un gruppo di uomini è andato a prelevare le due donne direttamente a casa facendo una irruzione notturna e costringendo la madre, una giovane vedova, e la figlia, a sdraiarsi per terra, e dopo averle battute sul corpo con grosse pietre, gli uomini le hanno finite con un colpo di pistola alla testa. Il tutto è avvenuto tra urla e spari a due passi dagli uffici governativi ma nessuno si è mosso e neanche i vicini si sono azzardati a uscire di casa per vedere cosa stesse succedendo. Il fatto è forse riconducibile a una fatwa lanciata dall’imam locale, nella quale si invita la popolazione a denunciare chi commette adulterio.

di Luisa Betti
pubblicato il 30 novembre 2011
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  • La vignetta che ElleKappa ha dedicato a Giulia

    Con un Manifesto firmato da 350 giornaliste tra carta stampata, televisione, radio e web, la rete delle giornaliste unite libere e autonome “per un’informazione che non sia megafono dei poteri ma racconti fedelmente la realtà a partire da una più vera e corretta rappresentazione della donna e della società”, è nata Giulia: Giornaliste unite per il cambiamento. Nel suo manifesto, visibile nel sito (http://giulia.globalist.it/), Giulia chiarisce che la sua nascita è “in un momento di grave crisi del Paese e di attacco alla dignità della donna, ai diritti del lavoro e dell’informazione” e soprattutto dice chiaramente “basta all’uso della donna come corpo, oggetto, merce e tangente; abuso cui corrisponde una speculare sottovalutazione delle sue capacità e competenze. (…) La discriminazione delle donne nel mondo del lavoro, l’emarginazione dalla vita pubblica, sono ostruzioni che vanno rimosse: uno spreco enorme di intelligenze che indebolisce il Paese e lo spinge al declino”. Le adesioni, arrivate da tutta italia, e il manifesto di Giulia saranno presentati in una conferenza stampa il 5 dicembre alle ore 12 alla Federazione Nazionale della Stampa a Roma.

di Luisa Betti
pubblicato il 29 novembre 2011
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  • La vignetta che ElleKappa ha dedicato a Giulia

    Con un Manifesto firmato da 350 giornaliste tra carta stampata, televisione, radio e web, la rete delle giornaliste unite libere e autonome “per un’informazione che non sia megafono dei poteri ma racconti fedelmente la realtà a partire da una più vera e corretta rappresentazione della donna e della società”, è nata Giulia: Giornaliste unite per il cambiamento. Nel suo manifesto, visibile nel sito (http://giulia.globalist.it/), Giulia chiarisce che la sua nascita è “in un momento di grave crisi del Paese e di attacco alla dignità della donna, ai diritti del lavoro e dell’informazione” e soprattutto dice chiaramente “basta all’uso della donna come corpo, oggetto, merce e tangente; abuso cui corrisponde una speculare sottovalutazione delle sue capacità e competenze. (…) La discriminazione delle donne nel mondo del lavoro, l’emarginazione dalla vita pubblica, sono ostruzioni che vanno rimosse: uno spreco enorme di intelligenze che indebolisce il Paese e lo spinge al declino”. Le adesioni, arrivate da tutta italia, e il manifesto di Giulia saranno presentati in una conferenza stampa il 5 dicembre alle ore 12 alla Federazione Nazionale della Stampa a Roma.

di Luisa Betti
pubblicato il 29 novembre 2011
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  • "Rispettate la scelta del popolo". Manifestazione a Tskhinvali contro l'annullamento delle elezioni

    Come al solito. La netta vittoria della candidata di opposizione nelle presidenziali in Sud Ossezia (vedi post precedente) non è stata accettata dal potere. Ieri sera la Corte suprema ha annullato le elezioni e ha vietato alla vincitrice di partecipare alla loro ripetizione, il 25 marzo prossimo. In tal modo la vittoria del candidato “giusto”, Anatoly Bibilov, sostenuto dal partito attualmente al governo nonché dai suoi protettori al Kremlino ma nettamente sconfitto dal voto popolare, è assicurata. La sentenza è stata motivata con generiche “irregolarità” imputate alla candidata vincitrice, l’ex ministra dell’educazione Alla Dzhioyeva e ai suoi sostenitori, che hanno ribaltato (57% contro 41%) il risultato desiderato dal potere. “Una pura e semplice usurpazione della vittoria”, hanno commentato i fan della Dzhioyeva, che ora minacciano non meglio precisate azioni di risposta, a partire dalle manifestazioni già convocate. Forse finirà con un nuovo patto tra clan, ma potrebbe andare anche peggio, in un micro-paese abituato da sempre alla violenza e alla guerra. A Tbilisi, dove si sogna la riconquista della provincia perduta nel 2008, si fregano le mani e aspettano che il boccone cada loro in bocca. A Mosca, dove ci si dovrebbe vergognare della figuraccia e preoccupare per le ripercussioni che questa vicenda apparentemente remota potrebbe avere sulla credibilità del Kremlino, si preferisce far finta di niente e guardare da un’altra parte. Non è una sorpresa.

di a. d.
pubblicato il 29 novembre 2011
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  •  

    Da almeno due settimane gli abitanti del quartiere Sanità sono sul piede di guerra contro il governatore Stefano Caldoro, che ha deciso secondo un piano regionale di austerità e tagli, di chiudere il pronto soccorso dell’ospedale San Gennaro. Un presidio sanitario fondamentale per un rione popolare già penalizzato dall’alto tasso di emarginazione e criminalità, che ricovera d’urgenza circa 100mila persone l’anno e che è in grado di affrontare anche i casi più gravi. Basti pensare che in media arrivano circa 24 vittime di faide camorristiche ogni 12 mesi. Ma ora con una barra di penna deciso dal commissario straordinario dell’Asl Napoli 1 Maurizio Scoppa entro dopodomani la struttura verrà delocalizzata. E si perché secondo i piani dirigenziali il pronto soccorso dovrebbe essere trasferito insieme all’Ascalesi nella zona rossa dei comuni vesuviani. Un progetto fino a questo momento rimasto solo su carta non solo perché il futuro Ospedale del Mare dovrebbe sorgere in un’area a rischio sismico e vulcanologico, ma perché l’operazione è finita in un’inchiesta della magistratura che vede coinvolti dirigenti Asl e funzionari regionali. Oggi l’ennesimo blocco degli abitanti inferociti, che in poco più di un anno si sono visti chiudere già il pronto soccorso del Cto e degli Incurabili, avendo ora come unico punto di riferimento quello affollatissimo del Cardarelli, già punto di riferimento per i ricoveri regionali. Nel primo pomeriggio una folla, composta soprattutto di donne e bambini è scesa in strada e ha occupato il corso Santa Teresa degli Scalzi, arteria vitale per la viabilità cittadina anche perché collega l’uscita della tangenziale con il centro storico. La manifestazione dispersa dalla polizia in assetto antisommossa, si è quindi spostata sotto Palazzo San Giacomo, affinché una delegazione venisse ricevuta dal sindaco. De Magistris ha quindi rilasciato dichiarazioni durissime contro il provvedimento di chiusura: “E’ una scelta irresponsabile, oltre ad essere un vulnus democratico nei confronti dei diritti delle cittadine e dei cittadini, in particolare del diritto alla salute stabilito dalla Costituzione al suo art.32. La regione –accusa il primo cittadino – sta procedendo allo smantellamento dei presidi sanitari pubblici cittadini soprattutto della zona centro-orientale lasciando un intero territorio scoperto”. De Magistris ha quindi chiesto alla regione un tavolo tecnico: “Perché da sindaco, cioè in quanto prima autorità sanitaria cittadina, non posso consentire che la popolazione sia privata dei suoi diritti”. In queste ore si aspetta la risposta del governatore visto che già domani potrebbe partire lo smantellamento dell’ospedale. “Le strutture sanitarie pubbliche sono un bene comune – aggiungono dal comitato civico di quartiere – tanto piu importante in un rione povero e popolare. Basta tagli folli e decisioni politiche che calpestano il protagonismo civico dei cittadini”. Domani la protesta continua.

     

di francesca
pubblicato il 29 novembre 2011
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