Tuesday 21 May 2013

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  • La General Motors è stata salvata dal governo a suon di miliardi di dollari, molti dei quali li sta restituendo nel giro di un anno con il suo clamoroso rientro in borsa. La Fiat è stata salvata dal governo italiano a suon di miliardi di lire, mai restituiti alla collettività in decenni. Ce ne sarebbe abbastanza perché l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne – che pure nei suoi sei anni al volante non ha ricevuto aiuti statali - usasse un’attenzione diversa parlando del suo paese, dei suoi contribuenti, dei suoi lavoratori.

     ”Negli Stati Uniti si fa, da noi si parla”, dice invece Marchionne nella fabbrica Chrysler di Kokomo nell’Indiana, durante una visita del presidente americano Barack Obama. Aggiungendo a margine: “Le mie parole sono sempre accurate, precise ed efficaci. E la gente deve rendersi conto della realtà”.

    La realtà è che il Tesoro americano ha ricevuto martedì 11,74 miliardi di dollari per la vendita di 358,5 milioni di azioni al prezzo di 33 dollari l’una, riducendo la sua quota nel colosso di Detroit dal 61% al 37%. Fatti due conti, il Tesoro e i contribuenti americani perdono ancora 9 miliardi di dollari dei 49,5 usati per il salvataggio del costruttore. Per un pareggio, la Gm dovrebbe vendere il resto delle azioni in mano pubblica a un prezzo medio di 52.80 dollari l’una.

     L’operazione di salvataggio dell’industria dell’auto (Gm e Chrysler) è costata al governo complessivamente 85 miliardi di dollari, consentendo  di tenere in piedi circa 1 milione di posti di lavoro compreso tutto quel che gira intorno alle due aziende. E, dopo le ultime buone notizie Gm, il Tesoro ora stima di perdere alla fine non più 30 miliardi, ma 17.  Ma quanti ne ha persi l’Italia con la Fiat?

di fpaterno
pubblicato il 24 novembre 2010
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  • Il prossimo novembre la General Motors tornerà in borsa, dopo la bancarotta pilotata dell’anno scorso che ha portato, tra l’altro, l’amministrazione Obama a detenere il 61% del gruppo di Detroit. La Casa Bianca ha di fatto nazionalizzato la prima azienda automobilistica del paese, iniettandoci dentro insieme alla Chrysler quasi 82 miliardi di dollari, ma adesso ha deciso di lasciare gradualmente il volante. I cinesi della Saic, azienda a controllo statale, hanno fatto sapere di essere interessati a rilevare una quota della Gm, se le condizioni di mercato saranno “favorevoli”. Saic e Gm lavorano insieme da dieci anni in Cina in una joint venture che produce utili per entrambi. La logica industriale potrebbe però scontrarsi con le riserve politiche di parte americana, sia nel governo che nel congresso, dove l’avanzata cinese nell’economia e nella finanza mondiale preoccupa non poco. La discussione su quella che viene definita una “vendita insidiosa” è già iniziata. Ma se la Fiat salirà al 35% in Chrysler nel 2011 o il fondo sovrano di Abu Dhabi ha il 9,1 % di Daimler o la Renault partecipata dallo stato francese ha circa il 44%, della Nissan perché i cinesi -  oggi gli unici con i soldi in bocca – dovrebbero trovare porte chiuse a Detroit?

di fpaterno
pubblicato il 21 settembre 2010
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