Wednesday 19 June 2013

IL MANIFESTO BLOG
   
Archivi per la categoria ‘marchionne obama’
  • La Chrysler guidata da Sergio Marchionne si arrende e ritira la richiesta di prestiti agevolati per 3,5 miliardi di dollari al Dipartimento per l’Energia dell’amministrazione Obama.  L’annuncio è stato dato giovedì scorso, dopo un tira e molla durato tre anni. La Chrysler, già nei guai prima dell’arrivo della Fiat, aveva chiesto questi prestiti – mirati allo sviluppo di tecnologie e di prodotti a minor impatto ambientale – fin dalla fine del 2008, partendo dalla cifra di 8,5 miliardi. Quando il 29 dicembre dello stesso anno c’è la firma del memorandum d’intesa che porterà Marchionne a conquistare la Chrysler sul filo della bancarotta pilotata, l’amministrazione Bush ha appena sbloccato prestiti agevolati per 4 miliardi di dollari, ma non quelli del Dipartimento dell’energia.  In questi tre anni, Marchionne ha spinto per ottenere quei soldi senza per altro dimostrare una verve ambientalista, tanto è vero che il gruppo Chrysler non ha in listino neanche un modello con motorizzazione ibrida e meno che mai uno elettrica. Nel 2009 ottenne dal Dipartimento circa 500.000 dollari la Tesla californiana, marchio di auto sportive e ora anche elettriche, mentre la Gm rinunciò a chiederli alla fine del 2010, lasciando sola la Chrysler. Oggi Marchionne, nonostante i suoi ottimi rapporti con la Casa Bianca, deve aver capito che in campagna elettorale Obama non può fare nuove concessioni senza esporsi alla fucilazione dei Repubblicani, che ancora accusano – come fa Mitt Romney, di aver dato troppi soldi per il salvataggio delle due Big di Detroit. Obama ha buon gioco nel raccontare agli elettori di aver salvato migliaia di posti di lavoro nel Midwest, visti anche i conti brillanti di Gm e di Chrysler, ma in una campagna elettorale giocata tutta sulla crisi economica un po’ di ulteriore cautela può aiutare.

di fpaterno
pubblicato il 20 febbraio 2012
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  • Fulmineo negli Stati Uniti, lento in Europa. L’amministratore delegato di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne si muove a due velocità nel costruire il gruppo – oggi ottavo al mondo con i suoi 3,58 milioni di veicoli venduti nel 2010, domani settimo se riuscirà a raggiungere l’obiettivo dichiarato di 2,2 milioni di Fiat e i 2 milioni di Chrysler entro il 31 dicembre 2011. La sua marcia trionfale su Chrysler si è (quasi) conclusa questa notte ora italiana, quando è stato comunicato l’accordo dell’acquisto da parte Fiat del restante 6% di Chrysler in mano al Tesoro Usa per la cifra di 500 milioni di dollari. Sul valore delle due aziende, ancora separate e per ora solo una quotata in borsa, leggete qui l’ipotesi più realistica che ho trovato in giro. In America, Marchionne ha bruciato i tempi per ottenere il 52% di Chrysler, anticipando sempre il raggiungimento dell’obiettivo, cosa che fa venire i brividi agli analisti. Oggi nella fabbrica Jeep di Toledo, in Ohio, il presidente Barack Obama in visita farà uno spot per la sua campagna elettorale, ma anche per il manager italiano. In Italia, al contrario Marchionne ha ritardato il lancio di nuovi prodotti mantenendo però gli obiettivi di bilancio e la distribuzione dei dividendi agli azionisti, in questo caso per evitare di far venire i brividi agli analisti. Ma ha anche ingaggiato un corpo a corpo sia con il sindacato Fiom che con la Confindustria per imporre un nuovo modello di contratto che, dal punto di vista dell’azienda, lascia il tempo che trova in una situazione di mercato assai critica. Lo stallo politico del paese e le convulsioni del governo che si riflettono  negli ambienti confindustriali e il ricorso al tribunale del sindacato potrebbero trasformare il semaforo da giallo a rosso.  Se in America vola, in Italia Marchionne rischia la patente.

di fpaterno
pubblicato il 3 giugno 2011
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  • L’amministratore delegato di Fiat Chrysler Sergio Marchionne dovrà togliersi per forza il pullover, tanto è bollente per lui giugno, da vivere per buona parte sull’altare e rischiando la polvere solo dopo il 18. E non è nemmeno detto. Venerdì scorso ha fatto sapere di voler rilevare l’ultimo 6% di Chrysler ancora in mano all’amministrazione Obama. Sabato, nel consueto messaggio radiofonico e via internet alla nazione della Casa Bianca, assente il presidente perché in viaggio in Europa, il vice Joe Biden ha parlato per esaltare la Chrysler di Marchionne che ha ridato indietro i soldi del prestito pubblico con “sei anni di anticipo”. E ha lodato la Gm, l’altro costruttore rinato grazie sempre ai soldi dei contribuenti americani, che ha aggiunto una terza linea nella fabbrica di Hamtramck a Detroit  e dunque assunto 2.500 lavoratori. Ovviamente Biden ha voluto “vendere” nel messaggio alla nazione il salvataggio di Detroit da parte dell’Amministrazione in piena campagna elettorale. La Casa Bianca ha molte ragioni per farlo e le spiegherà di nuovo Obama in persona venerdì 3 giugno dentro un’altra fabbrica Chrysler, a Toledo nell’Ohio. Miele per Marchionne, come miele è il consolidamento nel bilancio Fiat dei conti Chrysler da mercoledì primo giugno, come qui anticipato l’1 maggio scorso e confermato pochi giorni fa da Fiat appena toccata quota 46% del costruttore americano. Consolidamento che, nota Luca Ciferri nel suo blog del 6 maggio scorso su Automotive News Europe, nell’anno potrebbe anche “salvare gli obiettivi Fiat” .  I fasti di Chrysler però nulla potranno il 18 giugno quando ci sarà il primo incontro in tribunale fra Fiat e Fiom: il sindacato ha fatto ricorso contro la nuova società creata ad hoc dall’azienda per Pomigliano, dove da ottobre sarà prodotta la nuova Panda, e quel giorno la parola passerà ai giudici. Giugno, infine, farà da termometro alle vendite dei due nuovi prodotti del Lingotto, Fiat Freemont e Lancia Ypsilon. Insomma, ce ne è abbastanza perché Marchionne per questo mese si tolga il pullover.

di fpaterno
pubblicato il 30 maggio 2011
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