di Federico Ercole
Super Mario e suo fratello Luigi, da 25 anni, sono protagonisti e compaiono in una galassia di titoli in cui ci si può smarrire. Sono decine e decine. Ecco quindi una guida ai videogiochi veramente imperdibili per chi ama davvero l’idraulico.
SUPER MARIO BROS. (1985, arcade e Nes): chiunque videogiochi deve finire almeno una volta questo capolavoro. Anche chi non è pratico con il joypad può trovarvi comunque ragioni di letizia. Si può scaricare sulla Wii per chi non è così fortunato da averne ancora una copia e un Nes funzionante.SUPER MARIO BROS. 2 (1988, Nes, scaricabile su Wii): il più atipico dei Mario a piattaforme, tanto che era sottotitolato Mario Madness. Si possono usare anche Luigi, la principessa Peach e Toad il funghetto che possiedono abilità diverse. Alcune, come il salto più lungo di Luigi, ci sono ancora adesso.
SUPER MARIO BROS. 3 (1988, Nes, scaricabile su Wii): uno dei giochi più titanici, vasti e complessi di sempre. Super Mario all’ennesima potenza, memorabili i livelli finali degli otto mondi, ambientati su navi volanti.
SUPER MARIO WORLD (1990, Super Nes, scaricabile su Wii): il gioco di lancio per la nuova, indimenticata, console Nintendo. Per l’epoca la grafica era da urlo e l’avventura immensa. Il dinosauro Yoshi compare per la prima volta.
YOSHI’S ISLAND (1995, Super Nes): visivamente è un gioco impressionante, disegnato a mano e tutto in tinte pastello. Muoviamo Yoshi che porta sulla groppa Baby Mario.
SUPER MARIO RPG: LEGEND OF THE SEVEN STARS (1996, Super Nes, scaricabile su Wii): una leggenda rimasta inedita a lungo in Italia. Si tratta di un gioco di ruolo disegnato dalla Squaresoft, la software house di Final Fantasy.
SUPER MARIO 64 (1996, Nintendo 64, scaricabile su Wii): Mario passa alle tre dimensioni e ancora una volta cambia la storia dei videogiochi inaugurando la stagione della modernità. Chi prese tutte e 120 le stelle è ancora adesso considerato un mito della performance mariesca.
SUPER SMASH BROS. (1999, Nintendo 64, scaricabile su Wii): Mario è solo uno dei tanti personaggi utilizzabili in questo picchiaduro delirante dove compaiono tante altre invenzioni Nintendo.
PAPER MARIO (2000, Nintendo 64, scaricabile su Wii): il primo episodio di una serie di gdr dove Mario è sottile come un foglio di carta. Il gioco è disegnato da Intelligent System ed è un magnifico racconto.
MARIO TENNIS (2000, Nintendo 64): il gioco di sport per chi non ama particolarmente gli sport. Mario con la racchetta è fortissimo.
LUIGI’S MANSION (2001, Game Cube): qui il protagonista è Luigi, che deve salvare Mario in una magione maledetta infestata dai fantasmi. Un curioso ibrido tra horror naive e comicità.
SUPER MARIO SUNSHINE (2002, Game Cube): è un gioco di luce e di tenebra, seguito ideale di Super Mario 64. Mario utilizza una curiosa macchina senziente che sputa acqua e deve smacchiare un isola deturpata dalla sua nemesi, identica a lui ma tutta nera.
MARIO&LUIGI SUPER STAR SAGA (2003, Game Boy Advance): un piccolo capolavoro portatile, pieno di inventiva e dalla sceneggiatura geniale e spassosa. Si tratta di un gioco di ruolo che racconta molto del rapporto tra Mario e Luigi
PAPER MARIO: THE THOUSAND YEAR DOOR (2004, Game Cube): un altro gdr di Intelligent System, ancora più profondo del predecessore, con una grafica che ancora oggi meraviglia per bellezza e poesia.
MARIO KART DS ( 2005,DS): è l’apoteosi dei giochi di corse, per chi non ama il realismo o la formula 1. Si può gareggiare in compagnia.
MARIO&LUIGI PARTNERS IN TIME (2005,DS): commedia e fantascienza insieme in questo gioco di ruolo sui paradossi temporali dove oltre ad usare Mario e Luigi si utilizzano anche Baby Mario e Baby Luigi.
SUPER PAPER MARIO (2007, DS): il Mario più teorico perché si trascorre dalle 2 alle tre dimensioni in un gioco di prospettiva che è un manuale d’estetica sulla storia dei videogame.
MARIO&LUIGI VIAGGIO DENTRO BOWSER (2009, DS): come Viaggio Allucinante, ma viaggiamo dentro il corpo del nemico di Mario. Questa volta tuttavia utilizzeremo anche lui come personaggio e scopriremo un certo affetto nei suoi confronti.
SUPER MARIO GALAXY 1&2 (2008/2010, Wii): Mario va nello spazio saltando da un planetoide all’altro. Ogni livello è un capolavoro dell’invenzione, pura arte visiva. Il secondo episodio è ancora più bello del pur notevole predecessore.
Articolo pubblicato su il manifesto / Alias del 25 settembre 2010
pubblicato il 1 ottobre 2010
Tag: compleanni, Super Mario
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di Federico Ercole
25 anni a Fungolandia e ancora oltre fino nello spazio profondo, per salvare la Principessa o un altro universo, inseguendo il sogno di una superstella scintillante. Super Mario compie un quarto di secolo scavalcando il millennio con uno dei suoi magnifici salti e celebrando questo personaggio, la cui invenzione è ludicamente importante quanto quella del ping pong, del surf o dello skateboard, non si celebra solo quest’idraulico baffuto ma l’intera storia dei videogiochi come arte dell’intrattenimento, della visione e del virtuosismo digitale. Così come i Mario Bros. (non dimentichiamoci di Luigi, suo fratello: Mario è il cognome dei due, che si chiamano infatti Mario Mario e Luigi Mario) non sono solo l’icona di Nintendo, loro casa madre, ma di tutto il mondo dei videogame. Nessuno è come Mario perché in 25 anni ha insegnato a giocare a chiunque videogiochi e chi non lo ama o non ha mai finito una delle sue avventure è anche meno bravo negli altri videogame, come chi suoni il pianoforte senza avere studiato armonia e solfeggio.
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pubblicato il 30 settembre 2010
Tag: compleanni, Super Mario
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di Simone Pieranni
Alcuni stranieri impegnati in una discussione su un popolare social network notavano tempo fa strani fenomeni a margine di un articolo apparso online su un media cinese in lingua inglese: dopo alcune critiche al governo espresse dagli utenti, i commenti in calce al pezzo diventavano via via sempre più astiosi nei confronti degli occidentali, finendo per sotterrare le prime critiche mosse alla Cina sotto una coltre di opinioni favorevoli. Non è un caso, in realtà: si tratta di un piccolo esempio di una manovra più complessa, attraverso la quale la Cina imbastisce le proprie trame propagandistiche, in casa come all’estero. E’ un sistema in cui anche i minimi particolari vengono tenuti in somma considerazione. A cominciare dal fatto che il media in questione era organico al Partito…
pubblicato il 20 settembre 2010
Tag: cina, esercito 50 centesimi, propaganda
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di Matteo Miavaldi
Il fatto che Facebook in Cina sia costantemente bloccato, per la maggioranza dei netizen cinesi è un dato estremamente insignificante, al pari del ritorno di Zeman al Foggia o del ritrovamento di un fallo preistorico in pietra nel nord Europa. All’interno della gabbia d’oro dell’Internet cinese, una larga fetta dei 420 milioni di utenti al di qua del Great Firewall (la grande muraglia telematica) non sente la mancanza dei vari Twitter, Facebook e dei vari servizi web oramai entrati nelle abitudini planetarie; il Partito Comunista Cinese, osservando la progressiva commistione tra libero flusso di informazioni e capillarità dei nuovi media sociali, lasciando fuori dalla porta il web made in Occidente, ha dato il via libera alle fabbriche di oppio del nuovo millennio: i social network cinesi.Facilitati dalle ancora insormontate barriere linguistiche, gli sviluppatori locali hanno dato vita ad una fittissima rete di strumenti autoctoni, in mandarino, spesso copie palesi dei capostipiti Usa, ma caratterizzati dal più utopistico degli ideali cinesi moderni: l’armonia. Qui in Cina l’obiettivo della creazione dello “Stato Armonioso” è un tema ricorrente della retorica governativa di Pechino: il PCC si è incaricato di creare una società modello, dove le persone convivono felicemente e le autorità – illuminate – si occupano del resto. Un programma da Partito dell’Amore ad occhi a mandorla. In attesa della realizzazione utopistica, promossa tramite la sistematica eliminazione del dissenso interno, i social network rappresentano le prove generali di questa mostruosa società del futuro.
pubblicato il 31 agosto 2010
Tag: cina, facebook, ideologia
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di Gabriele Cazzulini
Da poco divorziata, Marisol Solis, giovane donna di origine ispanica, decide di trasferirsi da Manhattan a Fort Greene, nell’area di Brooklyn. Trovata la nuova casa, ora tocca alle amicizie. E dove rivolgersi se non a Facebook? Detto fatto, Marisol lancia sul popolare social network un pranzo domenicale riservato alle donne del quartiere raccogliendo varie adesioni. E’ su questa schermata di Facebook, in cui le aspiranti amiche si presentano, che comincia il primo episodio di «Left Unsaid», serie per il web lanciata a fine giugno scritta, diretta e co-prodotta dal giornalista e regista afroamericano Nelson George. Quindici attrici, 19 video che non superano i quattro minuti strutturati in dialoghi che muovono dalla rete per raccontare, come dice il sottotitolo, “what’s not in your profile”, quello che il proprio profilo online non dice. Delusioni sentimentali, rapporti tra genitori e figli, situazioni di lavoro complicate, tensioni razziali non sempre esplicite sono esplorati in conversazioni al femminile il cui motore è lo scarto tra identità virtuali e reali delle protagoniste. Il tutto all’interno di un tentativo di sondare le potenzialità di un genere, quello delle cosiddette web-serie, in cerca di una sua maturità artistica e commerciale. Leggi il resto di questo articolo »
pubblicato il 19 luglio 2010
Tag: facebook, Left Unsaid, Nelson George, Web-serie
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La Coppa del mondo vista dai blogger alla periferia della rete. Ironia, rabbia, politica e amarcord raccontati da Gobal Voices, progetto che combatte apartheid linguistico e colonialismo culturale traducendo i post delle blogosfere più lontane
pubblicato il 12 luglio 2010
Tag: Global Voices, Sudafrica 2010
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GlaxoSmithKline (Gsk), la seconda multinazionale farmaceutica al mondo per fatturato, ha deciso di provare a sconfiggere la malaria adottando una strategia aperta, quella che in gergo informatico si chiamerebbe open source. Per trovare un rimedio a una delle patologie più devastanti per il genere umano, l’azienda ha infatti “regalato” più di 13mila composti da lei brevettati negli ultimi anni, rendendoli disponibili su due siti web governativi e su quello del Collaborative Drugs Discovery. D’ora in poi chiunque, anche chi non avrebbe potuto pagare i diritti sui brevetti, potrà utilizzare questo patrimonio di ricerca per scovare un vaccino ad una malattia che insidia il 40 per cento della popolazione mondiale, falcidiando un milione di persone soprattutto i bambini (uno ogni 30 secondi, almeno 7 o 8 prima che abbiate finito di leggere l’articolo) e le donne gravide. Gsk, inoltre, ha messo a disposizione dei ricercatori anche le strutture del centro spagnolo di Tres Cantos dove ospiterà sessanta accademici.
pubblicato il 6 luglio 2010
Tag: brevetti, open source, ricerca, volontariato
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Internet connette, celebra, esalta. È vero, qualche volta ti frega. Ma si può resistere alla tentazione di esserci, magari solo perché latitanti o agli arresti domiciliari? Impensabile, ai giorni nostri. Eppure una regola aurea, ovviamente non scritta, fa del silenzio e della segretezza il punto di forza di ogni organizzazione criminale, anche se molto più che per le persone perbene, per i delinquenti la comunicazione è essenziale.
Necessaria ma al contempo rischiosa, e le tecnologie più sono moderne tanto più paiono insicure. I criminali però, non sono più quelli di una volta. Così se il vecchio Bernardo Provenzano raccomandava ai suoi complici di non parlare in auto e di non usare mai cellulari o computer, le nuove leve del crimine sanno che per alimentare prestigio e consenso non si può essere troppo invisibili e sono disposti ad accettare qualche rischio, più o meno calcolato. Leggi il resto di questo articolo »
pubblicato il 29 giugno 2010
Tag: facebook, mafia, youtube
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Via Salvatore Riina, statista. E chi lo ha detto che non potrebbe accadere? Secondo i 47 membri del gruppo di Facebook “Intitoliamo una strada a Totò Riina”, il boss più sanguinario della storia di Cosa nostra se la meriterebbe ben più di Bettino Craxi, a cui la figlia Stefania vorrebbe che il Comune di Milano dedicasse la piazza antistante il Castello Sforzesco. “Italia, un posto dove la memoria viene annichilita. Con questa ideologia capovolta, con questo stupro quotidiano delle menti della futura generazione, come potremmo giudicare sbagliato intitolare una via a Totò Riina?
Anche lui, a suo modo, è stato uno statista!”. Indovinata o meno, trattasi in tutta evidenza di provocazione. Epperò sappiate che non è solo per gioco che sul social network più famoso del mondo imperversano i fans dei peggiori criminali di mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita. A incuriosirsi di recente è stato Andrea Gentile, curatore dei “titoli di coda” della nuova edizione del fondamentale Raccolto rosso 1982-2010 di Enrico Deaglio (Il Saggiatore), che ha intrapreso un breve viaggio tra pagine, gruppi e giochi di società on line che hanno per protagonisti boss e criminali, tra cui oltre ai campioni nostrani vanno forte gli oriundi come Carlo Gambino e John Gotti, che conta oltre 8 mila ammiratori. E’ il social network, bellezza: una landa sconfinata che invita a liberare le parti più nascoste di sè, le più recondite fantasie, idee provocatorie e smanie esibizioniste. Leggi il resto di questo articolo »
pubblicato il 28 giugno 2010
Tag: facebook, mafia
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Sarà tutto vero? Le immagini colorate, che mostrano quali regioni cerebrali si attivano mentre osserviamo la foto di un politico sembrano aprirci una finestra diretta sul cervello. Ma quanto ci aiutano davvero a capire come funzioniamo? Ben poco, secondo i critici più feroci. Neurorealismo, vudù, neofrenologia… sono alcuni dei termini coniati da chi denuncia l’immeritata fede in queste tecniche, i cui risultati seducenti sarebbero quanto meno sopravvalutati, se non del tutto fuorvianti.
Qualcuno, fra l’altro, ha mostrato che volontari alle prese con la stessa spiegazione di un fenomeno psicologico scritta in linguaggio comune, o condita con dettagli neurologici irrilevanti, tendevano a dare più credito a questa seconda, anche se i termini neurologici erano errati. E non succedeva solo ai profani della materia, ma anche agli studenti di neuroscienze. Solo gli esperti di lungo corso non si lasciavano ingannare. Poi un altro studio, in cui gli studenti giudicavano più credibili gli stessi, identici articoli scientifici inventati se corredati da immagini, rispetto al testo nudo o accompagnato da grafici. L’uso del gergo neurologico, e ancor più delle immagini, rischia dunque di fare apparire convincenti conclusioni che non lo sono.
Salvatore Aglioti, professore alla Sapienza di Roma, non condivide queste critiche, che battezza a sua volta neurofobia (il tema di un suo prossimo libro). «Questi studi sollevano solo un problema generale e già noto, quello della persuasione. I pubblicitari lo sanno bene, ci sono modi per far passare certi messaggi e non altri, e qui siamo in questa situazione. A me l’esperimento dice solo che devo stare attento a come comunico i risultati, ma non mi fa dubitare del loro valore»
pubblicato il 22 giugno 2010
Tag: Intervista, neuroscienze, Salvatore Aglioti
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