Subito la Spagna, poi l’Irlanda del Trap. E in mezzo la Croazia, spesso avversario ostico nelle grandi competizioni internazionali. Addirittura, in caso di reciproco passaggio del turno, la sfida contro l’Inghilterra di Fabio Capello nei quarti di finale. Il sorteggio di Kiev per gli Europei del prossimo giugno aiuta poco l’Italia. Gli azzurri apriranno il proprio torneo contro i campioni in carica d’Europa e del mondo. L’occasione per vendicare l’eliminazione ai rigori nei quarti degli Europeo 2008. E non deve illudere il successo sulla Roja nell’amichevole agostana di Bari. Gli spagnoli sono ancora superiori, nonostante qualche sconfitta di troppo -rimediata soprattutto in amichevole – nell’ultimo periodo. Poi c’è il Trap, forse più temibile dei suoi calciatori, che diceva di volerci evitare. Servirà una Nazionale subito pronta. In condizione fisica eccellente, per provare a sottrarsi al toque-toque iberico, d’ispirazione Barça. A Prandelli serve il recupero di almeno uno tra Cassano e Giuseppe Rossi, per formare una coppia d’attacco di livello assoluto assieme a Balotelli. Sperando che Iniesta, Xavi, Fabregas, Villa siano sazi dopo l’ennesima vittoria in Liga o Champions League
pubblicato il 2 dicembre 2011
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Il premier Monti viaggia in treno. Niente aerei di stato, bisogna risparmiare. La Rai si adegua. Tagli, tagli, tagli. Cosa si taglia? Lo sport. Novantesimo Minuto rischia di sparire. Assieme a buona parte del palinsesto calcistico della tv di Stato. L’offerta per i diritti della serie A dal 2012 al 2015 è stata nettamente al ribasso. Con i consiglieri d’amministrazione di viale Mazzini – riuniti nei prossimi giorni – che vorrebbero aggiudicarsi a cifre basse solo la Domenica Sportiva e la Giostra del gol, programma che va in onda su Rai International. Uno spacchettamento dell’attuale programmazione che manderebbe in pensione il contenitore cult dei gol della domenica, così come Stadio Sprint. Una perdita notevole per il servizio pubblico, che resta in corsa solo per i diritti della spesso bistrattata Coppa Italia 2012. E che il prossimo anno disporrà solo dei secondi diritti dei Giochi di Londra, non oltre le duecento ore di trasmissione. La Rai non avrà neppure i diritti della Champions League, finiti a Sky e Mediaset. Due alternative: il decoder o la vecchia e amata radio
pubblicato il 28 novembre 2011
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Licenziato, seppur con un conto in banca con parecchi zeri. Senza una conferenza stampa. Senza una frase del diretto interessato. Un pensiero riservato ai soli azionisti, durante l’assemblea dei soci. Andrea Agnelli, presidente della Juventus di nuovo conio, liquida così Alessandro Del Piero. Il capitano juventino l’anno prossimo non farà parte della rosa. E ha saputo del suo congedo senza poter dire una parola. Dopo 18 anni in maglia bianconera, simbolo dei successi e parafulmine nei tonfi delle ultime stagioni. Spedito in pensione secondo lo stile Fiat. A casa senza poter parlare. Sarebbe stato opportuno un diverso riguardo verso lo juventino. Non per riconoscenza. Semplicemente, per correttezza.
pubblicato il 18 ottobre 2011
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Un punto prezioso. E lo scampato pericolo per non aver avvertito l’umiliazione di vedersi sventolare la manita sotto il naso. Il Milan del Camp Nou è durato un minuto. Trenta secondi per la rete di Pato, altrettanti per lo stacco di testa di Thiago Silva al 90′ nella distratta difesa del Barcellona. In mezzo, il nulla. L’incapacità di mettere assieme due passaggi in fila. Di superare senza lanci lunghi la propria area di rigore. Dieci calciatori – alcuni di grande livello – a presidio di Abbiati. Senza neppure fare onore al vecchio calcio all’italiana. Perché verticalizzazioni e ripartenze rossonere non se ne sono viste. Nullo Cassano, Seedorf costretto a fare il prestigiatore al limite della sua area di rigore per non consegnare l’attrezzo a Messi e compagni nei pressi della porta. Zambrotta esposto a una brutta figura lunga novanta minuti contro la furia Dani Alves. E se Nesta non avesse mostrato all’Europa quale fosse la qualità dei difensori italiani sino a qualche anno fa, ci sarebbe stata una vendemmia anticipata per il Diavolo, altro che manita. Si dice, si legge, è un miracolo aver fermato il Barça. In realtà l’unica squadra negli ultimi due anni ad aver arrestato i blaugrana è stata il Porto nella Supercoppa Europea agostana. Riuscendovi solo per un tempo, non sfruttando un paio di nitide occasioni prima del risveglio furioso degli uomini di Guardiola. Che hanno mostrato ieri sera, ancora una volta dopo l’amichevole stravinta contro il Napoli, l’enorme differenza tra i club di alto livello tra Liga e serie A.
pubblicato il 14 settembre 2011
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Punire i calciatori piuttosto che le società. L’ultimo giudizio sportivo dell’inchiesta di Cremona conferma la linea dei deferimenti chiesta dalla Procura della Figc una settimana fa.Tre anni e mezzo per Cristiano Doni. Meno sette punti per l’Atalanta nel campionato che inizia tra venticinque giorni. Il Chievo ha invece chiesto e ottenuto il patteggiamento per l’affaire Bettarini. Proposta anche la radiazione di Beppe Signori, tesserato come tecnico. In attesa della sentenza di primo grado – che arriverà probabilmente lunedì – Last Bet rischia davvero di sconvolgere il calcio italiano. Tre anni di squalifica sono stati richiesti anche per il compagno di squadra di Doni, Thomas Manfredini. La richiesta di squalifica più lunga invece è a carico dell’ex portiere di Benevento e Cremonese Marco Paoloni. Cinque anni di reclusione, altrettanti in continuazione. Per l’ex Bari Antonio Bellavista proposti cinque anni più preclusione e altri tre anni e 6 mesi per la continuazione. In serie B Palazzi ha richiesto sei punti di penalizzazione per l’Ascoli.
pubblicato il 3 agosto 2011
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Aquilani, Montolivo, Cassano, Lavezzi, Sneijder, Maicon. E sul mercato internazionale Fabregas, Kakà. Da settimane in bilico. Si allenano con il broncio, vogliono andar via ma alla fine se l’affare salta restano con piacere. Nel frattempo ecco frenetici incontri presidente-procuratore per analizzare offerte o adeguamenti contrattuali, con l’allenatore di turno che si districa tra le frasi di circostanza alla stampa e le difficoltà, a pochi giorni dal via alla stagione ufficiale, a definire lo scacchiere tattico della sua squadra. Alla base, le casse vuote dei club italiani. L’esempio è Gasperini, nuovo tecnico dell’Inter. Che si potrebbe ritrovare senza Sneijder o Maicon – e forse Eto’o – magari con Tevez nella Supercoppa italiana del 6 agosto a Pechino contro il Milan. Un’Inter rivoluzionata. Che rischia già di pagare il fisiologico contraccolpo con la difesa a 4 schierata a 3, marchio di fabbrica dell’ex allenatore del Genoa. Poi c’è il Milan, con Galliani che trasformato il mister X nell’”Indovina chi?” estivo. Da portare a Milano solo a fine agosto e a prezzo in saldo. E che dovrà affrontare la grana Cassano, che pensa al divorzio per non fallire gli Europei 2012 ma che non perde peso. C’è Montolivo, in scadenza con la Fiorentina nel 2012, capitano degradato da Mihajlovic, che blocca in entrata e uscita il mercato viola. Aquilani invece ha già mediaticamente vestito tre maglie: Liverpool, Fiorentina, ora Milan. E si attende il ritorno di Lavezzi dalle ferie argentine, forse stanco delle pressioni napoletane e dalle provocazioni del presidente De Laurentiis. Chi sarà a fine mercato l’ultimo re del limbo?
pubblicato il 1 agosto 2011
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Ieri Aguero al Manchester City, oggi Pastore al Psg. Il calciomercato entra nel vivo in Europa. Con il trio dei petroldollari City-Malaga-Paris Saint Germain che offre cifre spropositate a club e calciatori. E le italiane nel ruolo – non più inedito – di comparse. I grandi campioni, o presunti tali, non vogliono più l’Italia. Effetti del fair play finanziario, in vigore tra tre anni, che obbliga sin da ora le società meno virtuose a ripianare i buchi di bilancio. Oppure dello scarso appeal che esercita la serie A, con le grandi che fanno poca strada nelle Coppe europee. Oggi Pastore lascia Palermo per il Paris Saint Germain di nuovo conio dell’ex milanista-interista Leonardo. Per un campionato – la Ligue 1 – decisamente lontano dal livello del nostro campionato o di quello inglese e spagnolo. Solo l’ennesimo campione che va via dall’Italia. Una settimana prima il cileno dell’Udinese Sanchez firmava per il Barcellona. Ora ci pensa anche Sneijder dell’Inter, candidato a occupare il posto di Scholes nel centrocampo del Manchester United. In Italia finora ha investito solo il Napoli (Inler il colpo migliore) e la Lazio. E qualche affare l’hanno fatto le medio-piccole (Lazio-Klose; Cesena-Mutu). La Juve rivoluziona ma non riesce – nonostante la disponibilità economica garantita dagli Agnelli – a portare a casa un top player. Sfumato Aguero, impossibile anche Giuseppe Rossi dal Villarreal. Il Milan per regalare ad Allegri la mezzala sinistra attesa da Allegri si affida a Raiola per mettere zizzania tra Napoli e Hamsik oppure prova a riportare a casa Kakà in sconto. L’Inter è impegnata ad azzuffarsi con la Juve per lo scudetto 2006 invece di potenziare – e ringiovanire – la rosa da consegnare al nuovo tecnico Gasperini. Il rischio è che sia – di nuovo – un campionato livellato verso il basso.
pubblicato il 28 luglio 2011
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I club e gli ultras. Un incastro pericoloso che rende sempre meno vivibile il calcio italiano. Il ct della Nazionale Cesare Prandelli un anno fa sosteneva che le società sono ancora ostaggio degli umori del tifo organizzato. Un allarme lanciato, con code polemiche, anche da Fabio Capello e Marcello Lippi. I fatti continuano a dar loro ragione. Le violenze, fisiche e morali, si moltiplicano. Basta sbagliare una stagione. O una partita speciale. Il Genoa è stato costretto a cedere il suo regista Omar Milanetto. Cinque anni in maglia rossoblù, Milanetto paga aver apostrofato con “zitti bastardi” i tifosi durante l’ultimo derby di Genova vinto dal Grifone, dopo che la curva aveva accusato la squadra di essere dei mercenari. Le scuse pubbliche del centrocampista non gli hanno evitato contestazioni e scritte oltraggiose sui muri della città ligure. Un clima insostenibile. Il club si è piegato al volere della curva. Via il calciatore, al Lugano, in Svizzera. E’ solo l’ultimo esempio della dipendenza da ultras. In precedenza si erano segnalati quelli della Sampdoria. In febbraio l’irruzione negli studi di una rete privata genovese con aggressione a tre giornalisti. Pretendevano l’esonero del tecnico Mimmo Di Carlo. Stessa sorte toccata a maggio al successore di Di Carlo, Cavasin che rischiava il contatto fisico con un gruppo di sostenitori doriani furiosi per la retrocessione in B. Pochi giorni prima, i tifosi del Bari “scendevano in campo” per mostrare la rabbia della matematica retrocessione. Restava solo il derby con il Lecce. Uno striscione: “Vincere o so’ c…. amari”. Per rafforzare il concetto, sfondavano la recinzione del campo d’allenamento pugliese, con aggressione ad Alvarez e schiaffo al difensore Belmonte.
pubblicato il 24 luglio 2011
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Come volevasi dimostrare. Scudetto 2006 all’Inter. Nessun presupposto giuridico per la revoca del titolo nerazzurro. In Figc non vince nessuno. La federazione, alla fine del decisivo consiglio federale sull’assegnazione del titolo di cinque anni fa, sostiene che sono state semplicemente applicate le regole. Abete mette il carico: “Speravo che l’Inter rinunciasse alla prescrizione”. Scusi, presidente, ma chi rinuncia all’utilizzo della prescrizione nel nostro Paese? Pare scontato che la Juve, delusa dall’esito della riunione in Figc, impugnerà il provvedimento all’Alta Corte di Giustizia del Coni. Due i possibili argomenti: la contestazione della prescrizione, che secondo i legali avrebbe dovuto decretare un organo giudicante e non il procuratore Palazzi e il “mancato diritto all’autotutela”. Di sicuro, l’invocata pacificazione resta un’oasi nel deserto dell’estate del calcio italiano.
pubblicato il 18 luglio 2011
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Il muro di Berlino cede. A cinque anni esatti dall’incredibile vittoria azzurra in Coppa del Mondo. Stavolta la gioia lascia spazio alla celebrazione. Fabio Cannavaro dice stop. Carriera finita a 38 anni. Il ginocchio sinistro non regge più. L’annuncio viene dall’esilio dorato di Dubai, dove giocava da circa un anno. Partito per gli Emirati dopo la figuraccia sudafricana. Lui, un gigante della difesa, esposto a brutte figure dalla traballante Italia lippiana bis. Cannavaro è stato uno dei difensori più forti – e stranamente discussi – che l’Italia e l’Europa abbiano conosciuto su un rettangolo verde. L’ultimo vero marcatore, che aggredisce l’attaccante nel corpo a corpo mentre oggi s’insegna ai difensori solo a vigilare il proprio spazio. Le sue stagioni migliori a Parma e alla Juventus. Esperienze discusse. Giocava in Emilia quando esplose lo scandalo Neoton, ricostituente che il napoletano s’iniettava via flebo. Venne immortalato (consapevole) da una telecamera. Le critiche furono – e giustamente – feroci. Era a Torino per lo scudetto 2006 sfilato alla Juve a favore dell’Inter, su cui dirà la parola definitiva il Consiglio federale della Figc il 18 luglio. Come lasciava l’amaro in bocca la sua positività all’antidoping nel 2009 prima della certezza che era stata provocata da una pomata usata per una puntura d’insetto. Un personaggio positivo che ha diviso, fatto discutere. Recordman di presenze in azzurro (136), capitano campione in Germania. L’esordio ad alti livelli in Inghilterra-Italia 0-1 nel 1997, gol di Zola. Cannavaro annulla Shearer, spauracchio delle difese europee. Da quella partita nacque un muro che in Nazionale non ha quasi mai sbagliato. O quasi. Salas lo mandava fuorigiri nella partita d’esordio contro il Cile a Francia ’98. Due reti sulla coscienza. Tutti volevano Cannavaro fuori squadra, i giornali sportivi del Nord proponevano Bergomi e Costacurta. Così come prima dell’Europeo 2000 quelli romani vedevano titolare la coppia laziale Nesta-Negro. Il napoletano giocava sempre. E meglio degli altri. In Francia c’era da marcare quel pennellone norvegese di Flo. Ci pensò lui e così per il resto del torneo, supplendo anche al grave infortunio di Alessandro Nesta. Assieme a Buffon e all’ex laziale formava il terzetto difensivo migliore all’Europeo 2000 che Trezeguet ci ha sfilato al golden gol. A Berlino la sua consacrazione. La sublimazione del sogno di un Paese lacerato – allora come oggi – da vicende che poco hanno a che fare con il calcio giocato. Vince tutto, torneo, Pallone d’Oro e Fifa World Player. Prima assoluta per un difensore, onore che sarebbe spettato anche a Baresi e Maldini. In mezzo, la parentesi juventina che segue un biennio pieno di lati oscuri all’Inter. Una microfrattura alla tibia tenuta nascosta, un idillio mai nato. Hector Cuper, el hombre vertical, che gli preferiva Adani. Dopo Berlino, un biennio criticato al Real Madrid (dove hanno fallito prima di lui altri illustri difensori). Poi la fuga dorata tra i petroldollari.
pubblicato il 9 luglio 2011
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