Thursday 18 March 2010

IL MANIFESTO BLOG
   notizie dall'ex impero del male a cura di Astrit Dakli
Yanukovich vince, ma non tutto è risolto
  • Sostenitori di Yanukovich festeggiano la vittoria

    L’Ucraina ha da oggi un nuovo presidente, anche se non tutte le incertezze legate a queste elezioni si sono ancora risolte. Cinque anni dopo la «Rivoluzione arancione» che annullò la sua fraudolenta vittoria nelle presidenziali del 2004, per darla poi nel «replay» a Viktor Yushenko, Viktor Yanukovich è preso la sua rivincita, sia materiale che morale, imponendosi sulla premier ex «arancione» Yulija Timoshenko in un voto che gli osservatori internazionali hanno definito «una dimostrazione impressionante di democrazia».

    Con il 99,3 per cento delle schede scrutinate, Yanukovich ha ottenuto il 48,77 per cento dei voti, contro il 45,65 della Timoshenko e il 4,37 di voti andati alla scelta «contro tutti», presente sulla scheda elettorale. Molto alta (appena sotto il 70 per cento) la partecipazione al voto: un risultato importante, visto il clima di scetticismo e disillusione riguardo alla politica che ormai domina nel paese.

    Non è una vittoria schiacciante, quella di Yanukovich, ma è comunque una vittoria: e anche abbastanza netta, tale da non lasciar spazio a eccessive recriminazioni e proteste da parte della premier sconfitta. Tantopiù che, se irregolarità e pasticci ci sono stati, sono stati tali da non scalfire il giudizio positivo degli osservatori inviati dall’Osce e di quelli mandati da Mosca; un giudizio accompagnato da un pressante invito alla Timoshenko perché riconosca la sconfitta e consenta di avviare rapidamente la nuova fase istituzionale.

    La bellicosa Yulija, tuttavia, non è tipo da rassegnarsi così in fretta. Nella notte fra domenica e lunedì, quando gli exit polls davano il rivale in vantaggio netto, di 3,5-5,5 punti o anche di più, la premier lanciava una nuova serie di accuse: brogli e falsificazioni gravissime a vantaggio di Yanukovich nelle regioni da lui controllate, diceva. E invitava i suoi a «combattere fino all’ultimo voto». Oggi, mentre il conto dei voti reali mostrava uno scarto assai minore – e decrescente – tra i due, lo staff della Timoshenko preannunciava un ricorso legale contro la validità del voto; poi però, col passar delle ore e soprattutto dopo il netto giudizio espresso dall’Osce, qualcosa cambiava. La premier rinviava due volte un’annunciata conferenza stampa (che si farà domani) e insieme al suo staff si chiudeva dietro un inconsueto muro di silenzio. Pesano, certo, le prime reazioni dei governi stranieri «che contano»: tutte improntate a prudenza, certo, ma tutte orientate a riconoscere senza se e senza ma il successo di Yanukovich. Domani si capirà meglio come la storia andrà a finire.

    Adesso la Commissione elettorale centrale ha dieci giorni per riesaminare con accuratezza i conteggi e proclamare definitivamente il vincitore. Saranno certamente dieci giorni di tensione, di scontri politico-legali, di manifestazioni di piazza (anche se ieri il clima per le vie di Kiev non sembrava proprio adatto a una qualsiasi forma di azione di massa); ma soprattutto saranno dieci giorni di convulse trattative sugli equilibri del «dopo».

    Pur vincendo, infatti, Yanukovich non si ritrova in una posizione fortissima. I consensi raccolti sono meno del 50%, cosa mai accaduta finora a un presidente ucraino, e soprattutto sono distribuiti molto male sul territorio nazionale: il nuovo presidente ha avuto la maggioranza solo in 9 regioni su 25 (le più importanti e popolose, certo: guarda qui una mappa della Ukrainskaya Pravda, purtroppo solo in russo) ottenendo un risultato peggiore delle previsioni nell’Ovest (in tre regioni Yanukovich ha ottenuto meno del 10%) e soprattutto a Kiev (nella capitale Timoshenko ha raccolto più del 65% dei voti contro il 26, e ben 8 elettori su cento hanno votato «contro tutti»). Inoltre, dato che il suo Partito delle Regioni non ha la maggioranza alla Rada (parlamento) e la Timoshenko resta in carica come premier, Yanukovich dovrebbe sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni, scommettendo in un largo successo – peraltro ben lontano dall’esser certo, tantopiù con un sistema elettorale rigidamente proporzionale – del suo partito. Il tutto, con un prolungamento potenzialmente catastrofico del vuoto di potere e dell’incertezza che attanagliano il paese.

    Da qui, le chances della Timoshenko di restare comunque a galla: senza una solida alleanza con lei – e non si vede come ciò potrebbe essere possibile senza lasciarle il posto di premier – difficilmente Yanukovich potrà portare avanti la sua politica, quale che sia. E le promesse fatte dal nuovo presidente agli elettori sono abbastanza impegnative: se tornare all’amicizia con Mosca, lasciar ammuffire i progetti di adesione alla Nato e ripristinare l’uso ufficiale della lingua russa non sono veri problemi (del resto anche Yulija vanta ormai solide relazioni al Cremlino…) altra cosa sarà dare al paese stabilità e ordine, rimettere in sesto l’economia (crollata nel 2009 del 15 per cento), senza dimenticare la giustizia sociale…

di a. d.
pubblicato il 8 febbraio 2010
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4 Commenti a “Yanukovich vince, ma non tutto è risolto”

  1. ermalinci Scrive:

    Noto, con un certo disappunto, che “il manifesto” si schiera in maniera ancora più inequivocabile di molta stampa, televisioni e radio cosidette “indipendenti”, dalla parte della Timoshenko, stentando così di riconoscere la vittoria di Yanukovich, un ex operaio, un leader politico che si é semore battuto per le classi più deboli come minatori, contadini, piccoli artigiani e pensionati.Mentre sono stati i 5 anni di mal governo del duo “arancione” TIMOSHENKO-YUSHENKO a portare la Ucraina sulla soglia della bancarotta.Yanukovich, sono certo, restituirà l’Ucraina agli ucraini !

  2. a. d. Scrive:

    Non mi sembra di essermi schierato in modo inequivocabile dalla parte di Timoshenko (casomai il contrario): ho solo cercato di rappresentare la realtà della situazione politica ucraina, che è molto più torbida (e sgradevole) di quel che sembra al lettore. Entrambi i contendenti di queste elezioni hanno rapporti molto più stretti con i grandi potentati economici che non con le “classi più deboli”, che vengono prese in considerazione solo al momento di chiedere i loro voti. Finora, assai più che le divisioni di classe, nella politica ucraina hanno contato le divisioni linguistiche e territoriali, come testimonia il fatto che in alcune delle regioni più importanti (la regione di L’viv per la TImoshenko, quella di Donetsk per Yanukovich) i due contendenti hanno ottenuto l’80-90 per cento dei voti lasciando all’altro solo le briciole.

  3. ermalinci Scrive:

    Io, al contrario di a.d., non vedo su quali chances per esempio possa contare la Timoshenko,se è vero, come è vero, che sta governando senza una maggioranza effettiva alla RADA, che non potrà più contare su Yushenko e suoi seguaci e che oltre ad essere in rotta con Yanukovich, quest’ultimo in campagna elettorale ha detto che non scenderà mai a patti con la sua rivale. Un personaggio, la Timoshenko, che neppure difronte ad una vittoria, dichiarata al 100% regolare dagli osservatori OCSE e Russi, si rifiuta di ammettere la vittoria di Yanukovich e continua a parlare di brogli. Stavolta,però, diversamente dal dicembre 2004, non potrà contare su SOROS, CIA, NATO e BUSH per portare in piazza folle oceaniche, sperando, come allora, di ottenere di andare ad un terzo test elettorale.
    Infine tengo a sottolineare e a chiarire,che se sto dalla parte di Yanukovic, non é perché è filo-russo, bensì perché sono certo che con lui l’Ucraina si riprenderà sia economicamente che nel campo delle relazioni diplomatiche internazionali.

  4. Verita` Scrive:

    ermalinci,non so quanti anni hai,ma vedo che sei ancora tra le nuvole come tanti ignoranti in Ucraina!!Yanukovich,il tuo caro, rovinerà l’Ucraina,stupido !(o stupida se sei donna)

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