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A mezzogiorno il conto delle vittime era arrivato a dodici, in ventiquattr’ore: una delle giornate peggiori che il Caucaso ricordi negli ultimi anni, tanto più che si è trattato non di un singolo attentato con esplosivo, come in altre occasioni, ma di una serie apparentemente inarrestabile di attacchi e sparatorie contemporaneamente in diverse repubbliche. Il bilancio peggiore è quello che tocca – ancora una volta – alla repubblica del Dagestan: qui in quattro separati attacchi i morti sono stati sei, di cui quattro militari, un poliziotto e un “anziano”, capo di un villaggio di montagna nella regione di Kizlyar. Questi è stato l’ultimo in ordine di tempo ad essere colpito, venerdì notte, da sconosciuti che gli hanno sparato davanti a casa sua nel villaggio di Chernyaevka. Nel pomeriggio, era stata la volta del poliziotto, morto nell’esplosione che ha fatto saltare in aria la sua auto vicino al villaggio di Chontaul, nel distretto di Kizylyurt; quindi, verso le nove di sera, l’attacco principale, compiuto da un gruppo di uomini armati contro un gruppo di ufficiali della 136ma brigata corazzata di stanza a Buinaksk. Sotto il fuoco degli attaccanti sono caduti tre tenenti colonnelli che si trovavano all’esterno della base: due sono morti sul posto, il terzo è deceduto all’ospedale dove è stato trasportato. Poco dopo, probabilmente approfittando della confusione, due uomini sono entrati nella stessa base armati di coltelli e hanno aggredito e ucciso un soldato. In tutti questi attacchi gli assalitori sono riusciti ad allontanarsi indisturbati.
Stamattina, poi, la violenza ha colpito altre due repubbliche: alla periferia di Grozny, capitale della Cecenia, alcuni sconosciuti hanno aperto il fuoco contro alcuni soldati che sorvegliavano un convoglio militare, uccidendone due e ferendone un terzo prima di fuggire; mentre nella vicina Inguscezia, in un sobborgo della capitale Nazran si verificava l’episodio più oscuro, quando un uomo uccideva a sangue freddo il prorettore dell’università statale inguscia Ruslan Malsagov e due persone della sua famiglia prima di essere a sua volta ucciso. In questo caso non si può ancora parlare con certezza di attentato terroristico, visto che il killer porta lo stesso cognome delle vittime e dunque potrebbe trattarsi di una questione familiare.
La giornata di sangue è stata ulteriormente aggravata in Russia da un’altra sparatoria avvenuta a Samara, grande città sul corso meridionale del Volga, dove sconosciuti hanno aperto il fuoco in mezzo alla folla di un mercato uccidendo due persone e ferendone gravemente altre sei prima di allontanarsi. Anche in questo caso non è ancora chiaro se si tratti di un atto terroristico o di un regolamento di conti malavitoso.
pubblicato il 24 luglio 2010
Tag: Russia
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