Sunday 26 May 2013

IL MANIFESTO BLOG
   notizie dall'ex impero del male a cura di Astrit Dakli
Archive del 11 ottobre 2010
  • Un lettore di schede elettorali in Russia

    Il “partito del potere” Russia Unita ha come prevedibile vinto tutte e sei le elezioni regionali dove si è votato domenica; ma i risultati ottenuti, in termini assoluti, sono stati inferiori alle speranze dei suoi leader e tali da far intravedere un futuro politico un po’ meno “a partito unico” per il paese. Soprattutto, quasi ovunque è stato piuttosto basso il turnover degli elettori, nonostante gli sforzi di tutto l’apparato statale per ottenere un’alta partecipazione (sforzi che quasi sempre comportano anche brogli, forzature e falsificazioni, definite stavolta “mostruose” dalle opposizioni). Come che sia, i dirigenti del partito di Putin sostengono di aver vinto con risultati migliori di quelli dell’ultima tornata elettorale tenutasi nel paese l’autunno scorso.

    Il risultato migliore è stato conseguito nella piccola regione di Tuva, remoto e selvaggio angolo di Siberia ai confini della Mongolia, dove ha votato il 65,6 per cento degli elettori e il 77 per cento dei voti è andato a Russia Unita, contro il 10,3 di Russia Giusta e gli altri partiti fermi su percentuali inferiori alla soglia del 7% necessaria per ottenere dei seggi nel parlamento regionale. Non è escluso che un buon contributo a questo risultato l’abbia dato personalmente il premier Putin con le sue ripetute visite nella regione e le sue dichiarate passioni naturaliste (qui si è fatto riprendere dalle tv con ogni sorta di animali, tigri orsi leopardi e quant’altro, qui è venuto a caccia e a pesca…).

    Nelle altre regioni coinvolte dal voto, la situazione appare più equilibrata. Nella regione di Novosibirsk (una delle più importanti della Siberia, ad altissima concentrazione industriale) ha votato solo il 35,7 per cento degli elettori, dando a Russia Unita il 44,8 per cento dei consensi contro il 25,1 andato al Partito comunista, il 16,3 toccato a Russia Giusta e il 10,3 dei nazionalisti di Zhirinovskij. Nella regione di Cheljabinsk, altro poderoso distretto industriale negli Urali, i votanti sono stati il 46 per cento e di essi il 56 per cento ha dato fiducia a Russia Unita, contro il 15 che ha preferito Russia Giusta, l’11 i comunisti e il 9 i nazionalisti.

    Nell’estremo oriente della regione di Magadan l’affluenza alle urne è stata del 39,5 per cento; metà dei votanti ha appoggiato Russia Unita, il 15,6 i comunisti, il 13,9 i nazionalisti e l’11,1 Russia Giusta. Cinquanta per cento dei voti per Russia Unita anche nella povera regione di Kostroma (Russia del nord) e un confortante 66 per cento nella regione agro-industriale di Belgorod (Russia occidentale), in entrambi i casi con gli altri tre partiti (comunisti, nazionalisti e “giusti”) a debita distanza, fra il 10 e il 20 per cento dei consensi.

    Ancora non è noto il risultato finale di un’altra interessante partita elettorale, quella per il posto di sindaco della città di Samara, una delle maggiori del paese, dove  il candidato di Russia Unita, Dmitrij Azarov, partiva dall’opposizione essendo il municipio in mano a un sindaco di Russia Giusta, Viktor Tarkhov, che aveva vinto le ultime elezioni. Azarov sembra avviato comunque a vincere, secondo le prime proiezioni e secondo l’opinione generale raccolta dai giornalisti locali, secondo i quali l’amministrazione di Tarkhov è stata talmente inefficace di fronte ai gravi problemi che attanagliano la città (uno dei poli industriali più importanti della Russia) da fargli perdere il vasto consenso di cui godeva; Azarov si è presentato paradossalmente come il candidato del rinnovamento contro la vecchia nomenklatura cittadina, e questo pare avergli assicurato un largo appoggio popolare.

di a. d.
pubblicato il 11 ottobre 2010
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