Per la terza volta in meno di due anni la Moldova, ex repubblica sovietica nonché titolare del poco ambito titolo di Paese più povero d’Europa, è andata alle urne per eleggere i 101 deputati del Parlamento (camera unica). E per la terza volta, il risultato non è stato tale da consentire un’uscita chiara dall’impasse politica in cui il Paese si trova. A vincere nettamente, con il 41 per cento dei voti e 44 seggi su 101, è stato il Partito comunista; a seguire il Partito liberaldemocratico con il 28,7 % e 31 seggi, il Partito democratico con il 12,9% e 15 seggi e infine il Partito liberale con il 9,3% e 7 seggi. Come le due volte precedenti, quindi, né i comunisti (che hanno perso qualcosa) né un’alleanza degli altri tre partiti (ne hanno perso uno per strada, rimasto sotto la soglia del 4%) possono disporre dei 61 seggi (i tre quinti del totale) necessari per eleggere il presidente della repubblica – che la costituzione, inutilmente sottoposta a un referendum per modificarla, vuole eletto dal parlamento.
Si ripropone quindi ancora una volta il dilemma per i tre partiti “borghesi”: adeguarsi a un’alleanza con i comunisti oppure cercar di governare da soli, ma senza poter eleggere la massima carica dello Stato e quindi restando in condizioni di sostanziale impotenza (in realtà non è che il Pcm sia molto diverso dagli altri, ma è pur sempre l’erede diretto del vecchio Pcus sovietico, branca moldava). Il leader del Pc, cioè l’ex presidente della repubblica Vladimir Voronin, immediatamente dopo aver visto i risultati ha lanciato un’offerta al Partito democratico per costituire un’alleanza di governo: alleanza che però non riuscirebbe in ogni caso a mettere insieme i numeri per eleggere anche il presidente (mancherebbero due voti). Si preannuncia quindi, come già è avvenuto in passato peraltro senza esito, una complessa “campagna acquisti” in parlamento per recuperare qualche voto in più in cambio di… qualcosa.
A dividere i deputati in modo trasversale ai partiti, oltre a tutto, c’è anche la mai sopita “questione nazionale”, cioè la scelta se avvicinarsi di più o di meno al traguardo di un’unione con la vicina Romania; e, sul versante opposto, la questione della riunificazione con i “fratelli separati” della Transdnistria – entrambe questioni che coinvolgono pesantemente la collocazione internazionale del Paese tra Unione Europea e Russia e che dunque provocano attenzioni non sempre disinteressate sia da parte di Bruxelles che da parte di Mosca. Nell’attesa, la Moldova sembra destinata a restare confinata nella condizione di emarginazione e sottosviluppo che la attanaglia da troppo tempo.
pubblicato il 29 novembre 2010
Tag: Moldova
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14 dicembre 2010 alle 14:52
I comunisti,in qualsiasi parte del mondo,sono Ladri,assassini,non hanno voglia di lavorare,e mettono il paese in Rovina.Esempio:L’Ucraina!!Prima si stava abbastanza meglio,anche se la povera gente molto povera mangiava poco.Adesso non puo` proprio mangiare!Tutto aumentato,tutto carissimo!E perche`?Per fare arricchire i ladri che stanno al Governo.Ci vuole un rivoluzione!!! questi devono andare VIA!!