-
Sembra ormai definitivamente segnata la sorte del glorioso – nel bene e nel male – quotidiano Izvestija (“notizie”, in russo), finito nelle mani di un tycoon editore di giornali scandalistici e messo davanti a un oscuro piano di ristrutturazione che sembra comportare di fatto il suo annientamento. Aram Gabrelyanov, arricchitosi con una serie di giornali modellati sul britannico Sun, - Lifenews, Tvoi Den (“il tuo giorno”) e Zhizhn (“vita”) - ha acquisito nel 2008 il controllo della società editrice e nelle scorse settimane ha provveduto a spostare la direzione del giornale, 38 fra impiegati e giornalisti, l’archivio fotografico e alcuni oggetti decorativi dalla storica sede di via Tverskaja a una nuova e assai più piccola. Nel vecchio edificio sono rimasti circa 200 dipendenti, di cui la metà giornalisti, senza sapere bene quale sia il loro destino – anche se parrebbe evidente che la maggior parte di loro sarà licenziata. Altrettanto chiaro sembra essere il destino del quotidiano principale: anche se Gabrelyanov ha detto di voler puntare soprattutto sull’economia, si sa che i pochi giornalisti che ha preso con sé nella nuova sede sono tutti molto fedeli alla linea putiniana e dunque la politica del giornale sarà ancor più ortodossa e allineata di quanto non sia stata finora.
E lo è stata parecchio, ortodossa e allineata: tanto da far dire a una collega giornalista della radio Ekho Moskvy (“eco di Mosca”) di non provare nessuna solidarietà verso i giornalisti delle Izvestija che ora protestano perché vengono licenziati e non sanno se e come riceveranno la liquidazione. In effetti la storia del quotidiano, nato 94 anni fa come giornale liberale mentre in Russia stava scoppiando la rivoluzione bolscevica, non sempre ha brillato per indipendenza e qualità giornalistica: nei primi anni dell’Urss le sue posizioni erano relativamente indipendenti, poi gradualmente il giornale diventò a tutti gli effetti l’organo ufficiale del governo e dunque un puro e semplice ufficio stampa di Stalin, mentre la Pravda (“verità”) era l’organo del Comitato centrale del Pcus. Il detto popolare era un gioco di parole – net izvestij v pravdu, net pravdi v izvestija – “nessuna notizia nella verità, nessuna verità nelle notizie”. Dal ’34 al ’37 lo diresse Bucharin; più tardi, a cavallo tra i ’50 e i ’60, direttore fu il genero di Khrusciov, Adzhubei – l’unico giornalista sovietico a intervistare un presidente americano (Kennedy) alla Casa Bianca. Un periodo particolarmente felice fu quello della perestrojka gorbacioviana, quando il direttore del tempo, Laptev, trasformò il giornale nel principale luogo di discussione sulle riforme e sulle speranze di rinnovamento del comunismo; ma già allora la tiratura era crollata dagli otto milioni di copie di un tempo a sole trecentomila.

La sede storica (oggi più che raddoppiata) delle Izvestija, opera dell'architetto Barkhin, in una foto di Life
Sempre meglio di quel che sarebbe accaduto dopo la fine dell’Urss, con la privatizzazione e la rapida perdita di influenza e prestigio. Per alcuni anni le Izvestija furono proprietà dell’oligarca Vladimir Potanin (oggi il più ricco del paese), poi il giornale fu venduto al colosso energetico Gazprom, che lo allineò strettamente ai desideri del Cremlino – mentre le vendite continuavano a calare sempre più in basso, senza una parallela diminuzione del faraonico organico, eredità di tempi migliori, o delle spese di rappresentanza, a partire dal bellissimo (ma costosissimo) palazzo costruttivista di via Tverskaja/piazza Pushkin. Nel 2004 il direttore, Shakirov, venne licenziato in tronco perché la copertura, molto cruda (anche nelle immagini) e critica verso le autorità, che il giornale aveva dato della tragedia di Beslan non era piaciuta per niente a Putin. Nel 2008, proseguendo la parabola discendente, il giornale fu venduto da Gazprom alla società di Gabrelyanov, che avrebbe dovuto riportare l’azienda in pareggio ma, a quanto pare, non c’è riuscito e ora ricorre alle misure estreme.
pubblicato il 7 giugno 2011
|
È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.
2 Commenti a “Izvestija al macero”
Lascia un Commento
- maggio 2012
- aprile 2012
- marzo 2012
- febbraio 2012
- gennaio 2012
- dicembre 2011
- novembre 2011
- ottobre 2011
- settembre 2011
- agosto 2011
- luglio 2011
- giugno 2011
- maggio 2011
- aprile 2011
- marzo 2011
- febbraio 2011
- gennaio 2011
- dicembre 2010
- novembre 2010
- ottobre 2010
- settembre 2010
- agosto 2010
- luglio 2010
- giugno 2010
- maggio 2010
- aprile 2010
- marzo 2010
- febbraio 2010
- gennaio 2010
- dicembre 2009
- novembre 2009
- ottobre 2009
- settembre 2009
- agosto 2009
- luglio 2009
- giugno 2009
- maggio 2009
- aprile 2009
- marzo 2009
- febbraio 2009
- gennaio 2009
- dicembre 2008
- stefano su Putin, la “legge secca” no!
- CENTRO STUDI TEOLOGICI su Mosca, la chiesa ortodossa contro i gay e l’Europa
- stefano su Gazprom-Halliburton, relazioni pericolose
- Francesco Manzella su Gazprom-Halliburton, relazioni pericolose
- Giamta su Gazprom-Halliburton, relazioni pericolose
- Annaviva
- Baikal World Web
- Caucasian Knot
- Caucasus Journalists
- CeceniaSOS
- Comitato per la pace nel Caucaso
- DE REBUS ANTIQUIS ET NOVIS
- Eagle and the Bear
- English Russia
- Eurasianet
- Far from Moscow
- In Moscow's Shadows
- karlmarxplatz
- La Russia che non tutti conoscono
- La Russophobe
- Latvia Economy Watch
- Mat Rodina
- Osservatorio Caucaso
- Raffaele Mastrolonardo
- Ragoburgo
- Robert Amsterdam
- RUNET-ECHO
- Russia Blog
- Russia di Vadim Nikitin
- russiablog
- sean's russia
- The Sochi Project
- Antiviolenza
- AutoCritica
- Babel
- Chips&Salsa
- Compagni di squadra
- Dal Giappone con Furore
- EstEstEst
- FranciaEuropa
- Game Odissey
- Horror Vacuo
- Islamismo
- La finanza spiegata ai gatti
- La Rete nel cappio
- Losangelista
- Napoli centrale
- Nuvoletta Rossa
- Paci Possibili
- Popocatépetl
- Poltergeist
- Quinto Stato
- Rovesci d'Arte








8 giugno 2011 alle 10:34
Un altro pezzo di sovieticume che va nella pattumiera della storia. Mi spiace per chi ci lavora, ma se sono competenti un altro impiego lo troveranno.
16 luglio 2011 alle 13:23
FABIO CHIAMA SOVIETICUME INCURANTE E IGNORANTE DI CIO’ HA RAPPRESENTATO
AL CONTRARIO L’URSS PER LE CLASSI PIU’ DEBOLI DEL PIANETA !