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Non sono stati ancora trovati, a 48 ore di distanza, i resti della nave spaziale Soyuz-U, precipitata al suolo cinque minuti dopo il lancio nella zona dei monti Altai, nella Siberia sud-orientale. Le ricerche, scattate immediatamente dopo il disastro, sono apparse subito estremamente difficili per la natura selvaggia della regione e il cattivo tempo che vi imperversa da giorni; e questo nonostante le migliaia di testimoni che hanno sentito lo spaventoso boato e visto i bagliori dell’esplosione che ha accompagnato lo schianto della Soyuz. Moltissime, fra l’altro, sono state le persone che si sono presentate agli ospedali delle città più vicine lamentando sintomi da avvelenamento, dopo che si era diffusa la voce secondo cui la nave spaziale aveva a bordo sostanze altamente tossiche nei serbatoi; medici e tecnici aerospaziali hanno comunque negato che una contaminazione possa essere avvenuta a distanza dai rottami della Soyuz, e hanno rimandato a casa gli “avvelenati”.
La catastrofe della Soyuz-U, la prima nella storia di questo potentissimo vettore impiegato per spedire in orbita carichi e astronauti destinati alla stazione spaziale internazionale ISS, ha provocato ripercussioni molto serie nei programmi spaziali russi. Altri lanci, previsti per le prossime settimane, sono stati rinviati a data da destinarsi e in forse è anche il lancio della capsula che dovrebbe riportare a terra gli astronauti attualmente orbitanti nella ISS. Tra i programmi colpiti dal disastro il più minacciato è quello di implementazione del sistema Glonass, l’alternativa russa al sistema di orientamento e navigazione satellitare Gps: già tre satelliti destinati al funzionamento di Glonass sono andati distrutti durante il lancio qualche mese fa e altri due avrebbero dovuto essere messi in orbita nelle prossime settimane. Tutto questo rende insicuri e malfunzionanti anche gli apparati di comunicazione e sorveglianza militari: e per questo ha già dovuto dimettersi, prima ancora dell’ultimo incidente, il responsabile di Roskosmos (l’ente spaziale russo) Anatoly Perminov.
pubblicato il 26 agosto 2011
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