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Né a Mosca né nel resto della grande madre Russia si è ancora vista traccia di un movimento come quello degli “indignati” europei e americani. I tentativi di lanciare sui social network parole d’ordine come “Occupiamo Mosca”, sulla scia di “Occupy Wall Street”, sono nati e falliti senza mai andare al di là di qualche decina o al massimo centinaio di “mi piace”. Un tentativo di passare dalle parole (già poche) ai fatti si è arenato il 15 ottobre davanti al teatro Bolshoi di Mosca con una quindicina di giovani e uno striscione, nell’indifferenza generale. Eppure non si può dire che il Paese non sia al corrente di quel che accade nelle altre capitali visto che tutte le tv, di stato e non, forniscono un’ampia copertura degli avvenimenti e delle manifestazioni di New York, di Roma, di Madrid e quant’altro. Certo, lo stile ricorda molto quello della tv sovietica, con le manifestazioni e le proteste che vengono immancabilmente presentate come la prova che quei paesi soffrono di mali da cui la Russia invece è immune, tipo ingiustizie sociali, degrado delle condizioni di vita della gente, ecc. Che poi la Russia non sia affatto immune da tutto questo è un altro paio di maniche, e i cittadini lo sanno benissimo: ma a quanto pare la situazione non è ancora matura per l’avvio di proteste su larga scala. Secondo alcuni politologi non è ancora ben digerito il fatto che ci siano ricchi e poveri e che la ricchezza degli uni deriva esattamente dall’impoverimento degli altri; non è chiaro il ruolo della finanza e delle banche nella crisi; non ci sono state (non ancora) ripercussioni pesanti e su larga scala sotto forma di tagli al poco welfare che c’è o di aumento della pressione fiscale sulla gente. Per cui non è così forte come altrove il bisogno di scendere in piazza e protestare contro i governanti. Secondo altri, a impedire il sorgere di un vasto movimento di protesta sarebbe semplicemente la paura della repressione – ma questo sembra poco plausibile, visto che quando serve i russi non hanno gran paura a sfidare la polizia.
Comunque, un cambiamento potrebbe essere alle viste: a sostenerlo è nientemeno che Putin, il quale più volte di recente ha messo in guardia sul fatto che le manifestazioni “indignate” in Occidente sono il frutto inevitabile di politiche che affrontano la crisi globale senza proteggere adeguatamente la popolazione e che se il governo russo (cioè lui stesso) non facesse enormi sforzi ed enormi spese in questa direzione anche nella santa madre Russia la gente scenderebbe in piazza massicciamente. Questo, in polemica con chi anche nelle alte sfere di Mosca vorrebbe una linea di politica economica più severa e prudente nella spesa pubblica.
pubblicato il 18 ottobre 2011
Tag: Europa, Russia, Stati Uniti
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2 Commenti a “Mosca non si indigna”
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27 ottobre 2011 alle 10:19
…forse i Russi vedono nella politica economica russa, un futuro, cosa che in tanti altri paesi europei i giovani non riescono a vederne il benché minimo barlume….grazie alle politiche neoliberiste dettate dai Chicago Boys. Questi delinquenti finanziari hanno provato a fare lo stesso in Russia, probabilmente i russi non hanno capito quale ricchezza futuristica gli stavano proponendo, e quindi ritorneranno nel barato del sovietismo….In attesa che qualche russo omologo di Ferrara, Liguori…ecc; gli liberi rimango in trepidazione.
27 ottobre 2011 alle 13:32
Scusate se vado fuori tema, ma sento la forte volontà di
frantumare vecchi tabù sulla Russia,
Quando si commemorano le vittime della grande guerra
non si fa mai riferimento dai grande Stampa e dai Media
che il popolo Russo ha versato il più alto contributo
di sangue che tra i soldati e la popolazione civile
oltre 25 milioni di morti senza contare i feriti e la
distruzione dello sterminato Paese invaso dai naziascisti.
penso che anche voi come tutti i giovani che fortunatamente
non eravati nati,non saprete mai che se gli Alleati hanno potuto
invertire le sorti della guerra grazie al fatto che dopo la vittoria di Stalingrado, Hitler fu costretto a ritirare ben due armate dal Vallo Atlantico una delle quali era la più temibile quella di Van Paulusidola per
arginare la controffensiva Russa che inseguival’esercito Tedesco in rotta
complice il gelo siberiano.
Ricordo che la stessa stampa Americano diete molto risalto alle gesta del
giovane Generale Zukov che giunse a Berlino in contemporanea con gli americani.
Ma ancora oggi si parla solo delle vittime di Stalin e dei Liberatori
come se soltanto loro hanno sconfitto l’Asse Roma Berlino.
Anche in episodi luttuosi e tragici come la tragedia di Beslan vengono sistematicamente ignorati, addirittura negli incidenti si fa riferimento
alla scarsa affidabilità della tecnologìa Russa,quando cade un aereo
fino a gratificare lo Zar Putin con aggettivi tipo “bullo” e ridicolizzarlo
perché colto a competere in avvenimenti sportivi pubblicmente o perché
frequenta il brevilineo di Arcore.
Trovo di cattivo gusto e di pessimo giornalismo parteggiare sfacciatamente
Al nostro cronico abito mentale filo occidentale in particolare idolatrando
qualunque posizione assume lo Zio Sam di turno.
Grazie dell’ospitalità alla Redazione in toto.
Giorgio Di Giacomo