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Il primo turno delle elezioni presidenziali in Transnistria (vedi post precedente) hanno effettivamente portato delle sorprese: il presidente-padrone Igor Smirnov, che puntava al quinto mandato consecutivo, ha perso e resterà fuori dal turno di ballottaggio, fra due settimane. Al voto di ieri ha partecipato il 56 per cento dei circa 400mila aventi diritto; secondo i risultati (non ufficiali) al primo posto, con il 39,1 per cento dei voti validi, si è piazzato l’ex speaker del parlamento Yevgeny Shevchuk, seguito con il 27,7 per cento dallo speaker attuale, Anatoliy Kaminski. Solo terzo Smirnov, con il 25,5 per cento. Molto più indietro, con percentuali sotto il 5 per cento, gli altri candidati e cioè il leader del Partito comunista Oleh Horjan, quello del movimento “Proryv” Dmitriy Soin e l’indipendente Andrei Safonov. Resta ovviamente da vedere se i risultati ufficiali confermeranno quelli resi noti stamattina dai candidati, se cioè Smirnov accetterà di restare fuori dalla gara e lasciare il passo ai suoi due sfidanti – che peraltro hanno fatto e fanno tuttora parte della sua stessa area politica, anche se Sevchuk è esponente di un partito diverso.
Nelle precedenti elezioni presidenziali, Smirnov aveva sempre raccolto più dell’80 per cento dei voti; vero è che nelle ultime elezioni politiche, l’anno scorso, il suo partito “Republica” aveva subito una secca sconfitta, conquistando solo 13 dei 45 seggi; ma il grosso dei voti si era riversato su un altro partito, “Obnovleniye” (rinnovamento) che faceva capo sempre al cosiddetto “clan Smirnov” e che aveva ottenuto 25 seggi; altri 6 seggi erano andati a formazioni satelliti di queste due e i partiti effettivamente di opposizione, compresi i due partiti comunisti, erano rimasti all’asciutto. Va notato anche che l’altra sorpresa delle elezioni di ieri è stata la percentuale piuttosto elevata di votanti: nelle elezioni precedenti la partecipazione al voto era stata poco superiore al 40 per cento degli aventi diritto. Evidentemente questa volta i cittadini della Transnistria hanno avuto la percezione che le cose stessero effettivamente cambiando e valesse dunque la pena di recarsi alle urne. Il fatto nuovo, in questo piccolo “quasi-paese” da anni congelato in un grave declino (la popolazione è calata del 18 per cento in vent’anni), è probabilmente il mutato atteggiamento di Mosca, che fin dal 1990, prima ancora dello scioglimento dell’Urss, protegge questo territorio alla stregua di un proprio avamposto socio-militare. Un mese fa un tribunale russo ha incriminato il figlio di Smirnov per essersi intascato i soldi degli aiuti umanitari russi destinati ai pensionati della Transnistria e la notizia certo non ha giovato alla popolarità del presidente, sia per il fatto in sè sia perché ha dato la netta sensazione che con Smirnov al potere il fondamentale appoggio economico e politico della Russia sarebbe durato ancora poco.
pubblicato il 12 dicembre 2011
Tag: Moldova, Russia, Transnistria
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