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Alle consuete difficoltà a proposito del gas, si aggiunge un nuovo capitolo del contenzioso russo-ucraino, e riguarda l’export agro-alimentare ucraino verso la Russia. Il responsabile del servizio federale russo di protezione dei consumatori, Gennady Onishchenko, ha infatti accusato Kiev di irresponsabile trascuratezza nella politica di controllo sanitario dei prodotti alimentari e ha preannunciato che il governo di Mosca si troverà costretto a stabilire controlli speciali sui prodotti importati dall’Ucraina ed eventualmente a bloccarli. Il pretesto per l’affondo – che riguarda in primo luogo i prodotti lattiero-caseari, una delle voci principali del commercio estero ucraino – è la decisione di Kiev di affidare il controllo della filiera alimentare e la relativa certificazione di idoneità, dal marzo prossimo, al servizio veterinario nazionale invece che al servizio medico. Una scelta che secondo Kiev è in linea con gli standard europei in materia ma che per Onishchenko (che sicuramente non ha lanciato il suo attacco a titolo personale) apre invece delle falle pericolosissime nell’efficacia dei controlli, dato che a suo parere il servizio veterinario ucraino non ha né la competenza tecnica né la professionalità necessarie a questo compito. “Non si può affidare i controlli per la prevenzione del colera ai veterinari – ha detto. A questo punto dovremo mettere in piedi noi un sistema di controlli rigorosi alle frontiere ucraine e se vedremo delle carenze dovremo prendere provvedimenti molto severi”.
Queste affermazioni hanno provocato com’è ovvio reazioni molto risentite a Kiev, dove il ministro degli esteri Kostiantyn Hryschenko ha sostenuto che la decisione ucraina sul servizio veterinario è legittima e perfettamente adeguata agli standard in vigore in Europa e ha ingiunto al responsabile russo di chiedere scusa per le sue frasi insultanti. Ma, a meno di un rapido ripensamento, sembra poco probabile che la questione possa chiudersi così facilmente: più probabile che l’uscita di Onishchenko faccia parte di un calcolato piano di inasprimento dei rapporti per costringere il governo di Kiev a scendere a più miti consigli nella trattativa principale che è in corso con Mosca, cioè quella sul prezzo delle forniture di gas russo all’Ucraina e parallelamente sulle tariffe di transito per il gas destinato all’Europa occidentale.
Non è del resto la prima volta che Mosca utilizza l’arma del blocco “sanitario” delle importazioni di generi alimentari nel quadro di una vertenza più ampia con un altro Paese. Per ricordare i casi più noti, la Russia ha bloccato l’import di vino dalla Moldova e dalla Georgia durante le aspre querelles politiche che ha avuto con questi paesi (per entrambi il vino era la voce più importante del commercio estero) e più volte ha fatto la stessa cosa con la carne di pollo statunitense durante le fasi più tese delle relazioni con Washington.
pubblicato il 10 gennaio 2012
Tag: Europa, Georgia, Moldova, Russia, Stati Uniti, Ucraina
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4 Commenti a “Mosca-Kiev, rissa sul cibo”
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11 gennaio 2012 alle 09:17
Le misure sanitarie adottate dalla Ucraina sono giuste,cioè l’ucraina pensando al futuro (formare parte dell’unione euorpea)sta applicando queste normative,se alla Russia non le sta bene e perchè stanno trovando una scusa per mettere il bastone fra le ruote.Daniel
11 gennaio 2012 alle 13:13
La certezza della annessione dell’Ucraina alla UE è tutta da dimostrare, e molto probabilmente non sarà. Per quanto riguarda le coscie di pollo americane (le gambe di Bush) erano vera porcheria, ceduta al peggior nemico in crisi alimentare. Anni fa successe col maiale polacco, parlatene con i macellai nostrani e sapranno informarvi meglio. E’ipotizzabile che l’intento è anche politico, ma non contrabbandiamo come genuine cose che non conosciamo.
12 gennaio 2012 alle 08:59
L’Ucraina nella UE è una barzelletta, a maggior ragione ora che la UE stessa è con un piede nella fossa. L’ingresso nella UE sarebbe la rovina dell’Ucraina, come lo è stata di Lettonia, Lituania e Ungheria. I prodotti ucraini non sono competitivi sui mercati occidentali e le norme comunitarie imporrebbero la svendita di industrie statali e terre agricole, che verrebbero razziate da speculatori stranieri riducendo la gente ancor più sul lastrico di quanto non sia già. L’unico futuro per l’Ucraina stà nel ritorno all’ovile (russo), la UE non è in grado nemmeno di garantire il futuro di se stessa.
12 gennaio 2012 alle 11:18
E’ una visione un po’ estrema delle cose (dire che l’unico futuro è il ritorno all’ovile), ma in fondo abbastanza vicina alla realtà. Ed è peraltro evidente che l’entrata di Kiev nella Ue oggi come oggi è un problema che non si pone neanche.