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Pochi lo sanno, ma Vladimir Putin aveva un fratello che morì durante l’assedio di Leningrado. Lo ha ricordato lo stesso premier ieri durante un intervento a un raduno di veterani sopravvissuti all’assedio nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, parte della sua campagna elettorale per le presidenziali di marzo. Dire che aveva un fratello non è in realtà esatto: a parte il fatto che i fratelli erano due, sarebbe più corretto dire che i suoi genitori hanno avuto altri due figli, entrambi nati e morti molto prima di Vladimir. Uno morì ancora in fasce, verso la metà degli anni ’30; l’altro, poco più grandicello, quando nell’inverno ’41-’42 a Leningrado iniziò l’assedio tedesco venne mandato come la maggior parte degli altri bambini in un istituto protetto, per metterlo al riparo dalle peggiori asprezze. Ciononostante il bambino morì poco dopo – secondo Putin di difterite – e le autorità ne diedero sommaria comunicazione ai genitori senza specificare dove il piccolo era stato sepolto. “Probabilmente qui, nel cimitero di Piskaryovskoye”, ha detto ieri il premier ai veterani durante la riunione, tenuta appunto nel cimitero-memoriale di San Pietroburgo.
La “rivelazione” del premier (anche se in realtà non si tratta di notizie nuove) sembra abbastanza calcolata nei tempi per aiutare la sua campagna elettorale consolidando l’appeal putiniano presso una categoria di elettori molto importante, quella degli anziani che mantengono ovviamente una forte nostalgia per il passato e la storia nazionale e non sopportano l’indifferenza con cui molti russi più giovani buttano al macero non solo le storture del settantennio comunista ma insieme a queste anche il dolore e l’eroica sofferenza di intere generazioni.
D’altra parte il premier, in queste settimane iperattivo, sembra anche risalire un po’ nei sondaggi d’opinione, anche se non pare ancora in grado di ottenere la maggioranza assoluta dei voti nel primo turno elettorale e quindi potrebbe dover affrontare il ballottaggio – presumibilmente contro il candidato del Partito comunista Gennady Zyuganov. Un po’ fermo sembra invece, com’è in fondo logico, il movimento di opposizione che in dicembre ha invaso le piazze di Mosca: le autorità hanno concesso l’autorizzazione per una grande manifestazione il 4 febbraio nella stessa piazza Bolotnaya in cui si era tenuto il primo grande raduno di protesta contro i brogli elettorali, il 10 dicembre scorso; ma in queste settimane non sono emerse novità stimolanti o iniziative particolarmente importanti. Del resto il limite maggiore, in questa fase decisivo, dell’opposizione è il non avere un proprio candidato da contrapporre a Putin: l’unico che vorrebbe interpretare questo ruolo, il miliardario Mikhail Prokhorov (che ha ottenuto l’approvazione della Commissione elettorale e dunque avrà il suo nome sulla scheda accanto a Putin, a Zyuganov, al nazionalista Vladimir Zhirinovskij e al socialdemocratico Sergej Mironov) per la sua ambiguità politica e per la sua stessa offensiva ricchezza non sembra in grado di raccogliere molti voti. Altri, in particolare il “veterano” della politica liberal russa Grigory Yavlinskij, hanno visto la propria candidatura bocciata dalla Commissione per irregolarità nelle firme raccolte a sostegno (Yavlinskij non ha nemmeno protestato molto, segno che qualche problema probabilmente c’era davvero).
Tutto il movimento di opposizione sembra quindi a questo punto attendere le elezioni e i loro risultati per eventualmente attaccarsi di nuovo ai brogli e alle falsificazioni e riprendere slancio su questa base: una strategia che potrebbe essere svuotata di efficacia se Putin decidesse di correre qualche rischio in più e di non barare nei conteggi finali.
pubblicato il 27 gennaio 2012
Tag: Russia
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