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Un nuovo exploit preelettorale del premier russo, che ha proposto inopinatamente una supertassa sulle aziende privatizzate nei primi anni ’90 dagli oligarchi, ai tempi di Boris Eltsin. Secondo Putin, è giunto il momento di “regolarizzare” quelle privatizzazioni, che hanno privato il Paese di un ingente patrimonio. Il premier però non ha voluto entrare nel dettaglio, né per quanto riguarda l’entità di questa tassa “riparatrice” né per le modalità di esazione né per i tempi in cui si potrebbe arrivare a questo passaggio: il premier ha parlato di “una tassa in un’unica soluzione o qualche altra cosa”, e di un governo che “potrebbe approntare una proposta di legge entro la fine di aprile” – tutti elementi molto vaghi, che secondo diversi politologi potrebbero indicare che della questione non si parlerà più una volta passate le elezioni.
Come che sia, certamente Putin ha toccato un tasto che per la grande maggioranza dei russi è molto sensibile, e che mette anche in difficoltà gli oppositori di orientamento liberale: non a caso Mikhail Prokhorov, l’oligarca che ha presentato la sua candidatura alle presidenziali e che vorrebbe raccogliere i voti del movimento di opposizione sceso in piazza negli ultimi due mesi (ma difficilmente ci riuscirà) si è subito detto contrario all’idea, sostenendo che le privatizzazioni compiute negli anni Novanta forse sono state “sleali”, ma sono comunque avvenute nel pieno rispetto della legge e quindi non c’è motivo di punirle.
Ancor più delicata è ovviamente la posizione del più famoso degli oligarchi, Mikhail Khodorkovskij, in carcere da otto anni e destinato a restarci fino al 2017, che non è più proprietario delle aziende che aveva incamerato fraudolentemente negli anni di Eltsin ma non ha mai rinunciato a protestare per esserne stato espropriato. Khodorkovskij è una delle bandiere del movimento di opposizione liberale, per compiacere gli americani che in Khodorkovskij avevano il maggior punto di riferimento politico-economico in Russia. Sollevando la questione delle privatizzazioni passate, Putin mette in luce una questione su cui evidentemente il movimento di opposizione ha il fianco scoperto.
pubblicato il 11 febbraio 2012
Tag: Russia
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4 Commenti a “Putin e la tassa sugli oligarchi”
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11 febbraio 2012 alle 17:57
Questa poi! Anche nella grande URSS c’é stata gente che si é arricchita alle spalle del popolo! E se Putin non fosse in calo, non l’avremmo mai saputo. Che gente! Ma la Pravda dov’era? A curare le tre scimmiette, come ha sempre fatto dalla sua prima uscita?
12 febbraio 2012 alle 20:05
Toccato un vero tasto dolente della Russia. Oggi che tanti oligarchi cercano di smarcarsi dalla oppresione putiniana vengono in tanti modi osteggiati.
Per avere un vero briciolo di legalità, la strada per la Russia è ancora lunga ed impervia, forse una generazione, quando i metodi del Kgb saranno solo un ricordo tramandato verbalmente ma non vissuto in prima persona.
Francesco Manzella
Villa Vicentina (UD)
13 febbraio 2012 alle 12:20
già, proprio il fianco scoperto, e non solo il fianco.
14 febbraio 2012 alle 14:21
perchè, adesso vogliamo difendere i sacrosanti diritti di natura e di sangue di tutti gli oligarchi del pianeta? su, non siate ridicoli, nemmeno Fedele Confalonieri sarebbe capace di cotanto azzardo!