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A dispetto del suo essere la città “più europea”, acculturata e occidentalizzante della Russia, San Pietroburgo sta dando prova di grave intolleranza e oscurità reazionaria: il banco di prova è quello della libertà di orientamento sessuale. Oggi, nella Giornata internazionale contro l’omofobia, la capitale del nord è stata teatro di orribili scene di “caccia al gay” da parte di gruppi di energumeni, sotto l’occhio benevolo di una polizia che non ha voluto intervenire neppure di fronte a plateali, gravi aggressioni contro cittadini indifesi.
Un pullman che trasportava un gruppo di persone che intendevano partecipare a un flash mob contro la legge regionale che proibisce la “propaganda omosessuale” è stato preso d’assalto da gruppi di facinorosi che hanno spaccato i vetri del veicolo e lanciato pietre all’interno; singoli individui che portavano addosso simboli di riconoscimento del movimento gay russo sono stati aggrediti per strada e nelle stazioni della metropolitana; un uomo ha persino sparato contro un gruppo di militanti del movimento Coming Out, sia pure usando un’”arma non letale” – ed è l’unico che la polizia abbia brevemente fermato. Gruppi di persone che intonavano canti e slogan centrati sulla promessa di “impiccare e bruciare” gli omosessuali, non hanno suscitato alcun interesse da parte degli agenti presenti, i quali hanno invece messo in guardia i partecipanti al flash mob, al loro arrivo, circa la possibilità di essere aggrediti.
Al contrario, la polizia è ripetutamente intervenuta in funzione preventiva nei confronti dei partecipanti a una “marcia degli intellettuali” che intendevano protestare contro i brogli elettorali. La marcia, guidata da numerosi artisti e scrittori sull’esempio di quanto già avvenuto nelle scorse settimane a Mosca, è stata sì consentita dalle autorità, ma ai partecipanti è stato vietato – e poi fisicamente impedito – di fermarsi in una piazza per leggere dei comunicati e dei componimenti.
A Mosca intanto le organizzazioni del movimento Lgbt hanno inutilmente chiesto alle autorità cittadine di consentire lo svolgimento di una manifestazione del gay pride: come negli anni precedenti, il rifiuto è stato nettissimo e motivato con ragioni di ordine pubblico. Gli attivisti gay hanno presentato ricorso in tribunale, preannunciando che in caso di ulteriore rifiuto cercheranno comunque di tenere la manifestazione – proprio come è successo negli anni scorsi, quando però i loro tentativi di tenere manifestazioni pubbliche in occasione del gay pride si sono scontrati con attacchi polizieschi e aggressioni da parte di gruppi fascisti e ortodossi. Oggi, con la nuova legge che vieta la propaganda omosessuale in via di approvazione alla Duma, è probabile che la repressione sia ancora più violenta e pericolosa.
pubblicato il 20 maggio 2012
Tag: Russia
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2 Commenti a “Intolleranza pietroburghese”
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21 maggio 2012 alle 20:17
Seppur condivido la necessità da parte degli omosessuali di veder riconosciuti diritti individuali inalienabili, sono contrario in maniera netta all’istituzione di icone quali eventi tipo gay pride che nulla hanno a che vedere con la soggettività di un diritto quale l’omosessualità.
Quindi sono a favore della libertà dei diritti siano essi omo o eterosessuali a patto che a fronte di tali diritti vi siano altrettanti doveri e sopratutto no alla creazione di un’altra riserva indiana.
Francesco Manzella
Villa Vicentina (UD)
22 maggio 2012 alle 11:13
Chissà cosa penserebbero Marx, Lenin, Mao, Togliatti e tutti i mostri sacri del comunismo (prei)storico della deriva pro-gay e simil anarcoide degli ultimi comunisti dichiarati. Nei paesi dove comandavano i compagni (quelli veri) certe “debolezze borghesi” erano punite con gulag e lavori forzati. Va beh, sic transit gloria mundi…