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Per il nuovo ministro dell’educazione russo, Dmitrij Livanov, lo stato del sistema di istruzione superiore e della ricerca scientifica nel paese è ormai catastrofico. “Abbiamo perso ogni capacità competitiva in questi campi negli ultimi vent’anni” – ha detto il ministro di fronte al Forum economico di San Pietroburgo, una delle platee internazionali più importanti che si tengono in Russia – “Il sistema educativo e la scienza non erano male nell’Unione sovietica, ma ormai non esistono più e quello che abbiamo adesso non è neanche minimamente all’altezza delle necessità”. Dunque, conclude il neoministro, occorre una riforma radicale dell’intero sistema. Una tesi sostenuta, nella stessa sala, anche da German Gref, presidente della maggior banca russa, Sberbank: “Il nostro sistema di educazione superiore va riformato completamente, e questa riforma è già in agenda”.
Che tipo di riforma, è facile capirlo sia dal richiamo alla competitività (che significa sempre e solo tagli al personale e al welfare) sia dalle biografie liberiste di Livanov e Gref sia infine, ancor più esplicitamente, dalle prime dichiarazioni fatte da Livanov il giorno stesso della sua nomina, il mese scorso: “Occorre ridurre drasticamente, del 50 per cento, il numero degli studenti che oggi usufruiscono di borse di studio statali, in modo da rendere disponibili risorse per migliorare le paghe dei professori e da stimolare al tempo stesso la competitività e il merito tra gli studenti”. Dichiarazioni che hanno sollevato un putiferio di reazioni indignate, ma non hanno mai trovato una smentita o una retromarcia da parte del governo.
E sì che proprio Vladimir Putin, nel corso della sua campagna elettorale, aveva in sostanza promesso il contrario, cioè un impegno crescente dello Stato nel settore dell’istruzione superiore per aumentarne l’accessibilità a livello nazionale: già un anno fa peraltro, quando era ancora capo del governo e non si era ancora candidato al terzo mandato presidenziale, Putin aveva snocciolato in tv un’impressionante serie di cifre in materia di investimenti nel settore educativo e scientifico che sarebbero arrivati nel 2012 e negli anni successivi. Ora invece tutto fa pensare che il suo terzo mandato si svolga all’insegna del “meno stato, più mercato” e di una crescente limatura del welfare, cioè il contrario esatto di quel che i suoi elettori si attendevano da lui votandolo. Ben più delle frodi elettorali e della scarsa libertà politica, che tanto stanno a cuore all’Occidente, sono queste le cose che stanno facendo perdere a Putin, in misura crescente, il consenso di cui ha goduto negli ultimi dodici anni.
pubblicato il 21 giugno 2012
Tag: Russia
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Un Commento a “Putin III e l’istruzione “competitiva””
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14 agosto 2012 alle 17:27
La Russia dei tempi d’oro sfornava ottimi scienziati, matematici, fisici e non solo. Che gran peccato!