Il leader riconosciuto del movimento di opposizione di piazza Aleksej Navalny è entrato nel Consiglio di amministrazione della compagnia di bandiera russa Aeroflot. La nomina di Navalny è avvenuta grazie ai voti dell’oligarca Aleksandr Lebedev, che detiene attraverso la sua National Reserve Bank il 15 per cento delle azioni Aeroflot ed è quindi il secondo azionista dopo lo Stato, che ne possiede il 51 per cento. Lebedev, va ricordato, è anche possessore di diversi giornali importanti: la Novaya Gazeta (schierata su posizioni anti-regime) e alcuni periodici in Russia, l’Independent e l’Evening Standard in Gran Bretagna.Non risulta peraltro che lo stesso Lebedev sia personalmente in antagonismo con Vladimir Putin o impegnato nelle file dell’opposizione: anche la scelta di un uomo-simbolo come Navalny per rappresentare il suo pacchetto azionario nella compagnia aerea sarebbe stata dettata – dice il medesimo Navalny – “in virtù delle qualità professionali” del notissimo blogger. Vero è che prima di mettersi alla testa del movimento di protesta contro i brogli elettorali, nel dicembre scorso, Navalny era noto soprattutto per le sue battaglie “di trasparenza” condotte nelle assemblee degli azionisti delle grandi compagnie semi-statali come Gazprom o Rosneft. Forte del suo pacchettino azionario di minoranza e di uno stuolo di avvocati e giuristi volontari dietro di lui, Navalny aveva portato vittoriosamente in giudizio diversi Consigli di amministrazione di questi colossi smascherando truffe e maneggi ai danni degli stessi azionisti.
Ma secondo gli esperti, questo non sarebbe il caso di Aeroflot, che ha fama – ormai lontani i tempi in cui era la mangiatoia della famiglia di Boris Eltsin – di essere una compagnia relativamente “pulita” e ben amministrata. Navalny sostiene, in un’intervista rilasciata a Forbes subito dopo la nomina, di avere già pronto un piano per migliorare la governance dell’azienda, ma non sembra che ciò possa incidere in maniera più che marginale sui conti.
Sembrerebbe quindi che la vera motivazione che ha spinto Lebedev a mettere in quel posto il nome più noto dell’opposizione (e che ha spinto il Cremlino a non mettersi di traverso, cosa che avrebbe potuto certamente fare se avesse voluto) sia essenzialmente politica: dare una nuance maggiore di indipendenza al proprio ruolo di tycoon e banchiere e al tempo stesso de-radicalizzare la figura pubblica di Navalny, associandolo comunque ad un’azienda statale in una posizione che non gli permetterà di fare troppi danni. La novità risulterà probabilmente sgradita ai settori più di sinistra del movimento di opposizione.
pubblicato il 26 giugno 2012
Tag: Russia
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2 Commenti a “L’opposizione vola Aeroflot”
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27 giugno 2012 alle 09:21
Che barzelletta, ma non conoscevamo già come sarebbe andata a finire?
30 giugno 2012 alle 12:11
Lo hanno zittito con i soldi!!