Wednesday 19 June 2013

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   notizie dall'ex impero del male a cura di Astrit Dakli
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Scontri linguistici a Kiev
  • Scontri fuori dal parlamento a Kiev

    Botte da orbi oggi fuori dalla Rada (parlamento) di Kiev, dopo la definitiva approvazione da parte dei deputati della legge che cambia lo status legale delle lingue parlate nel paese, in particolare della lingua russa. Il testo della nuova legge, passata ieri sera non senza tumulti e risse dentro il parlamento, prevede che l’ucraino resti comunque l’unica lingua ufficiale nazionale, ma introduce la categoria di “lingua regionale” per gli idiomi che in una data regione amministrativa siano parlati da almeno il 10 per cento della popolazione residente; tali idiomi potranno essere usati – nelle rispettive regioni – per atti amministrativi, nelle scuole, nei tribunali e nelle trasmissioni radiotelevisive di emittenti pubbliche.

    Anche se la legge include lingue come l’ungherese, lo slovacco e il rumeno (parlate da minoranze residenti in alcuni distretti), il nocciolo della disputa e delle violente contestazioni riguarda il russo, che è lingua nativa per quasi un quarto della popolazione ucraina ed è lingua maggioritaria in numerose regioni dell’est e del sud, e minoritaria (ma sopra la soglia del 10 per cento) in quasi tutte le altre regioni. In pratica quindi il russo si trova innalzato quasi al rango di seconda lingua nazionale. Inoltre, essendo il russo una lingua molto più “utile” nel mondo rispetto all’ucraino, ed essendo comunque conosciuta praticamente a tutti gli abitanti, l’innalzamento del suo status legale potrebbe certo disincentivare molti dallo studio e dalla pratica dell’ucraino.

    Per gli avversari della legge – cioè tutti i partiti che oggi stanno all’opposizione rispetto al regime del presidente Viktor Yanukovich – il nuovo provvedimento mira soltanto ad aumentare le distanze fra le diverse parti del paese, dando alle regioni russofone un potente strumento in più per seguire una propria politica autonoma. Le regioni russofone sono quelle dove Yanukovich e il suo Partito delle Regioni hanno la più solida base elettorale e il presidente, nel corso della sua vittoriosa campagna elettorale, si era impegnato con gli elettori a far adottare una legge che proteggesse i diritti culturali della popolazione russofona.

    All’epoca, l’opposizione più decisa contro la “promozione” della lingua russa era venuta solo dai partiti minori della destra nazionalista, compreso quello dell’ex presidente Viktor Yushenko, mentre il partito di Yulija Timoshenko aveva assunto una posizione più prudente (la stessa Timoshenko viene da una regione russofona); più tardi, dopo che la ex premier è stata processata e condannata fra le proteste occidentali per una vicenda non proprio limpida, anche il suo partito si è schierato a corpo morto contro la legge nel tentativo di affossarla.

    L’approvazione della legge, che ha avuto un iter lungo e tormentato essendo stata presa dall’opposizione come bersaglio simbolico da abbattere ad ogni costo, è stata accolta dentro al parlamento da sonore proteste e dall’annuncio delle dimissioni di diversi deputati; all’esterno i militanti chiamati dai partiti di opposizione hanno dato vita a un vero e proprio assedio della Rada, spezzato dalla polizia a suon di botte e lacrimogeni mentre contro gli agenti volavano bottiglie e sassi. Al termine si sono contati numerosi feriti. Ma il nodo più delicato è rappresentato dallo schieramento dello speaker del parlamento Volodymyr Lytvyn con i contestatori. Lytvyn ha promesso che non firmerà mai la legge nella sua forma attuale e piuttosto si dimetterà; ma le sue dimissioni potrebbero in pratica togliere a Yanukovich e al suo partito la maggioranza alla Rada. Yanukovich ha minacciato di ricorrere a elezioni politiche anticipate se la Rada si dovesse ritrovare paralizzata, e nel frattempo i suoi stanno cercando di convincere Lytvyn (che non è nuovo ai bruschi cambi di schieramento, essendo stato alleato praticamente con tutti nella sua lunga carriera) a modificare la sua posizione.

di a. d.
pubblicato il 4 luglio 2012
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Un Commento a “Scontri linguistici a Kiev”

  1. erverin6437 Scrive:

    Lytvyn, e’ solo una voce nel deserto ed una insuperata ed inascoltata banderuola nel contesto generale politico ucraino. In Ucraina non succedera’ cio’ che e’ siccesso in Lettonia, dove il governo fascistoide di Riga ha cancellato, con un referendum a dir poco equivoco, la lingua russa in tutte le istituzioni culturali, politiche ed economiche del quel paese, la cui popolazione e’ costituita per quasi il 40% da russofoni.
    Come mai l’Unione Europa non interviene ? Quando il Tribunale di Strasburgo prendera’ provvedimenti in merito a tanto arbitrio ?

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