
Da sinistra Yekaterina Samutsevich, Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alokhina, in gabbia durante l’udienza
Sta diventando un “ergastolo preventivo” la carcerazione delle tre ragazze del gruppo Pussy Riot, arrestate per la loro partecipazione ad un improvvisato show anti-Putin nella cattedrale moscovita del Cristo Salvatore, il 21 febbraio scorso. Il tribunale ieri ha respinto tutte le richieste della difesa e ha prolungato la carcerazione di Nadezhda Tolokonnikova, Maria Alokhina e Yekaterina Samutsevich di altri sei mesi, “per consentire il completamento delle indagini”. Una tesi assurda, a meno che non la si debba intendere come il tentativo – finora andato a vuoto – di estorcere dalle tre incarcerate i nomi delle altre componenti la band che hanno partecipato allo “spettacolo” nella cattedrale.
Nonostante le diffuse proteste contro la carcerazione delle ragazze (due delle quali hanno figli piccoli) i giudici moscoviti sembrano infatti decisi a colpire nel modo più severo possibile le protagoniste di questa vicenda. A favore delle tre ci sono state numerose manifestazioni in Russia e all’estero, e per la loro liberazione si sono pronunciati anche diversi esponenti della chiesa ortodossa, pur condannando severamente l’happening “sacrilego” (in realtà le Pussy Riot non hanno compiuto nella cattedrale nessun gesto offensivo verso i simboli della religione, limitandosi a cantare alcune strofe contro Putin e a invocare dalla Santa Vergine la “liberazione” della Russia dal suo presidente) in quanto le loro azioni non hanno violato nessuna legge.
Ci si attendeva un gesto di clemenza da parte dello stesso Putin, o una richiesta in tal senso del patriarca Kirill, ma finora né l’uno né l’altro hanno ritenuto di doversi interessare pubblicamente della vicenda (pur essendo ormai diventata una questione nazionale, con grossi titoli su tutti i media) e anzi i segnali che si intuiscono fanno pensare a una loro netta chiusura. Solo così si spiega il continuo prolungamento della carcerazione preventiva (è la terza volta che i giudici rinviano la decisione sulla libertà provvisoria), che ormai è giunto a costituire una vera e propria condanna senza processo. Le ragazze in carcere sono imputate di “teppismo”, un reato molto generico usato di norma per punire chiunque manifesti opposizione in modo clamoroso, per il quale la pena massima è di sette anni di carcere.
pubblicato il 21 luglio 2012
Tag: Russia
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3 Commenti a “Pussy Riot, carcere senza fine”
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21 luglio 2012 alle 20:50
una vergognia !!!! ma quanta paura di queste ragazze.tutto cio non deve fare scuola,se no e´in pericolo il regnio dell impeatore PUTIN!!!il grande uomo.
23 luglio 2012 alle 11:26
Queste donne sono eroi. Altro che Lagarde Merkel e Fornero, cameriere di lusso degli usurai.
25 luglio 2012 alle 00:32
Putin è solo un bastardo, lui e la sua cricca di ladri-assassini. Essere un povero cristo in russia equivale ad avere lo status di un cane randagio:se sparisce nessuno se ne cura.