Sunday 26 May 2013

IL MANIFESTO BLOG
   notizie dall'ex impero del male a cura di Astrit Dakli
Archivi per la categoria ‘tecnologia’
  • Il generale Gerasimov con il neoministro della difesa Shoigu e Putin, ieri al Cremlino

    A poche ore dal licenziamento in tronco (per uno scandalo di corruzione) del ministro della difesa Anatoly Serdyukov, nuovo scossone ai vertici militari russi: Vladimir Putin ha licenziato (senza motivazioni, per ora) anche il capo di stato maggiore delle forze armate. Il generale Nikolai Makarov, 63 anni, lascia il posto al collega Valery Gerasimov (57), già “vice” del suo predecessore nonché comandante del Distretto militare centrale. Gerasimov proviene dagli ambienti militari di San Pietroburgo, dove ha svolto la parte “burocratica” della sua carriera, e ha fatto esperienza sul campo di battaglia durante la seconda guerra in Cecenia, dal 1999 al 2003, come comandante della 58ma armata.

    E’ stato il nuovo ministro della difesa Sergei Shoigu, nominato solo due giorni fa, a presentare Gerasimov al presidente Putin per la nomina: Putin, nel suo discorsetto, ha citato tra i compiti del nuovo capo di stato maggiore la necessità di mettere “ordine e stabilità” nei rapporti tra alti comandi e industria bellica, turbati negli ultimi tempi da “continui cambiamenti di ordinativi per tenere il passo con le novità tecnologiche”. Un passaggio che sembra collegarsi solo alla lontana alle accuse gravanti sulla gestione del ministro Serdyukov appena licenziato – cioè di aver usato in modo un po’ troppo disinvolto il patrimonio del ministero – e pare invece più legato alle polemiche sollevate negli ultimi mesi da diversi ambienti politici contro il ricorso ad acquisti di materiale bellico presso fornitori stranieri. Il caso più clamoroso è quello delle due portaelicotteri commissionate alla Francia, ma gli esempi sono numerosi e riguardano in primo luogo le industrie italiane (blindati Iveco, armi leggere Beretta, elicotteri AgustaWestland). A parte questo, è noto che Gerasimov era apertamente critico nei confronti delle riforme portate avanti dall’ex ministro Serdyukov nella struttura delle forze armate: la sua nomina dovrebbe quindi servire a rovesciare alcuni orientamenti prevalsi negli ultimi anni e mai digeriti dal “corpo” degli ufficiali russi.

di a. d.
pubblicato il 9 novembre 2012
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  • Treno merci russo nei pressi di Yekaterinburg

    Ferrovie di Russia, il gigantesco monopolio statale che gestisce la sterminata rete ferroviaria russa e il traffico merci e passeggeri che vi si svolge, sta acquistando un gigante della logistica europea, la francese GEFCO, che fa parte del gruppo PSA Peugeot-Citroen (e ne è l’unica branca in attivo).  Un comunicato di PSA ieri ha infatti indicato quella di RZhD (l’acronimo per Rossiyskie zheleznye dorogi, letteralmente strade ferrate russe) come l’offerta migliore ricevuta per la cessione di GEFCO, che il gruppo ritiene necessaria per rimettere in sesto i propri disastrati bilanci – oltre alla chiusura di fabbriche in Francia e al licenziamento di migliaia di lavoratori. L’offerta, a quanto si sa, è di circa un miliardo di dollari, più un ulteriore bonus di circa 130 milioni di dollari e l’impegno a mantenere inalterato sia il servizio che l’azienda svolge attualmente per il gruppo PSA (GESCO si occupa della distribuzione delle auto Peugeot e Citroen in tutta Europa e non solo) sia l’organico dello staff al completo.

    Non si tratta però, ammesso che la vendita vada in porto, di una semplice acquisizione finalizzata solo ad avere un’attività redditizia in più. L’acquisto di una delle società più avanzate nel campo del know-how e delle tecnologie della logistica serve alle Ferrovie russe per portare avanti il sogno putiniano di fare della Russia il “ponte terrestre” fra Europa e Asia orientale-Pacifico, connettendo queste due cruciali regioni del globo con un link terrestre molto più solido e capace di quello attuale, tale da sottrarre una parte importante (quella delle merci di alto valore e alta deperibilità, che devono restare in viaggio meno possibile) del traffico che attualmente si svolge via mare. Questo obiettivo strategico di Mosca è stato ribadito con molta forza da Putin anche nel recentissimo summit dell’APEC a Vladivostok.

    Oggi la rete ferroviaria russa che collega l’Estremo Oriente con l’Europa si basa essenzialmente sulla celebre Transiberiana, una linea leggendaria e dotata ancora di notevoli potenzialità di traffico, ma che va ammodernata sia nelle strutture sia soprattutto nell’organizzazione del traffico stesso, che oggi costringe i convogli a velocità molto basse e a lunghe soste. L’esperienza GEFCO dovrebbe servire proprio a questo ammodernamento, o se si preferisce all’ottimizzazione delle capacità di trasporto del monopolio russo, che punta a diventare, con la controllata TransContainer, il principale operatore nel traffico ferroviario di container tra Europa e Cina, oggi dominato da Deutsche Bahn. In questa stessa ottica RZhD ha anche presentato delle opzioni di acquisto per la polacca PKP Cargo, una delle maggiori aziende europee del settore, e ha stretto accordi con le compagnie ferroviarie di Kazakhstan e Bielorussia.

di a. d.
pubblicato il 21 settembre 2012
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  • Un vettore Proton-M sulla rampa di lancio

    L’ennesimo, umiliante disastro tecnico di lunedì scorso sta facendo seriamente ripensare la Russia ai propri programmi aerospaziali. Un razzo vettore della classe Proton-M ha avuto un guasto tecnico mentre andava a mettere in orbita due costosi satelliti per telecomunicazioni (entrambi russi, ma uno era stato acquistato dall’Indonesia) che quindi sono andati perduti. A questo punto le autorità del settore hanno sospeso tutti i prossimi lanci in programma – otto, in questo 2012, di cui il primo avrebbe dovuto avvenire il 23 agosto – in attesa dei risultati dell’inchiesta sull’incidente di lunedì.

    Nel frattempo il governo, nella persona del premier Dmitrij Medvedev, ha mostrato una rabbiosa insoddisfazione nel modo in cui l’attività del settore aerospaziale viene portata avanti da Roskosmos, l’agenzia federale per la cosmonautica: “Non possiamo andare avanti così, il Paese sta perdendo troppi soldi e soprattutto perde credibilità”, ha detto Medvedev. Gli ha fatto eco il vicepremier Dmitrij Rogozin (sì, quello che ha dato della “vecchia bagascia” a Madonna per il suo sostegno alle Pussy Riot), che ha l’incarico di sovrintendere all’industria militare, accusando apertamente Roskosmos di avere idee vecchie e superate: “Finché il più giovane dirigente di Roskosmos sarà un 62enne, possiamo soltanto sognarci Marte”. L’umiliazione per la Russia è tanto più grande in quanto proprio negli stessi giorni del fallito lancio del Proton-M il mondo si è riempito di titoli e fotografie dedicati ai successi del modulo americano Curiosity su Marte. Quest’anno, in precedenza, era clamorosamente fallita una missione russa su Phobos, uno dei satelliti di Marte.

    La Russia ha ancora il primato nel numero complessivo dei lanci di satelliti scientifici e commerciali e nel “mercato” mondiale dei razzi vettori, ma è un primato che si va rapidamente riducendo e che il tasso elevatissimo di fallimenti mette in crisi – anche se l’enorme costo della perdita dei satelliti (in media cento miioni di dollari l’uno) viene di regola sopportato dalle compagnie di assicurazioni. Ora sembra probabile che a Roskosmos cadano diverse teste, compresa quella del suo massimo responsabile Vladimir Popovkin: anche se da più parti si tende a sottolineare che la vera colpa dei fallimenti a ripetizione (ormai il tasso di fallimenti sul totale dei lanci è arrivato ad essere il triplo di quel che accade con i lanci cinesi e americani) non è tanto da ricercare dentro l’agenzia federale ma nelle priorità sbagliate del governo, che non finanzia in modo adeguato i programmi di ricerca scientifica e tecnologica.

di a. d.
pubblicato il 11 agosto 2012
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  • La Duma russa ha approvato di gran carriera la nuova legge che introduce forme di censura amministrativa sui siti internet, e si prepara a far lo stesso con altre due leggi assai controverse che riguardano le ong e il reato di diffamazione. La legge che riguarda il web è stata comunque molto cambiata dopo le veementi proteste venute negli ultimi giorni dai maggiori operatori russi del settore – il portale e motore di ricerca Yandex e il social network Vkontakte, entrambi con decine di milioni di utenti – che hanno fermato per un giorno le loro attività al pari della sezione russa di Wikipedia. Inizialmente la possibilità di chiusura amministrativa dei siti, senza mandato di un tribunale, era estesa genericamente a tutti i siti dove fossero apparse “informazioni nocive”, un concetto che nemmeno esiste nella legislazione russa e che quindi teoricamente avrebbe permesso alle autorità di polizia di chiudere qualunque sito; dopo le proteste la formulazione è stata resa più stretta e legata alla finalità dichiarata della legge, che era la protezione dei minori dalle attività di pedopornografia.

    Ma questa messa a punto non basta ad allontanare il sospetto che dopo il ritorno al Cremlino per la terza volta di Vladimir Putin il potere russo voglia dare una robusta stretta censoria e rendere più difficili le attività “non in linea”. Resta infatti in via di approvazione un’altra legge molto contestata, quella che ingiunge a tutte le ong che ricevono finanziamenti dall’estero di registrarsi presso il ministero dell’interno come “agenti stranieri”. Nonostante le proteste (molto vive anche quelle di Washington, che in effetti finanzia molte ong in Russia), e nonostante un lungo incontro di Putin con alcuni rappresentanti della società civile che gli hanno espresso le proprie preoccupazioni in merito, la legge andrà al voto oggi alla Duma e mercoledì alla Camera alta, con poche modifiche: secondo il parere espresso dallo stesso Putin, potranno essere esentate dall’obbligo le ong fondate da enti e aziende statali (e che razza di ong sarebbero?) e quelle che si occupano del benessere di bambini, ammalati, animali; potranno inoltre ricevere finanziamenti esteri senza diventare “agenti stranieri” anche le organizzazioni che perseguono finalità sociali senza occuparsi di politica (una definizione questa piuttosto ambigua che lascia aperte le porte a interpretazioni molto restrittive), nonché le organizzazioni religiose. Quanto alle altre, Putin ha precisato nuovamente che non si tratta di introdurre limiti e divieti all’attività di qualsiasi ong ma solo di “registrarsi per quello che effettivamente sono”. In pratica, ad essere messe all’indice come “agenti stranieri” saranno soprattutto alcune organizzazioni, finanziate da Usa e Unione Europea, che si occupano di questioni come il monitoraggio elettorale, la tutela legale di attivisti politici condannati, la difesa della libertà di stampa, ecc. Un caso particolare è quello della rete televisiva RT (Russian Television), che è registrata come ong ma di fatto è la “voce” internazionale del Cremlino nel mercato globale dell’informazione e trasmette in inglese (tra l’altro con servizi spesso di ottima qualità giornalistica, con ben poco da invidiare a network come CNN o Al Jazeera, anzi); visto che riceve soldi da aziende americane (Google e Youtube, per dire), dovrebbe essere qualificata a sua volta, paradossalmente, come “agente straniero”. Ma probabilmente l’esenzione in quanto “creata da enti e aziende statali” è stata concepita proprio per RT.

    E a proposito di libertà di stampa va registrata l’imminenza dell’approvazione di un’altra legge, che ripristina la definizione di reato penale per la diffamazione – la depenalizzazione era avvenuta soltanto otto mesi fa, nel novembre 2011, su richiesta del predecessore di Putin. A parere del presidente, il ritorno della fattispecie di reato penale non deve necessariamente essere accompagnato dalla previsione di pene detentive per i condannati: per chi scrive che Putin è un ladro, insomma, basterà una bella multa.

di a. d.
pubblicato il 13 luglio 2012
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  • Un razzo spaziale cinese “Lunga Marcia” sulla rampa di lancio

    Una notizia passata senza clamore nei giorni scorsi: la Cina è diventata il paese che effettua più lanci spaziali, superando Russia e Stati uniti. La fonte è il bollettino di Energomash, il colosso dell’industria aerospaziale russa, che per il primo semestre 2012 ha contato un totale nel mondo di 35 lanci spaziali, di cui dieci cinesi contro nove russi e otto statunitensi: è la prima volta che, su base semestrale, la Cina supera i due tradizionali protagonisti della corsa allo spazio – per non parlare dell’Europa, visto che Ariane ha effettuato solo tre lanci. Un lancio ciascuno hanno effettuato India, Iran, Giappone, Nord Corea (quest’ultimo, peraltro fallito, è stato considerato essere in realtà un test di missile balistico intercontinentale), e un lancio la compagnia privata multinazionale Sea Launch.Energomash mantiene comunque il primato mondiale per quanto riguarda i propulsori: tredici dei lanci compiuti (tutti e nove i russi, tre americani e l’unico di Sea Launch) hanno utilizzato un motore Energomash, nelle sue varianti RD-253 (per i 5 lanci col razzo Proton), RD-180 (per i 3 lanci col razzo americano Atlas-5), RD-120 (per il razzo Zenit 3 usato da Sea Launch), RD-107 (per i 4 lanci col razzo Soyuz). I cinesi hanno usato il razzo Lunga Marcia per tutti e dieci i loro lanci.

di a. d.
pubblicato il 5 luglio 2012
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  • Per la prima volta in Russia un sito internet ha superato per larghezza di audience quotidiana la tv di stato. Si tratta del portale Yandex.ru, che nel mese di aprile ha avuto una media di 19,1 milioni di visitatori giornalieri, superando quindi il Perviy Kanal (canale uno) della tv statale, il più diffuso a livello nazionale. Anche un altro portale internet ha quasi raggiunto il canale televisivo maggiore: si tratta, con 17,5 milioni di contatti giornalieri, di Mail.ru, che però è usato moltissimo soprattutto per le sue funzioni di posta. Ancora un po’ più indietro, con 16,2 milioni di visitatori, il sito di social networking Vkontakte (Vk.ru). Il fenomeno è tanto più significativo in quanto solo un terzo delle case in Russia dispone di un accesso a internet, contro il 95 per cento che ha invece un televisore. Va aggiunto che il tempo dedicato all’informazione via internet resta comunque molto minore rispetto a quello passato per informarsi con la tv: poco più di dieci minuti al giorno su Yandex, contro circa un’ora su Perviy Kanal. Maggiore invece il tempo dedicato all’informazione in senso più lato, sui social network: circa 40 minuti al giorno.

    Le rilevazioni sono state condotte dall’istituto specializzato TNS attraverso l’analisi a campione che ha preso in esame i cittadini fra i 12 e i 54 anni residenti in città con oltre 100mila abitanti. Dalla stessa inchiesta risulta che nel suo insieme – cioè sommando tutti i canali a disposizione – il mezzo televisivo è ancora il più usato dai russi per ricevere le notizie, ma è insidiato da vicino dal sistema-internet: 31,4 milioni di persone esprimono preferenza per la tv mentre 30,5 milioni affermano di preferire l’informazione online; e il trend del passaggio dallo schermo della tv a quello del computer sta accelerando, secondo i rilevatori. Anche se con molto ritardo rispetto ai cittadini-usufruttori, anche gli inserzionisti di pubblicità stanno poi accelerando il loro passaggio a internet. Secondo quanto afferma un’inchiesta dell’associazione industriali AKAR, nei primi tre mesi di quest’anno la pubblicità su internet ha toccato i  10,1 miliardi di rubli con una crescita del 43 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011; negli stessi mesi la pubblicità in tv ha toccato i 32 miliardi di rubli, aumentando anch’essa rispetto al 2011 ma soltanto del 10 per cento circa.

di a. d.
pubblicato il 27 maggio 2012
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  • Il direttore di Gazprom International Valery Gulev (sx) e il vice-presidente di Halliburton International Brady Murphy

    Un accordo di cooperazione strategica è stato firmato fra Gazprom, semi-monopolio energetico russo, e la texana Halliburton, grande compagnia specializzata in ingegneria gas-petrolifera, circondata da una fama non proprio positiva. L’accordo, è stato spiegato dai dirigenti di Houston e da quelli di Mosca, avviene nel quadro di un’intesa generica che era stata firmata un mese fa senza gran clamore e servirà a “sviluppare e implementare nuove tecnologie gas-petrolifere nell’ambito delle ricerche e prospezioni globali e in quello dei progetti di produzione”, nonché a garantire a entrambe le parti “i benefici reciproci di una stretta collaborazione strategica”. Insomma, una specie di fidanzamento tra due grandi aziende globali del settore energetico, entrambe legate a doppio filo alla politica: Gazprom attraverso connessioni dirette con Vladimir Putin e l’éntourage del Cremlino, Halliburton da sempre vicina, vicinissima, all’estrema destra repubblicana, in particolare alla cerchia di George W.Bush.

    I due fidanzati, in effetti, sono personaggi davvero poco raccomandabili ed è singolare – significativo di come vanno le cose nel mondo, diciamo –  il fatto che la loro unione venga annunciata proprio nel momento in cui le relazioni globali russo-americane sono in cattivo stato, con la diatriba sullo “scudo antimissile” arrivata in queste ore a “un punto morto”, come hanno detto i protagonisti del negoziato in corso su questo tema, e con Obama e Putin che non mostrano alcuna fretta di incontrarsi.

    Cosa sia Gazprom è abbastanza noto: questo moloch controlla gli approvvigionamenti energetici di gran parte dell’Europa e negli ultimi anni il Cremlino l’ha usato come strumento cruciale di politica estera – si potrebbe quasi parlare di “braccio armato”, tanto sono gravi e pesanti le conseguenze sulle popolazioni civili che porta con sé l’azione di Gazprom verso i governi con cui Mosca litiga. All’interno della Russia, Gazprom si comporta come uno stato nello stato, operando sul territorio senza rispondere a nessuno, indifferente a inquinamenti, disastri ambientali, pressioni su intere popolazioni: corrompe le autorità locali a ogni livello per ottenere le autorizzazioni a fare ciò che più gli aggrada e solo in un caso – il progetto del grattacielo di San Pietroburgo – la società civile è riuscita a fermare le sue ambizioni.

    Quanto a Halliburton, si tratta forse della major petrolifera americana con il peggior record di corruzione e malversazione (tanto che negli Usa è classificata al quinto posto tra le comagnie di peggior reputazione). Nota per esser stata guidata per molti anni dall’ex vicepresidente Usa Dick Cheney, è stata sottoposta a svariate inchieste giudiziarie negli Stati uniti per il ruolo svolto nello spingere gli Stati Uniti a invadere l’Iraq e poi per i favolosi contratti ottenuti – a scapito delle aziende concorrenti – nell’Iraq occupato. Come se non bastasse, più di recente (settembre 2010) Halliburton è stata ritenuta responsabile insieme a Bp per il disastro della piattaforma Deepwater Horizon, nel Golfo del Messico, che ha provocato una delle peggiori catastrofi ambientali della storia: il cemento usato per il pozzo era di cattiva qualità e ha provocato la perdita di gas e la successiva esplosione (si spera non siano queste le tecnologie che cerca Gazprom, massimo produttore di gas e petrolio del pianeta). Ancora, inchieste per corruzione contro Halliburton si sono svolte in Nigeria, concludendosi con multe da centinaia di milioni di dollari.

    Dati i pessimi rapporti fra i repubblicani Usa e Putin (è di poche settimane fa la frase di Mitt Romney secondo cui la Russia è destinata ad essere nel prossimo futuro “il nemico numero 1 degli Stati Uniti”), il fidanzamento testé annunciato suona abbastanza sorprendente; molto meno, se si considera come spesso le alleanze tra criminali arrivano all’improvviso, rovesciando d’un colpo le posizioni precedenti, sulla base di nuove necessità. Il problema, in questo caso, è capire quali siano oggi queste nuove urgenze.

di a. d.
pubblicato il 3 maggio 2012
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  • Il manifesto del film di Ejzenstejn

    Ancora un disastro su un sommergibile nucleare russo. Con meno danni alle persone rispetto ad altri disastri del passato recente (questa volta ci sono stati “solo” nove tra feriti e intossicati), ma pur sempre gravissimo e – al solito – molto misterioso. Come sia stato possibile che un banale lavoro di saldatura all’esterno, eseguito in cantiere, abbia provocato un incendio così terribile da resistere per ventiquattr’ore a undici squadre di vigili del fuoco e da mettere ko, forse definitivamente, uno dei vascelli più moderni, potenti e pericolosi della marina militare russa, è cosa difficile da comprendere: non meraviglia che il presidente Medvedev abbia affidato l’inchiesta a ben due vicepremier, nessuno dei quali con le stellette della marina.

    Il sommergibile d’attacco Ekaterinburg, classe Delta-IV, è uno strumento bellico micidiale in grado di lanciare 16 missili intercontinentali R-29, ciascuno dotato di quattro testate nucleari indipendenti, dunque da solo è potenzialmente in grado di annientare 64 grandi città in ogni angolo del pianeta; insieme ai suoi 42 “fratelli” (in realtà ormai molti meno, visto che parecchi sono stati decommissionati) costituisce il nerbo delle forze strategiche nucleari di Mosca. Ci si chiede quindi che razza di gestione sia quella che fa avvolgere un ordigno simile da rozze impalcature di legno, infiammabili, e consente lavori di saldatura a caldo su una superficie a sua volta altamente infiammabile perché rivestita in gomma anti-rumore. A prima vista, sembrerebbe di essere in presenza di una superficialità e approssimazione a dir poco inquietanti, al punto che è lecito chiedersi se siano vere le affermazioni dei comandi della marina secondo cui prima dell’inizio dei lavori i due reattori nucleari del sommergibile erano stati spenti e i missili sbarcati a terra. Ma ancora una volta, nonostante la terrificante e tragica esperienza del Kursk, il sommergibile affondato con tutti i 118 membri dell’equipaggio dopo una misteriosa esplosione nel Mar di Barents, mentre i comandi supremi con menzogne e segreti rendevano impossibile il salvataggio, si ha soprattutto l’impressione che gli stati maggiori cerchino di coprire una realtà assai poco gloriosa, fatta di avidità e corruzione e “risparmi” a spese della sicurezza nazionale e soprattutto a spese della vita di marinai e tecnici – come pare sia tradizione consolidata nella marina russa, visto che i casi non si contano. La storia della corazzata Potemkin, dove la rivolta dei marinai fu per il cibo marcio che veniva loro somministrato dallo stato maggiore, non sembra aver insegnato nulla.

di a. d.
pubblicato il 30 dicembre 2011
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  • La sonda Phobos-Grunt nel poligono spaziale russo di Baikonur

    Sembra fallito, anche se il verdetto finale ci sarà solo venerdì, il progetto Phobos-Grunt, cioè la più ambiziosa spedizione spaziale russa da decenni, mirata a raggiungere uno dei due satelliti del pianeta Marte, Phobos appunto, e a ritornare poi sulla Terra con dei campioni del suolo. Il lancio della sonda, avvenuto questa notte con un razzo vettore Zenit-2, è stato regolare e ha portato la sonda stessa in un’orbita da cui partire per Marte, ma i motori del modulo non si sono accesi e Phobos-Grunt non ha potuto quindi avviarsi verso la sua destinazione, restando per il momento su un’orbita di parcheggio. Secondo i tecnici dell’Agenzia Federale Spaziale russa, c’è ancora la possibilità entro le prossime 48 ore (poi le batterie si scaricheranno) di ricaricare sul computer di bordo un programma di volo d’emergenza e far ripartire i motori. Il costo del progetto Phobos-Grunt è stato finora di 163 milioni di dollariAnche la precedente missione su Marte tentata dai tecnici spaziali russi, nel 1996, si era conclusa con un fallimento.

di a. d.
pubblicato il 9 novembre 2011
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  • Un'assemblea del popolo Tubalar

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    I rappresentanti di un piccolissimo gruppo etnico nella regione siberiana dei monti Altai denunceranno il governo russo e l’ente spaziale Roskosmos per l’incidente che la settimana scorsa ha visto precipitare, pochi minuti dopo il lancio, la nave spaziale Progress M-12 insieme al razzo vettore Soyuz-U, dal quale non era riuscita a sganciarsi. Secondo la signora Maria Sakova, rappresentante del popolo Tubalar, la caduta ha provocato un aumento di radiazioni nel distretto di Choya dove quella comunità vive, nonché una dispersione di eptile (dimetil-idrazina) una sostanza tossica usata come propellente nei razzi.

    Quel che è peggio è che non si è trattato di un incidente isolato: è la regola, infatti, che il razzo vettore Soyuz, terminata la spinta iniziale, vada a cadere e disintegrarsi nella zona in questione, dopo che la navicella Progress (o un altro carico destinato ad entrare in orbita) si è regolarmente sganciata. In questa occasione c’è stato molto clamore perché il mancato sgancio ha fatto precipitare anche il prezioso carico insieme al razzo vettore, ma i danni per la popolazione a terra in realtà si verificano con costanza a ogni lancio, soprattutto per la dispersione del propellente.

    Già almeno due persone sono morte quest’anno, ha detto Sakova, per avvelenamento da eptile dopo aver raccolto del muschio nell’area dove di regola cadono i resti dei razzi disintegrati dal rientro nell’atmosfera. La comunità Tubalar (che parla una lingua distinta da quelle degli altri popoli della regione degli Altai) comprende appena 1500 persone, sparse in una serie di minuscoli villaggi tra le montagne: in questi giorni l’intera comunità si riunirà in assemblea per decidere come andare avanti nell’azione legale contro le autorità.

    Secondo i responsabili di Roskosmos, non è possibile che le persone a terra subiscano avvelenamenti da eptile, in quanto il propellente che resta nei serbatoi dei razzi al momento della caduta è pochissimo e viene completamente bruciato nella disintegrazione del vettore.

di a. d.
pubblicato il 29 agosto 2011
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