Saturday 13 March 2010

IL MANIFESTO BLOG
   notizie dall'ex impero del male a cura di Astrit Dakli
Articoli marcati con tag ‘Russia’
  • Il capo della "stradale" di Mosca, Sergei Kasantsev

    Il capo della polizia stradale moscovita, Sergei Kazantsev, è comparso ieri di fronte a una commissione parlamentare per riferire sugli ultimi orribili scandali in cui i suoi uomini sono stati coinvolti. Il più recente, quasi incredibile anche per gli standard non certo brillanti della polizia russa, è accaduto venerdì scorso quando gli agenti della “stradale” hanno obbligato diversi automobilisti sull’autostrada di circonvallazione della capitale a fermarsi per costituire con le loro auto una sorta di barricata destinata a bloccare l’auto di alcuni criminali in fuga. Per giunta gli automobilisti sono stati costretti a restare all’interno delle auto: si sono così trovati in mezzo a una sparatoria, e due delle loro auto sono state investite dal veicolo fuggitivo riportando gravi danni (senza peraltro che i criminali venissero fermati). Non solo: gli agenti hanno rifiutato di verbalizzare l’accaduto e hanno negato qualsiasi indennizzo ai malcapitati.

    Kasantsev, che ha già dovuto subire severe rampogne sia dal capo della polizia che dal sindaco della capitale, ha riferito che l’ufficiale responsabile del fatto è stato licenziato e i cittadini coinvolti saranno risarciti, ma è chiaro ormai che le parole dei più alti ufficiali di polizia non hanno più alcun valore, mentre il corpo tutto intero è scosso da una raffica di scandali senza precedenti che i media non solo non nascondono più ma anzi enfatizzano come non mai (solo negli ultimi tre giorni si segnalano almeno quattro episodi gravissimi a carico di agenti nel solo territorio di Mosca). Si direbbe in realtà che sia in corso una vera e propria campagna di demolizione dell’immagine della polizia (accompagnata da una raffica di licenziamenti nei ranghi medio-alti), forse orchestrata proprio dal Cremlino per giustificare un prossimo drastico intervento di riforma del corpo, più volte evocato anche dal presidente.

    Kasantsev ha anche riferito sulla vicenda, pur essa clamorosa, delle due donne uccise dall’auto di un boss della LukOil (vedi alcuni dei post precedenti su questo blog). Il capo della stradale però ha potuto soltanto dire di aver “sgridato” gli agenti che in un primo momento avevano attribuito alle due vittime tutta la colpa dell’incidente in modo da coprire le responsabilità del VIP. Sull’episodio lo stesso presidente Medvedev ha ordinato un’inchiesta speciale.

di a. d.
pubblicato il 13 marzo 2010
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  • Piazza Gagarin, il luogo dell'incidente del 25 febbraio

    Tocca allo stesso capo del Cremlino intervenire nel caso di cronaca più scottante degli ultimi giorni, l’incidente stradale che il 25 febbraio ha visto l’auto di un super-VIP, a velocità folle nel centro di Mosca, distruggere l’utilitaria di due donne, uccidendole sul colpo. La polizia della capitale ha frettolosamente archiviato il caso attribuendo tutta la responsabilità alle due vittime e rifiutando di fornire qualsiasi documentazione alle famiglie; secondo queste ultime, si tratterebbe di un clamoroso esempio di copertura fornita dalla polizia a un personaggio ricco e potente (nel caso specifico Anatoly Barkov, vicepresidente di LukOil, la maggior compagnia petrolifera russa) che compie un crimine in danno di cittadini “normali”.

    Medvedev in persona ha ordinato al ministro dell’interno Nurgaliyev di compiere un’accurata indagine sulla vicenda, e ha fatto aperto riferimento al malessere provocato nell’opinione pubblica dal comportamento della polizia. La quale, per dirne una, ha negato di dare una copia dei verbali alle famiglie delle vittime, e poi ha negato che ci fossero immagini registrate dell’incidente pur essendoci ben 15 telecamere in funzione in quel centralissimo tratto di strada; infine ha fatto saltar fuori un confuso filmato in cui si vede effettivamente la Mercedes di Barkov che sorpassa a tutta velocità una fila di auto pochi metri prima del luogo dell’impatto con l’utilitaria, proveniente in direzione opposta. Il filmato tuttavia si interrompe prima del momento dell’incidente.

    Al presidente si sono rivolti, con un inedito appello pubblico, decine di noti intellettuali russi; nella loro lettera indignata essi chiedono a Medvedev di farsi garante della costituzione e della giustizia contro il “doppio standard” che sistematicamente garantisce l’impunità ai ricchi e potenti. La presa di posizione degli intellettuali, come del resto tutta la vicenda, ha fatto molto scalpore, al punto che anche le inibizioni e i timori di esporsi che nell’ultimo decennio avevano frenato ogni tipo di opposizione e protesta pubblica ormai sembrano molto diminuite. Un noto cantante rock, esponente del gruppo Ddt, al termine di un concerto ha violentemente criticato la polizia esortando il pubblico a boicottare il partito Russia Unita al potere, mentre un noto attore ha chiesto ai suoi fan di non guardare più la tv di stato.

di a. d.
pubblicato il 10 marzo 2010
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  • L'incidente sul Leninskij Prospekt

    Un grave incidente stradale nel centro di Mosca, due donne uccise, un super-VIP illeso, la polizia che si affretta a dare tutta la colpa alle due vittime e ad assolvere il potente… Ordinaria amministrazione, nella Russia di oggi come in quella di ieri. Ma per una volta, l’arroganza del potere e del denaro sta incontrando resistenza. Vuoi per la tenacia dei familiari delle vittime, vuoi per la crescente insofferenza di alcuni giornalisti e del “popolo di internet” (che in Russia è molto vasto e attivo) le autorità non sono riuscite a chiudere il caso, e per Anatoly Barkov, vicepresidente della LukOil, la maggior compagnia petrolifera del paese,  la storia sta diventando complicata.

    La mattina del 25 febbraio scorso Barkov, con la sua Mercedes S500, stava andando verso il centro della capitale percorrendo il largo stradone che porta ancora il nome di Lenin, Leninskij Prospekt, quando la sua auto si è scontrata frontalmente con una piccola Citroen C3 che andava in direzione opposta, verso la periferia, distruggendola completamente e uccidendo sul colpo le due donne che erano a bordo, la ginecologa Vera Sidelnikova, 72 anni, e sua nuora Olga Aleksandrina, 35. La polizia stradale arrivata sul posto ha immediatamente attribuito tutta la responsabilità dell’incidente alle due donne, che avrebbero invaso la carreggiata opposta investendo la Mercedes di Barkov, uscito senza danni dallo scontro così come il suo autista.

    Ma la cosa non è apparsa credibile ai familiari delle due vittime, accorsi a loro volta sul luogo dell’incidente. Anzitutto i poliziotti hanno rifiutato di consegnar loro una copia del verbale dell’incidente, come prescrive la legge; poi, è stato loro impossibile entrare in contatto, per i due giorni seguenti, con l’ufficiale incaricato del caso. E soprattutto non riuscivano a capacitarsi: perché mai doveva esser stata la Citroen, che andava verso la periferia sulla parte di strada che a quell’ora è semivuota, a mettersi contromano, e non piuttosto la Mercedes, che procedeva verso il centro in un traffico congestionato e poteva ben cercare di sorpassare la fila mettendosi appunto sulla corsia opposta? Non c’è moscovita che non abbia visto quotidianamente le grosse berline nere dei VIP sfrecciare a tutta velocità in sorpassi contromano sui vialoni congestionati della capitale. E la violenza stessa dell’urto, tale da disintegrare la piccola Citroen, non stava forse a testimoniare che l’auto di Barkov procedeva ad altissima velocità? – una velocità impossibile a quell’ora in direzione del centro, a meno di non andare appunto contromano.

    Non riuscendo ad avere risposte dalla polizia, che non aveva nemmeno ritenuto di aprire un’inchiesta, i familiari di Sidelnikova e Aleksandrina si sono rivolti a degli amici giornalisti, e anche diversi blogger si sono mobilitati. Subito è emerso che il tratto di strada dove è avvenuto l’incidente è sorvegliato da ben tre telecamere, una di un ristorante, una della polizia stradale e una del servizio federale che protegge gli spostamenti degli uomini di stato (la strada è quella che collega il Cremlino con l’aeroporto di Vnukovo, usato per i voli di stato). Per una strana circostanza, però, secondo la polizia tutte e tre le telecamere in quel momento erano spente o fuori uso. Il rumore che cominciava a crescere sulla vicenda si è di colpo alimentato quando un portavoce della LukOil ha dichiarato che l’azienda non avrebbe versato alcun risarcimento alle famiglie delle vittime. Un noto gruppo rap russo, Noize MC, ha immediatamente scritto una canzone-video in cui Barkov è ritratto in compagnia di un diavolo e diretto all’inferno (e la canzone è stata poi censurata dalla radio Ekho Moskvy (eco di Mosca), che pure ha fama di emittente “liberal”).

    Sotto una pressione crescente di opinione pubblica, la polizia ha finalmente aperto un’inchiesta sull’incidente. Il primo risultato è stata la riapparizione di un video registrato da una delle telecamere di cui sopra, in cui – guardacaso – si vede la Mercedes che sfreccia sull’estrema sinistra della sua carreggiata, sorpassando la fila, circa 200 metri prima del punto d’impatto. Poi, provvidenzialmente, il filmato si interrompe.

    Fotogramma dal video di una telecamera fissa che coglie la Mercedes di Barkov

    Nel frattempo un gran numero di testimoni si fanno vivi con i giornalisti: tutti raccontano la stessa – ovvia – versione: era l’auto di Barkov che andava a tutta velocità sorpassando la fila e si è allargata contromano prendendo in pieno la Citroen. Tutti, però, evitano di dare il proprio nome e dichiarano di non volersi recare alla polizia per paura di guai. Si sa, tra l’altro, che Barkov alla LukOil ricopre il ruolo di responsabile della sicurezza, e ha un passato nei servizi segreti federali…

    Si è fatta avanti anche la potente Federazione russa dei proprietari d’auto, che nel recente passato ha promosso scioperi e manifestazioni contro il governo a proposito delle nuove tasse sull’auto imposte da Putin, e ha offerto una difesa legale ai familiari delle due donne nonché la testimonianza di tre suoi aderenti che hanno visto l’incidente e sono pronti a presentarsi in procura; si parla anche di un invito al boicottaggio delle stazioni di servizio LukOil. A questo punto anche Barkov, visto che la faccenda non andava più tanto liscia, ha pensato di smorzare le cose e si è  offerto di “aiutare” le famiglie delle due donne attingendo al suo portafogli; e invitando poi pubblicamente – anche se, detto da lui, suona piuttosto come una intimidazione – “tutti i testimoni dell’incidente a farsi vivi”.

    Nessuno ovviamente crede che Barkov verrà davvero chiamato a rispondere da un tribunale per il suo comportamento in strada (sarebbe un fatto enorme!) ma per il momento la storia, che si voleva chiudere subito, è ancora aperta e la gente ne discute. Non è poco.

di a. d.
pubblicato il 5 marzo 2010
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  • Un imprevisto terremoto politico sta scuotendo i vertici del potere russo: potentissimi personaggi del clan putiniano sono sotto tiro e probabilmente dovranno lasciare le loro poltrone, cacciati con onta dal presidente Medvedev. L’onda d’urto è partita da Vancouver, dove lo squadrone olimpico russo, arrivato con grandi ambizioni, ha realizzato la peggior performance della storia sportiva nazionale. Invece delle 27-28 medaglie attese con gran festa e fanfare da tutti i media, la squadra russa torna a casa con sole tre medaglie d’oro e dodici piazzamenti, lasciata globalmente a un umiliante undicesimo posto nella classifica generale.

    La squadra russa di hockey su ghiaccio contro i canadesi (in bianco) a Vancouver

    Un vero disastro, simbolizzato in modo particolare dall’affondamento della squadra di hockey su ghiaccio (lo sport più popolare del paese), partita per vincere e giunta solo sesta. E la Russia sta organizzando le prossime Olimpiadi invernali, nel 2014 a Sochi.

    Nei giorni scorsi il presidente Dmitrij Medvedev aveva pubblicamente chiesto la testa di “certi gatti grassi” che sono stati seduti sulle loro ricche poltrone di dirigenti senza ottenere dei risultati dignitosi: oggi il presidente del Comitato olimpico federale russo, Leonid Tyagachev, ha presentato le sue dimissioni e  anche il ministro dello sport, Vitaly Mutko, ha detto di esser pronto a lasciare l’incarico, “se le parole di Medvedev erano dirette a me”. Si tratta di due uomini molto legati al premier Vladimir Putin:  Tyagachev in particolare è stato il suo istruttore di sci e viene considerato un amico personale. Putin per ora non ha espresso giudizi sull’operato della squadra russa in queste Olimpiadi invernali, limitandosi a osservare che “bisogna trarre delle lezioni da quel che è accaduto a Vancouver”.

    Da diversi giorni sia i media sia i politici più in vista hanno iniziato una campagna battente contro Tyagachev e Mutko, accusati di essere i responsabili del disastro; sul fuoco hanno soffiato anche le dichiarazioni di campioni importanti (degli anni scorsi) come l’hockeista Fetisov, che hanno lanciato roventi accuse di incapacità, scarsa professionalità e irresponsabilità ai dirigenti sportivi di più alto livello. Il risultato è che forse mai come oggi gli “intoccabili” in Russia sono apparsi esposti e dileggiati. Sotto casa di Tyagachev un gruppo politico giovanile (il Fronte di sinistra) ha organizzato un picchetto durato tre giorni, per chiederne le dimissioni. Vedremo presto come la storia andrà a finire.

di a. d.
pubblicato il 3 marzo 2010
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  • I tank abbandonati nel bosco (da LIFENEWS)

    Duecento carri armati T-72 – non i più moderni ma neppure i più vecchi in dotazione alle forze armate russe – sono stati abbandonati alle intemperie, incustoditi e aperti, ai margini di un bosco in una regione dei monti Urali. Ne riferisce, con tanto di filmato dimostrativo, la rivista online LifeNews, e la notizia è stata ovviamente ripresa da moltissimi altri media. Secondo tutte le apparenze, i mezzi corazzati sono stati puramente e semplicemente “buttati via”, come si butta un pacchetto di sigarette vuoto.

    “Li hanno portati qui col treno, nel novembre scorso” – racconta un testimone che abita nella città di Ekaterinburg. “Li hanno scaricati alla stazione di Elanskoe, li hanno ammucchiati nel bosco e lungo i binari, poi se ne sono andati tutti e li hanno lasciati qui”. Ora, come si vede anche nel filmato, i tank sono coperti di neve, ma nessuno li sorveglia e tutti i portelli sono aperti: chiunque potrebbe entrare, mettere in moto (ammesso che nei serbatoi ci sia del carburante) e andarsene. Anche le dotazioni standard dei tank sono state lasciate a bordo, salvo le munizioni.

    Dai comandi delle forze armate giungono ammissioni imbarazzate. “Non è vero che quei mezzi sono abbandonati. Sono regolarmente sorvegliati da pattuglie armate”, hanno fatto sapere fonti militari. Ma l’evidenza è che non c’è nessuna sorveglianza e che i tank, lasciati in quello stato, nel giro di poco tempo saranno ridotti a un ammasso di ruggine inservibile – sempre che qualche buontempone non decida di venire a prendersene qualcuno per usarlo in qualche modo originale.

    La notizia ha suscitato parecchio clamore, anche perché le forze armate regolarmente piangono miseria, sostengono di non avere mezzi sufficienti e stanno addirittura programmando acquisti massicci all’estero (per la prima volta dai tempi della seconda guerra mondiale): ma risulta che in effetti ci siano oltre ventimila carri armati in dotazione alle forze di terra, di cui solo una parte (a quanto pare) è effettivamente necessaria; e il resto è, come si dice, “a riserva”. In un bosco sperduto della Siberia.

di a. d.
pubblicato il 26 febbraio 2010
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  • Nikita Kriukov

    C’era un’epoca, nemmeno troppo remota, in cui gli atleti russi che vincevano una competizione internazionale come una gara olimpica ringraziavano il socialismo che aveva permesso loro di eccellere, e dedicavano la vittoria al popolo, alla patria o simili. Tempi che sembrano lontanissimi, oggi: fatto sta che la prima medaglia d’oro russa ai giochi invernali di Vancouver, lo sciatore fondista Nikita Kriukov (che ha vinto ieri la gara di sprint individuale maschile) ha dichiarato di aver vinto grazie alla benedizione impartitagli il giorno prima da un prete, giunto al villaggio olimpico appositamente. “Dopo la benedizione ho capito che avrei vinto”, ha detto Kriukov, che ha poi dedicato la sua vittoria ai suoi colleghi “che adesso vinceranno certamente molte altre medaglie”.  Per ora, comunque, il bottino della squadra russa è abbastanza modesto – tanto che tutti i media dibattono con furore sul perché i risultati siano tanto inferiori alle ambizioni di partenza.

di a. d.
pubblicato il 18 febbraio 2010
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  • Polemiche roventi in Inguscezia dopo che si è appreso che nell’operazione antiterrorismo lanciata dalle forze speciali venerdì vicino a un villaggio di quella repubblica ben quattro civili innocenti, tra cui anche un bambino, sono stati uccisi “per la precipitazione” dei militari. I civili – che nessuno aveva avvertito di quanto stava per succedere – si trovavano a raccogliere aglio in una zona boschiva vicina a quella in cui si trovavano i guerriglieri cui gli spetznaz puntavano; quando sono usciti allo scoperto i militari li hanno immediatamente abbattuti, salvo rendersi poi conto che si trattava di pacifici abitanti del vicino villaggio. Ora i comandi hanno presentato ai familiari le loro scuse, e i presidenti dell’Inguscezia e della Cecenia, Evkurov e Kadyrov, hanno promesso un risarcimento, rispettivamente di 1200 e di 7300 euro per ogni vittima.

    Il ragazzo ucciso da un agente a Tuva

    Ma se queste cifre sembrano modeste, si guardi quanto un tribunale della regione di Tuva (Siberia centrale) ha valutato la vita di un ragazzo di 17 anni, ucciso con un colpo di pistola a bruciapelo da un agente della polizia stradale: quindici mesi di carcere e 40 euro di multa sono la pena cui è stato condannato il poliziotto assassino, nonostante il processo abbia dimostrato che aveva sparato senza alcuna necessità, cercando per giunta di dissimulare la sua azione. Il ragazzo – come riporta il quotidiano Moskovskij Komsomolets – stava guidando un’auto in compagnia di una sua coetanea quando è stato fermato dall’agente. Richiesto dei documenti – e non avendo la patente – il ragazzo ha cercato di ingranare la retromarcia per andar via, e a quel punto il poliziotto gli ha sparato in testa (ferendo gravemente anche la ragazza); poi gli ha anche messo la sua pistola in mano, raccontando nella sua prima versione che il giovane era ubriaco (il test del sangue ha provato che non era vero) e che gli aveva strappato di mano l’arma (anche questo falso).

    Ancor più assurda questa sentenza, considerando che nella stessa regione e nella stessa giornata un altro tribunale ha condannato un altro poliziotto a ben quattro anni dietro le sbarre per aver estorto diecimila rubli (circa 250 euro) a un guidatore ubriaco, minacciando altrimenti di denunciarlo.

di a. d.
pubblicato il 15 febbraio 2010
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  • Immagini dell'operazione antiguerriglia in Inguscezia, da NTV

    Sono 14 – e non 20 come in un primo momento era stato annunciato – i militanti indipendentisti islamici uccisi dalle forze speciali russe ieri mattina tra i monti della repubblica autonoma di Inguscezia, nel Caucaso settentrionale. Secondo quanto riportato dal ministero dell’interno, la battaglia si sarebbe svolta tra i villaggi di Datykh e Arshty, nel distretto di Sundzha (al confine con la Cecenia) e i guerriglieri sarebbero stati tutti componenti della cosiddetta “banda di Umarov”, uno dei più importanti se non il più importante dei capi della guerriglia in attività. La procura ha anche diffuso i nomi di sette degli uccisi, mentre gli altri non sono stati identificati. Non una parola è stata detta su eventuali perdite da parte delle forze russe, né sulle circostanze precise in cui sarebbe avvenuto lo scontro; fonti non ufficiali parlano di una “soffiata” che ha permesso alle forze speciali di intercettare il commando guerrigliero.

    Nei giorni precedenti, militanti islamisti in Inguscezia – la regione dove ormai si concentra la massima attività di guerriglia e di terrorismo urbano – avevano compiuto diverse azioni uccidendo almeno due poliziotti. Va anche ricordato che diverse volte le forze russe hanno annunciato “colpi” vittoriosi assestati alla “banda Umarov”, compresa l’uccisione di Umarov stesso, venendo poi regolarmente smentiti. L’ultima azione del genere sarebbe stata, il 5 febbraio, l’uccisione dell’autista di Umarov.

di a. d.
pubblicato il 13 febbraio 2010
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  • Il viceministro Sukhodolskij

    La polizia russa deve prepararsi a fronteggiare nel prossimo futuro l’eventualità di un’ondata di proteste popolari, “provocate dalla presente situazione economica del paese”. Lo ha detto il viceministro dell’interno Mikhail Sukhodolskij parlando a una riunione dei capidipartimento territoriali della polizia citata dall’agenzia Interfax. Secondo il viceministro, in molti casi dietro le manifestazioni di protesta possono esserci “determinate forze politiche” che perseguono i propri obiettivi. Sukhodolskij ha anche sottolineato come la necessità di fronteggiare le proteste di piazza “politicamente motivate” non possa essere messa in discussione con il pretesto dei problemi interni alla polizia, della riforma che dovrà esser fatta ecc.

    Nelle ultime settimane ci sono state in effetti alcune manifestazioni popolari contro il governo, la più clamorosa delle quali è avvenuta nella città occidentale di Kaliningrad, dove più di diecimila persone sono scese in piazza. La cosa ha provocato grandissima agitazione al Cremlino, ci sono state inchieste amministrative interne al partito del potere, Russia Unita.

    E nella stessa giornata odierna un’altra protesta vistosa – riportata dai maggiori media – è avvenuta nella città siberiana di Irkutsk, dove oltre duemila persone sono scese in piazza a manifestare contro la riapertura (decisa da Putin) della grande fabbrica di cellulosa e carta posta sulle rive del lago Bajkal. I manifestanti di Irkutsk, chiamati a manifestare da diverse organizzazioni ambientaliste e politiche tra cui Solidarnost, il gruppo-ombrello che raggruppa diversi movimenti di opposizione, hanno chiesto a gran voce le dimissioni del capo del governo, la stessa richiesta che era risuonata per le vie di Kaliningrad. Anche l’uscita del viceministro sulla necessità di “prepararsi” è certamente legata a questi avvenimenti.

di a. d.
pubblicato il 12 febbraio 2010
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  • Un inviato speciale del Cremlino è giunto stamane nella città occidentale di Kalinigrad per indagare sulle circostanze che hanno visto venerdì scendere in piazza oltre diecimila persone che protestavano contro il governo chiedendo le dimissioni del premier Putin. Come racconta il quotidiano online Kommersant.ru l’inviato, Ilya Klebanov, è arrivato in compagnia di un rappresentante della Procura generale, Aleksandr Gutsan: il loro obiettivo dichiarato è quello di chiarire come un fatto del genere sia stato possibile (il che testimonia direttamente del fatto che in Russia le manifestazioni antigovernative sono considerate una inammissibile enormità) e di individuare i responsabili.

    La manifestazione antigovernativa di Kaliningrad

    Non si tratta di individuare i promotori della manifestazione – che sono più che noti, nelle persone dei leader di tutti i partiti presenti in città meno Russia Unita, il partito del governo – quanto di capire 1) come mai in città la situazione economica e sociale è degenerata al punto di provocare una massiccia manifestazione antigovernativa; 2) come mai non sono state prese misure per impedire o minimizzare la manifestazione stessa. In entrambi i casi a rischio sono le poltrone dei governanti locali, colpevoli di aver sottovalutato la situazione in città, e soprattutto quelle dei responsabili (sempre locali) di Russia Unita, che hanno lasciato fare al partito una pessima figura.

    Ma è chiaro che i criteri ispiratori della doppia inchiesta sono diametralmente opposti. Infatti possono esserci stati errori e scorrettezze dei dirigenti locali ascrivibili ad eccessivo autoritarismo, per esempio nell’imporre un aumento delle tariffe dei servizi pubblici e dei trasporti; ma il non aver impedito la manifestazione è evidentemente tutt’altra faccenda. Non a caso un rappresentante (anonimo) del governatore regionale Georgy Boos (che rischia la poltrona insieme a Sergej Bulichev, speaker del parlamento di Kaliningrad) si è sfogato con la stampa: “A Mosca sciolgono le manifestazioni con arresti e randellate, noi non l’abbiamo fatto. E’ una colpa?”.

di a. d.
pubblicato il 2 febbraio 2010
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