Tra tutti i problemi che porta la crisi economica, c’è pure quello della lettura dei giornali. Quotidiani, settimanali e persino i siti internet sono ormai invasi da termini e concetti inafferrabili, propri di un linguaggio tecnico, quello dell’economia e in particolare della finanza. Mondo distante dalla testa (e dal cuore) della maggior parte delle persone, ma vicinissimo ai loro portafogli. Se la previsione di tracolli e Armageddon neanche tanto lontani provoca comprensibile ansia, non aiuta il fatto di non capirci un’acca quando cerchiamo di fare il punto, di mettere in fila le informazioni, di strutturare le nostre conoscenze. E’ anche attraverso questo tecnicismo che la finanza divora i nostri risparmi. E che banche e governi sciorinano “soluzioni” , ad armi impari.
I giornalisti, da parte loro, un po’ sono costretti a utilizzare quel linguaggio, e un po’ si fanno prendere dal “gioco” dimenticando i loro lettori.
Allora, visto che siamo arrivati alla resa dei conti, è ora di vederci chiaro. Contro i pescecani della finanza, schieriamo la gatta Savana. Sui giornali si è sempre rifatta le unghie, ma di fronte a certi titoloni appare perplessa. Le piace tenere tutto sotto controllo, ed è diffidente di natura. Chi l’ha detto che la finanza non è a misura di gatto? Guidata da esperti di economia di rango – tutti amanti dei gatti, va da sé – Savana riuscirà a godersi di nuovo i suoi giornali.
Avviso ai pescecani: quando si arrabbia, graffia.
Il manifesto 24 luglio pag. 9
“I portavoce dell’hedge fund Paul Johnson hanno preferito non commentare la notizia di grossi guadagni realizzati giocando sul debito sovrano greco. Non commentare è la prassi per qualsiasi hedge fund. (…)La finanza delle scommesse è oggi cosi redditizia che Citygroup – una delle banche che ha ricevuto oltre 45 miliardi di dollari da Obama per il proprio salvataggio – ha infranto tutte le regole pur di restare nel mercato piu lucrativo. Per avere il prestito bisognava rinunciare ad entrare nel mercato dei derivati con i propri soldi per non rischiare il capitale. Citygroup non l’ha fatto e alle autorità ha risposto che solo facendo cosi avrebbe potuto restituire il prestito.”
Spiega Antonio Tricarico
Cos’è un hedge fund?
Innanzitutto gli hedge fund sono delle società (degli strumenti finanziari gestiti da società di risparmio)*, di cui peraltro la stragrande maggioranza è registrata nei paradisi fiscali. Un hedge fund è un fondo altamente speculativo (una precisazione: qualsiasi investimento sui mercati finanziari tende ad essere speculativo, tende cioè a prevedere una certa situazione del mercato con l’obiettivo di avere ritorni molto superiori ). Questi fondi si basano su questo principio: sul mercato finanziario tendono a fare investimenti a lungo termine, e usano questa “esposizione debitoria” per fare successivi investimenti a breve termine e molto più rischiosi generando così capitale. Per fare un esempio: un hedge fund decide di prendere in prestito grosse somme di mercato attraverso una banca e con questi soldi (che in realtà sono un debito) opera sui mercati finanziari in modo spericolato, investendo su titoli a breve termine e molto rischiosi, ma che proprio perché sono rischiosi danno molti interessi e molti ritorni che vengono incassati in poco tempo. Questo tipo di comportamento sui mercati finanziari può essere considerato “piratesco” per due motivi: gli investimenti a breve termine vengono fattei con vere e proprie scommesse e senza avere tutti i soldi a disposizione. Si può impegnare anche solo un 5% della somma necessaria e incassare anche il 30 o il 40% di profitto. Il secondo motivo è che questi tipi di titoli – molto rischiosi – sono legati a situazioni svantaggiose (altrimenti non avrebbero grossi ritorni). Quindi gli hedge fund tendono a scommettere sui default dei paesi, sui fallimenti di società e così via. Gli hedge fund in genere non sono collegati al sistema bancario, anche se alcune banche stanno mettendo in piedi i loro fondi speculativi.
Cosa sono i derivati?
I derivati sono dei contratti, in origine sono nati come una forma di contratti assicurativi. Questi pezzi di carta hanno un valore di per sé, che si basa su un “bene sottostante”, che può essere una quantità fisica – grano, petrolio – o delle azioni. Il valore dei derivati deriva dal fatto che si scommette sul prezzo futuro o sui comportamenti finanziari di quel “bene sottostante”. Un esempio: A e B stipulano un derivato in cui A si impegna a comprare entro dieci giorni da B una tonnellata di petrolio. Poniamo che al momento della stipula una tonnellata di petrolio costi 100. Il derivato scommette che entro dieci giorni il prezzo sarà calato a 90. Il problema e’ che oggi la stragrande maggioranza di questi contratti sono utilizzati da puri attori finanziari che non producono nulla. Avendo un valore in sé il contratto cosa succede? Se grandi moli di capitali oggi siglano 1 milione di contratti derivati, per un valore di non si sa quanti miliardi di dollari, e scommettono che una tonnellata di petrolio tra dieci giorni costerà 90 anziché 100 si verifica una spinta talmente forte da diventare reale, e il mercato del petrolio si adeguerà a quel prezzo. E’ quella che si chiama finanziarizzazione. Oggi i più grandi trader energetici, cioè i soggetti che spostano le petroliere, non sono più le multinazionali del petrolio ma grosse banche di affari. C’è dunque una commistione pericolosa e inquinante: è chiaro che chi sta scommettendo sul prezzo del petrolio in realtà sa quando quella petroliera arriverà in porto, a quali condizioni. Dunque tutto il “gioco” è truccato. Inoltre la stragrande maggioranza di questi derivati non vengono neanche registrati dalle borse valori. Sono contratti e scommesse che vengono giocati su mercat non regolamentari (in gergo otc – over the counter).
*In neretto trovate delle specificazioni che abbiamo inserito dopo alcune osservazioni di un lettore, che trovate nei commenti.
pubblicato il 26 luglio 2011
Tag: Derivati, Hedge fund
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Tra tutti i problemi che porta la crisi economica, c’è pure quello della lettura dei giornali. Quotidiani, settimanali e persino i siti internet sono ormai invasi da termini e concetti inafferrabili, propri di un linguaggio tecnico, quello dell’economia e in particolare della finanza. Mondo distante dalla testa (e dal cuore) della maggior parte delle persone, ma vicinissimo ai loro portafogli. Se la previsione di tracolli e Armageddon neanche tanto lontani provoca comprensibile ansia, non aiuta il fatto di non capirci un’acca quando cerchiamo di fare il punto, di mettere in fila le informazioni, di strutturare le nostre conoscenze. E’ anche attraverso questo tecnicismo che la finanza divora i nostri risparmi. E che banche e governi sciorinano “soluzioni” , ad armi impari.
I giornalisti, da parte loro, un po’ sono costretti a utilizzare quel linguaggio, e un po’ si fanno prendere dal “gioco” dimenticando i loro lettori.
Allora, visto che siamo arrivati alla resa dei conti, è ora di vederci chiaro. Contro i pescecani della finanza, schieriamo la gatta Savana. Sui giornali si è sempre rifatta le unghie, ma di fronte a certi titoloni appare perplessa. Le piace tenere tutto sotto controllo, ed è diffidente di natura. Chi l’ha detto che la finanza non è a misura di gatto? Guidata da esperti di economia di rango – tutti amanti dei gatti, va da sé – Savana riuscirà a godersi di nuovo i suoi giornali.
Avviso ai pescecani: quando si arrabbia, graffia.Venerdì 22 luglio
Finalmente oggi tutti i giornali riportano la notizia del “piano di salvataggio” per la Grecia a rischio fallimento ricordandosi anche dei gatti, e introducono degli agili glossari. Peccato che pure nei glossari, quasi sempre alcuni termini vengano dati per scontati. Vabbe’ li usiamo per illustrare i due strumenti finanziari previsti dall’accordo Ue (buy back, roll over) con qualche delucidazione in più.
La Stampa, pag. 2
Buyback: E’ il riacquisto dei titoli di Stato sul mercato secondario da parte dello stesso Paese che li ha emessi, in questo caso la Grecia. L’operazione sarà finanziata, a tassi più bassi, attraverso il fondo europeo Efsf.
Rollover: Implica il coinvolgimento di banche e altri creditori privati attraverso il riscadenzamento, su base volontaria, delle obbligazioni in scadenza. Secondo le agenzie di rating, equivale a un default
Spiega Joseph Halevi
Cos’è il mercato secondario?
Per mercato secondario si intendono tutte le operazioi che vengono effettuate su un titolo finanziario già emesso. In pratica è il “luogo” dove vengono trattati i titoli già in circolazione, che qui rimangono fino alla loro naturale scadenza. Il mercato primario, di contro, è il “luogo” in cui nasce un titolo e viene collocato. Quindi, poniamo caso che io abbia acquistato cinque anni fa un titolo greco, questo si troverebbe ora nel mercato secondario. Ed è lì che, secondo il patto raggiunto dall’Unione europea, può adesso venire la Grecia a ricomprarlo, a tassi agevolati.
Cosa sono le agenzie di rating?
Formalmente sono degli uffici studi: valutano le società che emettono titoli e obbligazioni, cioè la loro “solidità”. Sono nate come attività collaterale a Wall Street e a Londra, più di cinquanta anni fa. La loro, allora, era un’attività del tutto legittima, quella che farebbe un qualsiasi studio legale. Ma poi è arrivata la liberalizzazione finanziaria, e il ruolo di queste agenzie è cambiato con il tempo. Esse stesse, infatti, sono diventate società che emettono titoli finanziari. Di più: li disegnano – attraverso l’attività di security design, a cui partecipano bravissimi matematici – e poi li mettono sul mercato. Ma avendo anche un ruolo di valutazione influenzano ovviamente il prezzo di mercato. Accade così che il ruolo delle agenzie di rating diventi pericolosamente ibrido. Ma può succedere di peggio: alcune di queste agenzie, ad esempio, hanno messo prima sul mercato dei titoli destinati al fallimento, e poi degli altri titoli che proteggevano da quegli stessi fallimenti.
A ciò va aggiunto che le agenzie di rating in Europa hanno una forza notevole, da quando il debito dei paesi europei è stato “desovranizzato”, cioè non è più gestito dal paese (sovrano) che emette i titoli. Semplificando un po’ le cose, fino a una quarantina di anni fa funzionava così: il debito del pese, poniamo caso l’Italia, era rappresentato dalle obbligazioni che emetteva il ministero del Tesoro. Quelle obbligazioni venivano acquistate dalla Banca centrale, in questo caso la Banca d’Italia, che dava ordine alle varie banche di comprare quei titoli (si chiamava “vincolo di portafoglio”). In questo modo si chiudeva il cerchio, e uno stato non poteva mai fallire. Questo meccanismo ha iniziato ad allentarsi già con la liberalizzazione. Ma il colpo finale è arrivato con la moneta unica, cioè con l’euro: in questo momento, infatti, tutti i paesi che hanno adottato l’euro non hanno un Tesoro in comune, e la stessa Banca centrale europea non ha la funzione né politica né “materiale” (non ha abbastanza riserva) per acquistare i titoli emessi dai vari Tesori nazionali. Quindi il cerchio non si chiude più, e il debito di ciascun paese è molto esposto sul mercato.
pubblicato il 22 luglio 2011
Tag: Rating
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Tra tutti i problemi che porta la crisi economica, c’è pure quello della lettura dei giornali. Quotidiani, settimanali e persino i siti internet sono ormai invasi da termini e concetti inafferrabili, propri di un linguaggio tecnico, quello dell’economia e in particolare della finanza. Mondo distante dalla testa (e dal cuore) della maggior parte delle persone, ma vicinissimo ai loro portafogli. Se la previsione di tracolli e Armageddon neanche tanto lontani provoca comprensibile ansia, non aiuta il fatto di non capirci un’acca quando cerchiamo di fare il punto, di mettere in fila le informazioni, di strutturare le nostre conoscenze. E’ anche attraverso questo tecnicismo che la finanza divora i nostri risparmi. E che banche e governi sciorinano “soluzioni” , ad armi impari.
I giornalisti, da parte loro, un po’ sono costretti a utilizzare quel linguaggio, e un po’ si fanno prendere dal “gioco” dimenticando i loro lettori.
Allora, visto che siamo arrivati alla resa dei conti, è ora di vederci chiaro. Contro i pescecani della finanza, schieriamo la gatta Savana. Sui giornali si è sempre rifatta le unghie, ma di fronte a certi titoloni appare perplessa. Le piace tenere tutto sotto controllo, ed è diffidente di natura. Chi l’ha detto che la finanza non è a misura di gatto? Guidata da esperti di economia di rango – tutti amanti dei gatti, va da sé – Savana riuscirà a godersi di nuovo i suoi giornali.
Avviso ai pescecani: quando si arrabbia, graffia.20 luglio 2011 Repubblica pag 6
“(Jean Paul Trichet) di nuovo ribadisce il suo no al default anche selettivo di Atene”
Risponde Joseph Halevi
Cos’e’ il default?
E’’ semplicissimo significa fallimento, e indica quando un paese non e’ più in grado di onorare il suo debito sui buoni del tesoro.
Che cos’e’ il default selettivo?
E’ un concetto nuovissimo, fino a poche settimane fa non c’era. Si vuole intendere che un paese può andare in fallimento anche solo su alcuni buoni del tesoro, dunque bisogna decidere su quali buoni o quali obbligazioni il paese – si parla ovviamente prioritariamente della Grecia – non sarà in grado di onorare il debito.
pubblicato il 20 luglio 2011
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Tra tutti i problemi che porta la crisi economica, c’è pure quello della lettura dei giornali. Quotidiani, settimanali e persino i siti internet sono ormai invasi da termini e concetti inafferrabili, propri di un linguaggio tecnico, quello dell’economia e in particolare della finanza. Mondo distante dalla testa (e dal cuore) della maggior parte delle persone, ma vicinissimo ai loro portafogli. Se la previsione di tracolli e Armageddon neanche tanto lontani provoca comprensibile ansia, non aiuta il fatto di non capirci un’acca quando cerchiamo di fare il punto, di mettere in fila le informazioni, di strutturare le nostre conoscenze. E’ anche attraverso questo tecnicismo che la finanza divora i nostri risparmi. E che banche e governi sciorinano “soluzioni” , ad armi impari.
I giornalisti, da parte loro, un po’ sono costretti a utilizzare quel linguaggio, e un po’ si fanno prendere dal “gioco” dimenticando i loro lettori.
Allora, visto che siamo arrivati alla resa dei conti, è ora di vederci chiaro. Contro i pescecani della finanza, schieriamo la gatta Savana. Sui giornali si è sempre rifatta le unghie, ma di fronte a certi titoloni appare perplessa. Le piace tenere tutto sotto controllo, ed è diffidente di natura. Chi l’ha detto che la finanza non è a misura di gatto? Guidata da esperti di economia di rango – tutti amanti dei gatti, va da sé – Savana riuscirà a godersi di nuovo i suoi giornali.
Avviso ai pescecani: quando si arrabbia, graffia.Corriere della Sera martedì 19 luglio pagina 2
(La manovra finanziaria) doveva servire a rassicurare i mercati dopo gli attacchi della scorsa settimana, ma ha fatto ben poco visto che ieri forse è andata anche peggio con lo spread dei Btp decennali salito da 306 fino a 337 punti in pochi minuti e le azioni delle banche cadute in picchiata.
Nemmeno l’esito positivo degli stress test è riuscito ad arginare le vendite.Spiega Francesco Piccioni
Che cos’e’ lo spread?
E’ una differenza (differenziale) tra il rendimento del titolo considerato (in questo caso i Buoni del tesoro italiani) e i corrispettivi, che sono i Bund tedeschi. Ecco l’esempio pratico: sul mercato si compra un titolo – e quando si compra un titolo significa che si stanno prestando dei soldi a chi lo ha messo sul mercato. Questo titolo ha scadenza a cinque anni e vale 100 (100 è quanto che mi verrà ridato al termine della scadenza, in questo caso cinque anni). Per ognuno di questi anni, inoltre, quel titolo mi garantisce un rendimento percentuale (per esempio 5%). Come si stabilisce il prezzo di un titolo così? Sul mercato si fa un’asta per stabilire quanto costa un titolo che garantisce alla sua scadenza un rendimento di 100 euro + 5% l’anno. Se il titolo è molto sicuro c’è la possibilità di pagare persino qualcosa in più di 100. Se il titolo è insicuro, invece, il prezzo sarà molto inferiore di 100, perché si stanno prestando dei soldi a chi forse non sarà in grado di restituirli. Per esempio in questo momento un titolo greco può costare anche 50. A questo punto c’è una formula che si applica a qualsiasi titolo per capire quanto rende: si calcola quanto lo hai pagato (per esempio 90) e quanto ti garantisce alla scadenza (100+ 5% per ogni anno). Ieri un Btp decennale garantiva un 6% annuo. Questo stesso esercizio va rifatto con il Bund tedesco. Lo spread è la differenza che c’è tra il rendimento del titolo acquistato e il Bund tedesco. Ieri il titolo tedesco garantiva un rendimento del 2,65%,, il titolo italiano del 6%,. Quindi la differenza è circa 3,35% ovvero 335 punti base (centesimi).
E i Btp decennali?
Sono i Buoni tesoro poliennali, il decennale viene considerato il parametro medio.
Cos’e’ lo stress test?
Sono degli esercizi contabili fatti su i patrimoni, i conti e le caratteristiche delle banche in cui si finge che ci sia una crisi del credito per vedere se le banche possono resistere o no a queste condizioni di “stress”. Lo decide la Banca centrale europea e lo applicano le Banche nazionali. E’un esercizio contabile di qualità discutibile., In genere sono considerati poco stringenti, cioè troppo facili.
pubblicato il 19 luglio 2011
Tag: Btp, Spread, Stress test
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