Thursday 20 June 2013

IL MANIFESTO BLOG
   Agguato ai quotidiani a cura di Savana
Articoli marcati con tag ‘Btp’
  • Dunque l’amministrazione Obama risce a strappare l’inalzamento del tetto del debito e a salvare gli Stati uniti dal defualt, ma i cinesi, a quanto pare, sono poco convinti. Anzi, protestano: “La scelta americana farà salire la nostra inflazione”. E che c’entra? Ce lo spiega per fortuna Antonio Tricarico. Ne approfitto per rispondere a Michele, che non ci vede chiaro nella scelta di Deutsche Bank di vendere i Buoni del tesoro poliennali italiani.

     

    La Repubblica, 4 agosto 2011, pag 5

     

    “Gli Stati uniti –ha scritto l’agenzia Xinhua, espressione del governo – hanno tolto l’ultimo limite ai loro debiti. Il rischio default dunque rimane e questo peggiorerà l’inflazione delle economie emergenti. Resta lo spettro della svalutazione del dollaro, che farà salire i prezzi nei paesi in via di sviluppo. Il piano della Casa Bianca si riduce all’illusoria promessa di ridurre la spesa in dieci anni”.

    Spiega Antonio Tricarico

    Perché un fallimento degli Stati uniti peggiorerebbe l’inflazione dei paesi emergenti?

    Il fatto è che il default si collegherebbe ad una svalutazione o deprazzamento  del dollaro. E ciò renderebbe il dollaro più competitivo con la moneta cinese, riducendo le possibilità di export per la Cina ed aumentando la competitività Usa. Allo stesso tempo ancora più investimenti internazionali si muoverebbero dagli Usa – meno affidabile – verso oriente e la Cina. E ciò genera inflazione.

    Va, infatti, ricordato che il costo del denaro negli Usa viene tenuto basso da anni, è la dottrina Greenspan. Se il denaro costa meno in un certo paese io preferisco indebitarmi lì (dunque, ad esempio, negli Stati uniti) e andare a investire in un altro posto (mettiamo in Cina). Questo movimento di capitali dall’Occidente all’Oriente genera spinte inflattive. Quando aumenta l’inflazione, per scoraggiarla, si alza il costo del denaro in Cina. Questo avrebbe un impatto anche sul tasso di cambio della moneta cinese che si apprezzerebbe rispetto al dollaro e quindi l’export cinese diventerebbe meno competitivo.

    Inoltre oggi le politiche espansive della Fed, la Banca centrale americana, sostengono con forza l’economia statunitense: addirittura compra essa stessa buoni del tesoro (la Banca centrale europea, ad esempio, non lo fa e lo inizierà a fare solo per i paesi della periferia in crisi) in modo da sostenere l’economia ed il rating del paese (cioè il “voto” dato sulla affidabilità per gli investimenti in quel paese dalle agenzie di rating). Allo stesso tempo la Fed mantiene bassissimo il costo del denaro e inietta dollari nelle banche per assicurare la liquidità. Tutto questo capitale, però, non rimane nel mercato interno americano. Ma viene investiti per la maggior parte all’estero, e molti investimenti vengono indirizzati verso le economie emergenti. Spesso sono ingenti investimenti a breve termine con grossi rendimenti (hot money).

    Questo movimento ingente di capitali tende a generare delle spinte inflattive nel paese in cui si investe. Un esempio: da anni le compagnie petrolifere investono pesantemente in Angola, un paese molto povero. Ebbene per assurdo nella capitale dell’Angola ci sono prezzi altissimi, perché di fatto le compagnie tendono a pagare i contratti in un certo modo, importano stili di vita occidentali eccetera. Consideriamo ora – su dati macro – un effetto del genere sulla Cina, che per altro sta già avvenendo.

    Per questo i cinesi criticano da tempo gli americani e gli dicono: dovreste concentrarvi di più sui vostri mercati interni e ridurre la fuoriuscita di investimenti speculativi. A quel punto anche noi faremo lo stesso. Il problema è capire chi comincerà, perché chi comincia un po’ ci perde nella “supremazia” globale. Non è facile uscire dai cosiddetti squilibri globali se non si cambia l’intero sistema monetario internazionale, ossia si supera il dominio incontrastato del dollaro come moneta di riserva internazionale e di scambio nei commerci mondiali.

    Una domanda che non c’entra con l’”inflazione cinese” viene da un lettore, Michele (vedi post precedente). La domanda può essere così riassunta: Deutsche Bank vende i Btp italiani, e tutti si preoccupano. Ma nessuno dice che se vende quei titoli – tutto sommato non molto rischiosi – probabilmente si tiene “in pancia” (Deutsche Bank ha circa 2 trillioni di asset in protafoglio) molto più pericolosi. E’ possibile?

    Sì, si tiene titoli più rischiosi perché non riesce a darli via, certo.
    Ma in generale le banche in Europa hanno ancora problemi di finanziamento e per questo cercano di raggranellare soldi.

     

di cinzia
pubblicato il 4 agosto 2011
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    Tra tutti i problemi che porta la crisi economica, c’è pure quello della lettura dei giornali. Quotidiani, settimanali e persino i siti internet sono ormai invasi da termini e concetti inafferrabili, propri di un linguaggio tecnico, quello dell’economia e in particolare della finanza. Mondo distante dalla testa (e dal cuore) della maggior parte delle persone, ma vicinissimo ai loro portafogli. Se la previsione di tracolli e Armageddon neanche tanto lontani provoca comprensibile ansia, non aiuta il fatto di non capirci un’acca quando cerchiamo di fare il punto, di mettere in fila le informazioni, di strutturare le nostre conoscenze. E’ anche attraverso questo tecnicismo che la finanza divora i nostri risparmi. E che banche e governi sciorinano “soluzioni” , ad armi impari.
    I giornalisti, da parte loro, un po’ sono costretti a utilizzare quel linguaggio, e un po’ si fanno prendere dal “gioco” dimenticando i loro lettori.
    Allora, visto che siamo arrivati alla resa dei conti, è ora di vederci chiaro. Contro i pescecani della finanza, schieriamo la gatta Savana. Sui giornali si è sempre rifatta le unghie, ma di fronte a certi titoloni appare perplessa. Le piace tenere tutto sotto controllo, ed è diffidente di natura. Chi l’ha detto che la finanza non è a misura di gatto? Guidata da esperti di economia di rango – tutti amanti dei gatti, va da sé  – Savana riuscirà a godersi di nuovo i suoi giornali.
    Avviso ai pescecani: quando si arrabbia, graffia.

     

    Corriere della Sera martedì 19 luglio pagina 2

    (La manovra finanziaria) doveva servire a rassicurare i mercati dopo gli attacchi della scorsa settimana, ma ha fatto ben poco visto che ieri forse è andata anche peggio con lo spread dei Btp decennali salito da 306 fino a 337 punti in pochi minuti e le azioni delle banche cadute in picchiata.
    Nemmeno l’esito positivo degli stress test è riuscito ad arginare le vendite.

     

    Spiega Francesco Piccioni

     

    Che cos’e’ lo spread?

    E’ una differenza (differenziale) tra il rendimento del titolo considerato (in questo caso i Buoni del tesoro italiani) e i corrispettivi, che sono i Bund tedeschi. Ecco l’esempio pratico: sul mercato si compra un titolo – e quando si compra un titolo significa che si stanno prestando dei soldi a chi lo ha messo sul mercato. Questo titolo ha scadenza a cinque anni e vale 100 (100 è quanto che mi verrà ridato al termine della scadenza, in questo caso cinque anni). Per ognuno di questi anni, inoltre, quel titolo mi garantisce un rendimento percentuale (per esempio 5%). Come si stabilisce il prezzo di un titolo così? Sul mercato si fa un’asta per stabilire quanto costa un titolo che garantisce alla sua scadenza un rendimento di 100 euro + 5% l’anno. Se il titolo è molto sicuro c’è la possibilità di pagare persino qualcosa in più di 100. Se il titolo è insicuro, invece, il prezzo sarà molto inferiore di 100, perché si stanno prestando dei soldi a chi forse non sarà in grado di restituirli. Per esempio in questo momento un titolo greco può costare anche 50. A questo punto c’è una formula che si applica a qualsiasi titolo per capire quanto rende: si calcola quanto lo hai pagato (per esempio 90) e quanto ti garantisce alla scadenza (100+ 5% per ogni anno). Ieri un Btp decennale garantiva un 6% annuo. Questo stesso esercizio va rifatto con il Bund tedesco. Lo spread è la differenza che c’è tra il rendimento del titolo acquistato e il Bund tedesco. Ieri il titolo tedesco garantiva un rendimento del 2,65%,, il titolo italiano del 6%,. Quindi la differenza è circa 3,35% ovvero 335 punti base (centesimi).

    E i Btp decennali?

    Sono i Buoni tesoro poliennali, il decennale viene considerato il parametro medio.

    Cos’e’ lo stress test?

    Sono degli esercizi contabili fatti su i patrimoni, i conti e le caratteristiche delle banche in cui si finge che ci sia una crisi del credito per vedere se le banche possono resistere o no a queste condizioni di “stress”. Lo decide la Banca centrale europea e lo applicano le Banche nazionali. E’un esercizio contabile di qualità discutibile., In genere sono considerati poco stringenti, cioè troppo facili.

di admin
pubblicato il 19 luglio 2011
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