Monday 27 May 2013

IL MANIFESTO BLOG
   Dal roquefort alla fusée Ariane, notizie da Parigi a cura di Anna Maria Merlo
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  • Era uno dei 60 impegni presi da Hollande durante la campagna elettorale: regolare per legge gli alti salari dei manager, per evitare le remunerazioni abusive. Ma il ministro delle finanze, Pierre Moscovici, già indebolito dallo scandalo Cahuzac (l’ex ministro del bilancio con il conto occulto in Svizzera e a Singapore), ha rinunciato. Moscovici afferma che il governo vuole concentrarsi sulla tassa al 75% degli stipendi che superano il milione di euro l’anno. Anche questa era una promessa di Hollande, che è stata pero’ un po’ spuntata dal Consiglio costituzionale (ha giudicato il tasso una confisca). La tassa verrà pagata dalle imprese e non dal fortunato contribuente, riguarderà quindi solo gli stipendi e non i redditi da capitale. Sarà votata nella finanziaria 2014 e avrà una durata di soli due anni, il tempo per uscire dall’emergenza della crisi. Ma i grandi manager del settore privato possono stare tranquilli: lo stato non metterà il naso nelle loro remunerazioni. Moscovici ha ceduto alle pressioni del Medef, che ha promesso una “autoregolazione esigente”. Eppure, in Svizzera con un referendum del 3 marzo scorso è stato approvato un controllo sulle remunerazioni abusive e sono stati messi al bando i “paracadute d’oro” per i grandi manager. In Francia lo scorso luglio è stato imposto un tetto alla remunerazione dei manager pubblici – 450mila euro l’anno – ma per il settore privato il governo si affida al benvolere dell’autoregolazione. La destra applaude. A sinistra ci sono forti mugugni nel Ps e il Front de Gauche ironizza su Hollande che aveva affermato che la finanza era il suo nemico e adesso non osa neppure tirare un po’ le briglie. “Non è un arretramento – cerca di giustificarsi il deputato socialista Jean-Christophe Cambadelis – ma è evidente che non siamo al livello che ci eravamo proposti”.

di Anna Maria
pubblicato il 24 maggio 2013
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  • Il Consiglio costituzionale ha dato il via libera alla legge che istituisce il matrimonio per tutti, già votata definitivamente dal parlamento lo scorso 23 aprile. Il parere positivo, per una legge che “non è contraria a nessun principio costituzionale”, è stato dato ieri in seguito a un ricorso presentato dalla destra. Hollande promulgherà sabato 18 maggio la legge. I primi matrimoni potranno quindi essere celebrati a giugno.  La decisione del Consiglio costituzionale è arrivata in un giorno simbolico, dedicato alla lotta mondiale contro l’omofobia. I saggi hanno fatto delle precisazioni. L’adozione, che è contenuta nel testo di legge, è approvata, ma il Consiglio sottolinea che non viene riconosciuto il “diritto al bambino”, ma che le adozioni dovranno tener conto in primo luogo dell’ “interesse del bambino”.

     

    I contrari, pero’ non demordono. Dopo le numerose manifestazioni degli ultimi mesi, scenderanno di nuovo in piazza, come previsto, il 26 maggio, anche se non c’è più nessun margine per ottenere l’abbandono del testo di legge.

di Anna Maria
pubblicato il 17 maggio 2013
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  • Attraverso il voto di un emendamento presentato dal Ps – e votato anche a destra – l’Assemblea nazionale francese ha introdotto nel codice penale  il reato di “schiavitù moderna”. Sarà punibile fino a 15 anni di carcere, 20 se ci sono aggravanti, il “fatto di esercitare su una persona gli attributi del diritto di proprietà o di mettere una persona in uno stato di assoggettamento continuo, costringendola a prestazioni di lavoro o sessuali o alla mendicità o a qualsiasi prestazione non remunerata”. Tra le circostanze aggravanti c’è il fatto che la vittima sia minorenne o vulnerabile. Con questo voto (che non è ancora definitivo, perché deve passare ancora al Senato), la Francia si mette in conformità con una sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo dell’11 ottobre 2012.

    La schiavitù è stata abolita, ma delle forme “moderne” hanno visto la luce. In Francia, ci sono già stati vari processi, che hanno rivelato situazioni di oggettiva schiavitù: si tratta soprattutto di giovani e giovanissime ragazze straniere, obbligate a lavorare in famiglie, anche di diplomatici, originarie dei paesi del Golfo o nordafricani. Il meccanismo è sovente lo stesso: con la promessa di un lavoro o invocando relazioni famigliari, delle giovanissime sono impiegate come domestiche nelle ricche case dei bei quartieri parigini. Senza stipendio, con orari lunghissimi, sono costrette a lavorare. Un’associazione che lotta contro la schiavitù moderna ha rivelato numerosi casi e aiutato alcune ragazze a fuggire.

    La ministra della giustizia, Christiane Taubira – che ha dato il suo nome a una legge del 2001 che riconosce la schiavitù storica come crimine contro l’umanità – aveva chiesto il ritiro di questo emendamento sulla “schiavitù moderna”, proponendo un gruppo di lavoro parlamentare sulla questione.  Ci si interroga sulle ragioni di questa presa di posizione. In questi giorni, quattro dipendenti del grandi hotel Concorde Opera, che erano stati minacciati di licenziamento dalla direzione dell’albergo perché avevano liberato una giovane originaria dell’Etiopia, ridotta in schiavitù da una famiglia del Dubai ospite dell’hotel, hanno vinto la loro battaglia: la lettera di minacce di licenziamento è stata ritirata e la ragazza ha anche ottenuto una promessa di assunzione dal gruppo alberghiero.

di Anna Maria
pubblicato il 16 maggio 2013
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  • Un’iniziativa franco-tedesca sarebbe imminente a favore dei giovani. Lo scrive il quotidiano tedesco Rheinische Post, citando fonti governative di Berlino. L’annuncio dovrebbe venire fatto a Parigi, il 28 maggio prossimo, in occasione di un convegno organizzato dal miliardario Nicolas Berggruen. Saranno presenti i due ministri del lavoro, Michel Sapin e Ursula von der Leyen. Al convegno dovrebbero partecipare anche i responsabili dell’economia dei due paesi, Pierre Moscovici e Wolfgang Schäuble.

    L’iniziativa comune sarà battezzata “New Deal for Europe”. Dovrebbero venire sbloccati dei crediti dalla Bei, con effetto leva rispetto ai 6 miliardi di euro già stanziati per i giovani dalla Ue per il periodo 2014-2020. La cifra potrebbe cosi’ decuplicarsi, fino a 60 miliardi di crediti per le imprese che assumono giovani. Un altro segnale, se verrà confermato, che qualcosa si sta muovendo in Europa, per far fronte al dramma della disoccupazione, che sta toccando livelli da anni ’30.

di Anna Maria
pubblicato il 13 maggio 2013
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  • 180mila persone, secondo gli organizzatori, oggi al corteo del Front de Gauche contro l’austerità. La piazza della Bastiglia, che solo un anno fa – il 6 maggio 2012 – festeggiava la vittoria del socialista Hollande, oggi – 5 maggio 2013 – gli chiede già i conti. Durante i 14 anni di potere di Mitterrand, mai la sinistra era andata in piazza contro il presidente socialista. Ma adesso, per Jean-Luc Mélenchon, “il periodo di prova è passato, i conti non tornano”. Il leader del Front de Gauche non ha mai pronunciato il nome di Hollande ma si è rivolto al presidente e ai suoi dicendo: “se voi non sapete come fare, noi lo sappiamo, non abbiamo cambiato idea, non vogliamo la finanza al potere, non accettiamo la politica di austerità”. La manifestazione era contro il rigore, ma anche per il passaggio alla VI Repubblica, perché oggi, per Mélenchon, all’Eliseo c’è “un piccolo monarca fuori da ogni controllo”. “Vogliamo farla finita con questo sistema – ha detto – chiediamo un’assemblea costituente per la VI Repubblica”. Al corteo ha partecipato anche Eva Joly, che un anno fa era la candidata dei Verdi per l’Eliseo – una presenza che ha messo in imbarazzo Europa Ecologia, che ha due ministri nel governo Ayrault. Il Pcf, che fa parte del Front de Gauche, ha cercato di evitare che venissero ripresi gli slogan troppo virulenti contro Hollande, tipo il “colpo di scopa” proposto da Mélenchon.

    Gli scontenti dell’anno I di Hollande sono stati molto numerosi oggi nelle piazze francesi. Benché la legge sia già stata approvata e manchi solo la promulgazione e la pubblicazione sul Journal Officiel, ci sono state ancora molte manifestazioni contro il matrimonio gay.

di Anna Maria
pubblicato il 5 maggio 2013
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Share 'Dailymotion/Yahoo: un caso di nazionalismo economico?' on AddThis Share 'Dailymotion/Yahoo: un caso di nazionalismo economico?' on Facebook Share 'Dailymotion/Yahoo: un caso di nazionalismo economico?' on FriendFeed Share 'Dailymotion/Yahoo: un caso di nazionalismo economico?' on Google Reader Share 'Dailymotion/Yahoo: un caso di nazionalismo economico?' on Tumblr Share 'Dailymotion/Yahoo: un caso di nazionalismo economico?' on Twitter Share 'Dailymotion/Yahoo: un caso di nazionalismo economico?' on Email
  • E’ il ministro del Rilancio economico, Arnaud Montebourg, che ha impedito a Yahoo di acquisire il 75% di Dailymotion, una filiale di France Telecom/Orange specializzata nei video on line. Il governo sembra pero’ diviso sulla questione, che sta sollevando un polverone, con la Francia di Hollande accusata di far scappare gli investitori stranieri. La portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem si schiera con  Montebourg: “è assolutamente naturale che lo stato difenda gli interessi delle proprie imprese, si trattava di evitare la scomparsa di Dailymotion”, una start up francese che sembra avere un avvenire. Ma il responsabile dell’Economia, Pierre Moscovici, chiamato in causa da Montebourg, smentisce di aver approvato l’intervento: “non c’è stata nessuna decisione congiunta”. Yahoo aveva messo sul tavolo 300 milioni di dollari per acquisire il 75% di Dailymotion, con un’opzione per salire fino al 100% del capitale. Montebourg sostiene di avere dei “timori sullo stato di salute” di Yahoo, che sembra “vacillante”. Il presidente di Orange, Stéphane Richard, ha criticato il governo: “Dailymotion è una filiale di Orange, non dello stato ed eravamo sul punto di trovare un’intesa” ha affermato. Lo stato francese ha ancora il 27% di France Telecom. Richard ha comunque l’intenzione di continuare la ricerca di un partner estero per Dailymotion, che accetti pero’ di acquisire non più del 50% della società, il paletto posto dal governo.

    La polemica arriva in un momento difficile. Hollande continua ad essere sospettato di non amare il mondo dell’impresa e di mettere dei bastoni nelle ruote alla libera iniziativa, mentre il paese soffoca con 5 milioni di persone in cerca di lavoro. Il fatto di essere socialista lo fa considerare a priori un nemico degli imprenditori. Per rimediare, il presidente pochi giorni fa ha ricevuto all’Eliseo una delegazione di imprenditori, tra cui i “piccioni”, la lobby che in autunno aveva fatto arretrare il governo sulla tassazione del passaggio di proprietà delle giovani società, giudicata troppo elevata.

di Anna Maria
pubblicato il 2 maggio 2013
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  • 331 voti a favore, 225 contro (e 10 astensioni), la maggioranza Ps-Verdi-radicali di sinistra, con il Front de Gauche e qualche voto dissidente di destra, ha adottato poco dopo le ore 16 il “matrimonio per tutti”, che legalizza anche il diritto all’adozione. Dopo tre mesi di iter legislativo, dopo 136 ore e 45 minuti di dibattiti appassionati e anche violenti al parlamento, dopo numerose manifestazioni – soprattutto contro – la Francia diventa il nono stato europeo a legalizzare il matrimonio omosessuale, il 14esimo nel mondo. L’Ump farà subito ricorso al Consiglio costituzionale. Gli oppositori non demordono: manifesteranno il 5 maggio e ancora il 26. Stasera, sono attese manifestazioni, sia a favore che contro. Ultimi incidenti in aula, poco prima del voto: il presidente dell’Assemblea, Claude Bartolone, esasperato ha chiesto di far “uscire questi nemici della democrazia” che urlavano ostili per chiedere un referendum. Christiane Taubira, ministra della giustizia, che ha difeso la legge durante la battaglia legislativa, si è detta “sommersa dall’emozione” per un “bel testo generoso” che rappresenta la più grande riforma di società in Francia, dopo l’abolizione della pena di morte nell’81. Taubira ha citato Nietzsche: “le verità uccidono, quelle che vengono taciute diventano velenose”.

    Se il Consiglio costituzionale darà il via libera, Hollande potrà promulgare la legge, che sarà pubblicata sul Journal Officiel verso il 25 maggio. I primi matrimoni, poiché ci vogliono dieci giorni di pubblicazioni ufficiali, potranno venire celebrati a metà giugno.

    Sabato, c’è a Parigi il primo Salone commerciale del matrimonio gay.

di Anna Maria
pubblicato il 23 aprile 2013
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  • La serata di mercoledi’ è stata pesante: scontri a Parigi vicino all’Assemblea tra militanti dell’estrema destra e la polizia (12 fermi), a Lille un bar frequentato da omosessuali è stato preso d’assalto e devastato (ferito il proprietario e due camerieri), a Lione un gruppetto di militanti nazionalisti ha tentato di occupare una sede locale del Ps, due deputati socialisti della Vandea hanno ricevuto lettere di minacce. L’escalation di violenze continua, in vista del voto definitivo della legge, in seconda lettura all’Assemblea, martedi’ prossimo. François Hollande  è intervenuto per denunciare le azioni omofobe e per spiegare i motivi dell’accelerazione dell’iter parlamentare della legge, deciso dal governo: il parlamento deve occuparsi il più presto possibile delle “sole questioni che contano”, cioè il risanamento economico e la ripresa. Hollande ha fretta di voltare pagina. I deputati della maggioranza anche: dopo settimane di discussione durante la prima lettura, il governo ha limitato a 25 ore il dibattito in corso, nella speranza di chiudere il capitolo. Ma gli oppositori non demordono. I ministri ormai rinunciano agli interventi pubblici – o almeno non pubblicano più con anticipo la loro agenda, per paura dei “comitati di accoglienza” violenti, che li aspettano ad ogni uscita.  Alcuni deputati favorevoli al matrimonio sono stati molestati anche a domicilio.

    Domenica ci sarà una manifestazione a Parigi, prima del corteo – parallelo a quello del Front de gauche – il 5 maggio e una nuova prova di forza il 26 maggio, a legge ormai votata. L’obiettivo è di ripetere quello che era successo con il Cpe (contratto di primo impiego) nel 2006: la legge era stata votata ma mai promulgata e quindi non applicata, a causa delle proteste crescenti.  In piazza, l’estrema destra ha ormai preso la mano dei primi organizzatori della “manif per tutti”. Cattolici tradizionalisti, gruppuscoli di estrema destra, blogosfera reazionaria, tutto è in azione per combattere la legge accusata di distruggere la “famiglia”. La violenza verbale aumenta anche all’Assemblea: un deputato Ump ha accusato oggi il governo di “ammazzare i bambini” con il matrimonio gay (la seduta è stata sospesa, il deputato è stato costretto a scusarsi). L’Ump è imbarazzata dall’escalation di violenza, ha preso un po’ le distanze, ma non intende cedere sul fondo. Il destra ha promesso che, quando tornerà al potere, cambierà la legge (come? scioglieranno i matrimoni contratti, annulleranno le adozioni?). Intanto, prepara il ricorso al Consiglio costituzionale che ha già bocciato alcune leggi di Hollande.

    Scontri nuovamente nella serata di giovedi’ nelle vicinanze dell’Assemblea nazionale. Ci sono stati vari fermi. Battaglia anche all’interno dell’aula: nella notte, dei deputati Ump hanno tentato di aggredire fisicamente un esponente del ministero della giustizia, che era seduto sui banchi del governo. I commessi sono dovuti intervenire per evitare il peggio. Il presidente dell’Assemblea è intervenuto, ma non ha bloccato i lavori, cosi’ la discussione sul matrimonio per tutti è finita stamattina all’alba.

di Anna Maria
pubblicato il 18 aprile 2013
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  • Il Senato ha approvato oggi il testo di legge del matrimonio per tutti, che era già passato all’Assemblea. L’articolo 1, che estende il matrimonio agli omosessuali, è stato approvato in termini identici nelle due camere e quindi non verrà più discusso. Invece, tutti gli articoli che hanno subito una modifica, anche leggera, al Senato rispetto al testo dell’Assemblea, saranno ridiscussi alla camera bassa. Ma il governo ha deciso di accelerare i tempi. L’obiettivo è di spiazzare la manifestazione dei contrari, prevista per il 26 maggio, che in un primo tempo doveva essere la vigilia dell’arrivo del testo per la seconda lettura all’Assemblea. Ormai, la legge sarà sottoposta all’Assemblea già la prossima settimana. E il presidente chiederà il “tempo legislativo programmato” per evitare che si ripetano le lunghe discussioni della prima lettura. La destra grida allo scandalo e minaccia il governo di “conseguenze gravi” nella società. All’ultima manifestazione di protesta contro il matrimonio gay ci sono stati scontri, un gruppetto di elementi radicali aveva cercato di sfondare il cordone di polizia per entrare sui Champs Elysées.  Il movimento dei contrari, guidato da gruppi cattolici, si sta radicalizzando, con l’irruzione di gruppuscoli di estrema destra. Accelerando i tempi, il governo spera di evitare un’escalation. Per Hollande e il primo ministro Ayrault, il voto positivo al Senato (dove la maggioranza ha un piccolo margine di voti, ma dove alcuni a a destra hanno votato a favore, colmando le poche defezioni a sinistra), è stata l’unica buona notizia di una settimana nera, causata dall’affaire Cahuzac. Il matrimonio per tutti è considerata la più grande riforma di società in Francia, dopo l’abolizione della pena di morte nell’81. Se l’Assemblea voterà velocemente, i primi matrimoni gay potranno essere celebrati in Francia quest’estate (dopo la promulgazione della legge e l’iscrizione al Journal Officiel).

    Una manifestazione si è improvvisata, appena conosciuta l’accelerazione dell’iter parlamentare. Secondo gli organizzatori della “manif pour tous” c’erano 7500 stasera nelle vicinanze del Palais de Luxembourg, sede del Senato. Frigide Barjot, portavoce degli oppositori, accusa Hollande: “vuole del sangue, l’avrà”.

di Anna Maria
pubblicato il 12 aprile 2013
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  • Il 5 maggio, a un anno dall’elezione di François Hollande alla presidenza della Repubblica (era il 6 maggio 2012) Jean-Luc Mélenchon del Parti de Gauche chiama la popolazione a “una marcia cittadina”  del “popolo umiliato” dagli avvenimenti degli ultimi giorni, per “un ripulisti” al fine di “purificare l’atmosfera politica”, dopo lo scandalo del conto in Svizzera del ministro del bilancio Jérôme Cahuzac e le rivelazione di offshoreleaks sulle società alle Cayman del tesoriere di campagna di Hollande. Il clima politico in Francia è sempre più pesante, il governo oscilla sotto gli attacchi che arrivano da destra e da sinistra. C’è chi evoca con insistenza il clima degli anni ’30, chi fa con più precisione riferimento al ’34. Mélenchon ha deciso di intervenire per promuovere la fine della V Repubblica e l’avvento della VI, un’idea che è stata anche difesa a suo tempo all’interno del partito socialista, in particolare da Arnaud Montebourg, oggi ministro. La convocazione della manifestazione del 5 maggio ha preso di sorpresa gli alleati del Front de Gauche. Pierre Laurent, segretario del Pcf, si è detto d’accordo per la “marcia”, ma rifiuta il linguaggio di Mélenchon (non vuole “coup de balai” “ripulisti” (letteralmente “colpo di scopa”, che rimanda a una terminologia generalmente utilizzata dall’estrema destra). Laurent intende mettere al centro della manifestazione la “lotta contro la finanza” e la “rifondazione politica” del paese con l’obiettivo di “aprire prospettive a coloro che sono costernati dalla linea politica attuale”.

    In questo clima, Jérôme Cahuzac sembra non aver capito che la sua carriera politica è finita: ieri il presidente dell’Assemblea nazionale ha avuto difficoltà a convincerlo a non recuperare il suo posto di deputato, come avrebbe diritto sulla carta dopo essere stato costretto alle dimissioni dal governo.

di Anna Maria
pubblicato il 5 aprile 2013
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