A una settimana dalle elezioni europee, la notizia è destinata ad accrescere ancora perplessità e distacco dalla costruzione comunitaria. La Cgt ha denunciato ieri le scandalose condizioni di lavoro di un gruppo di operaie agricole rumese e polacche, impiegate a raccogliere fragole e asparagi a Brumath, in Alsazia. Le giovani donne sono pagate qualche centesimo di euro per chilo raccolto, non più di qualche euro al giorno, senza rispettare le leggi francesi (che stabiliscono un salario minimo orario di 8,71 euro). L’ispezione del lavoro alsaziana ha aperto un’inchiesta e decine di queste donne, dopo la denuncia della Cgt, sono ripartite in autobus verso i paesi d’origine. Le lavoratrici erano alloggiate in un accampamento messo in piedi su un terreno fangoso, delimitato da una recinzione. “Delle gabbie con dei sanitari”, afferma la Cgt, che denuncia condizioni di vita “inumane” e “schiavistiche”. Anche il sindaco di Brumath, Etienne Wolff (dell’Ump, il partito di Sarkozy) ha “condannato”. Il proprietario del terreno è un tedesco di Freuenstadt, nella Foresta nera, che da anni affitta la parcella agricola in Alsazia, per produrre frutta e verdura, vendute poi a prezzi imbattibili. Il proprietario è già stato condannato nel passato per pratiche analoghe, ma ha fatto appello (che è sospensivo della pena) . “Quando abbiamo visitato questo accampamento – dicono alla Cgt – abbiamo avuto l’impressione di tornare al passato. Questa situazione inumana a cui sono sottoposte delle donne vittime della miseria attraverso lo sfruttamento del lavoro deve cessare immediatamente”.
pubblicato il 29 maggio 2009
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Julien Coupat, giovane intellettuale in carcere da sei mesi con l’accusa di essere responsable del sabotaggio delle linee del Tgv (un episodio avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 novembre 2008, che ha causato molti ritardi ma nessuna vittima), dovrebbe uscire dalla Santé oggi pomeriggio. La Procura non si oppone più alla sua liberazione – dopo averla rifiutata a più riprese nel corso degli scorsi sei mesi – ma chiede che Coupat resti sotto “stretto controllo giudiziario”: non potrà allontarsi dall’Ile de France, né incontrare gli altri sospetti (tutti scarcerati da tempo) e per di più dovrà probabilmente pagare una forte cauzione. Coupat ha definito il suo lungo soggiorno in carcere “una piccola vendetta ben comprensibile alla luce dei mezzi mobilitati e dell’ampiezza del fallimento” del’inchiesta. Difatti, l’accusa non è riuscita, in sei mesi, a raccogliere le prove della responsabilità del sabotaggio. Nel fascicolo dell’istruzione è stato persino preso a pretesto un libro, L’insurrection qui viendra, firmato dal “Comitato invisibile”, come se un libro potesse essere una prova di responsabilità (tra l’altro, Coupat nega di esserne l’autore). L’11 novembre scorso, nove ragazzi erano stati arrestati, con un intervento poliziesco particolarmente teatrale, in una sperduta fattoria vicino al paesino di Tarnac. In seguito, dopo la liberazione dei co-imputati di Coupat, ci sono stati altri fermi, tra gli amici e i sostenitori del gruppo. Tutti buchi nell’acqua, perché la giustizia ha dovuto liberarli senza nessun capo di accusa, malgrado le lunghe ore di interrogatorio subite.
Per l’avvocata di Coupat, Irène Terrel, la “precipitazione improvvisa” della liberazione, ”dopo l’accanimento della procura nel mantenerlo in carcere è il segno che si tratta di un caso eminentemente politico”. Terrel parla di “giustizia spettacolo”. Coupat, in un’intervista che ha potuto fargli Le Monde (con domande scritte), ha denunciato “la favola mediatica sul nostro conto, quella di un piccolo gruppo di fanatici che attaccano il cuore dello stato agganciando tre pezzi di ferro sul sistema elettrico” dei treni. La polizia ha definito “anarco-autonomo” il gruppo di Tarnac, che, oltre ad aver scelto una vita in una comune, si è fatto consoscere per la pubblicazione della rivista Tiqqun (restituzione, riparazione in ebraico, edita da La Fabrique di Eric Hazan). In un libro appena uscito (Contributions à la guerre en cours, ed. La Fabrique), che raccoglie una selezione di articoli pubblicati anni fa dalla rivista, si trova una frase premonitrice sul destino che si è abbattuto sul giovane intellettuale e il suo gruppo dai richiami situazionisti: “basta pochissimo per essere identificato dai cittadini anemici dell’Impero come un sospetto, un individuo a rischio”. Nei fatti, la prucura non molla e l’inchiesta continua. Adesso sembra che la pista seguita sia trovare un legame tra il gruppo di Tarnac e degli autonomi tedeschi, anch’essi sospettati di aver sabotato delle linee ferroviarie.
pubblicato il 28 maggio 2009
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Il discorso sulla “sicurezza” rappresenta “il segno identitario” di Sarkozy (è lui che lo dice). Cosi’, a pochi giorni da un appuntamente elettorale, mentre i sondaggi sembrano meno buoni del previsto per l’Ump, ecco che torna in primo pîano il tema della sicurezza. Oggi, la ministra degli interni, Michèle Alliot-Marie, ha presentato l’ennesimo progetto di legge su queso tema, dove, tra le novità, c’è la posisbilità di introdursi nei computer di persone sospettate. Ma il più grosso pacchetto-sicurezza riguarda la scuola. Sull’onda di alcuni fatti di cronaca recenti – due insegnanti feriti con un coltello in classe da due allievi di 13 e 12 anni – il ministro dell’Educazione nazionale, Xavier Darcos, ha ricevuto stamattina rappresentanti dei presidi, dei genitori e degli enti locali (ma non dei sindacati degli insegnanti), per dare ulteriori dettagli sulle proposte già fatte la settimana scorsa e sulle quali Sarkozy dovrebbe pronunciarsi domani. Darcos vuole installare dei metal detector all’entrata di “alcuni istituti scolastici”: “non in modo sistematico”, ha precisato stamattina il ministro, dopo l’ondata di proteste sollevata e le reazioni di buon senso (quanto tempo prima bisogna arrivare a scuola per far passare 600-800 allievi sotto il metal detector?). Persino nel governo c’è chi non è d’accordo e lo ha fatto sapere: l’alto commissario alla gioventù, Martin Hirsch, si oppone alla trasformazione delle scuole “in aeroporti”. Darcos vuole inoltre abilitare il personale della scuola – sorveglianti ma anche insegnanti – a fare delle pequisizioni nelle cartelle degli allievi, se c’è il sospetto che stiamo introduicendo armi bianche a scuola. In più, circola l’idea di istituire uno speciale corpo di polizia, di forza mobile, adibito agli interventi all’interno degli istituti scolastici. In ultimo, Darcos vorrebbe delle sanzioni economiche contro i genitori degli allievi violenti, colpevoli di “aver dato le dimissioni” dal loro ruolo di padri e madri. Darcos afferma che in Francia ci sono “venti incidenti al mese” con il concorso di armi bianche e che “sono venti incidenti di troppo”. Secondo i dati del ministero, in questo anno scolastico (da settembre 2008 a marzo 2009), sono stati segnalati 251 atti di violenzae gravi nelle scuole francesi (medie e licei), con ricorso a un’arma (coltelli, il più sovente). Ma Eric Debarbieux, direttore dell’Osservatorio internazionale della violenza a scuola, intervistato da Le Monde, afferma che “da una decina d’anni, non c’è un aumento globale della violenza a scuola, ma un aumento ineguale, statisticamente concentrato nei luoghi di esclusione sociale”. Debarbieux, basandosi sull’esperienza statunitense, sottoliena gli “effetti perversi” che possono avere delle misure di sorveglianza esagerate, dalle videocamere alle perquisizioni, passando per i metal detector all’entrata: possono favorire, alla fine, “un aumento della violenza antiscolastica”. I sindacati della scuola parlano di “misure pericolose e contropdroducenti”. Lo Sgen-Cfdt ricorda che siamo “in campagna elettorale, segnata dal ritorno delle tematiche securitarie”.

pubblicato il 27 maggio 2009
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E’ l’ultima idea di Frédéric Lefebvre, portavoce dell’Ump, il partito di Sarkozy. Per movimentare una campagna elettorale per le europee un po’ smorta, Lefebvre ha presentato un emendamento alla legge sul “prestito della manodopera” tra aziende, in discussione in questi giorni, dove propone di dare un nuovo diritto ai lavoratori dipendenti: quello di lavorare da casa, grazie al telelavoro, anche quando sono malati o in congedo maternità. Ieri sera, l’emendamento è stato respinto in commissione, ma domani tornerà di fronte ai deputati (che dovrebbero respingerlo anch’essi).
Ma l’idea di Lefebvre è nell’aria del momento e dà un po’ di concretezza allo slogan che ha portato Sarkozy all’Eliseo: “lavorare di più per guadagnare di più” (che non ha potuto realizzarsi a causa della crisi). Per Lefebvre, un lavoratore che è in congedo malattia puo’ benissimo dichiararsi volontario per lavorare da casa, perché le sue capacità intellettuali non sono diminuite. Cosi’ puo’ mantenere lo stesso livello di stipendio, mentre al tempo stesso l’azienda ci guadagna, con sgravi sui contributi. Per i sindacati, che oggi organizzano la quarta giornata di protesta dell’anno (con azioni diverse, non solo sciopero o manifestazioni), è una proposta “assurda”, che solleva inquietudini sulla tutela della salute sui luoghi di lavoro. Per il deputato socialista Alois Vidalies è semplicemente “allucinante”: si tratta di “un ritorno al XIX secolo”, di “una negazione del codice del lavoro, con la scusa del volontariato”.
pubblicato il 26 maggio 2009
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La corte d’appello di Parigi ha respinto la richiesta di risarcimento di dodici ex militari, vittime di irradiazioni in seguito ai 210 esperimenti nucleari francesi, avvenuti nel Sahara algerino tra il ‘60 e il ‘66 e in Polinesia tra il ‘66 e il ‘96. La denuncia era stata fatta per dodici casi, e solo cinque persone sono ancora in vita, malate, mentre le altre sono già morte di cancro. Per il tribunale, le domande di risarcimento non sono accettabili, perché risalgono a fatti anteriori al ‘76, data-limite stabilita dalla legge per l’indennizzo delle vittime di infrazioni penali. Per le vittme degli esperimenti nucleari in Polinesia, posteriori al ‘76, il tribunale ha stabilito che avrebbero dovuto risolgersi a un’altra giurisdizione, quella competente “per le vittime di incidenti sul lavoro”.
“E’ una decisione inammissibile”, afferma l’avvocato François Lafforgue, che ha difeso le 12 vittime, o i loro eredi, che avevano sporto denuncia. Gli ex militari sono stati colpiti da cancro della pelle, del sangue o dei reni. Il ministro della difesa, il centrista Hervé Morin, a marzo aveva affermato che lo stato francese aveva effettuato gli esperimenti nucleari “applicando le più severe regole di sicurezza”. I sopravissuti raccontano tutt’altra storia: dei giovani militari sono stati inviati sul luogo della prima esplosione per piantare la bandiera francese, senza protezioni, in seguito ad altri esperimenti sono stati fatti dei lavori sui siti senza nessuna precauzione. Secondo l’associazione Aven, che raggruppa le vittime degli esperimenti nucleari, potenzialmente ci sono almeno 150mila vittime dei 210 esperimenti nucleari francesi. L’Aven reclama un fondo di indennizzo. Il ministro Morin ammette solo che “qualche centinaio di persone” possono essere state contaminate. Il 27 maggio ha previsto di presentare in consiglio dei ministri un piano di risarcimento dotato di 10 milioni di euro. Ma per l’Aven è totalmente insufficiente, visto che la domanda di risarcimento delle dodici vittime è già di 5-6 milioni. L’Aven chiede che il risacimento sia concesso a “condizooni meno restrittive di quelle attuali
“.
pubblicato il 22 maggio 2009
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E’ successo all’uscita della scuola elementare Louis Aragon di Floriac, un paesino vicino a Bordeaux, martedi’ scorso. Sei poliziotti, arrivati con due antomobili, si sono appostati di fronte al portone della scuola elementare e, alle 16,30 quando gli allievi sono usciti, hanno fermato due bambini, uno di 6 e l’altro di 10 anni. Li hanno portati in commissariato e li hanno interrogati per due ore. Erano sospettati di aver rubato una bicicletta in paese. La proprietaria, che aveva sporto denuncia, aveva detto ai poliziotti che sospettava i due bambini.
La notizia, pubblicata sul quotidiano Sud-Ouest, sta sollevando un polverone. La mamma del bambino di 10 anni aspettava il rientro del figlio a casa: “come al solito, finita la scuola, doveva andare a prendere il fratellino di 4 anni all’asilo”. La mamma ha poi ricevuto una telefonata della direttrice dell’asilo, che l’ha informata che il fratello maggiore non si era fatto vedere. La polizia ha trattenuto i due bambini per due ore, senza avvertire i genitori. Alla fine dell’interrogatorio è risultato che i bambini non avevano rubato nessuna biciletta. I ragazzini sono traumatizzati. Il più grande non vuole più andare a scuola, il più piccolo si è chiuso nel silenzio. I compagni hanno raccontato ai genitori che due loro compagni erano stati arrestati dalla polizia.
Il ministro dell’Educazione nazionale, Xavier Darcos, ha preferito oggi non fare commenti sull’accaduto. Ma ha proposto che venga data ai presidi la facoltà di perquisire le cartelle all’entrata in classe, “per cercare armi”. Darcos vuole una legge repressiva sull’onda di un recente fatto di cronaca (un ragazzino di 13 anni ha accoltellato la professoressa di matematica per vendicarsi di una punizione).

pubblicato il 21 maggio 2009
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Un fatto di cronaca – il ferimento di una professoressa di matematica da parte di un allievo di 13 anni – ha subito fatto reagire il ministro dell’Educazione nazionale, Xavier Darcos e il deputato sarkozista Christian Estrosi, che è anche sindaco di Nizza. Venerdi’ scorso, un ragazzino che frequenta la quinta (equivalente della seconda media italiana) in una scuola di una cittadino vicino a Tolosa ha ferito al torace con un coltello la professoressa di matematica che lo aveva punito per un compito non fatto (l’insegnante, dopo essere stata operata d’urgenza, è fuori pericolo). Il ragazzino è ora in un carcere minorile, in attesa del processo. Darcos, sull’onda dell’emozione suscitata da questo brutto fatto di cronaca, ha affermato che Sarkozy e il governo stanno studiano la possibilità di installare dei metal detector all’entrata delle scuole medie e dei licei, per evitare che entrino “armi” in classe. I sindacati degli insegnanti, dopo aver sottolineato l’assurdità di una scelta del genere, macchinosa e praticamente impossibile da attuare (gli allievi hanno nella cartella compassi e altri oggetti che possono diventare armi improprie), chiedono che vengano “privilegiati mezzi umani” invece della deriva securitaria. Ma i posti di bidello e sorvegliante sono stati tagliati, asseme a quelli di insegnante, per far rispetttare la norma di non sostituire un funzionario pubblico su due che va in pensione. Il deputato-sindaco Estosi ha avuto un’altra idea: ha proposto di istituire uno speciale corpo di polizia adibito agli interventi nelle scuole, per reprimere la violenza. Questo corpo, secondo Estrosi, dovrebbe essere “in contatto con i presidi”, i quali, “su semplice domanda” potrebbero chiederne l’intervento immediato all’interno degli istituti scolastici, se ci sono dei problemi. Per Darcos, ci vogliono misure drastiche perché “c’è un pubblico scolastico che si degrada un po’”. Estrosi è il deputato che ha presentato il progetto di legge per mettere al bando i passamontagna durante le manifestazioni. Questo testo sarà discusso in parlamento nel mese di giugno.
pubblicato il 19 maggio 2009
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In quindici mesi, 8 persone che lavoravano a France Telecom si sono suicidate e 9 hanno tentato di farlo. La notizia è riportata dal quotidiano France Soir. La direzione non puo’ smentire, ma cerca di alleggerire le proprie responsailità: si tratta di “una vera preoccupazione” per il direttore delle relazioni sociali della società, Laurent Zylberberg. Alla direzione ammettono che rispetto ai suicidi e ai tentativi “non è posibile esonerare completamente l’impresa”. Per i sindacati la responsabilità è chiara: sono “gesti innegabilmente legati al lavoro”, affermano. L’Osservatorio dello stress e della mobilità forzata di France Telecom denuncia “il silenzio del datore di lavoro”, definito “terribile” e “rivoltante”.
Alcune persone che si sono suicidate hanno lasciato delle lettere di spiegazione alla famiglia. Jean-Michel, 54 anni, sposato con tre figli, che si è gettao sotto un treno, ha lasciato scritto: “non ne potevo più di stare in questo inferno a passare ore di fronte a uno schermo come un burattino”. I sindacati sottolineao che le condizioni di lavoro sono peggiorate da quando France Telecom è stata privatizzata. Il caso dei suicidi a France Telecom è reso noto dopo le rivelazioni, negli ultimi mesi, di una serie di suicidi alla Renault, alla Peugeot e a Edf. Anche in questi casi, la responsabilità viene individuata nel peggioramento delle condizioni di lavoro, nelle pressioni accresciute della gerarchia sui lavoratori, che siano operai o ingenieri,
per raggiungere gli obiettivi imposti dall’alto e aumentare la produttività.
pubblicato il 18 maggio 2009
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Lo afferma Edwy Plenel, ex direttore della redazione di Le Monde e fondatore del sito di informazione Mediapart, dove ha pubblicato un manifesto
intitolato “Lotta per una stampa libera”. Plenel invita i giornalisti e i lettori a reagire alla “crisi democratica” in corso e ad opporsi a Nicolas Sarkozy che, con una serie di decisioni, ”lede l’indipendenza e la libetà di stampa”, sfruttando “la crisi professionale, economica” in corso, che colpisce “in particolare la stampa scritta”.Gli esempi recenti non mancano. Plenel ha ricordato stamattina su France Inter che qualche giorno fa la ministra della cultura, Christine Albanel, ha affermato che la libertà di informare non è un diritto fondamentale. Albanel si difende cosi’, mentre è nell’occhio del ciclone per lo scandalo di un quadro dirigente di Tf1, la prima tv francese – tv privata di proprietà di Bouygues, famiglia amica di Sarkozy – che è stato licenziato in tronco per aver preso posizione, con un mail privato, contro la legge Hadopi, votata definitivamente martedi’, che punisce chi scarica illegalemnte da Internet. “Oggi – afferma Plenel – il potere politico, con i legami che intrattiene con dei potentati economici, puo’ violare l’intimità privata, una corrispondenza privata e accettare che un’impresa privata si comporti come il peggior partito politico, un partito totalitario senza diritto di dissidenza, senza diritto ad opinioni diverse”. Plenel ricorda le recenti nomine alla testa della radio e della tv pubblica, tutte decise direttamente da Sarkozy (ormai per legge queste nomine sono fatte in consiglio dei ministri). In un libro che esce in questi giorni, Canal Sarkozy (ed. Flammarion), i giornalisti Frédéric Gerschel e Renaud Saint-Cricq enumerano tutte le amicizie che Sarkozy ha nelle tv pubbliche e private e le pressioni di ogni genere che arrivano dall’Eliseo, sulle nomine e sui programmi. Plenel avverte: “noi giornalisti non possiamo accettare questo, il pubblico ce la farà pagare se non lottiamo contro questo”, perché “la libertà di informazione non è un privilegio dei giornalisti ma un diritto dei cittadini”.
Altri episodi di questi giorni segnalano che la libertà di espressione è a rischio. Un professore di filosofia deve comparire a giorni in tribunale per aver gridato, alla stazione di Marsiglia in un’ora di punta, mentre assisteva a un controllo di identità particolarmente duro: “Sarkozy, ti vedo!”. Sarà giudicato per “schiamazzo diurno ingiurioso” che poteva creare disordine. Rischia una multa, che del resto ha già dovuto pagare un cittadino che, al passaggio di Sarkozy, aveva ripreso una delle frasi più gettonate del presidente “”vatteme, povero coglione” (cosi’ Sarkozy si era rivolto a una persona che aveva rifiutato di stringergli la mano al Salon de l’agricolture l’anno scorso e ormai questa espressone è diventata uno slogan ripreso nelle manifestazioni).
Sembra che una delle ragioni per le quali il giovane Julien Coupat è ancora in carcere da metà novembre scorso, sospettato di aver sabotato delle linee elettriche del Tgv nella notte tra il 7 e l’8 novembre (facendo solo danni materiali), sia il fatto che non solo potebbe essere l’autore del libro L’insurrection qui viendra (ed. la Fabrique), ma anche perché gli inquirenti hanno trovato nella biblioteca dove viveva il suo gruppo dallo stile situazionista, a Tarnac, dei libri che la polizia considera “sovversivi”. “Le nostre biblioteche sono tutte piene di libri sovversivi” ha risposto la Maison des écrivains, che ha messo in linea sul suo sito una petizione “Je déballe ma bibliothèque” , per “denunciare il reato di lettura di cui è accusato Julien Coupat”.
pubblicato il 15 maggio 2009
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Anche la Francia ha vissuto un divorio alla testa delo stato, quando Nicoas Sarkozy e Cécilia hanno messo fine al loro matrimonio. Poco tempo dopo, ha fatto seguito il nuovo matrimonio del presidente, con Carla Bruni. Anche nel caso francese la stampa era stata al centro della bufera, culminata con la pubblicazione sul sito Internet del Nouvel Observateur di un presunto sms che Sarkzoy avrebbe inviato a Cécilia, quando già si era impegnato con Carla Bruni: “se torni, annullo tutto”. Nella stampa francese, a differenza di quella anglo-sassone, gli articoli sulla vita privata delle personalità politiche generano imbarazzo, anche se un quotidiano prestigioso come Le Monde aveva accettato di pubblicare una precisazione di Carla Bruni sul famoso sms, che ne negava l’esistenza. “Anche oggi – spiega François Sergent, capo-redattore di Libération” – il servizo politico del mio giornale detesta questi argomenti. Chi ti dà il diritto di giudicare?”. Si parte cioè dalla base che “un uomo politico puo’ avere una vita privata agitata ed essere un buon governante – o viceversa, del resto” aggiunge Sergent. Il problema con Sarkozy, a differenza di Mitterrand (di cui nessuno, nei 14 anni di presidenza, aveva pubblicato la notizia dell’esistenza di una figlia segreta, fatta eccezione per un giornale di estrema destra) o di Chirac (anche qui c’era stata una voce su un “figlio giapponese”) è che “la scusa che avevamo – dice Sergent – è che lo stesso Sarkozy aveva messo in scena la sua famiglia”. Libération ha cosi’ affrontato la storia del divorzio sotto l’aspetto di “cosa significa questo rispetto alla sua personalità”.
François Sergent: “Non abbiamo mai dato giudizi morali, in Francia c’è grande tolleranza. Bisogna dire pero’ che Sarkozy, come del resto né Mitterrand né Chirac prima di lui, si erano presentati come dei difensori dei valori della famiglia. In Francia non si è pero’ mai presentato un caso dove ci fossero sospetti di pedofilia. Se ci fosse il sospetto di una storia con una minorenne di 17 anni, allora interverrenbbe un giudizio morale, perché una cosa è una relazione tra adulti consenzienti, un’altra con una minorenne. La differenza tra i due casi è che in Italia c’è il sospetto di un reato. E in Francia, quando c’è il sospetto di un reato, interviene un gudizio morale che spinge alle dimisisoni: è successo per esempio con Dominique Strauss-Kahn, che sospettato di un reato di carattere finanziario, si era dimesso da ministro delle finanze per potersi difendere”.
pubblicato il 9 maggio 2009
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