Wednesday 16 May 2012

IL MANIFESTO BLOG
   Dal roquefort alla fusée Ariane, notizie da Parigi a cura di Anna Maria Merlo
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Studenti e pensionati per le supplenze
  • In Francia mancano i supplenti, a causa dei tagli al personale insegnante: meno 16mila quest’anno, tra cui 3mila supplenti (che, per la mancanza di professori titolari, ottengono sempre più spesso incarichi annuali). Il ministro dell’Educazione, Luc Chatel, ha avuto un’idea: far ricorso agli studenti oppure a dei “giovani” pensionati dell’Educazione nazionale. Inoltre, il ministro propone il “prestito” di supplenti tra le diverse accademie (che significa obbligare l’insegnante temporaneo a fare chilometri di distanza per recarsi a scuola) e l’istituzione di un “referente supplenze” in ogni accademia, per gestire la crisi. Levata di scudi dei sindacati della scuola. Per lo Snes-Fsu, “il problema dei supplenti è la conseguenza della politica governativa”, che applica anche alla scuola la regola che prevede in tutta la funzione pubblica la non sostituzione di un dipendente su due che va in pensione. “Una trovata per nascondere la miseria” , commenta l’Unsa, che sottolinea che “la supplenza non è un lavoretto da studenti, non è fare la guardia, ma richiede una formazione adeguata”. Le organizzazioni dei genitori sono più possibiliste. Per la Fcpe (sinistra), “almeno è stato riconosciuto che esiste il problema”.

    Il problema degli insegnanti assenti e della mancanza di supplenti sta diventando scottante, alle elementari e nella secondaria. Centinaia di famiglie hanno già scritto al ministro Chatel per chiedere una soluzione. Alcuni si sono rivolti alla giustizia, in nome del “diritto alle lezioni”. Una trentina di famiglie del dipartimento della Seine-Saint-Denis (periferia parigina) hanno sporto denuncia, chiedendo allo stato di “rispettare gli impegni”, cioè di fornire le ore di lezione previste. Un atteggiamento che sembra destinato a dilagare. Il fenomeno delle assenze degli insegnanti è molto più forte nelle zone difficili. Nel passato, ci sono già state sentenze che hanno condannato lo stato. E’ successo nell’87, quando delle famiglie avevano denunciato la chiusura anticipata di una scuola media, tre settimane prima delle vacanze. Poi nel ’98 lo stato era stato di nuovo condannato, per aver amputato di 7 ore la settimana le lezioni di classi di allievi in difficoltà. Nel giugno 2006, un caso era finito nelle pagine di cronaca, a causa del nome della persona che aveva denunciato lo stato: un nipote di Michel Charasse, ex ministro di Mitterrand (che ora Sarkozy ha appena nominato al Consiglio costituzionale) aveva protestato per aver ottenuto solo 6 su 20 in filosofia al bac (l’esame di maturità) e questo brutto voto gli aveva impedito di entrare nella prestigiosa Sciences Po: secondo lui, la causa erano state le prolungate assenze del professore di filosofia. “Oggi si diffonde l’idea che la famiglia ha il diritto di intervenire, che puo’ sorvegliare la scuola ivi compreso passando per il tribunale amministrativo. La giudiziarizzazione è un’evoluzione complessiva della società, che si manifesta anche nella scuola. Ricrea un rapporto di forza  nel momento in cui i sindacati hanno perso peso”, spiega lo storico dell’educazione Claude Lelièvre.

di Anna Maria
pubblicato il 10 marzo 2010
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