Tappeto rosso, grandi onori e persino Carla Bruni ( “una donna superba” secondo Sarkozy, che i francesi gli invidiano e “me la fanno pagare” con il crollo nei sondaggi), per accogliere a Orly il presidente cinese Hu Jintao, che si ferma in Francia fino al 6 novembre. L’Eliseo fa di tutto per evitare che si ripeta la contestazione che aveva accolto a Parigi il passaggio della fiamma olimpica nella primavera del 2008 e che era costata alla Francia lunghi mesi di freddezza con Pechino. Come in Italia, anche in Francia non ci sarà nessuna conferenza stampa finale a conclusione della visita del presidente cinese. Hu Jintao non ha visto neppure la manifestazione per Liu Xiaobo, il Nobel della pace che non potrà andare a Oslo a ritirare il premio, organizzata da Rsf. Del resto, Hu Jintao non dovrebbe sentire parlare di Liu Xiaobo durante la sua visita francese: il premio Nobel imprigionato in Cina era già stato del tutto ignorato un mese fa da Sarkozy, che non aveva ritenuto opportuno fare commenti, a differenza di Obama o di Merkel. Parigi, che ha visto quintuplicare il deficit con Pechino in pochi anni, fa i ponti d’oro al presidente cinese sperando di concludere dei contratti. Total, Areva, Airbus, Renault, Alstom, cioè tutte le corazzate dell’economia francese, a cui si aggiunge anche Lvmh, sperano di portare a casa fruttuosi contratti: Total dovrebbe ottenere la possibilità di sfruttare delle miniere di carbone in Mongolia (“con una tecnica rispettosa dell’ambiente”, spiegano), Areva attende un affare di 3 miliardi di dollari per le nuove centrali nucleari, Airbus potrebbe vendere degli A350. La Cina aveva fatto pagare alla Francia la contestazione della fiamma olimpica, annullando il vertice Europa-Cina che avrebbe dovuto aver luogo a Lione nel dicembre 2008 e facendo fare anticamera alle grandi compagnie francesi desiderose di fare affari. Nel gennaio 2009, il primo ministro Wen Jiabao aveva evitato la tappa francese nel viaggio d’affari in Europa. A nulla era servita la grande discrezione di Sarkozy nelle relazioni con il Dalai Lama, incontrato quasi di nascosto in Polonia per una affrettata stretta di mano.
“Scandalo, delusione, rinuncia” sostengono le ong che si occupano della democrazia in Cina. La Francia di Sarkozy ha appena accolto, sempre con tutti gli onori, il dittatore del Kazakhstan, Nursultan Nazarbaiev (con il risultato di concludere contratti per più di 2 miliardi di dollari, con in testa le solite Total, Areva, Alstom, Airbus ecc.). Le ong fanno notare che la tattica dell’inchino non è sempre la migliore: difatti, la Germania fa affari con la Cina e ha un deficit in calo con Pechino, mentre Merkel è stata meno diplomatica di Sarkozy sia sulla questione tibetana che dopo l’attribuzione del premio Nobel a Liu Xiaobo.
pubblicato il 4 novembre 2010
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Un Commento a “Sarkozy si inchina alla Cina”
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5 novembre 2010 alle 17:58
Il Presidente francese deve fare solo una cosa, vergognarsi!!!
Non si tratta con Paesi del genere, si deve sempre combattere per i diritti umani che sono fondamentali.
Nicolas si faccia un esame di coscienza e pensi a tutti quelli che in Cina sono tenuti sotto scacco da Hu Jintao e compagnia bella, pensi alle donne e uomini umiliati e derisi perchè lottano per la libertà e la democrazia, fiaccati psicologicamente, torturati fisicamente e moralmente, arrestati, condannati ad anni ed anni di carcere.
Come possiamo parlare di diritti umani, ergerci a paladini di tutte queste persone, se anche noi ci inchiniamo (e non scrivo quello che penso veramente sennò diverrei volgare!) a queste dittature solo per interessi economici…vergogna vergogna vergogna!!!