Il rigore imposto alla Grecia troppo indebitata sta diventando un modello per tutta l’Europa?
Air Méditerranée, una compagnia aerea francese che ha il quartier generale a Tolosa, per reagire alla crisi ha deciso di delocalizzare a modo suo: progressivamente, la decina di aerei della compagnia saranno re-immatricolati in Grecia, grazie alla filiale Hermes e ai dipendenti, che continueranno ad assicurare i collegamenti tra i principali aeroporti francesi e diversi scali del Mediterraneo, saranno pagati con salari greci, cioè inferiori di almeno il 30% di quelli francesi. Air Méditerranée, in crisi da quando il turismo è calato nei paesi arabi, ha annunciato 85 licenziamenti su 330 dipendenti. A una trentina dei licenziati la direzione ha proposto di continuare a lavorare in Francia, ma con salari greci, cioè 900 euro al mese per gli assistenti di volo (che in Francia avevano lo Smic, il salario minimo), 3600 euro per i comandanti di bordo, che prima ne prendevano 6mila. “E’ una delocalizzazione pura e dura” afferma il sindacalista Denis Roumier, per una compagnia che già aveva in Francia i salari più bassi del settore. La compagnia, nata nel ’97 e che lavora con i principali tour operators francesi, ha già cominciato a sostituire personale greco ai dipendenti francesi. Ormai, personale di nazionalità greca assicura circa il 50% dei voli, che continuano a partire dalla Francia. L’ad Antoine Ferretti lo ammette: “stiamo sviluppando la filiale Hermes a detrimento della casa madre che è sempre meno competitiva sui mercati. Stiamo ristrutturando”.
Il caso di Air Méditerranée fa discutere, mentre il lavoro è al centro della campagna per le presidenziali. I candidati all’Eliseo si fanno vedere nelle fabbriche minacciate di chiusura, da Lejaby a Pétroplus, Photowatt o ArcelorMittal. Sarkozy, che deve far dimenticare di lasciare la presidenza con un tasso di disoccupazione salito al 10%, fa intervenire i suoi amici miliardari per promettere di evitare delle chiusure. François Hollande propone di intervenire per legge nei casi di minacce di chiusura di siti che fanno utili e che mirano solo a delocalizzare per sfruttare i paesi a bassi salari.
pubblicato il 26 febbraio 2012
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