La sentenza della Corte d’assise della Nièvre è stata definita “storica”: i genitori di quattro ragazze, che oggi hanno tra gli 11 e i 20 anni e che avevano subito un’escissione, sono stati condannati al carcere, 2 anni per il padre (più 3 con la condizionale) e 18 mesi per la madre (più 30 mesi con la condizionale”. La famiglia è originaria della Guinea. Il pm aveva chiesto dai 6 agli 8 anni di carcere per “complicità in violenza volontaria che ha comportato una mutilazione su minorenni di meno di 15 anni”. I genitori verranno ora convocati dal giudice dell’applicazione delle pene e molto probabilmente non andranno in carcere.
Per l’avvocata Linda Weil-Curiel, della Commissione per l’abolizione delle mutilazioni sessuali, che era parte civile al processo, la sentenza è “molto equilibrata”. L’avvocata dei genitori afferma: “avevo sollecitato una pena accettabile, la Corte mi ha ascoltata”. La ministra dei Diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem, in un comunicato afferma che la decisione del tribunale ricorda che “le leggi della Repubblica proteggono la libertà e la dignità della donna”. La ministra sottolinea che “in Francia varie decine di migliaia di donne sono oggi vittime di questo grave crimine contro il quale bisogna opporsi con la più grande fermezza”. L’avvocata delle due ragazzine ancora minorenni, nominata d’ufficio, ha commentato: “a nome di cosa i genitori hanno potuto appropriarsi di una parte delle loro figlie?”, ma ha sottolineato che “amano i figli, non sono mostri”. Le due figlie più grandi, ormai maggiorenni, avevano rifiutato di presentarsi come parte civile contro i genitori. Anche i condannati sembrano aver compreso. Dopo la sentenza la madre ha affermato: “oggi sarei meno passiva, l’escissione non è bene”. Il padre ha chiesto scusa. Nel passato, in Francia c’erano stati processi, con condanne, per chi aveva praticato la mutilazione, che purtroppo è ancora diffusa.
pubblicato il 2 giugno 2012
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3 Commenti a “Escissione: una sentenza “storica””
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3 giugno 2012 alle 09:27
Un briciolo di buon senso nel mare di un suicida relativismo culturale.
Resta la mutilazione, la sofferenza, la difficolta’ perenne a ri-appropriarsi del proprio corpo, di una sessualita’ vissuta con gioia e serenita’.
Un’efficace forma di dissuasione potrebbe essere l’espulsione dei genitori e l’accoglienza in comunita’ protette (garantendo la cittadinanza) per le ragazze che denuncino l’abominio della escissione/infibulazione.
Bisogna lavorare sulla tolleranza zero alle mutilazioni sui minori.
4 giugno 2012 alle 16:15
Sottoscrivo quello che ha scritto Ahmed, anche se, secondo me, veramente i genitori amavano le loro figlie, infatti ora sembrano avere capito e si sono scusati. So che in Olanda quando nasce una bambina in famiglie provienienti da paesi in cui questa pratica e’ ancora diffusa, un assitente sociale si reca a casa dei genitori e spiega loro le conseguenze nefaste del gesto, sia per la salute e lo sviluppo delle figlie, sia le pene severe nelle quali incorrerebbero i genitori.
11 giugno 2012 alle 09:21
Non sono d’accordo con le soluzioni proposte da Ahmed: il randello dell’espulsione dei genitori mi sembra proprio inaccettabile.
Serve più dialogo e più integrazione (con buona pace dei compagni che non vogliono sentir parlare d’integrazione, perché concetto etnocentrico).
I drammi delle mutilazioni inferte alle donne sono, secondo me, una conseguenza dello scacco delle politiche d’integrazione che hanno contribuito a far nascere il comunitarismo.